25 aprile

Oggi è il 25 aprile. Dopodomani i romani si accingono a eleggere loro sindaco un ex picchiatore fascista.

Morti invano, diceva una bella canzone.

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Il pesce puzza dalla testa

Dopo che è bell’e che morto, suppongo.

E se è stato eviscerato, perché altrimenti sospetto che cominci a puzzare dalle budella, come gli altri animali.

Un pesce vivo, immagino che puzzi soprattutto dal buco del culo, anche se non ho mai fatto l’esperimento. C’è qualcuno che l’ha fatto, che voi sappiate? E già che ci siete, mi sapete dire se i pesci producono flatulenze?

Morale della favola, direbbe Esopo: ripetiamo senza rifletterci frasi di cui ignoriamo il significato. E magari le usiamo per scaricare su altri le nostre responsabilità.

Wiegenlied

And now for something completely different (spero che .mau. non me ne voglia…).

È una Ninna nanna (Wiegenlied) di Richard Strauss (op. 41 n. 1). Qui la canta Renée Fleming. La poesia è di Richard Fedor Leopold Dehmel (1863-1920).

Träume, träume, du mein süßes Leben,
Von dem Himmel, der die Blumen bringt.
Blüten schimmern da, die beben
Von dem Lied, das deine Mutter singt.

Träume, träume, Knospe meiner Sorgen,
Von dem Tage, da die Blume sproß;
Von dem hellen Blütenmorgen,
Da dein Seelchen sich der Welt erschloß.

Träume, träume, Blüte meiner Liebe,
Von der stillen, von der heilgen Nacht,
Da die Blume seiner Liebe
Diese Welt zum Himmel mir gemacht.

Azzardo una mia stentata traduzione in italiano:

Tu, dolce vita mia, sogna, sogna
Il cielo che porta i fiori.
I fiori scintillano, mossi
Dal canto di tua madre.

Germoglio delle mie pene, sogna, sogna
Del giorno in cui i fiori sbocciarono;
Del chiaro mattino della fioritura
Quando la tua piccola anima si aprì al mondo.

Bocciolo del mio amore, sogna, sogna
Della quieta, santa notte
Quando il fiore del suo amore
Trasformò per me il mondo in paradiso.

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If Not For You

Caspita, mi ero dimenticato com’è bella, nella sua semplicità, questa canzone, scritta da Bob Dylan e inserita da George Harrison nel suo primo (triplo) album solista dopo la fine dei Beatles, All Things Must Pass.

Qui i due duettano dal vivo nel concerto per il Bangla Desh (1° agosto 1971 al Madison Square Garden di New York).

If not for you,
Babe, I couldn’t find the door,
Couldn’t even see the floor,
I’d be sad and blue,
If not for you.

If not for you,
Babe, I’d lay awake all night,
Wait for the mornin’ light
To shine in through,
But it would not be new,
If not for you.

If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I’d be nowhere at all,
I’d be lost if not for you,
And you know it’s true.

If not for you
My sky would fall,
Rain would gather too.
Without your love I’d be nowhere at all,
Oh! what would I do
If not for you.

If not for you,
Winter would have no spring,
Couldn’t hear the robin sing,
I just wouldn’t have a clue,
Anyway it wouldn’t ring true,
If not for you.

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Cenotafio

Monumento sepolcrale a ricordo di un personaggio illustre sepolto altrove (De Mauro online).

Dal greco κενοτάϕιον (kenos,  “vuoto”, e taphos, “tomba”).

Qui sotto il cenotafio a Dante a Santa Croce a Firenze (Dante è in realtà sepolto a Ravenna).

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Gazebo

Parola molto di moda. Questa campagna elettorale ha riempito le nostre strade e le nostre piazze di gazebo. E io che pensavo che fossero chioschi!

Gazebo o gazebi?

Gazebo anche al plurale, secondo il De Mauro online, che ci spiega anche che la parola è inglese e significa: “chiosco da giardino, costituito da un piccolo padiglione in muratura o in ferro battuto, specialmente ricoperto di piante rampicanti”.

Secondo Wikipedia, la parola è il frutto dello scherzo linguistico d’un buontempone, che ha declinato alla latina un verbo inglese: “A partire dall’inglese to gaze (‘guardare, ammirare’) si è formato un verbo latino inesistente, gazere, da coniugare al futuro con la desinenza latina -ebo: ‘guarderò, ammirerò’. Il nome è attestabile già dal XVIII secolo, ed è riferito al gazebo come luogo dove fermarsi ad osservare un panorama.

E qui un bel gazebo elettorale…

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Una storia romantica (2)

Dimenticavo. Un’osservazione che ho trovato di straordinaria profondità:

C’è però una tipologia di mistificazioni che, forse, merita una parola in più. Come avvertivo in principio, in qualche raro caso ho messo in bocca ai miei personaggi d’invenzione frasi pronunciate da personaggi storici. parole, dunque, che non si originano nel territorio della finzione ma che, passando attraverso il cosiddetto immaginario collettivo, sono poi entrate a farne parte. Sono, perlopiù, parole malvagie (Saint-Just, Stalin, Stanislav Galic, Bin Laden, George Habash ecc.), nel senso che il male non vi è solo detto ma, attraverso di esse, è fatto. Queste concatenazioni di parole inclinano spesso a ritornare. Le frasi malvagie si ripresentano, di epoca in epoca, identiche a loro stesse. Non accadono, non divengono, si ripetono. Conn andatura ossessiva, con flemma persecutoria.

Nei nostri momenti di sconforto, siamo portati a vedere in queste ricorrenti malvagità una delle poche prove di una altrimenti dubbia essenza comune al genere umano. Il male, più che il bene, tende ad apparirci universale. A volte, affascinati da esso, cadiamo nella tentazione di credere che questa eco millenaria d’odio e violenza porti alla superficie un substrato mitico della storia, un archetipo eterno, fatidico, destinale. In quei momenti, pieghiamo verso l’abbandono. Quando invece troviamo la forza di prenderci cura di noi stessi, scorgiamo in questi stereotipi della dannazione non la maestà delle cose nascoste fin dall’origine del mondo, ma l’ottusa, fragile ripetitività della nevrosi. Ripercorre questi luoghi comuni del male significa chiedere all’uomo – come fa lo psicanalista con il paziente – di giungere a pronunciare la sua frase senza senso. E sperare, una volta sputatala fuori, di poter attraversare il fantasma. Oppure, se si preferisce, significa sgranare quell’antica preghiera che recita “Libera nos, Domine, a malo”. (pp. 563-564)
Ecco: “in questi stereotipi della dannazione non la maestà delle cose nascoste fin dall’origine del mondo, ma l’ottusa, fragile ripetitività della nevrosi”.
Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d’ ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’ odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo “è per amore”,
dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore!”,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d’ ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d’ ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine…