Persona

Parola dai molti significati, di cui il primo e più comune è: “essere umano senza distinzione di sesso, età e condizione” (De Mauro online).

Secondo l’etimologia più accreditata, deriva dal greco πρόσωπον, la maschera dell’attore, termine entrato in Italia tramite l’etrusco phersu.

A me piace molto di più la storiella che racconta Aula Gellio ne Le notti attiche:

“Personae” vocabulum quam lepide interpretatus sit quamque esse vocis eius originem dixerit Gavius Bassus.
Lepide mi hercules et scite Gavius Bassus in libris, quos de origine vocabulorum composuit, unde appellata “persona” sit, interpretatur; a personando enim id vocabulum factum esse coniectat. Nam “caput” inquit “et os coperimento personae tectum undique unaque tantum vocis emittendae via pervium, quoniam non vaga neque diffusa est, set in unum tantummodo exitum collectam coactamque vocem ciet, magis claros canorosque sonitus facit. Quoniam igitur indumentum illud oris clarescere et resonare vocem facit, ob eam causam “persona” dicta est “o” littera propter vocabuli formam productiore.”

Gustosa interpretazione della parola persona e origine di questo termine secondo Gavio Basso.
Gustosa davvero, e dotta, l’interpretazione della parola persona «maschera da teatro», data da Gavio Basso nei libri da lui composti Sull’origine dei nomi; egli congettura che la parola derivi dal verbo personare «risuonare». Dice: «Testa e volto, coperti da ogni lato dall’involucro della maschera e accessibili solo per l’unica via — non instabile né dispersiva — che consente l’emissione della voce, raccolgono e costringono la voce dirigendola verso un unico sbocco e così rendono il suono più squillante e armonioso. Quell’indumento del volto, dunque, fa diventare la voce chiara e risonante: perciò è detto persona, con allungamento della vocale o provocato dalla forma della parola».

Insomma, la parola cui attribuiamo tanti significati nella cultura occidentale, e cui leghiamo tutta una teoria del rispetto per l’individuo, fino alle frasi fatte (“che bella persona!”), rimanda alla finzione teatrale, e al far la voce grossa con un meccanismo acustico. Quello che per noi ormai è la quintessenza dell’autenticità è invece il frutto d’un artifizio.

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