Sbatti il pavone in prima pagina

In rivolta i vicini delle suore – I loro pavoni rovinano gli orti

MANTOVA. Vicini di casa insofferenti per il fischio spaccatimpani di tre pavoni che le suore del convento di Dosso del Corso hanno ospitato nel giardino. Di più: lamentano danni agli orti e sporcizia sui balconi perché i pennuti saltano la recinzione per far razzia d’uva e di insalata. Pressate dalle proteste, le religiose ieri hanno dovuto darli via.
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I vicini in rivolta per i tre pavoni delle suore

Nervi a fior di pelle. La sveglia è scattata prima dell’alba, una tromba spaccatimpani pure stonata che un fischio dopo l’altro, chiamata e risposta, non si è ancora azzittita. Anzi, con la sera ha ripreso vigore. E l’insofferenza di chi abita da queste parti, nelle villette tra via Cantoni, via Siliprandi e via Zaccaria Carpi, a Borgochiesanuova, è tornata a montare, gonfiata dalla scoperta dei danni all’insalata in giardino e dei chicchi d’uva beccati nel piccolo vigneto che uno di loro coltiva dietro casa. Esplosa in un ‘se lo becco gli tiro il collo’, a metà tra sfogo e maledizione, e tradotta con parole diverse in una richiesta di intervento ai vigili e in una telefonata di protesta in convento. Alle suore: sono loro ad ospitare i tre pavoni molesti.  Il convento, come lo chiamano i vicini, è la casa di riposo delle Ancelle della Carità, un palazzone con giardino e orto tra Dosso del Corso e la schiera di case addossate a strada Chiesanuova. Tutto intorno, un muro alto due metri e sormontato da brandelli di filo spinato. Che non basta. Un balzo e un frullare d’ali e i pavoni sono fuori; un volo monco e atterrano su un balcone e da lì arrivano fin sul tetto. Curiosi come scimmie. «L’altra sera ero affacciato alla finestra per fumare una sigaretta – racconta divertito un uomo che vive in via Siliprandi – che mi sono ritrovato un becco tra capo e collo». Il pavone era appollaiato sulle tegole e lo scrutava.  Il vicino di casa è meno tollerrante. «Hanno bersagliato fiori, frutta e verdura. Per gli orti è una vera disgrazia». Le donne, a cui tocca pulire, sono inviperite perché i tre starnazzatori non portano certo i pannolini. «Spargono e spandono». E fischiano come ossessi. «Almeno avessero una bella voce. Macché, sembrano delle oche che hanno ingoiato un megafono». La prima volta che li ha sentiti, uno degli abitanti della zona ha pensato ad una disgrazia. «Parevano le urla di un uomo strozzato. Ho avuto i brividi».  Non cercateli, oggi, i pennuti. Ieri mattina le suore li hanno dati via. «Per chiudere le polemiche abbiamo deciso di restituirli al proprietario», racconta la madre superiora. Effetto delle proteste dei vicini, che si sono fatti sentire anche con le religiose, e della visita di una vigilessa chiamata a sbrogliare la situazione. «Si sono lamentati dei danni ai grappoli d’uva – continua la madre superiora – Ma anche i nostri alberi da frutto sono bersagliati dagli uccelli. Che ci si può fare?». Per esempio chiudere i pavoni in una voliera, le ha mandato a dire qualcuno.  La terra dietro al convento è ben coltivata, ma mai, prima, le religiose avevano tenuto animali da cortile. «Abbiamo preso i tre pavoni soltanto per fare un grosso favore ad una persona che conosciamo bene: aveva difficoltà a tenerli, ci ha chiesto di dargli una mano e l’abbiamo fatto ben volentieri. Ma di fronte alle proteste lo abbiamo dovuto richiamare, perché non vogliamo alimentare polemiche». Nelle sue parole c’è rammarico. «Peccato. Per le nostre sorelle più anziane erano una gradevole distrazione. Si erano affezionate».

Verso del pavone

Con 2 rammarici: uno perché l’articolo, scritto con fine umorismo e scevro di luoghi comuni, non è firmato e ci toglie il piacere di dare un nome, se non un volto, a questo giornalista di talento; il secondo, perché sull’edizione online manca il dotto trafiletto sulla simbologia del pavone, simbolo di resurrezione come l’araba fenice.

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