Califano santo subito? La realtà supera la fantasia

Ringrazio Adam per la segnalazione.

Via dell’Arco di San Califfo a Trastevere (foto Blitz quotidiano)

Califano santo subito?

È in corso il processo di beatificazione di Franco Califano, che alcuni hanno osato incautamente paragonare al grandissimo e geniale Enzo Iannacci.

wikimedia.org/wikipedia/commons

Non capisco, naturalmente. Ma altrettanto naturalmente mi adeguo. E offro il mio modesto contributo, con un autentico Califano apocrifo.

Tu stai c’a vestaja e ch’i cosi….ch’i bigodini ‘n testa,
sei così brutta… che er sangue me s’aresta.
Noi stamio ‘nsieme da ‘na cifra d’anni…
in reartà…semio sposati… da un eternità….

…ma nun lo so, ogni vorta che te vedo…
me sento rinasce n’antra vorta,
è segno che l’ismania…ancora nun è morta,
….e ‘gni vorta che me scatafromboli sotto l’occhi….
tutto….tutto quer decortè… me sento n’omo novo….
e ce lo sai che d’è….

Me so’ngrifato… perchè me piaci ‘n frego e mezzo….
Me so’ngrifato… mo’ vojo batte er pezzo…
Me so’ngrifato… e tu che sei mi’ moje ce lo sai…
che pa’ngrifasse… no,nun è tardi mai………

Ma mo’ che d’è? Ma che m’hai combinatio?
So’ vere quelle storie… che la gente m’hanno ariccontato?
Nun ti abbastava ciò ch’io ti davo…
Amore e sesso….
Nun ti abbastaveno….
Mo’ co’ Giulio me fai fesso……….

Nun ce lo so….le sveje che t’ho dato…
nun ce voi sta’… nun voi ammette ch’hai scajato…
vattene via, scomparisci da davanti all’occhi mia…
me so’ncazzato… e tu vattene via……….

Me so’ covatio ‘na serpe ‘n seno tutti st’anni ma…..
so che la donna…no, nun si tocca….
ma a te ti carcio a carci ‘nbocca….
brutta troia!

Lillo- Scusa hai detto gioia?

Nooo… nun ho detto gioia…ma troia, troia, troia !!!!

ROMA FA SCHIFO: Il nuovo nodo MetroA\MetroB della Stazione Termini ancora deve inaugurare. In compenso già ci piove dentro. Ma di brutto eh!

Sono particolarmente contento che qualcun altro – oltre a me che l’ho fatto più volte, qui, qui, qui e qui – segnali il problema della pioggia nei mezzanini del nuovo nodo Termini.

Qui il link e tutte le foto (che ho preso dall’articolo e sono di Ale77):

ROMA FA SCHIFO: Il nuovo nodo MetroA\MetroB della Stazione Termini ancora deve inaugurare. In compenso già ci piove dentro. Ma di brutto eh!.

Il piano segreto di Napolitano

Nel caso dovesse fallire il tentativo dei 10 saggi, il presidente Napolitano ha pronto il piano segreto: il pazzariello.

I 10 saggi e The Wizard of Id

Commentando la scelta dei 10 saggi operata dal presidente Napolitano, il professor Sigmund Freud ha innanzitutto citato sé stesso, riprendendo un celeberrimo brano del suo Das Ich und das Es (citiamo qui dalla traduzione inglese, The Ego and the Id):

Now I think we shall gain a great deal by following the suggestion of a writer who, from personal motives, vainly asserts that he has nothing to do with the rigours of pure science. I am speaking of Georg Groddeck, who is never tired of insisting that what we call our ego behaves essentially passively in life, and that, as he expresses it, we are “lived” by unknown and uncontrollable forces. We have all had impressions of the same kind, even though they may not have overwhelmed us to the exclusion of all others, and we need feel no hesitation in finding a place for Groddeck’s discovery in the structure of science. I propose to take it into account by calling the entity which starts out from the system Pcpt. and begins by being Pcs. the “ego”, and by following Groddeck in calling the other part of the mind, into which this entity extends and which behaves as though it were Ucs., the “id”. (Freud 1927/1961, 13).

wikimedia.org/wikipedia

Ha poi proseguito affermando che molti dei saggi individuati dal presidente Napolitano si caratterizzano per un’ipertrofia dell’ego («the Wizards of Ego», li ha chiamati il padre della psicoanalisi) e che appare opportuno riequilibrare il gruppo con un saggio dell’id («the Wizard of Id», suggerisce il professor Freud).

johnhartstudios.com

A complemento del mio: Perché depilarsi il pube non è una buona idea (https://borislimpopo.com/2012/08/10/perch-depilarsi-il-pube-non-una-buona-idea-2/)

Avatar di ilmondodigalateaIl nuovo mondo di Galatea

Comunque il popolo scelse Barabba.
Il che è un invito a riflettere sui pregi e i limiti della democrazia diretta.

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Eterogenesi dei fini parte seconda, ovvero le dure lezioni della realtà

Sono sempre troppo ottimista. Sono passato di nuovo, nelle mie passeggiate di salute (ma chiamarlo brisk walking fa più figo), davanti al civico 1 di viale del Ciclismo, nel quartiere dell’Eur a Roma. Campeggiava sul portone il cartello che proponeva l’acquisto o l’affitto di un prestigioso appartamento del 270 m2. Svelato l’arcano. Altro che eterogenesi dei fini, siamo davanti a una dura lezione della realtà.

Ora non ci resta che immaginare che il Defender dei Carabinieri stia diffondendo il suo puzzolente miscuglio di particolato, monossido di carbonio e altri gas di scarico in qualche altro quartiere di Roma o di qualche altra città.

fiammeblu.it

Paolo Roversi – L’ira funesta: Il primo caso del maresciallo Valdes

Roversi, Paolo (2013). L’ira funesta: Il primo caso del maresciallo Valdes. Milano: Rizzoli. 2013. ISBN 9788858640647. Pagine 320. 11,99 €

amazon.com

Paolo Roversi ha fatto carriera: è seguito da un’agenzia letteraria (la PNLA e associati, cioè la Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency – giuro che non sto celiando) ed è passato dalle piccole case editrici di nicchia (come direbbe l’indimenticabile personaggio di Natalino Balasso) alla Rizzoli. D’altra parte, Roversi è un giornalista del Corriere della sera e la cosa, quindi, non deve sorprenderci più di tanto.

Di Roversi, su questo blog, abbiamo già avuto occasione di parlare qualche anno fa (qui, per l’esattezza). Avevo confessato, in quell’occasione, di non essere un appassionato di gialli e che, comunque, non mi pareva che Roversi fosse uno dei maestri del genere. E che però Roversi è un suzzarese, viene cioè dal paese in cui affondano le mie gucciniane radici e in cui ho passato molte estati. Per questo, quando il romanzo è ambientato da quelle parti e in quei climi, ne traggo un piacere tutto mio.

Roversi non fa un grande sforzo per mischiare le carte e il borgo dove si svolge la vicenda è piuttosto riconoscibile in Torricella (coincide persino la toponomastica). La storia è gradevole, raccontata con un umorismo un po’ sornione (come si usa da quelle parti), rispetta le regole canoniche del romanzo poliziesco (compresa quella, non scritta, che prevede almeno una scopata tra il poliziotto protagonista e una ragazza carina – in questo caso una giornalista: si vede che l’autore, giornalista di nera anche lui, sogna una torrida notte di sesso con un maresciallo dei carabinieri …) e chi sia il colpevole non lo si scopre fin dalle prime pagine.

Purtroppo, Roversi non è un grande scrittore e ha il vizio, tutto giornalistico, di ricorrere alle frasi fatte e di maniera. Per di più, quali che siano i servizi che gli ha fornito l’agenzia letteraria di Piergiorgio Nicolazzini, non dovevano essere inclusi quelli di un bravo editor. Già alla terza riga del romanzo incontriamo un “omone a dorso nudo”: “a dorso nudo” ci vanno i cavalli senza sella, e si può dire anche “a bisdosso“; per gli umani, e soprattutto per i lottatori, invece, si dice e si scrive “a torso nudo“. Memorabile, in proposito, il neologismo torsonudista coniato dall’avvocato Augusto Salvadori, assessore al decoro di Venezia:

Ripresa confidenza col ruolo che aveva lasciato tanti anni fa, quello di tutore del Decoro di Venezia riavuto in consegna da [Massimo] Cacciari, Augusto Salvadori ha ricominciato a mulinare il remo contro torsonudisti, saccopelisti, pediluvionisti e gli altri «isti» che sporcano l’immagine della Serenissima. Battaglie che, a partire da quella mitica contro i gondolieri che cantavano «‘O sole mio» trascurando «Nineta monta in gondola», avevano fatto di lui l’assessore più famoso del pianeta. [Gian Antonio Stella, Corriere della sera, 23 luglio 2005, p. 16, Cronache]

Quelli che Salvadori chiama «torsonudisti», con un neologismo ardito del quale rivendica la paternità, li ha scoperti personalmente lui, negli Anni Ottanta: «Salgo in vaporetto una mattina per andare in assessorato, tutti schiacciati come sardine. Mi si attaccano addosso due tizi a torso nudo, sudati, una cosa orrenda. Sono arrivato in ufficio e ho firmato l’ordinanza». [Anna Sandri, Stampa, 3 agosto 2007, p. 22, Cronache Italiane].

E non basta, perché troviamo anche (alla posizione Kindle 2372) “qualche raro mobile in legno assediato dalle tarme.” Roversi ha evidentemente dimenticato le sue origini rurali, se ignora che le tarme fanno i buchi nei tessuti di lana, mentre le gallerie nei mobili in legno le scavano i tarli.

Più avanti [3379] troviamo un ragazzo turbatio da un “bikini inguinale”: scusa la pignoleria, Roversi, ma inguinale si può dire di un’ernia o, se si vuol fare gli spiritosi, di una minigonna, per segnalare che è così corta da coprire a malapena le pudenda. Ma il bikini – nel suo pezzo di sotto – è inguinale per forza.

minigonne.eu

Fin qui gli strafalcioni accidentali. Tra quelli voluti, ho trovato divertenti quelli del Gaggina. Uno per tutti: «Il silenzio è coro.» [3216]

Caso Meredith: la prospettiva di un nuovo processo scatena la stampa americana contro il nostro sistema giudiziario

salon.com

Salon, in un articolo del 27 marzo 2013 a firma di Victor L. Simpson, intitolato Knox case means more scrutiny for Italian justice system. A decision by the country’s highest criminal appeals court raises questions about how justice works in Italy, esordisce così:

Roma (AP) – Quando il finanziere americano Bernie Madoff fu condannato a New York, il Corriere della sera (il più autorevole quotidiano italiano) pubblicò una vignetta che prendeva in giro il sistema giudiziario.

In una corte americana, un giudice condannava l’imputato a 150 di galera dopo 6 mesi di processo. In una corte italiana, il giudice condannava a 6 mesi di reclusione dopo un processo durato 150 anni. In questo modo il più importante quotidiano del Paese metteva alla berlina il lentissimo, e a volte inconcludente, sistema giudiziario italiano.

giann472-550

Adesso, la decisione della Corte di cassazione – annullamento delle assoluzioni di Amanda Knox e del suo ex-fidanzato italiano e conseguente necessità di celebrare un nuovo processo per l’omicidio della sua compagna di stanza accaduto nel 2007 – suscita all’estero e all’interno nuove preoccupazioni sul funzionamento della giustizia in Italia.

È un sistema in cui le persone assolte dall’accusa di aver commesso reati gravi vivono per anni sotto la minaccia della reclusione [nel caso in cui vi sia un nuovo processo che si chiude con una sentenza di condanna – nota mia], mentre potenti politici come l’ex-premier Silvio Berlusconi possono evitare di essere condannati a una pena detentiva ricorrendo in appello quasi indefinitamente, fino allo scattare della prescrizione.

Potete leggere integralmente l’articolo in originale qui: Knox case means more scrutiny for Italian justice system – Salon.com.

Soltanto un commento: vi irrita, o peggio, un giudizio così sbrigativo sul nostro sistema giudiziario? Ritenete arrogante e affetta da complesso di superiorità la stampa statunitense? Considerereste un affronto alla nostra magistratura e al nostro Paese una campagna per sottrarre Amanda Knox a un nuovo processo in Italia, come stabilito dalla Cassazione?

Benissimo: rispetto qualsiasi opinione. Però, per favore, adesso andate a rileggere che cosa hanno scritto i nostri giornalisti sull’eventualità che sia la magistratura indiana a celebrare il processo ai 2 marò.