Simon Laham – The Joy of Sin

Laham, Simon (2012). The Joy of Sin: The Psychology of the Seven Deadly Sins. London: Constable & Robinson. 2012. ISBN 9781780331362. Pagine 256. 6,48 €

The Joy of Sin

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Nei paesi di cultura anglosassone è diventato un genere letterario, all’interno del più ampio concetto di public understanding of science (ne abbiamo parlato qui): raccogliere, su un argomento, una rassegna di articoli apparsi su riviste scientifiche e costruirci sopra un “sunto” – per quanto possibile ben organizzato – che possa essere letto e compreso anche da un pubblico di media cultura ma non specialistico (direi, tipicamente, un lettore che abbia fatto l’università, ma non in quella materia).

Naturalmente, per scrivere un buon libro di questo tipo è necessario avere certe doti di scrittura, essere capaci di tenere vivo l’interesse del lettore. Il rischio, altrimenti, è che sia troppo manifesto che la rassegna è, appunto, una rassegna, e che quindi si perda per strada il lettore (a meno che il lettore sia io, che mi sono impegnato con il mio ipotetico pubblico di leggere tutto fino alla fine per poi fare le recensioni).

Avrete compreso, a questo punto, che questo libro non è esaltante. O, almeno, che a me non ha esaltato. Eppure l’ho comprato proprio per la curiosità che suscitano in me i 7 peccati capitali, di cui si è parlato in più di un post (qui, qui e qui).

In realtà, a parte alcune notizie storiche interessanti (ad esempio, che è stato papa Gregorio Magno a stilare la lista nel 590), per ciascuno dei “peccati” (che sono in realtà “tratti psicologici” che compongono una sorta di nebulosa intorno a ciascuno dei “vizi”) Laham dimostra (con una certa facilità) che sono tratti non deleteri, ma anzi potenzialmente utili, tant’è che sono stati “selezionati” dagli algoritmi dell’evoluzione, e presenta una serie di studi ed esperimenti che illustrano le caratteristiche “reali” di questi tratti.

Il tutto per 7 volte, naturalmente.

Ho trovato particolarmente interessante l’invidia (di cui in realtà mi sono già occupato tempo fa) e propone la stessa distinzione tra invidia e gelosia che avevo citato in quel post, pur senza esserne del tutto convinto. E soprattutto, mi ha consentito di (ri)scoprire la descrizione che ne fa Ovidio nelle Metamorfosi:

protinus Invidiae nigro squalentia tabo               760
tecta petit: domus est imis in vallibus huius
abdita, sole carens, non ulli pervia vento,
tristis et ignavi plenissima frigoris et quae
igne vacet semper, caligine semper abundet.
huc ubi pervenit belli metuenda virago,                765
constitit ante domum (neque enim succedere tectis
fas habet) et postes extrema cuspide pulsat.
concussae patuere fores. videt intus edentem
vipereas carnes, vitiorum alimenta suorum,
Invidiam visaque oculos avertit; at illa               770
surgit humo pigre semesarumque relinquit
corpora serpentum passuque incedit inerti.
utque deam vidit formaque armisque decoram,
ingemuit vultumque una ac suspiria duxit.
pallor in ore sedet, macies in corpore toto.               775
nusquam recta acies, livent robigine dentes,
pectora felle virent, lingua est suffusa veneno;
risus abest, nisi quem visi movere dolores;
nec fruitur somno, vigilantibus excita curis,
sed videt ingratos intabescitque videndo               780
successus hominum carpitque et carpitur una
suppliciumque suum est. quamvis tamen oderat illam,
talibus adfata est breviter Tritonia dictis:
‘infice tabe tua natarum Cecropis unam:
sic opus est. Aglauros ea est.’ haud plura locuta               785
fugit et inpressa tellurem reppulit hasta.
Illa deam obliquo fugientem lumine cernens
murmura parva dedit successurumque Minervae
indoluit baculumque capit, quod spinea totum
vincula cingebant, adopertaque nubibus atris,               790
quacumque ingreditur, florentia proterit arva
exuritque herbas et summa cacumina carpit
adflatuque suo populos urbesque domosque
polluit [Metamorfosi, libro secondo, 760-794]

Subito si reca alla dimora di Invidia, funerea di peste
e squallore. È una casa nascosta in fondo a una valle,
una casa priva di sole, senza un alito di vento,
tetra, tutta intorpidita dal gelo, dove sempre
manca il fuoco e sempre dilagano le nebbie.
Quando vi giunge, la temibile vergine della guerra
si ferma sulla soglia, non essendole permesso
di varcarla, e bussa alla porta con la punta della lancia.
Ai colpi si spalancano i battenti: all’interno intravede Invidia,
che mangia carne di vipera per alimentare
i suoi vizi, e a quella vista distoglie gli occhi. L’altra invece
si alza pigramente da terra, lasciandosi alle spalle brandelli
di serpenti mezzo rosicchiati, e avanza con passo incerto:
quando scorge la dea lucente d’armi in tutto il suo fulgore,
manda un gemito, contraendo il volto nel conato dei sospiri.
Il pallore le segna il viso, la magrezza tutto il corpo;
mai dritto lo sguardo, ha denti lividi e guasti,
il cuore verde di bile, la lingua tinta di veleno.
Senza un’ombra di sorriso, se non mosso dalla sventura altrui,
non gode del sonno, agitata com’è dall’assillo dei suoi crucci;
con astio apprende i successi degli uomini e quando li apprende
si strugge; strazia ed è straziata al tempo stesso:
questo il suo tormento. Pur detestandola, Minerva,
la dea di Tritone, si rivolge a lei con queste brevi parole:
«Infetta col tuo veleno una figlia di Cècrope, quella.
È scritto. Aglàuro è il suo nome». E senza una parola di più,
facendo leva con la lancia, si stacca da terra e vola via.
Mentre con occhio bieco guarda Minerva che fugge, Invidia,
amareggiata di doverla accontentare, brontola
un attimo fra sé, poi prende il suo bastone, tutto avvolto
da una fascia di spine. Nascosta da una nuvola nera,
ovunque passa, calpesta i fiori dei campi,
brucia l’erba, strappa la cima delle piante,
e col suo fiato appesta popoli, case e città. [Progetto Ovidio]

Il mio latino non sarà più un granché, Ma qui Ovidio sta giocando con effetti truculenti tutti interni a una descrizione dell’aspetto fisico di Invidia e non, se non attraverso questo, alle sue “qualità” morali. Parla del viso pallido, del corpo scheletrico, dello sguardo strabico, dei denti lividi e guasti, della lingua tinta di veleno. Quindi tradurrei il suo pectora felle virent (verso 777) con il petto secerne fiele (dalle mammelle, anche se capisco che la cosa venga taciuta ai liceali) piuttosto che con il cuore verde di bile.

***

Qualche citazione. Il riferimento è come di consueto alle posizioni sul Kindle:

Income is positively related to wanting to have more days like yesterday, with feeling well rested, with feeling treated with respect, with being able to choose how to spend one’s time, with smiling or laughing, with feeling proud, with having done something interesting, and with eating good-tasting food. [925. Non particolarmente sorprendente, nonostante la moda del “benessere non solo economico”]

We are bombarded with so much detailed, often redundant information during the course of our lives that we seldom need to remember all the ins and outs. Extracting the summary meaning or gist from a set of stimuli is often much more efficient than laboriously retaining and processing all the details. [1339. Stiamo parlando dei benefici dell’accidia]

Anger is both a gauge of our progress towards a goal and a force that makes us persist in the face of obstacles. [1730]

[…] WEIRD society (Western, Educated, Industrialized, Rich and Democratic) […] [1875. L’acronimo si deve al seminale articolo Henrich, J., Heine, S. J., & Norenzayan, A. (2010).  “The weirdest people in the world. How representative are experimental findings from American university students? What do we really know about human psychology? (Target Article, Commentaries, and Response)”. Behavioral and Brain Sciences, 33, 61-83, 111-135?”, che ha avuto anche l’onore di una citazione si Improbable research – quelli dei premi Ig-Nobel]

When Hsee and colleagues examined predicted happiness ratings, they found that only relative diamond size mattered. Within each group, the person with the larger diamond was happier. Participants within groups could compare their diamonds with each other and as a result based their happiness on their relative standing within groups. However, there was no average difference in happiness between the poor and rich groups. Even though those in the rich group had larger diamonds, they were no happier than those in the poor group. So for diamonds, it appears happiness depends on comparison, not on absolute size. [2279]

The first kind of pride, marked by worthy achievement and success, Tracy and Robins called authentic pride. The second, with all its conceitedness and arrogance, they called hubristic pride. [2365. Tracy, J. L., & Robins, R. W. (2007). “The psychological structure of pride: A tale of two facets.” Journal of Personality and Social Psychology, 92(3), 506-525]

[…] BIRGing: basking in reflected glory. [2541. Acronimo dovuto a: Cialdini, Robert B., Richard J. Borden, Avril Thorne, Marcus Randall Walker, Stephen Freeman, and Lloyd Reynolds Sloan (1976). “Basking in reflected glory: Three (football) field studies.” Journal of Personality and Social Psychology, 34 (1976), 366-75]

4 Risposte to “Simon Laham – The Joy of Sin”

  1. Forza, pecchiamo: i 7 peccati capitali non sono poi male « Sbagliando s'impera Says:

    […] peccati capitali e – come aveva peraltro fatto Simon Laham con The Joy of Sin, che ho recensito qui – argomenta che sono tratti non deleteri, ma anzi potenzialmente utili, tant’è che sono stati […]

  2. Tiresia e la sinestesia « Sbagliando s'impera Says:

    […] la maestria che già gli conosciamo, nnel terzo libro delle sue Metamorfosi (sì, perché anche mutarsi di maschio in femmina, e […]

  3. Mary Roach – Gulp: Adventures on the Alimentary Canal | Sbagliando s'impera Says:

    […] ma per altri potrebbe essere un pregio. per me, tuttavia, questi esercizi, più vicini a un genere letterario che a un sincero tentativo di migliorare la cultura scientifica, divertono ma non entusiasmano. […]

  4. John Bingham – Five Roundabouts to Heaven | Sbagliando s'impera Says:

    […] lunga discussione sui sette peccati capitali (di cui ho scritto più volte, qui, qui, qui, qui e qui) e se costituiscano ed eventualmente esauriscano i possibili moventi di un […]


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