Una storia romantica (2)

Dimenticavo. Un’osservazione che ho trovato di straordinaria profondità:

C’è però una tipologia di mistificazioni che, forse, merita una parola in più. Come avvertivo in principio, in qualche raro caso ho messo in bocca ai miei personaggi d’invenzione frasi pronunciate da personaggi storici. parole, dunque, che non si originano nel territorio della finzione ma che, passando attraverso il cosiddetto immaginario collettivo, sono poi entrate a farne parte. Sono, perlopiù, parole malvagie (Saint-Just, Stalin, Stanislav Galic, Bin Laden, George Habash ecc.), nel senso che il male non vi è solo detto ma, attraverso di esse, è fatto. Queste concatenazioni di parole inclinano spesso a ritornare. Le frasi malvagie si ripresentano, di epoca in epoca, identiche a loro stesse. Non accadono, non divengono, si ripetono. Conn andatura ossessiva, con flemma persecutoria.

Nei nostri momenti di sconforto, siamo portati a vedere in queste ricorrenti malvagità una delle poche prove di una altrimenti dubbia essenza comune al genere umano. Il male, più che il bene, tende ad apparirci universale. A volte, affascinati da esso, cadiamo nella tentazione di credere che questa eco millenaria d’odio e violenza porti alla superficie un substrato mitico della storia, un archetipo eterno, fatidico, destinale. In quei momenti, pieghiamo verso l’abbandono. Quando invece troviamo la forza di prenderci cura di noi stessi, scorgiamo in questi stereotipi della dannazione non la maestà delle cose nascoste fin dall’origine del mondo, ma l’ottusa, fragile ripetitività della nevrosi. Ripercorre questi luoghi comuni del male significa chiedere all’uomo – come fa lo psicanalista con il paziente – di giungere a pronunciare la sua frase senza senso. E sperare, una volta sputatala fuori, di poter attraversare il fantasma. Oppure, se si preferisce, significa sgranare quell’antica preghiera che recita “Libera nos, Domine, a malo”. (pp. 563-564)
Ecco: “in questi stereotipi della dannazione non la maestà delle cose nascoste fin dall’origine del mondo, ma l’ottusa, fragile ripetitività della nevrosi”.
Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d’ ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’ odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo “è per amore”,
dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore!”,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d’ ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d’ ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine…

2 Risposte to “Una storia romantica (2)”

  1. velma Says:

    Si può pensare che gli strumenti con cui l’analista riesce a conoscere il magma indistinto che tormenta l’uomo, facendoglielo “sputare” si possano applicare alla storia? Anche se è difficile pensare alle “ricorrenti malvagità” come a “ottusa, fragile ripetitività della nevrosi”, le molte e diverse scuole di pensiero della psicoanalisi e la ricchezza dei diversi approcci possono dare un contributo. Ma non sarà banale leggere in parallelo, con le stesse lenti psicoanalitiche, un uomo con le sue storie e l’uomo nella storia?

  2. Shields – Reality Hunger « Sbagliando s’impera Says:

    […] blog ho recensito, tempo fa, Una storia romantica di Antonio Scurati (e ci sono tornato su anche qui) e, più di recente, Il cimitero di Praga di Umberto Eco, entrambi scritti come pastiche di testi […]


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