Con un piede impigliato nella storia

Negri, Anna (2009). Con un piede impigliato nella storia. Milano: Feltrinelli. 2009.

Il libro mi ha attratto, oiginariamente, per un motivo un po’ morboso. Molti anni fa, più o meno i primi di cui il libro racconta, ho sfiorato – più o meno tangenzialmente – i protagonisti della storia: Toni Negri (chi non  lo conosceva? ma io l’ho conosciuto prima di tutto come professore di Dottrina dello Stato); sua moglie Paola Meo, per qualche mese collega alle 150 ore di Santa Maria la Rossa; lo stesso Virus, figlio di un’occupazione nel mio quartiere.

Il libro è interessante e fallito. Fallito perché Anna scrive in modo molto sciatto. Come se consultasse e riproducesse pagine e pagine del suo diario di allora. La scrittura è sciatta e infantile/adolescenziale. Onesta, senz’altro. Ma mi sarei aspettato un po’ più di distanza, o di prospettiva.

Resta, affascinate e inquietante, il tema di fondo: vivendo la nostra vita (i nostri sogni o i nostri incubi, non importa), che cosa imponiamo ai nostri figli? I miei figli mi guardano con lo stesso guardo spietato con cui Anna guarda ai suoi genitori? Mi disprezzano? Mi considerano “colpevole”? Pensano che abbia anteposto la mia ricerca o le mie ossessioni ai loro bisogni? Che le colpe dei padri ricadano sui figli?

Non lo so. Quello che so è che non ho trovato una risposta nel libro di Anna Negri.

Pubblicato su Recensioni. 4 Comments »

4 Risposte to “Con un piede impigliato nella storia”

  1. Miracles of Life « Sbagliando s’impera Says:

    […] Con un piede impigliato nella storia […]

  2. Bellezza Orsini Says:

    Scondo me non è una scrittura sciatta, ma solo disadorna.
    E’ vero che ha uno stile diaristico che fa pensare che siano state riprese pagine di uno scritto orginale e adolescenziale, ma questo mi pare dia maggiore autenticità e sincerità all’esposizione dei sentimenti di allora, forse volutamente non vagliati attraverso la proiezione temporale. Inoltre mi pare che anche dalla terza di copertina sia chiaro che, almeno per la scrittrice, le scelte e le colpe dei genitori ricadono eccome sulle spalle dei figli. Non so però se tutti i figli riescano in valutazioni oggetive e disincantate sui propri genitori e sulle loro vite.

  3. Guido Says:

    Bello. Certo sono coinvolto……perchè ero…..sono parte attiva di quei paesaggi. Tuttavia quando leggi d’un fiato duecentocinquanta pagine………….come un delfino…….col cervello sdoppiato, perchè la lettura è avvenuta sul tram dalle 14 e poi allo stadio di San Siro per il concerto pro Abruzzo, ….tra l’altro pur tra le righe ci sono corpose critiche ai vari aspetti dei movimenti di allora condivisibili…..di quella storia………………..comunque bella nei suoi vari aspetti a spirale intorno alla voce narrante.

    Grazie Anna – Saluti comunardi

    Guido – Milano

  4. Rosanna Says:

    Lo stile è scarno, senza ombra di dubbio.Ma quegli anni e quelle emozioni non potevano, per me, esser raccontate in altro modo: la paura di quel che stava succedendo e di non poter avere una propria identità, separata da quella ingombrante figura paterna, la depressione, il senso di estraneità,la fuga nella droga e nella bulimia, possono venir descritte solo così, cruda era la realtà e crudo dev’esserne il racconto.
    Io sono cresciuta guardando al telegiornale le immagini in bianco e nero di quei fatti, ricordo ancora lo sgomento che provavo di fronte a quelle notizie, e faticavo a capire le spiegazioni dei miei genitori, politicamente e sindacalmente impegnati. Ho qualche anno in meno rispetto ad Anna e guardare quella storia attraverso i suoi occhi di figlia mi ha aiutata, se non altro a capire che quei nomi, che,nella mia mente bambina, evocavano figure mostruose, in realtà celavano volti di persone, di padri amorevoli. Padri che, forse anche sbagliando, credevano talmente in quel che facevano e dicevano, nutrivano così tante speranze, da anteporre la lotta agli affetti famigliari. Credo l’abbiano fatto sperando di regalare ai figli un futuro migliore, non si rendevano conto che le loro scelte impegnate imprigionavano i figli in un presente senza gioia.
    Rosanna


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