Giò Ponti

Mi picco di essere un cultore dell’architettura moderna, anche se il mio interesse è stato tardivo. Proprio per questo la scoperta di pochi giorni fa mi brucia.

Sono passato davanti a questa casa – Milano, zona Fiera, via Domenichino 1 – pressoché quotidianamente per 6 anni, sulla strada per andare a scuola. Poi sono andato ad abitare praticamente di fronte, per altri 7 anni e mezzo. Al piano terreno abitava un mio amico. Di più, ci abitava la sorella del mio amico, la bellissima Bea.

Eppure non ho mai saputo che quella bella casa – perché gli occhi per vedere che era una signora casa, oltre che una casa signorile, ce li avevo eccome – è opera di Giò Ponti.

Questa è la scheda che ho trovato qui:

Il progetto di questo edificio, redatto da Gio Ponti ed Emilio Lancia, è caratterizzato da una pianta a L e da una torre d’angolo.
La struttura è in cemento armato e laterizi con fondazione a palafitte e solai in cemento armato con elementi in cotto. Per il rivestimento delle facciate è stato utilizzato l’intonaco rosso Terranova, ad eccezione del piano terreno e il primo piano per i quali sono state usate lastre di travertino. La decorazione è piuttosto limitata e l’architettura è stata risolta con uno straordinario rapporto tra massa materiali e colore. Ponti tenta in questo progetto di adattare gli elementi della tradizione ad un nuovo impianto, rappresentato da una nuova formula abitativa: il condominio. Gli elementi classici sono dunque intesi come fatto esclusivamente figurativo ed il loro uso è funzionale alle esigenze d’identificazione dell’utenza borghese.

L’elemento più fantasioso della struttura – quello che si allontana con un guizzo quasi gaddiano dalla rassicurante solidità borghese – è la torretta dell’ultimo piano. Raccontano le leggende (ma non so se è vero) che l’ultimo piano, torretta compresa, fosse l’abitazione di Giovanni Grazzini (1925-2001), critico cinematografico de Il corriere della sera.

Qualche altra foto trovata in rete.