L’opinion cloud interattiva dell’Economist

Andate a vederla, vale la pena.

E in questo momento siamo i più grandi!

Topics most commented on | The Economist

Beati gli hacker, perché loro è il regno dei cieli

Sempre grandissimi i gesuiti: ammetto di avere un debole per loro.

Il nuovo direttore de La Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro S.J., è un cyberpadre. Nel numero 1 del 2011 (pp. 536-549) ha pubblicato un articolo dal titolo «Etica “hacker” e visione cristiana», in cui sostiene di avere riscontrato che la cultura hacker parla la lingua dei valori teologici. Ne dà conto l’Economist nell’articolo segnalato qui sotto..

“THE kingdom of heaven belongs to such as these,” Jesus said of little children. But computer hackers might give the kids some competition, according to Antonio Spadaro, an Italian Jesuit priest. In an article published earlier this year in La Civiltà Cattolica, a fortnightly magazine backed by the Vatican, entitled “Hacker ethics and Christian vision”, he did not merely praise hackers, but held up their approach to life as in some ways divine. Mr Spadaro argued that hacking is a form of participation in God’s work of creation. (He uses the word hacking in its traditional, noble sense within computing circles, to refer to building or tinkering with code, rather than breaking into websites. Such nefarious activities are instead known as “malicious hacking” or “cracking”.)

Mr Spadaro says he became interested in the subject when he noticed that hackers and students of hacker culture used “the language of theological value” when writing about creativity and coding, so he decided to examine the idea more deeply. The hacker ethic forged on America’s west coast in the 1970s and 1980s was playful, open to sharing, and ready to challenge models of proprietary control, competition and even private property. Hackers were the origin of the “open source” movement which creates and distributes software that is free in two senses: it costs nothing and its underlying code can be modified by anyone to fit their needs. “In a world devoted to the logic of profit,” wrote Mr Spadaro, hackers and Christians have “much to give each other” as they promote a more positive vision of work, sharing and creativity.

Monitor: What would Jesus hack? | The Economist

Peccato che, come spesso accade, padre Spadaro predichi bene ma razzoli male: il suo articolo non può essere letto o scaricato gratuitamente dal sito della prestigiosa rivista che dirige. Per fortuna ha un blog, Cyberteologia, su cui vi segnalo il prezioso articolo Gli Hackers, la Genesi e il senso della vita. Buona lettura.

Aggiornamrento del 4 gennaio 2011. Mi scrive Antonino Rao:

Il 27 marzo 2011, prima che lei scrivesse questo articolo, l’articolo di Spadaro a cui lei fa riferimento è stato postato per intero ed è liberamente accessibile da chiunque sempre in cyberteologia.it:
http://www.cyberteologia.it/2011/03/etica-hacker-e-visione-cristiana-ecco-larticolo-full-text-apparso-su-la-civilta-cattolica/

Gli sono grato della segnalazione e provvedo immediatamente a condividerla con voi e a scusarmi con padre Spadaro per la critica immeritata.

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Anocrazia

Non suona molto bene in italiano, devo ammetterlo. E non compare su dizionari, nemmeno sul ricchissimo Vocabolario Treccani. E nemmeno il suo corrispondente inglese, anocracy, che pure è il termine che ho trovato leggendo un libro (The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Declined di Steven Pinker), l’ho trovato su prestigiosi dizionari come il Webster o l’OED.

Eppure la parola esiste. L’ha creata, per quello che sono riuscito a ricostruire, uno storico e fisico americano,  Spencer R. Weart, in una sua opera pubblicata nel 1998,  Never at War: Why Democracies Will Not Fight One Another. Nell’esaminare il succedersi di conflitti politici e militari nella storia umana, Weart giunge alla controversa conclusione che le democrazie liberali non entrano in guerra tra loro e che, oltre a questa “pace democratica”, esiste anche una “pace autocratica” e una “pace oligarchica.”

Per sostenere questa tesi, Weart introduce questa tassonomia delle forme di governo (traduco liberamente dall’articolo di Wikipedia dedicato al libro):

  • Le anocrazie sono società in cui l’autorità centrale è debole o inesistente. Le relazioni principali sono legami di parentela estesi da alleanze personali con leader in vista. Una società può essere definita uno Stato in teoria, ma se le si attagliano i caratteri ora descritti, Weart la classifica come anocrazia. Ne sono esempi le società tribali, l’attuale Somalia, le città italiane medievali dove le famiglie influenti si affrontavano in battaglie per strada e vivevano in case fortificate. La cosa importante è che non esiste un’autorità centrale in grado di porre freno alla violenza individuale, di modo che i comportamenti violenti si estendono a parenti e amici in una sequela di vendette e guerre. [Penso a Capuleti e Montecchi nella Verona shakespeariana – nota mia]. Alcune tribù anocratiche possono avere una forma di democrazia limitata al gruppo di parentela esteso, ma nessun controllo della violenza diretta verso gruppi non connessi da legami di parentela. [Ama il prossimo tuo come te stesso, ma fa quello che ti pare di chi non ti è prossimo!].
  • Le autocrazie sono Stati in cui l’opposizione al regime vigente è oppressa. Ci possono essere transizioni frequenti tra anocrazia e autocrazia, se un singolo leader conquista temporaneamente un potere sufficiente a sopprimere tutti gli oppositori in un determinato territorio.
  • Le oligarchie sono Stati in cui la partecipazione al potere è limitata a un’élite. Le politiche sono decise dal voto e l’opposizione è accettata, ma soltanto all’interno dell’élite. Il diritto di voto è in genere limitato a 1/3 dei maschi adulti. Un esempio classico è l’antica Sparta.
  • Le democrazie sono Stati simili alle oligarchie, ma senza una distinzione chiara e netta tra l’élite e il resto della popolazione. In genere, il diritto di voto è esteso ad almeno i 2/3 dei maschi adulti.

Secondo la Direzione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale svizzero degli affari esteri (dati 2006):

  • le democrazie sono 77 dall’inizio degli anni Novanta
  • 34 paesi vivono ancora sotto regimi autocratici
  • dall’inizio del XXI secolo si assiste a un aumento in potenza delle anocrazie, che mescolano in modo caotico elementi democratici e autocratici
  • 49 paesi vivono attualmente sotto un regime anocratico, il che rende questi Stati più esposti all’instabilità politica, ai conflitti armati, agli attacchi terroristici e alle crisi internazionali.
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Country – Keith Jarrett e Jan Garbarek

Sì sì, lo so, oltre a Keith Jarrett (al pianoforte e alle percussioni) e Jan Garbarek (ai sassofoni) c’è anche Palle Danielsson (al basso). Ma, appunto, che palle.

Questa bellissima canzone è del 1977. È stata per decenni lo “stacchetto” per eccellenza del canale nazionale della radio (quello che ormai si chiama Rai Radio Uno), e penso che ben pochi italiani non la conoscano, anche se magari non ne sanno il nome.

Il perché non lo so, e mi farebbe piacere se qualcuno me lo dicesse. Magari per una misteriosa e fortunatissima congiunzione astrale. Magari è stata la scelta di un programmista innamorato del jazz e di Garbarek e Jarrett. Magari avrà dovuto combattere una battaglia senza quartiere con burocrati oscurantisti. Magari è passata liscia come l’olio senza che se ne accorgesse nessuno.

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D’Ippoliti-Roncaglia – L’Italia: una crisi nella crisi

Per comprendere meglio che cosa è successo, che cosa sta succedendo, che cosa potrebbe succedere ancora e qualche suggerimento su come venirne fuori, suggerisco di leggere questo bell’articolo di Carlo D’Ippoliti e Alessandro Roncaglia uscito su Moneta e Credito [vol. 64 n. 255 (2011), 189-227]. Non è una lettura facile, ma nemmeno questi tempi lo sono.

L’Italia: una crisi nella crisi | Insight

[…] la speculazione finanziaria ha scelto gli spread sul debito pubblico
dei paesi dell’area dell’euro, e non gli altri, come obiettivo operativo
intermedio per una scommessa di carattere più generale, relativa alla
solidità dell’euro in quanto moneta sovranazionale […]

La cosa poteva essere facilmente prevista: se non sono più possibili le
speculazioni sui cambi tra le valute dei vari paesi dell’Unione Europea,
assumendo che tali paesi mantengano un andamento non convergente nel
tempo, le tensioni sono destinate a scaricarsi sulla valutazione di solidità
dei titoli del debito pubblico dei vari paesi, quindi sugli spread.

[…]

Come notava già Keynes riguardo al sistema di Bretton Woods, un
sistema a cambi fissi (e a maggior ragione un’unione monetaria) che lasci
tutto il peso della correzione degli squilibri macroeconomici sui soli paesi
in deficit è prono alla deflazione e difficilmente genera piena
occupazione, sia nei paesi in surplus sia in quelli in deficit. Dunque, la
strategia di uscita dalla crisi dell’euro dovrebbe consistere nel rilancio
della crescita economica, con strumenti di politica attiva a livello
continentale (iniziando dai cosiddetti eurobond e dalla realizzazione di
progetti europei di infrastrutture, oltre che da una politica monetaria che
persegua, come la Fed, sia la stabilità dei prezzi sia la piena occupazione
e non il primo obiettivo soltanto, come invece prevede l’attuale statuto
della BCE). Dovrebbe invece essere limitata allo stretto indispensabile
l’imposizione di misure di austerità, rinunciando all’imposizione di rigide
tabelle di marcia per la riduzione del debito in proporzione del PIL. Tali
misure, peraltro, difficilmente potranno garantire la solvibilità di alcuni
paesi (come la Grecia) o la sostenibilità del debito di altri […]

10 modi per essere più felici

  1. Fare ginnastica
  2. Seguire una dieta anti-infiammatoria
  3. Integrarla con olio di pesce e vitamina D
  4. Assumere erbe anti-depressive (tipo l’iperico, non quella cui stavate pensando)
  5. Fare esercizi di respirazione
  6. Tentare una terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
  7. Ridere
  8. Evitare l’esposizione ai media (il data smog fa male!)
  9. Perdonare
  10. Praticare la gratitudine.

Bastasse questo!

Dr. Andrew Weil: 10 Ways to Have a Happier Life

In my new book, “Spontaneous Happiness,” I write about lifestyle practices that can help people achieve and maintain happy lives. Bear in mind that by “happy,” I am not referring to endless bliss. Despite what many in the media proclaim these days, such a state is neither achievable nor desirable. Instead, these practices are designed to help most people reach and maintain a state of contentment and serenity. From there, a person can still experience appropriate emotional highs and lows, but knows that he or she will soon return to a pleasant state that might be termed emotional sea level.

Edward O. Wilson: conoscere la biodiversità per salvare il pianeta

Opinion: Exploring a Little-Known Planet | The Scientist

Edward O. Wilson

Jim Harrison, photographer Harvard News Office

To know well the full biodiversity of Earth is not important simply to add figures to textbooks. The real purpose of science must be the original Linnaean goal: to find and take full account of each and every species of organism on Earth.

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Non è mai troppo tardi

Newton aveva 23 anni quando formulò la teoria della forza di gravità. Einstein ne aveva 26 quando pubblicò il paper sull’effetto fotoelettrico che gli fruttò il Nobel 16 anni dopo. Marie Curie studiò la radioattività del radio e del polonio prima dei 30 anni. Secondo uno studio pubblicato ieri, ormai la probabilità di pubblicare uno studio meritevole del Nobel prima dei 30 anni è prossima a 0.

Q&A: Aging Geniuses | The Scientist

Newton Einstein Curie

Wikipedia.org

Isaac Newton was just 23 years old when, while on a brief hiatus from Cambridge University, he developed his theory of gravitation. “For in those days I was in my prime of age for invention, and minded mathematics and philosophy more than at any time since,” he later wrote in a letter to a fellow scholar.

Similarly, at age 26, Einstein published the paper on the photoelectric effect that would win him a Nobel Prize 16 years later in 1921. Marie Curie was around 30 when she, along with her husband Pierre, discovered the radioactive elements radium and polonium.

But according to economists Benjamin Jones and Bruce Weinberg, young scientists making groundbreaking contributions to their fields are becoming an endangered breed. In a study published yesterday (November 8) in the Proceedings of the National Academy of Sciences, they reported that the chances a Nobel Prize winner at the turn of the 21st century produced their winning work by the age 30 or even 40 is close to zero.

Their analysis of 525 Nobel Prize winners (182 in physics, 153 in chemistry, and 190 in medicine) between 1900 and 2008, revealed that while the mean age at which they did their Nobel-prize winning work was around 37 for the three fields in the early 20th century, they are now around 50, 46, and 45 for Physics, Chemistry, and Medicine, respectively. The Scientist spoke to Weinberg, a microeconomist at Ohio State University, and Jones, a macroeconomist at the The Kellogg School of Management, Northwestern University, about the trends in age and creativity in science, and what they may mean for the future of science research.

Idee degli anni Ottanta

Da qualche giorno sono alla ricerca delle idee degli anni Ottanta che sarebbero alla base delle proposte di Matteo Renzi.

Finora le migliori che ho trovato sono queste:

Oh yeah
In France a skinny man
Died of a big disease with a little name
By chance his girlfriend came across a needle
And soon she did the same
At home there are seventeen-year-old boys
And their idea of fun
Is being in a gang called The Disciples
High on crack, totin’ a machine gun

Time, time

Hurricane Annie ripped the ceiling of a church
And killed everyone inside
U turn on the telly and every other story
Is tellin’ U somebody died
Sister killed her baby cuz she couldn’t afford 2 feed it
And we’re sending people 2 the moon
In September my cousin tried reefer 4 the very first time
Now he’s doing horse, it’s June

Times, times

It’s silly, no?
When a rocket ship explodes
And everybody still wants 2 fly
Some say a man ain’t happy
Unless a man truly dies
Oh why
Time, time

Baby make a speech, Star Wars fly
Neighbors just shine it on
But if a night falls and a bomb falls
Will anybody see the dawn
Time, times

It’s silly, no?
When a rocket blows up
And everybody still wants 2 fly
Some say a man ain’t happy, truly
Until a man truly dies
Oh why, oh why, Sign O the Times

Time, time

Sign O the Times mess with your mind
Hurry before it’s 2 late
Let’s fall in love, get married, have a baby
We’ll call him Nate… if it’s a boy

Time, time

Time, time

Berlusconi Dismisses Resignation Reports – NYTimes.com

Siamo ormai lo zimbello del pianeta:

Malconcio per gli scandali sessuali e le innumerevoli indagini su presunte scorrettezze finanziarie entro il suo vasto impero economico, Mr. Berlusconi è stato infine costretto all’angolo da fattori esterni all’Italia e fuori dal suo controllo.

Berlusconi Dismisses Resignation Reports – NYTimes.com

Calls by Mr. Berlusconi’s critics for his resignation doubled over the weekend after Italy last week agreed to allow the International Monetary Fund to monitor restructuring steps aimed at containing its ballooning debt and boosting its stagnant economy.

Mr. Berlusconi’s ability to steer Italy, Europe’s third largest economy, has been called into question by a prolonged deadlock in Parliament over the scope of sweeping changes encompassing everything from pensions to privatizations.

Lawmakers from his Peoples of Liberty party have begun to openly criticize Mr. Berlusconi, a censure that would have been unthinkable until a few months ago.

Over the past two weeks, a steady trickle of defectors has left the party. By most counts on Monday, Mr. Berlusconi had lost his majority in the lower house, where he has held on to power for nearly a year with only a handful of votes.

Battered by sex scandals and countless investigations into alleged financial improprieties within his vast business holdings, Mr. Berlusconi was ultimately backed into a corner by factors outside of Italy that he could not control.