Scomunica

Se ne parla molto in questi giorni, e per lo più a vanvera, come accade in genere quando il chiacchiericcio è alimentato da giornalisti e “opinionisti” che si fanno un punto d’onore del non documentarsi mai e dell’occultare i fatti e qualunque altro elemento dotato di una qualche oggettività e verificabilità (e poi, nella maggior parte dei casi, tuonano contro il relativismo).

Secondo Wikipedia: “La scomunica è un atto legale della chiesa cristiana che implica vari gradi di esclusione di un suo membro dalla comunità dei fedeli a causa di gravi ed ostinate infrazioni alla morale e/o alla dottrina riconosciuta. Il termine scomunica appare per la prima volta in documenti ecclesiastici nel quarto secolo. Nel quindicesimo secolo si comincia a fare una distinzione fra coloro che devono essere allontanati a causa di gravi errori (i vitandi), e quelli che possono essere tollerati (i tolerati, che dovevano essere solo rigidamente esclusi dai sacramenti). […] Nell’ambito del diritto canonico cattolico , la scomunica è la più grave delle pene che possa essere comminata a un battezzato: lo esclude dalla comunione dei fedeli e lo priva di tutti i diritti e i benefici derivanti dall’appartenenza alla Chiesa, in particolare quello di amministrare e ricevere i sacramenti. La scomunica è una delle tre censure ecclesiastiche previste dal diritto canonico: le altre censure sono l’interdetto e la sospensione a divinis (quest’ultima può essere inflitta solo ai chierici). La scomunica può essere inflitta solo a una persona fisica, laica o ecclesiastica, non a enti e confraternite, e cessa con l’assoluzione che può e deve essere data non appena lo scomunicato si pente sinceramente della colpa commessa.”

Alcune considerazioni:

  1. Il processo di “giuridicizzazione” della fede cristiana è un processo storico, estraneo alla chiesa delle origini (che, anzi, reagiva ai minuziosi elenchi di norme dell’ebraismo – andatevi al leggere sulla Bibbia il Levitico! –: Gesù dice che il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato), probabilmente scaturito dall’incontro con il diritto romano;
  2. Il processo di “codificazione” è ancora più recente: il Codex Iuris Canonici è stato promulgato nel 1917 da papa Benedetto XV (data e nome del papa sono evocativi, vero?). Una versione riformata, fortemente voluta da papa Giovanni XXIII e ispirata ai principi del Concilio Vaticano II, è stata promulgata nel 1988. Sul web è disponibile il testo integrale, con strumenti di ricerca veramente ben fatti.
  3. La scomunica è l’effetto di una sentenza giuridica.
  4. La scomunica è sempre inflitta a una persona.
  5. Nel diritto canonico c’è un principio generale: “Ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione” (Canone 912).
  6. L’eccezione al principio è la seguente: “Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto” (Canone 915).

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