Nicholson Baker – House of Holes

Baker, Nicholson (2011). House of Holes. New York: Simon & Schuster. 2011.

House of Holes

time.com

Di Nicholson Baker avevo letto, anni fa (il libro è del1992), Vox, che aveva suscitato un’attenzione un po’ morbosa per essere la trascrizione immaginaria delle conversazioni di due amanti impegnati in una relazione sessuale telefonica (tutto questo accadeva prima delle chatroom e tutto il resto, e questo era il massimo di sessualità virtuale consentita). In Italia, intanto, sulle televisioni private, a tarda notte erano iniziate le pubblicità delle “porcelline insaziabili” et similia.

Anche questo ha un esplicito sottofondo sessuale, ma il tono è molto diverso. C’è una vicenda fatta di tante storie tenuemente collegate che fa pensare al Decameron di Boccaccio (o più probabilmente i Canterbury Tales di Chaucer, dato che Baker è newyorkese). C’è un virtuosismo verbale, applicato soprattutto agli organi e agli atti sessuali, che fa pensare agli Esercizi di stile di Queneau (direi che House of Holes è il testo di riferimento se volete imparare i 1000 modi in cui queste parti del corpo e questi atti si possono chiamare in inglese, o meglio in americano, e sarei molto curioso di vedere come se l’è cavata il traduttore in italiano, di cui so soltanto che si chiama A. Cristofori: il romanzo in italiano si chiama La casa dei buchi ed è pubblicato da Bompiani). C’è, soprattutto, un coté fantascientifico-fantasy che mi ha fatto pensare a una The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy del sesso (si parva licet componere magnis, va da sé). A me, comunque, ha molto divertito e non mi sono scandalizzato più di tanto. Ma, si sa, i gusti sono gusti.

A proposito: “si parva licet componere magnis” è diventata una frase proverbiale, ma è tratta da un verso delle Georgiche di Virgilio (IV, 176) e il confronto spropositato è quello tra l’attività delle api e quella dei Ciclopi:

Fervet opus, redolentque thymo fragrantia mella.
ac veluti lentis Cyclopes fulmina massis
cum properant, alii taurinis follibus auras
accipiunt redduntque, alii stridentia tingunt
aera lacu; gemit impositis incudibus Aetna;
illi inter sese magna vi bracchia tollunt
in numerum versantque tenaci forcipe ferrum:
non aliter, si parva licet componere magnis,
Cecropias innatus apes amor urget habendi,
munere quamque suo.

[…] l’opera ferve,
E olezza il mele d’odoroso timo.
In quella guisa che i Ciclopi ignudi
Stan le säette fabbricando a Giove;
Altri a i ventosi mantici dan fiato,
Altri ne l’acqua che gorgoglia e stride,
Attuffano l’acciar; sovra le incudi
Con la tenaglia l’infocata massa
V’è chi volgendo va, mentre le braccia
Alzano gli altri, e a numerati colpi
De gli alterni martelli Etna rimbomba.
Non altrimenti, se a le grandi cose
Paragonar le piccole è permesso,
L’innato amor del mel fa l’api intente
Ognuna al suo lavor. [nella traduzione ottocentesca di Clemente Bondi, che trovate su Wikisource]

Naturalmente, nel proporvi qualche estratto dal romanzo, devo avvertirvi che alcuni contenuti potrebbero essere scabrosi e – come si suol dire – essere adatti al solo pubblico adulto (il riferimento è alle posizioni sul Kindle).

La prima considerazione, che condivido pienamente, è una presa di posizione contro la moda della depilazione “brasiliana” e l’originale tesi che la vera nudità è quella irsuta e che la depilazione è una forma di ascondimento della “vera nudità”:

“Why do you have no hair on your pussy?”
“I don’t know,” she said. “I just don’t. It’s the fashion.”
“That, too, is a way of hiding. No hair means you are dressed in hairlessness. You are finding a way to be clothed when you aren’t clothed. Hair is your true nakedness. [1983]

Baker è però anche uno scrittore capace di poesia …

In the air there was a deep-in-the-nose smell of ocean and seaweed and timeless things that have no name. [3472]

… di satira politica sull’America dei subprime

“Everybody is trying to keep going, but then they turn out to be broke. The size of what they owe is how rich they are. If they can borrow a billion dollars, that makes them rich. Really they have nothing. […]” [3932]

… e di sensualità.

Their tongues made friends; they’d known each other forever, it seemed. [4389]

La cosa però che mi è piaciuta di più è la rivisitazione del mito platonico-aristofaneo del Simposio. Ve ne offro una piccola sintesi tagliuzzata giusto per darvi l’idea.

Gallanos woke up curled in what he later found out was a small egg made of silver. Around him was a woman. Their heads were sometimes at opposite ends of the egg, and sometimes they stared at each other, blinking their silver luminous eyes. They floated in a shadowy fluid. They drank it, they breathed it. Their bodies were dull silver.

[…]

Gallanos opened his mouth and tried to make a sound. Nothing came out. They slept, and they breathed the glutinous liquid that gave them sustenance, and they slept some more, and sometimes they smiled and nodded and shrugged, and then gradually they developed a sort of language of gestures. They tapped to say “I’m going to sleep now, good night.” And when they woke up they tapped and waved to say good morning.

[…]

And then one day they discovered kissing. Their lips found each other and smooched and lipped over each other and centered […]

[…]

Then one day they were jostled greatly and thrown into confusion. They looked at each other with alarm; it was clear that their enclosure was being tossed around on some ocean or tumbled down some steep incline. There was a sudden sharp concussion and an inrush of blinding searing light, which poured in as their fluid suspension slowly leaked away. They lay cupped and sprawling in one half of a silver egg that had cracked apart. After a moment, they stood. Their hands found each other. They were a couple, newly hatched. [4482-4511]

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