Velodromo olimpico di Roma (RIP)

Il velodromo olimpico di Roma è stato fatto saltare con la dinamite (evento rarissimo in Italia) il 24 luglio 2008.

Questa volta non stiamo parlando di un ecomostro, ma di un capolavoro dell’architettura italiana.

Ma una cosa per volta. Cominciamo dalle immagini spettacolari della demolizione:

Il velodromo – dicono quelli che hanno deciso la demolizione (la giunta Veltroni, ahimè, che evidentemente pensava che con le demolizioni si risolvano i problemi di degrado, come illustra anche l’abbattimento di 3 “ponti” al quartiere Laurentino) – era pericolante, abbandonato da anni, rifugio di senzatetto tossici giovinastri prostitute e tutto l’elenco degli “indesiderabili”. È vero, in parte, ma non immaginatevi una favela sudamericana: erano presenze ben nascoste in un’area sterminata. E convivevano con alcune strutture attive del CONI (ad esempio, la Federazione del ciclismo, e anche i miei figli ci hanno fatto attività sportiva in ere non remote) e con un bel po’ di vegetazione e fauna urbana (quella vera: animali selvatici o inselvatichiti).

Naturalmente, basta fermarsi a riflettere per capire che il punto non è questo. Ma l’abitudine di riflettere l’abbiamo persa. Basta dire che c’era una “emergenza Velodromo” e si agisce prima di pensare.

Di fronte a una struttura abbandonata o pericolante, propongo di iniziare chiedendosi: conviene rimetterla in sesto o demolirla? Come rispondere a questa domanda? Valutando i costi e i benefici delle due alternative e – trattandosi di una struttura pubblica – assumendo il punto di vista della collettività degli abitanti del quartiere e di Roma e non soltanto quello di un eventuale investitore privato.

Tra i benefici della conservazione, secondo me, si devono mettere la funzione svolta dalla struttura e il suo pregio architettonico. Sul primo punto, mi limito a osservare che a Roma non ci sono altri velodromi comparabili a questo (tanto che si è previsto di realizzarne uno a Tor Vergata, nell’estrema periferia sud-est) e che all’Eur (quartiere piuttosto privilegiato, peraltro, proprio grazie all’eredità olimpica del 1960, ma che svolge un ruolo di richiamo e di servizio per tutta la zona tra San Paolo e Ostia) una struttura di questo tipo sarebbe stata molto utile.

Per quanto riguarda il pregio architettonico lascio parlare la scheda che ho trovato qui.

Dati
Superficie; mq 55.500
Progettisti: C. Ligini, D. Ortensi e S. Ricci
Inizio e fine lavori: Progettato nel 1958, completato per le Olimpiadi del 1960
Destinazione attuale: Recentemente è stato riconsegnato dal CONI all’EUR SpA (che l’ha prontamente abbattuto!)

Il progetto
Costruito per le Olimpiadi di Roma, è stato ufficialmente inaugurato il 30 aprile del 1960. Ubicato a nord ovest del comprensorio dell’EUR, il velodromo occupa una superfice di 55.500 mq di proprietà dell’EUR SpA.
Il velodromo ha una struttura di cemento armato in corrispondenza della tribuna principale. Le altre tribune sono appoggiate su riporti di terra stabilizzata meccanicamente. Le gradinate consentono una perfetta visibilità da ogni ordine di posti: hanno infatti un andamento variabile non solo in senso trasversale ma anche longitudinale. La pista ha uno sviluppo di 400 metri, una larghezza costante di 7,5 metri, oltre la fascia azzurra di 0,75 metri.
L’impianto dispone di una capienza di 17.660 spettatori suddivisa in tre ordini di posti: in piedi in corrispondenza delle curve; seduti, nella gradinata principale di calcestruzzo armato, coperta parzialmente da una pensilina metallica; seduti, nella gradinata dei distinti.
Sulla pista del velodromo si sono svolte le gare ciclistiche delle Olimpiadi del 1960, i Campionati del mondo del 1968 e, nel 1967, vi è stato battuto il record dell’ora.
L’ultima manifestazione svoltasi al velodromo con la partecipazione di pubblico è stata quella dei mondiali del 1968. In seguito, essendosi verificati fenomeni di assestamento delle strutture e delle tribune del pubblico, si è limitato l’uso dell’impianto ai soli allenamenti del ciclismo e dell’ hockey su prato.

L’abbandono del Velodromo dell’Eur, dunque, data dal 1968, dopo soltanto 8 anni dalla sua inaugurazione in occasione delle Olimpiadi romane. E va attribuito non all’azione di poche decine di “indesiderabili”, ma all’inerzia degli amministratori (ma attenzione, anche l’inerzia in questo caso è una scelta politica). Un’inerzia durata 40 anni, che ha avuto come protagonisti le amministrazioni di diverso colore che si sono succedute in Comune, all’Ente Eur e al CONI.

Il risultato lo leggete e lo vedete qua sotto, nella testimonianza di un romano che ha visitato il sito poco più d’un anno fa.

Seguendo le indicazioni sui commenti di questo post di Archiwatch, sono andato a vedere la condizione del velodromo olimpico dell’Eur. Per entrare, a vostro rischio e pericolo, dato che in ogni angolo campeggiano minatori cartelli di divieto, si deve alzare una grata della rete di recinzione nell’ingresso di via del ciclismo. Questo ingresso è usato da alcune persone che vivono sotto la tribuna minore, non so chi siano, se migranti o chi altro, dato che ho solo visto uscire una persona quando stavo per arrivare.
Entrati nel recinto si salgono le scale, facendo attenzione a dove si mettono i piedi, si arriva sino all’anello che gira tutto intorno alle tribune. Lo spettacolo è senza dubbio affascinante, la forma sinuosa del bordo superiore che dialoga con quello che rimane della pista, la tribuna centrale con la sua copertura metallica appare lontana e senza una scala dimensionale precisa.
La storia di quest’architettura, sfortunata sin dall’inizio per problemi statici, ora ci lascia solo un rudere e un’opaca immagine del suo antico splendore, le immagini in bianco e nero ci riportano contrasti bicromatici e quasi metallici di questa dinamica forma.

La decisione, alla fine, non è stata quella di ripristinare, eventualmente ricostruendo fedelmente, una struttura bella e utile, conservandone la funzione. È stata invece di abbatterla, costruendo al suo posto una “Cittadella dell’acqua”: cioè una bella miscela di pubblico e privato, come va di moda adesso, sottraendo l’area all’uso pubblico, e destinandola ad attività tutte commerciali e soltanto in parte sportive (per il resto, naturalmente, i soliti usi commerciali con cui si pretende di fare qualità urbana!).

08/05/2006 – Entro il 2009 l’ex velodromo olimpico di Roma lascerà il posto alla “Cittadella dell’acqua, dello sport e del benessere”. Ad annunciarlo è il sindaco Veltroni, che informa inoltre dell’imminente lancio del bando per il concorso internazionale di progettazione.
Chiusa dal 1968, la struttura in cemento armato progettata da Cesare Ligini per le Olimpiadi del 1960 diventerà un centro multifunzionale a carattere sportivo e ricreativo dedicato soprattutto agli sport acquatici e ad attività indoor e fitness. L’area ospiterà inoltre un polo medico per la riabilitazione sportiva e per le persone con ridotta capacità motoria.
L’intervento comporterà una spesa complessiva di 130 milioni di euro. A breve Eur Spa e Comune di Roma bandiranno un concorso internazionale di architettura finalizzato all’individuazione del progetto per la nuova cittadella dell’acqua. A confermare la procedura è la delibera del 3 aprile 2006 con la quale il Consiglio comunale ha approvato il programma di interventi “per il recupero e trasformazione del Velodromo Olimpico e nuova edificazione dell’area denominata Oceano Pacifico”.
Il progetto di rifunzionalizzazione dell’area è stato presentato nei giorni scorsi dal sindaco Walter Veltroni, dall’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut, dal presidente e dall’amministratore delegato di Eur S.p.A.
L’area dell’ex velodromo ospiterà un centro multifunzionale a carattere sportivo e ricreativo che si estenderà su una superficie di 32.500 metri quadrati. La struttura sarà dotata di spazi per attività di supporto: spazi commerciali, uffici, ristorazioni ed attrezzature ricettive/mediche. In particolare, è prevista la realizzazione di:
– un centro acquatico e di benessere per 9.000 mq, con piscina olimpica omologata per gare internazionali di nuoto e pallanuoto (12.000 mq);
– un albergo;
– un centro medico di diagnostica e riabilitazione motoria;
– uffici per la promozione e la gestione della struttura (per altri 13.500 mq);
– negozi e attività sportive esterne per ulteriori 7.000 mq.

Ho tratto queste informazioni da qui. Attiro la vostra attenzione su 3 punti, così impariamo insieme a leggere criticamente e decifrare il linguaggio della politica:

  • Il costo dell’operazione: 130 milioni di euro!
  • Il concorso internazionale di architettura non è ancora stato bandito. Prima si demolisce, poi si vedrà. Questa, verosimilmente, è una responsabilità della nuova giunta Alemanno, che ha fretta di mettersi in mostra.
  • La delibera della Giunta comunale è intitolata “recupero e trasformazione del Velodromo Olimpico”: scrivi recupero, leggi demolizione! Così funzionano gli eufemismi della politica. Direte: ma è un uso del linguaggio volto a ingannare! Giusto, ma siamo noi che leggiamo distrattamente una notizia sul giornale e ci facciamo prendere in giro. Caveat emptor! Tra delibera e abbattimento sono passati più di 2 anni!
  • L’area del Velodromo è di 55.500 mq. Gli interventi previsti riguardano 32.500 mq (e già in quelli, oltre agli impianti sportivi, sono previsti negozi, alberghi e uffici). E gli altri 20.000 mq? Si accettano scommesse. Abitazioni private di lusso? L’area è pregiata.

Dell’accordo fanno parte anche altre opere pubbliche “in compensazione”, suppongo, del regalo alla speculazione: ma saranno realizzate altrove.

Che cosa resta adesso del Velodromo? Il rammarico per l’occasione perduta e la solita rabbia e la voglia di andarsene.

11 Risposte to “Velodromo olimpico di Roma (RIP)”

  1. morgaine Says:

    Vorrei aggiungere che a circa 500 metri dall’area del velodromo c’è la piscina olimpionica di Roma, costruita appunto per le Olimpiadi del 1960 e perfettamente funzionante. Arvremo due piscine olimpioniche a una distanza ridicola. Così si faranno concorrenza?

  2. wu ming Says:

    si potrebbe fare una lista nera di inadempienze: nel 1990 un amico architetto mi disse che tutta l’area del mattatoio e i vecchi insediamenti industriali sulle rive del tevere non potevano essere oggetto di articoli o di studi perché erano nelle mani di un gruppo di architetti che stavano ristrutturando tutto; nel 2006 veltroni ha annunciato la città de giovani nell’area dei magazzini generali a ostiense…

  3. Piero Pratesi Says:

    Mia figlia ha conseguito, a Gennaio 2004, la laurea in Architettura V.O. presso la Terza Università di Roma, discutendo una tesi sulla ristrutturazione e sul riuso del velodromo olimico all’E.U.R. Nella tesi era analizzato in dettaglio lo stato di degrado, e venivano ipotizzati alcuni interventi per il recupero ed il riuso di almeno parte delle strutture. La tesi comprendeva inoltre un modello 3D del velodromo stesso ed un filmato simulante un giro “virtuale” della pista, come lo avrebbe visto un ciclista. Non prevedeva l’uso della dinamite.
    Maggiori dettagli: http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getsection&id=13:

  4. viltrio Says:

    – il ciclismo dalla toscana in giù è sempre più sport di nicchia, visto che non si incoraggia nè l’attività su pista, nè quella su strada;

    – morassut è uno dei probabili candidati alla dirigenza del piddì nel lazio. mi pare che le primarie saranno in autunno.

  5. vicky DePersiis Vona Says:

    Cesare Ligini was my uncle. I was so sad to see the fate of his work…

  6. borislimpopo Says:

    Dear Vicky. Your comment added sorrow to sorrow. The Velodromo was a common heritage, a testimonial to the creativity of the Italian school of rationalist architecture and to the genius of your uncle in particular. But rest assured: many of us won’t forget.

  7. Velodromo olimpico di Roma – un aggiornamento « Sbagliando s’impera Says:

    […] 8 Novembre 2008 — borislimpopo Sono passati più di 3 mesi da quando, il 24 luglio 2008, il Velodromo olimpico di Roma – opera di architettura di pregio realizzata per le Olimpiadi del 1960 – è stata fatta […]

  8. Di venerdi notte all’EUR « lucaperetti Says:

    […] poi tornando invece siamo passati vicino al Veledromo. O meglio, li’ dove c’era il veledromo e ora c’e’ circa il nulla. Il velodromo era un capolavoro […]

  9. Paolo Nicolini Says:

    Beh, Cesare Ligini era anche mio zio… non sapevo di avere una cugina negli States. Zio Vincenzo viveva là e ogni tanto ogni tanto veniva a Roma. Puoi mettermi in contatto?

  10. Eur, parco delle cascate | Sbagliando s'impera Says:

    […] Nel cratere lasciato dalla sciagurata distruzione del velodromo olimpico (ne abbiamo parlato qui e qui) ristagnava candida e batuffolosa la […]


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