Buon compleanno, Hitchcock

Oggi Hitchcock compirebbe 113 anni. Lo festeggiamo con la celeberrima scena dell’aereo in North by Northwest (Intrigo internazionale).

Non vi ricordate il film? Non l’avete mai visto? Rimediate subito, non ve ne pentirete!

La scena a Grand Central:

Il malizioso finale con la “penetrazione” del tunnel (se pensate che possa rovinarvi il film, non guardatelo).

Maria Popova, su Brain Pickings (Happy Birthday, Hitchcock: How the Iconic Director Changed One Boy’s Life | Brain Pickings), lo festeggia da par suo presentando un libro di Laurent Bouzereau, Hitchcock, Piece by Piece.

Alfred Hitchcock — legendary director, insightful happiness guru, masterful exploiter of human psychology — was born 113 years ago today. Hitchcock, Piece by Piece (public library) deconstructs what author Laurent Bouzereau calls “the Hitchcock touch,” in large part through never-before-published memorabilia from the Hitchcock family archive — letters, memos, photographs, and other ephemera that offer an unprecedented glimpse of the legendary director’s life and mind.

Hitchcock, Piece by Piece

brainpickings.org

Si possono prevedere i risultati delle olimpiadi?

La risposta è certamente affermativa. Ma come? I modi possono essere innumerevoli, dal famoso polpo Paul alle previsioni ragionate degli economisti (che come noto sono in grado di prevedere razionalmente un risultato e il suo contrario).

Fabio Radicchi, un giovane fisico romano, ha applicato un modello statistico. Il post di Samuel Arbesman dove ho trovato la notizia (“Universal Laws at the Olympics and Predictions for 2012“, Wired Science Blogs: Social Dimension, 25 luglio 2012) colloca il lavoro di Radicchi nell’ambito delle spiegazioni matematiche delle performance umane, di cui riporta esempi riferiti agli anni Settanta e Ottanta (qui e qui). Studiare i limiti delle performance umane sotto il profilo statistico è particolarmente interessante (per uno statistico, va da sé), perché ci stiamo per definizione concentrando su una coda della distribuzione (quella degli atleti migliori; io sto in quell’altra, naturalmente), mentre la statistica dà il meglio di sé quando si parla di medie e di distribuzioni normali. Esiste però un’intera branca della statistica, la teoria dei valori estremi, che studia proprio questi aspetti.

Medaglie d'oro

wired.com

Il ragionamento di Radicchi è abbastanza semplice da spiegare (l’articolo “Universality, Limits and Predictability of Gold-Medal Performances at the Olympic Games” si può scaricare liberamente): si ipotizza che il miglioramento relativo dei record obbedisca a una legge universale e che tenda al raggiungimento di un valore limite. Radicchi usa il medagliere olimpico (in primo luogo le medaglie d’oro, ma anche quelle d’argento e di bronzo, per 3 motivi:

  1. sono disponibili osservazioni per oltre un secolo (i primi giochi dell’era moderna si disputarono nel 1896);
  2. i dati sono dettagliati e regolarmente distribuiti nel tempo (ogni 4 anni);
  3. nella stragrande maggioranza delle discipline, la performance del vincitore della medaglia d’oro approssima piuttosto fedelmente il miglior risultato conseguibile in quel momento storico, data la rilevanza e il prestigio della manifestazione.

Sulla base di queste premesse, l’articolo si propone:

  1. di mostrare che i miglioramenti della performance obbediscono a una legge universale;
  2. di stimare i valori limite del miglioramento di performance;
  3. di prevedere i risultati (in termini di performance) delle olimpiadi di Londra.

* * *

Per quanto riguarda il primo aspetto, Radicchi mostra che i miglioramenti relativi nella performance del vincitore della medaglia d’oro in due edizioni consecutive delle olimpiadi tende ad avvicinarsi a un valore limite e che i miglioramenti stessi (non le prestazioni in termini assoluti) sono distribuiti normalmente. Radicchi registra questa regolarità in 55 discipline olimpiche.

Vediamo qui l’esempio, piuttosto chiaro, dei 400 m piani maschili.

Radicchi 1

plosone.org

Nel primo quadrante della figura (a) si presenta la stima migliore del valore limite (il record insuperabile per i 400 m piani maschili è stimato in 41′ e 62 centesimi). La significatività statistica del risultato è molto elevata e il secondo e terzo quadrante (b e c) mettono a confronto la distribuzione normale teorica (in nero) con quella misurata da Radicchi sui risultati effettivi. Infine, nel quarto quadrante si vede che il risultato non dipende dalle particolari edizioni dei giochi olimpici e che la distribuzione è stazionaria.

I risultati conseguiti sono particolarmente importanti perché sono generalizzati, cioè applicabili a un numero elevato di discipline olimpiche. Radicchi li spiega così:

At each new edition of the Games, gold-medal performances get, on average, closer to the limiting performance value. The average positive improvement observed in historic performance data can be motivated by several factors: as time goes on, athletes are becoming more professionals, better trained, and during the season have more events to participate in; the pool for the selection of athletes grows with time, and, consequently there is a higher level of competition; the evolution of technical materials favors better performances. On the other hand, there is also a non null probability that winning performances become worse than those obtained in the previous edition of the Games (i.e., relative improvement values are negative). All these possibilities are described by a Gaussian distribution that accounts for various, in principle hardly quantifiable, factors that may influence athlete performances: meteorological and geographical conditions, athletic skills and physical condition of the participants, etc.

* * *

L’applicazione dello stesso modello e delle stesse procedure di stima a una pluralità di discipline olimpiche permette a Radicchi di determinare per ognuna il valore limite e, al tempo stesso, di stimarne la bontà. La validità del modello è riscontrata per l’intera gamma delle corse (dai 100 m alla maratona), per i record che riguardano la distanza e l’altezza (i diversi tipi di salto in lungo e in alto) e nel nuoto.

Nella figura qui sotto qualche esempio: Per la maratona il limite è stimato in 5771,44 secondi (1h36’11” e 44 centesimi), per il salto in alto femminile in 8,12 m, per i 100 m maschili e femminili rispettivamente in 8,28″ e 9,12″.

radicchi 2

plosone.org

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Infine, ecco le previsioni dei risultati in alcune discipline per Londra 2012, come emergono da modello di Radicchi:

Radicchi 3

plosone.org

Obituary: Sally Ride (26 maggio 1951-23 luglio 2012)

Di Sally Ride avevamo parlato – per la verità in modo molto leggero – in un post di qualche tempo fa, che ieri ho riproposto, dopo essere venuto a conoscenza della sua scomparsa.

Sally Ride

sallyridescience.com

Oggi torno sull’argomento con più serietà, perché il necrologio ufficiale – pubblicato sul suo sito Sally Ride Science – mette in luce 2 aspetti della sua vita, uno poco noto e uno del tutto privato fino a ieri, che mi sembra valga la pena sottolineare:

  1. Dopo aver lasciato la NASA nel 1987, Sally è tornata a insegnare, prima a Stanford e poi all’UCSD (University of California San Diego, noto a noi Apple-isti della prima ora per UCSD Pascal) e nel 2001 ha fondato la propria società, Sally Ride Science, per perseguire la vera passione della sua vita: «inspiring young people, especially girls, to stick with their interest in science, to become scientifically literate, and to consider pursuing careers in science and engineering.»
    «The company creates innovative classroom materials, classroom programs, and professional development training for teachers.»
    «Long an advocate for improved science education, Sally co-wrote seven science books for children—To Space and Back (with Sue Oakie); and Voyager; The Third Planet; The Mystery of Mars; Exploring Our Solar System; Mission Planet Earth; and Mission Save the Planet (all with Tam O’Shaughnessy). Sally also initiated and directed NASA-funded education projects designed to fuel middle school students’ fascination with science, including EarthKAM and GRAIL MoonKAM.»
    Secondo il New York Times (“American Woman Who Shattered Space Ceiling“): «In 2003, Dr. Ride told The Times that stereotypes still persisted about girls and science and math — for example the idea that girls had less ability or interest in those subjects, or would be unpopular if they excelled in them. She thought peer pressure, especially in middle school, began driving girls away from the sciences, so she continued to set up science programs all over the country meant to appeal to girls — science festivals, science camps, science clubs — to help them find mentors, role models and one another. “It’s no secret that I’ve been reluctant to use my name for things,” she said. “I haven’t written my memoirs or let the television movie be made about my life. But this is something I’m very willing to put my name behind.”»
  2. Con grande discrezione e sottile understatement, il necrologio ci informa che Sally lascia «Tam O’Shaughnessy, her partner of 27 years». Nessuno, fuori dalla cerchia dei parenti e degli amici più intimi, lo sapeva, perché la discrezione e la riservatezza di Sally erano proverbiali.
    Tam, che lavora alla Sally Ride Science come Chief Operating Officer and Executive Vice President for Content, aveva incontrato Sally su un campo da tennis quando erano entrambe ragazze:
    «Sally Ride and Tam O’Shaughnessy became friends at the age of 12 when they both played tennis. While their lives took different paths, they stayed in contact over the years. Ride went to Stanford University, earned a BS, an MS, and a PhD in physics, and became the first American woman to fly in space; O’Shaughnessy became a professional tennis player and later earned a BS and an MS in biology from Georgia State University and a PhD in school psychology from the University of California–Riverside.»
    Sally non aveva mai parlato della sua sessualità. Nell’articolo del New York Times già citato si dice: «Dr. Ride was known for guarding her privacy. She rejected most offers for product endorsements, memoirs and movies, and her reticence lasted to the end. […] In 1983, writing in The Washington Post, Susan Okie, a journalist and longtime friend, described Dr. Ride as elusive and enigmatic, protective of her emotions. “During college and graduate school,” Dr. Okie wrote, “I had to interrogate her to find out what was happening in her personal life.”»
    La sorella di Sally, Bear Ride, ha dichiarato a BuzzFeeD (“First Female U.S. Astronaut, Sally Ride, Comes Out In Obituary“): «We consider Tam a member of the family. […] I hope it makes it easier for kids growing up gay that they know that another one of their heroes was like them. […] Sally didn’t use labels. Sally had a very fundamental sense of privacy, it was just her nature, because we’re Norwegians, through and through.»
    Nel medesimo articolo, Chad Griffin, presidente della Human Rights Campaign, afferma: «For many Americans, coming out will be the hardest thing they ever do. While it’s a shame that Americans were not able to experience this aspect of Sally while alive, we should all be proud of the fact that like many LGBT Americans, she proudly served her country, had a committed and loving relationship, and lived a good life. […] The fact that Sally Ride was a lesbian will further help round out Americans’s understanding of the contributions of LGBT Americans to our country. Our love and condolences go out to her partner.»
    Per effetto del DOMA (Defense of Marriage Act) Tam non può essere riconosciuta erede di Sally.
Sally Ride e Tam O'Shaughnessy

Flickr/The American Library Association

 

Obituary: Sally Ride, 23 luglio 2012

Obituary: Sally Ride, 23 luglio 2012

RIP

Avatar di borislimpopoSbagliando s'impera

Questa è veramente una scemenza pretestuosa e me lo dico da solo.

Il 26 maggio 1983, 25 anni fa esatti, Sally Ride è stata la prima donna statunitense ad andare nello spazio (quasi 20 anni esatti dopo Valentina Tereshkova).

A me è venuta in mente una canzone di molti anni prima, Mustang Sally di Wilson Pickett che – anche se il ritornello fa “Ride Sally Ride” – ovviamente non c’entra nulla con la Sally Ride di cui stiamo parlando…

La canzone è uno dei pezzi forti di The Commitments.

C’è anche una Ride Sally Ride di Dennis Coffey.

View original post

Scoop: perché Napoleone ha licenziato Laplace

Napoleone aveva una grande passione per gli uomini di scienza e fu tra i primi a cogliere le potenzialità della statistica per il governo (autoritario) dello Stato.

Napoleone Bonaparte

wikipedia.org

Laplace, dal canto suo, aveva una straordinaria capacità di voltare gabbana, politicamente parlando: figlio di piccoli proprietari terrieri, fu fervente repubblicano durante la rivoluzione, ma si mise poi al servizio di Napoleone che nel 1799 lo nominò ministro dell’interno.

Laplace

wikipedia.org

Laplace durò nella carica soltanto 6 settimane. Questa la motivazione del licenziamento, vergata dallo stesso Napoleone. Che serva di lezione a tutti noi tecnici e scienziati, quando ci viene la tentazione di darci alla politica:

«Géomètre de premier rang, Laplace ne tarda pas à se montrer administrateur plus que médiocre; dès son premier travail nous reconnûmes que nous nous étions trompé. Laplace ne saisissait aucune question sous son véritable point de vue: il cherchait des subtilités partout, n’avait que des idées problématiques, et portait enfin l’esprit des ‘infiniment petits’ jusque dans l’administration.»

«Matematico di prima categoria, Laplace non ha tardato a dimostrarsi un amministratore più che mediocre; dal suo primo lavoro noi abbiamo subito compreso che ci eravamo sbagliati. Laplace non coglieva alcuna questione sotto il suo giusto punto di vista: cercava delle sottigliezze ovunque, aveva solo idee problematiche, e infine portava lo spirito dell'”infinitamente piccolo” perfino nell’amministrazione.»

Consoliamoci pensando che, nonostante questa disavventura, Napoleone continuò ad apprezzarne il valore come matematico e nel 1806 lo nomino conte dell’impero. Laplace sopravvisse alla grande anche alla restaurazione borbonica, riuscendo a diventare marchese nel 1817.

I 100 anni di Woody Guthrie

Lo festeggiamo con questo documentario della BBC, realizzato nel 1988.

Bello. Curiosa però la scelta della musica di Brian Eno per la sigla.

Il venerdì 13 del razionalista

Sono un razionalista inveterato e sbeffeggio i creduloni, quelli che hanno fiducia nell’oroscopo e nelle previsioni, quelli che scansano i gatti neri e giocano al gratta e vinci.

Il venerdì 13 (e anche il venerdì 17, se è per quello) sono più determinato e più insopportabilmente sprezzante del solito.

Fallo alato

staticflickr.com / © Fiore S. Barbato

Ma poi:

  1. stamattina, andando in ufficio, il convoglio della metropolitana su cui ero (in piedi e senza aria condizionata) si è guastato in una nuvola di fumo di freni bruciati, e me la sono fatta a piedi;
  2. alle 10:30 si è interrotto il collegamento a internet del mio pc: ci sono volute 4 ore per scoprire che il guasto era nella presa di rete (grazie, comunque, ai colleghi che hanno scoperto dov’era il guasto: era tutt’altro che facile);
  3. alle 19:00, dopo un’oretta che lavoravo a un post piuttosto difficile da scrivere, al momento del “pubblica” sono stato tradito da WordPress, che prima mi ha detto che non era riuscito a salvare e di riprovare, e poi mi ha fatto vedere di non aver conservato nessuna traccia del post stesso;
  4. Alle 19:30 ho ripreso la metropolitana: dopo aver atteso 9 minuti alla stazione di Cavour, il treno su cui sono salito – in piedi e senza aria condizionata – si è rotto a Circo Massimo. Sono abbastanza sicuro, dalla voce sgarbata e dal nevrotico accendere e spegnere le luci per farci smontare, che fosse lo stesso autista della mattina. Il diavolo, probabilmente.

OK. So what?!

«O Italiani, io vi esorto alle storie»

Una frase che mio padre citò più volte. A tavola, perché pranzare e cenare insieme (mio padre veniva sempre anche a pranzo, benché per stare un’oretta con noi si dovesse sobbarcare altrettanto di tram, tra andata e ritorno) era l’occasione per parlare insieme.

Erano altri tempi, e avevamo un atteggiamento più laico nei confronti del lavoro e della produttività: ne ha scritto il 20 luglio 2012 ilNichilista sul suo blog in un post intitolato Dalla fine del lavoro alla fine del tempo libero. Non ritengo necessario aggiungere niente, se non l’invito a rileggere l’editoriale che Luigi Pintor – penso – scrisse per il primo 1° maggio del quotidiano il manifesto, nel 1971 (l’ho ripubblicato qui il 1° maggio 2007). E vorrei anche dire che la produttività del lavoro aumenta realmente quando al lavoro vengono messi a disposizione strumenti (mezzi di produzione, avrebbe detto quello) più efficienti, non quando viene aumentata a dismisura la giornata lavorativa cancellando ogni confine tra tempo di lavoro e tempo libero …

Pranzi e cene erano spesso occasioni per discussioni, anche accese, sui massimi e sui minimi sistemi. Spero di essere riuscito a trasferire questa abitudine anche alla famiglia che poi ho formato e che i miei figli se ne ricordino in futuro come lo ricordo io: ma mi rendo conto, mentre lo scrivo, che al massimo ne ricorderanno la metà, perché io invece non sono mai tornato a pranzo, e sono spesso mancato anche a cena …

Quello che devo confessare è che non ho mai approfondito chi e in che contesto avesse pronunciato o scritto quella frase. Non lo chiesi mai allora (per timidezza o per superbia o per neghittosità – comunque già all’epoca “l’uomo che non deve chiedere mai,” e perciò rischia di non sapere e di non ottenere nulla), né lo andai a cercare su qualche enciclopedia. Vagamente, pensavo che l’avesse scritto qualche uomo di lettere del Risorgimento (non ero lontanissimo dalla verità) o magari un Machiavelli (questo sì sbagliatissimo), e che il senso fosse quello di invitare gli italiani a studiare il proprio passato per non ripeterne gli errori.

Poi passarono gli anni (sono più di 35 ormai da quando mio padre non c’è più). Sporadicamente la frase mi è tornata in mente, ma non la ricordavo esattamente, in ogni caso non abbastanza esattamente per Google. Ieri l’illuminazione. Una rapida ricerca e so quasi tutto.

Siamo nel 1809. L’anno prima Ugo Foscolo ha interrotto la sua carriera militare e si è candidato alla cattedra vacante di eloquenza dell’Università di Pavia (era stata di Vincenzo Monti). Il 18 marzo 1808 la ottiene e il 22 gennaio 1809 vi pronuncia l’orazione inaugurale Dell’origine e dell’ufficio della letteratura (l’esperienza accademica del nostro dura per poche lezioni perché Napoleone, ormai sospettoso di ogni libero pensiero, gli sopprime la cattedra – non si chiamava ancora riforma o manovra o spending review, ma gli effetti erano gli stessi).

Riprendo da wikipedia:

Nell’appassionata orazione sull’importanza della parola, che Foscolo legge il 22 gennaio 1809 alla lezione inaugurale del corso che è chiamato a tenere all’Università di Pavia, si trovano tutte le linee della sua poetica. Il fulcro tematico dell’orazione è l’esaltazione della parola che l’autore ritiene uno strumento insostituibile per rappresentare il pensiero e dare forma alla fantasia. Egli sostiene che l’esigenza di comunicare sia tipica dell’uomo e abbia una funzione sociale utile a mantenere l’ordine e l’armonia. Con la parola, dice Foscolo, si fanno nascere le leggi, vengono fondate le religioni, si tramandano le conoscenze. Se la società si sviluppa è perché c’è stato lo sviluppo della lingua che è indice di progresso, di civilizzazione e di letteratura. Nell’orazione Foscolo tratta anche del rapporto tra scienza e letteratura, che ritiene essere complementari e quindi necessarie. Infine prende in analisi il fiorire delle lettere nella Grecia antica e le cause della sua corruzione che individua nell’opera dei sofisti, colpevoli di aver ridotto la poesia in retorica e di aver condannato il pensiero di Socrate.

Ugo Foscolo

wikipedia.org

Se capisco bene, Foscolo – in modo sorprendentemente moderno per me, che evidentemente su di lui so ben poco al di là dei Sepolcri e dei Sonetti – ritiene che la parola sia una facoltà innata e senza parola non vi possa essere pensiero:

Ogni uomo sa che la parola è mezzo di rappresentare il pensiero; ma pochi si accorgono che la progressione, l’abbondanza e l’economia del pensiero sono effetti della parola. E questa facoltà, di articolare la voce, applicandone i suoni agli oggetti, è ingenita in noi e contemporanea alla formazione de’ sensi esterni e delle potenze mentali, e quindi anteriore alle idee acquistate da’ sensi e raccolte dalla mente; onde quanto più i sensi s’invigoriscono alle impressioni, e le interne potenze si esercitano a concepire, tanto gli organi della parola si vanno più distintamente snodando. Ché le passioni e le immagini nate dal sentire e dal concepire o si rimarrebbero tutte indistinte e tumultuanti, mancando di segni che nell’assenza degli oggetti reali le rappresentassero, o svanirebbero in gran parte per lasciar vive soltanto le pochissime idee connesse all’istinto della propria conservazione, ed accennabili appena dall’azione o dalla voce inarticolata.

Nell’articolare questo ragionamento, Foscolo giunge a teorizzare un rapporto di complementarità tra letteratura e scienza e, di conseguenza, l’origine della decadenza del pensiero nella trasformazione della letteratura in retorica a opera dei sofisti. Assume di conseguenza a modello del suo insegnamento Socrate, anch’egli vittima dei sofisti:

O Ateniesi, adorate Dio, e non aspirate a conoscerlo: amate il paese ove la natura vi ha fatto nascere, e seconderete le leggi dell’universo: non disputate sull’anima, ma dirigete le vostre passioni verso le cose che giovarono a’ nostri padri. O miei concittadini, non a tutti è dato di essere oratore o poeta: coltivate i vostri poderi, permutate i frutti e le merci, poiché tutti abbiamo necessità della terra e a pochi manca l’industria: tutti i padri possono educare i loro figliuoli a venerare gl’iddii, ad obbedire alle leggi, ad amare la patria, e tutti i giovani possono difenderla co’ loro petti; ma in ogni studio ascoltate il proprio Genio, e sarete onorati e benemeriti cittadini.

Con la condanna e la morte di Socrate – secondo Foscolo – «la sapienza fuggì dal governo, e l’eloquenza ammutì, e Atene fu serva de’ retori, che fecero esiliare tutti i filosofi». Lo stesso accadde in Italia, quando Domiziano nominò il retore Quintiliano console (ricevendone immediatamente un immeritato elogio nelle Istitutiones: le radici della piaggeria e del lèche-culismepardon my french – sono profonde).

Così l’arte andò deturpando sino a’ dì nostri le lettere: non però valse ad annientare il decreto della natura che le destinò ministre delle immagini, degli affetti e della ragione dell’uomo.

E finalmente siamo al punto. Perché Foscolo vede nella storia la scienza che può ristabilire il legame di complementarità con la parola e la letteratura e risollevare le sorti della cultura italiana, ma non vede – al di là di tentativi limitati e parziali («e cronache e genealogie e memorie municipali, e le congerie del benemerito Muratori, ed edizioni obbliate di storici di ciascheduna città d’Italia») – una storia d’Italia.

Mi viene da commentare che, anche più di 200 anni fa, gli intellettuali più avveduti individuavano i vizi di fondo della cultura italiana (i) nell’accondiscendenza al potere politico e (ii) nella preferenza per la retorica esercitata «nelle arcadie e nei chiostri» rispetto al lavoro della ricerca scientifica (perché la scienza storica era, per la cultura e la sensibilità di Foscolo, la cosa più vicina alle discipline scientifiche che potesse concepire).

Di qui, finalmente, l’esortazione. È lettura faticosa, ma merita.

O Italiani, io vi esorto alle storie, perché niun popolo più di voi può mostrare né più calamità da compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che vi facciano rispettare, né più grandi anime degne di essere liberate dalla obblivione da chiunque di noi sa che si deve amare e difendere ed onorare la terra che fu nutrice ai nostri padri ed a noi, e che darà pace e memoria alle nostre ceneri. Io vi esorto alle storie, perché angusta è l’arena degli oratori […] Ma nelle  storie, tutta si spiega la nobiltà dello stile, […] tutti i precetti della sapienza, tutti i progressi e i benemeriti dell’italiano sapere. […] Forse la sola poesia e la magnificenza del panegirico potranno rimunerar degnamente il principe che vi dà leggi e milizia e compiacenza del nome italiano? […] Quali passioni frattanto la nostra letteratura alimenta, quali opinioni governa nelle famiglie? Come influisce in que’ cittadini collocati dalla fortuna  tra l’idiota ed il letterato, tra la ragione di Stato che non può guardare se non la pubblica utilità, e la misera plebe che ciecamente obbedisce alle supreme necessità della vita, in que’ cittadini che soli devono e possono prosperare la patria, perché hanno e tetti e campi ed autorità di nome e certezza di eredità, e che, quando possedono virtù civili e domestiche, hanno mezzi e vigore d’insinuarle tra il popolo e di parteciparle allo Stato? L’alta letteratura riserbasi a pochi, atti a sentire e ad intendere profondamente; ma que’ moltissimi che per educazione, per agi e per l’umano bisogno di occupare il cuore e la mente sono adescati dal diletto e dall’ozio tra’ libri, denno ricorrere a’ giornali, alle novelle, alle rime; così si vanno imbevendo dell’ignorante malignità degli uni, delle stravaganze degli altri, del vaniloquio de’ verseggiatori; così inavvedutamente si nutrono di sciocchezze e di vizi, ed imparano a disprezzare le lettere. Ma indarno […] e i Germani e gl’Inglesi ci dicono che la gioventù non vive che d’illusioni e di sentimenti, e che la bellezza non è immune dalle insidie del mondo; e che, poiché la natura e i costumi non concedono di preservare la gioventù e la bellezza dalle passioni, la letteratura deve, se non altro, nutrire le meno nocive, dipingere le opinioni, gli usi e le sembianze de’ giorni presenti, ed ammaestrare con la storia delle famiglie. Secondate i cuori palpitanti de’ giovinetti e delle fanciulle, assuefateli, finché sono creduli ed innocenti, a compiangere gli uomini, a conoscere i loro difetti ne’ libri, a cercare il bello ed il vero morale: le illusioni de’ vostri racconti svaniranno dalla fantasia con l’età;  ma il calore con cui cominciarono ad istruire, spirerà continuo ne’ petti. Offerite spontanei que’ libri che, se non saranno procacciati utilmente da voi, il bisogno, l’esempio, la seduzione li procacceranno in secreto.

Leoš Janáček

Meriterebbe di essere più famoso, se non più popolare, Leoš Janáček, compositore ceco nato a Hukvaldy in Moravia il 3 luglio 1854 (e morto a Ostrava il 12 agosto 1928). Invece, anche per chi ama la musica classica, è facilmente collocato al terzo posto di un’ipotetica classifica dei compositori cechi dell’Ottocento più famosi: al primo posto si piazza certamente Antonín Dvořák (famoso per la Sinfonia dal nuovo mondo e forse anche per i due cicli di Danze slave) e al secondo probabilmente Bedřich Smetana – che pure era più vecchio di una generazione – per il poema sinfonico Má vlast (“La mia patria”), una specie di colonna sonora di ogni visita a Praga che si rispetti.

Leóš Janáček

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Eppure Janáček avrebbe più di un motivo per essere più famoso di quello che è. Cominciamo dalla biografia: fu introdotto dal padre, maestro elementare e musicista dilettante, ai primi rudimenti della musica. Ma era povero e dovette studiare anche lui da maestro in un seminario di Brno. Continuò però a studiare musica da autodidatta: non potendosi permettere uno strumento, usava una tastiera di cartone che si era costruito da solo. Riuscì comunque a fare il musicista insegnando musica all’istituto magistrale di Brno, dove conobbe la figlia del direttore, Zdenka Schulzová, che sposò nel 1881 e cui dedicò il Tema con variazioni per piano in si bemolle (Variazioni Zdenka). Non fu un matrimonio felice: nel 1890 morì suo figlio Vladimir e nel 1903 l’amatissima figlia Olga. L’anno successivo conobbe Kamila Urválková, di cui s’innamorò senza conseguenze durature sul matrimonio con Zdenka Schulzová. Non così fu per la storia d’amore con la cantante Gabriela Horváthová nel 1916: Zdenka tentò il suicidio e i due “divorziarono” di fatto, anche se non legalmente. L’anno successivo, a 63 anni, l’incontro decisivo di Leoš con Kamila Stösslová, una giovane donna sposata di 38 anni più giovane di lui. Leoš ne fu ossessionato, al punto di scriverle 730 lettere d’amore – pare non ricambiato (passarono 10 anni prima che, rispondendo a una lettera di Leoš, si firmasse tua Kamila – naturalmente la “separata in casa” Zdenka trovò la lettera e gli fece una delle sue memorabili scenate).

Kamila Stösslová

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Difficile sottovalutare l’importanza di Leoš Janáček come musicista, ma non penso sia questa la sede per farlo. Mi limiterò a dire che fu un etno-musicologo ante litteram: le sue ricerche lo impegnarono particolarmente tra il 1888 e il 1909.

Almeno 2 – tra le tante – le opere di Janáček che dovreste conoscere.

La prima è la sua Sinfonietta che qui potete ascoltare nella versione di riferimento, quella della Orchestra filarmonica ceca diretta da Karel Ancerl:

Dovreste conoscerla, almeno per 2 motivi:

  1. Il primo è che il tema iniziale, la fanfara, è utilizzato nel brano Knife Edge che compare nell’album di esordio di Emerson, Lake & Palmer (è forse il brano più famoso del disco, a parte Lucky Man). Oltre a Janáček Emerson (intorno a 5’00” in questa versione) suona anche un pezzo della Suite francese in re minore BWV 812 di Johann Sebastian Bach. Qui ascoltiamo una versione dal vivo registrata il 31 dicembre 1970 al Beat Club:
  2. Il secondo è che la Sinfonietta di Janáček è, praticamente, la colonna sonora del bellissimo romanzo di Murakami Haruki 1Q84.

Ma la seconda opera da conoscere – se vi ha incuriosito la strana e straziante storia d’amore epistolare tra Leoš e Kamila – è il Quartetto per archi n. 2 “Lettere intime” (fu lo stesso Janáček a dargli questo nome), scritto nel 1928

Come sceglie la sua partner uno statistico

Con questa infografica, nel febbraio del 2012 Drake Mortimer ha chiesto alla sua fidanzata Stacy Green di sposarlo. L’infografica è diventata virale (si stima sia stata vista 50 milioni di volte) e, sì, Stacy e Drake si sono sposati.

Emanuele Colombo ne ha tratto un video: