The Gum Thief

Coupland, Douglas (2007). The Gum Thief. London: Bloomsbury. 2007.

Coupland è uno di quegli autori di cui compro e leggo il nuovo libro appena esce (o quantomeno appena esce in paperback). È anche un autore sottovalutato, perché considerato facile: in fin dei conti, i suoi successi più grandi (Generation X, Microserfs e, più recentemente, JPod) sono stati letti, non del tutto immeritatamente, come ritratti generazionali, poco più profondi di una buona sitcom. Ma Coupland, per chi l’ha seguito, non è evidentemente soltanto questo. Al di là della sua grande capacità mimetica (di assorbire il linguaggio, le espressioni, i tic linguistici di una “sotto-popolazione”), Coupland ha il coraggio di affrontare le contraddizioni, le sofferenze, le piccole e grandi felicità dei suoi contemporanei, nonché – anche se questo non convince tutti, e certamente non convince me – una vena che slitta spesso dal moralistico al patetico e al mistico.

In conseguenza di questa complessità e di questa pluralità di corde, Coupland è un autore discontinuo. Ci sono libri convincenti dall’inizio alla fine, altri di cui godi il percorso di lettura ma in cui resti perplesso per il finale, altri del tutto falliti. Tra questi ultimi, nonostante il grande successo di pubblico, va annoverato JPod, il romanzo del 2006, un romanzo che ho trovato molto irritante, a dir poco.

Questa lunga premessa, per dire che The Gum Thief è un capolavoro. C’è il meglio di Coupland: personaggi bizzarri ma prototipali, riflessioni profonde sulla vita l’universo e tutto il resto, humour nero (o grigio scuro), empatia, complessità narrativa. frasi brevi chiare e memorabili (non so come se la siano cavati i traduttori, ma vi suggerirei di provare a leggere l’originale, che, senza essere facilissimo per problemi di gergo, lo è però per struttura delle frasi). Leggetelo e sappiatemi dire.

Coupland si avvia a compiere 46 anni e le domande che si pone Roger Thorpe all’inizio del romanzo ci suonano profondamente vere:

A few years ago it dawned on me that everybody past a certain age – regardless of how they look on the outside – pretty much constantly dreams of being able to escape from their lives. They don’t want to be who they are any more. they want out. […]

Do you want out? Do you often wish you could be somebody, anybody, other than who you are – the you who holds a job and feeds a family – the you who keeps a relatively okay place to live and who still tries to keep your friendships alive? In other words, the you who’s going to remain pretty much the same until the casket? […]

I used the phrase “a certain age”. What I mean by this is the age people are in their heads. It’s usually thirty to thirty-four. Nobody is forty in their head. When it comes to your internal age, chin wattles and relentless liver spots mean nothing (pp.1-2).

Per quanto piccola e banale ci possa sembrare, Coupland ha toccato una verità universale.

Pubblicato su Recensioni. 1 Comment »

Una Risposta to “The Gum Thief”

  1. Neil Gaiman – The Ocean at the End of the Lane: A Novel | Sbagliando s'impera Says:

    […] A questo proposito, con la sua storia Neil Gaiman affronta un tema che era stato di Douglas Coupland in The Gum Thief: […]


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