Napoleone aveva una grande passione per gli uomini di scienza e fu tra i primi a cogliere le potenzialità della statistica per il governo (autoritario) dello Stato.
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Laplace, dal canto suo, aveva una straordinaria capacità di voltare gabbana, politicamente parlando: figlio di piccoli proprietari terrieri, fu fervente repubblicano durante la rivoluzione, ma si mise poi al servizio di Napoleone che nel 1799 lo nominò ministro dell’interno.
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Laplace durò nella carica soltanto 6 settimane. Questa la motivazione del licenziamento, vergata dallo stesso Napoleone. Che serva di lezione a tutti noi tecnici e scienziati, quando ci viene la tentazione di darci alla politica:
«Géomètre de premier rang, Laplace ne tarda pas à se montrer administrateur plus que médiocre; dès son premier travail nous reconnûmes que nous nous étions trompé. Laplace ne saisissait aucune question sous son véritable point de vue: il cherchait des subtilités partout, n’avait que des idées problématiques, et portait enfin l’esprit des ‘infiniment petits’ jusque dans l’administration.»
«Matematico di prima categoria, Laplace non ha tardato a dimostrarsi un amministratore più che mediocre; dal suo primo lavoro noi abbiamo subito compreso che ci eravamo sbagliati. Laplace non coglieva alcuna questione sotto il suo giusto punto di vista: cercava delle sottigliezze ovunque, aveva solo idee problematiche, e infine portava lo spirito dell'”infinitamente piccolo” perfino nell’amministrazione.»
Consoliamoci pensando che, nonostante questa disavventura, Napoleone continuò ad apprezzarne il valore come matematico e nel 1806 lo nomino conte dell’impero. Laplace sopravvisse alla grande anche alla restaurazione borbonica, riuscendo a diventare marchese nel 1817.
Mentre sto scrivendo (fine mattina del 23 luglio 2012) la Borsa di Milano è a -5%, lo spread Bund-BTP decennali a 530 punti base e il rendimento dei titoli decennali italiani si aggira sul 6,3%. Al di là della nude cifre, una situazione drammatica.
Il presidente del consiglio invita però a guardare non alla finanza, ma ai “fondamentali” dell’economia reale. E io questo farò, anche se – per una volta – seguendo un approccio aneddotico invece che quantitativo. Vale a dire, in parole povere, non snocciolando statistiche ma illustrandovi i fatti miei.
Si avvicinano le vacanze e il vecchio navigatore ci ha piantato in asso. Io non guido, e il mio compito è quello di stare seduto accanto al guidatore (shotgun) per assisterlo: quindi, di diritto, il navigatore è un giocattolo riservato a me. Sono stato un pioniere e ne ho tante da raccontare (strade senza uscita, scalinate, pontili: nessuno è perfetto). Sabato ho confrontato prezzi e modelli e alla fine mi sono orientato su un TomTom non soltanto perché era bello, con lo schermo grande e un sacco di caratteristiche divertenti, ma anche perché il prezzo (piuttosto elevato) era accompagnato da una promozione su Telepass e sui pedaggi. Noi non siamo grandi viaggiatori autostradali e l’uso del Telepass (che, devo ammetterlo, mi alletta) non sarebbe giustificato, ma agosto è agosto anche per noi.
Questo è quello che dice il sito della promozione:
Ottenere il premio è semplicissimo:
Acquista un prodotto TomTom in versione Telepass.
Registrati online entro 30 giorni.
Segui le istruzioni che riceverai a seguito della registrazione.
Recati in un Punto Blu, in un Telepass Point o collegati a http://www.telepass.it, attiva un nuovo contratto Telepass Family con Opzione Premium e ricevi un premio in pedaggio autostradale e un anno di canone Telepass Premium fino a complessivi 100€.*
* Per maggiori informazioni consulta il regolamento Operazione valida sino al 31/12/2012.
Premio su un anno di canone Telepass Premium e su pedaggio autostradale, valido solo per nuovi contratti. L’importo del premio dipende dal prodotto acquistato.
Non intendo assolutamente accusare TomTom e Telepass di fare pubblicità ingannevole. Tutto quello che è scritto qui sopra è vero, alla lettera. Ciò che è conturbante, e secondo me sintomo della sindrome (grave deficit di capitale sociale e di rule of law + digital divide) che affligge questo paese, è come funziona la promozione realmente.
Quello che uno è indotto a pensare da quanto è riportato qui sopra è che, fino al PASSO 4 tutto si svolga online. Infatti, come era da aspettarsi e come le buone regole della comunicazione web suggeriscono, cliccando sul banner REGISTRATI ORA QUI si apre una procedura di registrazione che – dopo averti chiesto nome, cognome, indirizzo email, indirizzo postale, numero di telefono, codice fiscale, data e luogo d’acquisto del navigatore, modello e numero di serie (alcune di queste informazioni non avrebbe senso raccoglierle se non nella prospettiva di attivazione della promozione) – ti invia alla casella email indicata un messaggio con le istruzioni (PASSO 3).
E qui viene la sorpresa. Perché il messaggio dice così:
Ordine n. […]
Gentile Cliente TomTom,
Grazie per esserti registrato.
Per la ricezione del tuo voucher Telepass devi spedire all’indirizzo sotto riportato la seguente documentazione in busta chiusa:
Una copia del documento comprovante l’acquisto del tuo dispositivo TomTom Live (scontrino o fattura del rivenditore, purchè recante la descrizione del prodotto in promozione acquistato).
Una copia di questo messaggio e-mail di avvenuta registrazione.
Una copia del tuo documento di identità.
Ricorda che la sopra elencata documentazione deve venire spedita entro e non oltre 30 giorni dalla data di acquisto. Come data di spedizione farà fede la data del timbro postale.
Spedisci la documentazione in busta chiusa e regolarmente affrancata al seguente indirizzo:
c/o MKTService srl
Promozione TomTom Break Free/Telepass
Via Torri bianche, 10
20871 Vimercate (MB)
Cioè, fine della modernità. Il PASSO 3 avviene per posta, con tutte le lentezze e le disfunzioni delle poste italiane.
Adesso, capisco bene che il PASSO 4 possa richiedere una visita fisica al Telepass Point, soprattutto se non hai il terminale e non vuoi aspettare la consegna a casa. Capisco anche che TomTom possa essere allettato dalla tentazione di buggerare il maggior numero di clienti possibile, inducendoli a non avvalersi della promozione: ma è una strategia miope, da “una botta e via”, che non costruisce certo un rapporto fiduciario con il cliente. Quanto a Telepass, non mi sono applicato molto al problema, ma mi sfugge che cosa abbia da guadagnarci a lasciarsi scappare anche un solo potenziale cliente.
Un secondo aspetto della storia è la mancanza di senso critico degli innumerevoli siti, sitarelli e blog che si rivolgono agli utenti di navigatori e che, in altri Paesi, sono un punto di forza del web 2.0, con la possibilità di dare voce agli utilizzatori e di favorire un consumo consapevole. Qui da noi no: non ne ho trovato uno che non si limiti a riprendere il comunicato stampa della promozione e metta in guardia contro le trappole nascoste. Un esempio per tutti (ma vi assicuro che, per quel che ho visto, sono tutti così):
TomTom regala un anno di Telepass Premium ai nuovi clienti
L’estate è vicina, la pianificazione delle vacanze è oramai completa e tra qualche settimana si parte via dalle città in direzione mare o montagna. Come ogni anno le strade saranno sempre più trafficate e quale migliore idea se non quella di prendere qualche scorciatoia ed arrivare prima alla nostra meta? In questo potrebbe aiutarci TomTom con la sua vasta gamma di navigatori stand alone e con una nuova ed interessante promozione.
“La tua estate, in viaggio con TomTom” è la nuova iniziativa che offre un premio in pedaggi autostradali ed un anno di canone Telepass Premium fino a 100€ a chi acquista un navigatore TomTom XL Classic Europa, GO LIVE Camper & Caravan, Serie GO LIVE, Serie VIA 120 e VIA Live 120 Italia e 125 Europa.
Il mini sito tomtom.com/promotelepass permette agli utenti di conoscere i navigatori inclusi nell’iniziativa e, dopo l’acquisto, di registrarsi per ricevere nel più breve tempo possibile il voucher Telepass. […]
Una volta acquistato il navigatore, ottenere il premio è semplicissimo. Basterà registrarsi sul sito http://www.tomtom.com/promotelepass entro 30 giorni dall’acquisto, seguire le istruzioni e recarsi subito presso un Punto Blu, un Telepass Point oppure collegarsi al sito http://www.telepass.it.
Sorrentino, Paolo (2010). Hanno tutti ragione. Milano: Feltrinelli. 2010. ISBN 9788807018091. Pagine 319. 18,00 €
lafeltrinelli.it
Sorrentino, Paolo (2012). Tony Pagoda e i suoi amici. Milano: Feltrinelli. 2012. ISBN 9788807018879. Pagine 159. 9,99 €
amazon.com
Di Paolo Sorrentino, prima del 21 marzo 2010, sapevo soltanto che era un regista apprezzato e sulla strada di diventare famoso. Avevo visto, per la verità, un solo suo film, che però mi era piaciuto molto, soprattutto per la l’interpretazione quasi perfetta di Toni Servillo: Le conseguenze dell’amore del 2004. Non avevo visto i film successivi (L’amico di famiglia del 2006 e Il Divo del 2008), ma soprattutto non avevo visto il primo lungometraggio, L’uomo in più del 2001 (spiegherò tra un minuto perché è importante).
Poi ho visto la puntata del 21 marzo 2010 di Che tempo che fa, dove Paolo Sorrentino faceva pubblicità al suo primo romanzo. Al di là delle iperboli a profusione del solito Fabio Fazio, per il quale nulla è mai meno che straordinario, sono rimasto colpito dall’ironia sottilmente napoletana di questo Paolo Sorrentino, un quarantenne che dimostra più anni di quelli anagrafici, soprattutto per due guance da trombettista in disarmo.
Qui sotto vi faccio vedere un piccolo stralcio dell’intervista, ma se volete (ri)vederla tutta la trovate qui.
Tony Pagoda, il protagonista del romanzo, è un cantante melodico napoletano che si è ritirato dalle scene, vivendo per 18 anni nella giungla amazzonica, dopo un successo strepitoso che lo aveva portato a cantare davanti a Frank Sinatra al Met, ma anche dopo che la vita gli era crollata addosso. Il personaggio, con il nome di Tony Pisapia, era nato nel film L’uomo in più, dove era interpretato da Toni Servillo.
La vicenda, però, è ben poco importante. In realtà, l’interesse del libro è nel linguaggio e nello stile aforistico ed epigrammatico di Tony, che parla come un oracolo. Molta napoletanità, ma napoletanità moderna e non folcloristica.
Alla lunga, almeno a me. la cosa un po’ stanca. È innegabile, però, che la voce di Sorrentino (o di Pagoda) sia una voce fresca e originale nel panorama delle patrie lettere.
Tony Pagoda e i suoi amici non è un romanzo, ma una raccolta di articoli/racconti già comparsi su periodici. Alcuni sono molto belli, ma non tutti sono allo stesso livello. Né sono al livello di Hanno tutti ragione.
* * *
Difficile scegliere citazioni da libri che, come ho detto, procedono per aforismi. Mi accorgo ora che di Hanno tutti ragione, che ho letto oltre 2 anni fa e nell’edizione cartacea, non mi ero appuntato nessun passo. Qualche sprazzo, invece, da Tony Pagoda e i suoi amici (il riferimento è come di consueto alle posizioni sul Kindle):
Lasciala perdere. Ti fa accumulare la merda nella testa con una tale lentezza che il giorno che capisci che vuoi divorziare avrai compiuto novantasei anni. [52]
Perché quando ti butti in vetrina finisci sempre a gennaio col cartello dei saldi bene in vista. E con i saldi è sempre la stessa storia. Finisci per pensare che era roba che valeva poco anche quando la vendevano a prezzo pieno. [192]
Ma il pubblico non glielo ha mai chiesto veramente, è una sua supposizione. Non può essere altrimenti, perché il pubblico non chiede mai niente. Il pubblico, cioè la gente, ci ha un sacco di cazzi propri a cui pensare e non ha proprio il tempo di mettersi a chiedere a quelli che vanno in televisione cosa devono fare. [213]
Ma pare che sia la modernità. Si cattura a brandelli. Di fretta. Un pezzo di film, la strofa di una canzoncina, poche righe di un articolo, niente per intero, le frasi tutte sconnesse, incomplete, tutti pronti a ciò che viene dopo, nella speranza che quel dopo sia più rilevante, invece è rilevante solo ciò che viene dopo ancora e così via, fino a essere depositati lentamente dentro una bara. [362]
Uno fa finta che il mondo era meglio prima, ma non è vero, è un alibi, eri tu che eri meglio prima. [1030]
Si diceva che Roma è morta. Questo è il motivo per cui, stringi stringi, è il posto migliore del mondo in cui vivere. Per sentirsi vivi, non bisogna forse ossessivamente relazionarsi alla morte? [1210]
Le decisioni rapide sono peculiarità dell’anziano moderno per ovvie ragioni: lo stringato tempo rimanente di vita. [1327]
La zoppicante scalata del costrutto, prima. [1783: degna di Hegel]
Abbiamo teso centinaia di agguati, tutti architettati dentro una comicità da dilettanti. Nient’altro, poiché professionismo e narcisismo coincidono. Sono degenerazioni dell’animo umano. Aberrazioni per chi ha riflettuto. Non noi. [1869: «professionismo e narcisismo coincidono», considerazione profondissima]
Vogliamo migliorare il mondo, creare più equità, si anela a che tutti stiano bene e non muoiano di fame negli angoli della sconcezza. Va bene. Ma perché? Perché una volta che hanno mangiato, tutti possano avere la possibilità di ridere. Il comunismo è una grossa risata collettiva. Tutti insieme. [1886]
Una volta chiese a Totò: “Come si trova a lavorare con Pasolini?” e Totò rispose: “Noi attori siamo come i tassisti. Andiamo dove vuole il cliente”. [2033]
Ma persino Sorrentino mi cade su un epocale… [2010]
Le parole abusate hanno due caratteristiche ricorrenti:
l’essere usate fuori contesto, e spesso in un’accezione sbagliata (frequentemente si tratta di un falso amico preso in prestito da un’altra lingua, in questi tempi dall’onnipresente inglese)
l’essere usate in modo enfatico, iperbolico, sopra le righe.
Un buon esempio è l’aggettivo epocale. Il Vocabolario Treccani online: ci spiega che la parola l’abbiamo presa a prestito dall’inglese (dove è peraltro recente, essendo attestata circa dal 1850).
aggettivo [dall’inglese epochal, derivato di epoch «epoca»], non comune [sic!] – Di un’epoca, relativo a un’epoca; più spesso, che segna un’epoca, che costituisce l’inizio di un periodo storico: momento epocaledi una nuova era.
Non comune? Conosco persone che ne hanno fatto un intercalare: non c’è azione che abbiano compiuto, attività che abbiano avviato, risultato che abbiano conseguito, che non sia epocale. Un caso di delirio narcisistico? Può essere: ma non siamo qui a fare della psicopatologia della vita quotidiana, siamo qui a fare analisi critica del costume attraverso gli usi e i tic linguistici.
Allora, se epocale si dice di qualcosa che segna un’epoca, e specificamente l’inizio di un periodo storico, di un’era, sarà bene analizzare il significato di questi due termini, epoca ed era.
Propriamente, punto fisso nella storia, segnato da qualche avvenimento memorabile, da cui si comincia a contare una nuova serie di anni; o spazio di tempo compreso fra due di tali punti o momenti della storia. Più comunemente, periodo storico collegato a grandi avvenimenti: l’epocadelle Crociate, delle grandi scoperte geografiche; la caduta dell’Impero romano segnò l’inizio di una nuova epoca. Con senso più generico: viviamo in un’epocadi grandi trasformazioni; l’epocaprecedente alla nostra generazione; e nella locuzione aggettivale dell’epoca (o d’epoca), coevo, contemporaneo, appartenente proprio a quel tempo: una commedia cinquecentesca in costumi (o con arredamento) dell’epoca; esecuzione di musica vivaldiana con strumenti originali dell’epoca (con altro significato, un palazzetto d’epoca, arredamento d’epoca, antico, tipico di tempi passati). Meno propriamente, tempo in generale, momento e simili: all’epocadel mio matrimonio; nell’epocain cui ero studente; in quell’epoca, da quell’epoca. Appartiene al linguaggio comune la locuzione fare epoca (calco del francese faire époque), di avvenimento o fatto notevole, destinato a lasciare traccia di sé: fu una scoperta che fece epoca; è una moda che farà epoca.
In astronomia, l’istante dal quale convenzionalmente si incomincia a contare il valore di una quantità variabile con il tempo, per esempio quello della longitudine celeste media di un astro del sistema solare.
Nella cronologia geologica, suddivisione del periodo (a sua volta suddivisa in età): il paleogene è suddiviso nelle epoche oligocene, eocene e paleocene.
Nel linguaggio commerciale, data di decorrenza di termini. In particolare, nella pratica borsistica e bancaria, epocadi godimento, la data di decorrenza degli interessi su fondi pubblici e privati; metodo ad epoca, metodo indiretto per la tenuta di un conto corrente, che fissa, agli effetti del computo degli interessi, una data comune, detta appunto epoca, che deve essere anteriore a tutte le valute delle operazioni del conto.
Esclusa la 4ª accezione, specialistica, le altre 3 non sembrano giustificare l’apposizione dell’aggettivo epocale a cambiamenti o avvenimenti forse importanti, ma non tali da essere ricordati come spartiacque tra due periodi storici differenti, e meno che mai ad accadimenti o risultati rilevanti soltanto in ambito ristretto. Eppure, tutto è ormai epocale. Ho fatto in questo istante (sono le 16 del caldo e sonnacchioso pomeriggio del 20 luglio 2012) e ho cercato su twitter le ricorrenze della parola epocale nelle ultime 24 ore. Ecco che cosa ho trovato (ho fatto appena un minimo di editing per proteggere la privacy degli autori):
«siamo sulla soglia di un cambiamento epocale. torneremo al medioevo fra poco.. entro l’anno. ma tanto chi governa se ne fotte..
«Nulla sarà più come prima e il Paese uscirà a pezzi, tra molti anni, da questa epocale resa dei conti»
«Sul Fatto epocale […] dissacra Ibra e dichiarazioni calciatori. Tipo: “Sono pienamente d’accordo a metà col mister”»
«O Microsoft s’è comprata Twitter, oppure siamo vicini ad un altro down epocale.»
«una scoperta epocale. perché se io Lupu Ululà, lei è il vero Castellu Ululì.»
«L’ho sentito, la Brambilla dice che i cani in viaggio su@LeFrecce sono “un cambiamento epocale per questo Paese”. Epocale, per il Paese.»
milano.repubblica.it
Non male, vero? sembra quasi che siamo di fronte a un aggettivo jolly, che si può inserire al posto di qualunque altro.
La scala dei tempi geologici rappresenta un modo per suddividere il tempo trascorso dalla formazione della Terra condiviso dalla comunità scientifica internazionale e in continua evoluzione. Esiste un organismo internazionale delegato alla formalizzazione (quindi alla nomenclatura) di questa scala, la Commissione Internazionale di Stratigrafia che presiede alla ratifica dei GSSP.
[…]
Concettualmente ogni suddivisione raggruppa una fase della storia della Terra caratterizzata da determinati organismi spesso estinti al termine dell’Era geologica di appartenenza. L’età della Terra è stimata in circa 4570 milioni di anni (nella nomenclatura inglese, 4570 mya o, in “Ma”, 4570 Ma). Il tempo geologico o “profondo” della Terra in passato è stato organizzato in varie unità, a seconda degli eventi che si sono succeduti in ogni periodo. Differenti livelli della scala temporale sono spesso delimitati da grandi eventi geologici o paleontologici, come le estinzioni di massa. Per esempio, il limite tra il periodo Cretacico e il periodo Paleogene è definito dall’evento della estinzione dei dinosauri e di molte specie marine. Altri periodi, precedenti le rocce contenenti fossili guida, sono definiti in maniera assoluta da età radiometriche.
Unità Geocronologiche
“Corrispondenza empirica” in anni
Eone
miliardi di anni
Era
centinaia di milioni di anni
Periodo
decine di milioni di anni
Epoca
milioni di anni
Età
migliaia di anni
wikipedia.org
E come chiameremo l’epoca segnata dai viaggi dei cani sul Frecciarossa? Brambillocene? L’era dell’Airedale bianco?
La pellicola d’alluminio, oltre all’uso ovvio di avvolgerci i cibi per conservarli o per cuocerli al cartoccio, può essere usata in mille altri modi. Qui di seguito 5 che ho trovato sull’Huffington Post:
Conservare i pennelli sempre pronti a dipingere senza lavarli
Paint Brush Saver. One of the worst parts of painting is cleaning the brushes, especially if you know you’ll need them the next day. Instead of washing the brushes, wrap them up tightly in aluminum foil and stick them in your refrigerator. They may be a little cool to the touch, but they’ll be ready to go.
Keep Pets Off Furniture. As much as we love our animals, there are certain pieces of furniture they shouldn’t go near. When you can’t be at home to shoo them away, try this trick: Place a sheet of aluminum on top of the couch, table or seat. The sound of the crinkling foil will remind them that this isn’t the best place to hang out.
Sharpen Scissors. Sure, we should routinely sharpen our shears professionally, but that means a. Finding a pro who can do that and b. Making time for that appointment. Instead, take the DIY route: Just use the blunt scissors to cut through a few sheets of aluminum foil.
Keeping Your Iron Clean. You can use a piece of aluminum foil to remove the starchy build-up on your iron. To do it? Just run the iron over a sheet of foil. The heat will transfer the starch to the foil sheet, leaving you with a nice clean iron.
Shine Up Chrome. To restore chrome items back to their original shine, bring out the foil. Just wad it up into a ball, dip it in water and buff the chrome to remove rust, dirt and dullness. Similarly, you can use aluminum foil to restore silver items…check out the video to see how.
Ma il mio uso alternativo preferito per l’alluminio è per eliminare l’annerimento dell’argento senza sprecare un microgrammo d’argento (che sarebbe pur sempre un metallo prezioso, anche se non ci facciamo più sopra le malattie che ci fecero gli spagnoli fino a rovinarsi). L’annerimento dell’argento è l’effetto di una reazione chimica, in cui lo zolfo (elemento molto attivo e onnipresente nell’ambiente, e in particolare l’acido solfidrico, gas dal caratteristico odore d’uova marce, si combina con l’argento formando un sale nero, molto stabile e insolubile in acqua). Certo, lo si può rimuovere meccanicamente, ma in tal modo si perde il contenuto d’argento del sale stesso.
Meglio sfruttare la chimica, e in particolare il fatto che l’alluminio, metallo più attivo dell’argento, sottrae lo zolfo dal solfuro d’argento, lasciando solfuro d’alluminio e argento metallico puro. Ma poiché – come già sapeva Lavoisier – a e nulla si distrugge, in questo modo si consuma alluminio.
3 Ag2S + 2 Al = 6 Ag + Al2S3
Per attivare la reazione è necessaria un po’ di energia e un catalizzatore: il modo tradizionale di farlo (quanto meno quello che ho sempre utilizzato io) è di prendere una vecchia pentola d’alluminio: questo perché, come abbiamo detto, nella reazione si forma solfuro d’alluminio, un sale incolore e instabile, che esposto all’umidità dell’atmosfera si idrolizza trasformandosi in ossidi o idrossidi d’alluminio e acido solfidrico – quello della puzza d’uova marce. Il che, in pratica, porta a quei bucherelli che costellano le vecchie pentole d’alluminio… Quanto all’energia e al catalizzatore, basta mettere la pentola d’alluminio sul fuoco, dopo averla riempita d’acqua, deporre sul fondo gli oggetti d’argento da pulire e un cucchiaino di sale da cucina e uno di bicarbonato di sodio come catalizzatori.
Per salvare la pentola d’alluminio, e per oggetti piccoli, può bastare un pezzo di pellicola d’alluminio e un recipiente di vetro o plastica, come s’illustra nel filmato qui sotto:
De Cataldo, Giancarlo (2012). Io sono il Libanese. Torino: Einaudi. 2012. ISBN 9788858406335. Pagine 131. 6,99 €
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Sono un lettore appassionato di Giancarlo De Cataldo. Mi era molto piaciuto, alla sua uscita, Romanzo criminale (nessuna recensione, perché questo blog non era nato). Ancora di più mi è piaciuto Nelle mani giuste., che ne era in più d’un senso il seguito; mi era sembrato potente e coraggioso (affiorava il tema della trattativa tra Stato e mafia, ed è un romanzo pubblicato 5 anni fa). Purtroppo quella resta, secondo me, la sua prova migliore. La forma della paura mi era sembrato un romanzo minore, dettato da esigenze dell’industria culturale (non so se nel frattempo ne abbiano tratto il film di cui il libro, più che un romanzo, sembrava la sceneggiatura). I traditori vedeva il ritorno di Giancarlo De Cataldo alle grandi ambizioni, ma non ai grandi risultati artistici. [Ho letto anche In giustizia – che non è un romanzo ma una riflessione sulla professione del giudice – in una versione e-book non Kindle, e il risultato è che non riesco più a trovarne traccia e, poiché non l’ho recensito subito, ne ho perso anche il ricordo: il che non mi sembra il sintomo che si tratti di una riflessione indimenticabile…]
Insomma, dovrei dire piuttosto: sono un lettore seriale e compulsivo, ma non corrisposto, di Giancarlo De Cataldo.
Io sono il Libanese è – lo si capisce già dal titolo – un prequel (una volta si diceva antefatto, ma suonava meno à la page) di Romanzo criminale. Già questo dovrebbe insospettire (e io mi sono insospettito, ma la compulsione ha prevalso). Il libanese è ancora un pischello, la vicenda si svolge tra la fine del 1976 e l’inizio del 1977, ci sono le femministe e le gonne a fiori, e anche i collettivi, ma il Settantasette cupo ed esaltante è del tutto al di fuori dal romanzo e dalle corde di De Cataldo.
In realtà quello che mi viene da scrivere – con un pizzico di perfidia, ma molta verità – è che questo libro è un musicarello in prosa. E poiché la canzone in questione è una delle preferite di DM, eccola qui, nella versione del 1971:
E quella del quarantennale:
Potrei anche finirla qui, se non mi fosse rimasto un dubbio, di quelli che non gliene importa niente a nessuno, ma io mi ci arrovello (d’altro canto, diceva Albert Einstein: «I have no special talent. I am only passionately curious.»).
Scrive De Cataldo:
Sulle tegole spioventi, a mezzo metro sotto di lui, una gabbiana vigilava gli incerti passi del suo pulcino. Bianco spettro contro l’orizzonte, comparve il maschio, starnazzando minaccioso. [1656]
La domanda che mi turba il sonno: Ma all’inizio del 1977, a Roma, c’era già stata l’invasione di gabbiani reali (Larus cachinnans) che sperimentiamo ora?
La prima delle parole abusate, senza che ve ne sia un motivo particolare, se non l’averla sentita ossessivamente oggi in una riunione, è circolare. Non l’aggettivo («avente forma o proprietà affini a quelle del cerchio o della circonferenza») o il sostantivo («linea autofilotranviaria che segue un percorso circolare e il cui capolinea d’arrivo coincide perciò con quello di partenza» oppure «lettera inviata nella stessa forma a più persone per trasmettere ordini di servizio, comunicazioni o disposizioni di carattere interno»), ma il verbo usato in senso transitivo.
Armatevi di pazienza (ve l’ho già detto che sono esercizi di pedanteria). Partiamo dal Vocabolario Treccani online:
verbo intransitivo [dal latino circulari, latino tardo circulare, derivato di circŭlus «cerchio»] (io cìrcolo, ecc.; ausiliario avere ed essere).
Propriamente, andare in giro, andare attorno: circolavo oziosamente per le strade;
più genericamente, muoversi, passare: non si poteva circolare; «circolate!» ci disse il vigile; circolare!, ordine degli agenti della Polizia di stato in caso di assembramenti.
In particolare, dell’aria, passare da un luogo all’altro: lasciate che l’aria circoli liberamente nelle vostre case;
del sangue, scorrere per le arterie e per le vene;
figuratamente: e nelle vene Tornò più lieta a circolar la vita (V. Monti);
di notizie, idee, scritti, monete e simili, passare da una persona all’altra, di mano in mano: sono circolate gravi notizie sul suo conto; pare che circolino molte banconote false; il denaro non circola più come un tempo; fate circolareil foglio perché tutti lo leggano.
Qual è il punto? Il punto è: in italiano, il verbo circolare è intransitivo (se non vi ricordate la differenza tra verbi transitivi e intransitivi potete andare a leggere su Wikipedia, ma state attenti a non farvi beccare da un figlio o nipote che va a scuola perché rischiate di farvi prendere in giro vita natural durante). Non può essere usato in senso transitivo. Punto. Peccato, forse, ma è così. Non è questione di essere o non essere grammar nazi: è così e basta. Le regole grammaticali e sintattiche sono sì il risultato di una convenzione, ma di una convenzione che si è affermata, ancor prima di essere codificata. Teniamo la destra andando in macchina su una strada a due corsie non soltanto (direi: non tanto) perché è prescritto dal codice della strada, ma perché se non ci fossimo messi d’accordo su questa regola e non la rispettassimo faremmo molti più incidenti e ci impiegheremmo molto più tempo negli spostamenti. Fateci caso, in condizioni normali (cioè se non ci sono particolari ostacoli) anche il traffico pedonale tende a rispettare la regola del tenere la destra (almeno in Italia) non appena si addensa un po’. Insomma, alla fin fine è una questione di costi e di benefici, di incentivi e disincentivi. E nella lingua? Nella lingua l’incentivo è a capirsi. Il linguaggio confuso si presta all’incomprensione, all’ambiguità, al rallentamento della comunicazione. Il primo costo lo paga chi sta (volta per volta, nel caso di una comunicazione bidirezionale) dalla parte ricevente, magari anche solo in termini di irritazione. Ma alla lunga è tutto lo scambio comunicativo a soffrirne: cioè, i costi li pagano tutti.
Ricapitolando. Si può dire: il foglio deve circolare in modo che tutti possano leggerlo (variante dell’esempio riportato dal Vocabolario Treccani). Non si può dire: circolate il foglio in modo che tutti possano leggerlo. Meno che mai si può dire (ahimè, ho dovuto leggere anche questo): circolarizzate il foglio in modo che tutti possano leggerlo.
E allora, come si fa in italiano ad attribuire un carattere transitivo al concetto? si può usare fare circolare, così: fate circolare il foglio in modo che tutti possano leggerlo. Due sillabe in più: capisco il problema. Ma l’italiano è una lingua ricca: distribuite, diffondete, divulgate,fate girare il foglio in modo che tutti possano leggerlo.
So che è una parola di cui tutti conoscete il significato e l’etimologia. Mi serve però per lanciare una nuova categoria di post, quella delle parole abusate.
Cattivo uso, uso eccessivo, smodato, illegittimo di una cosa, di un’autorità: abusodel vino, del fumo, degli alcolici; fare abusodi farmaci, di tranquillanti; abusodella buona fede altrui; reprimere gli abusi; ogni abusosarà punito.
per estensione: Atto che faccia uso della forza fisica per recare danno ad altri; violenza: abuso sui minori (nel linguaggio giornalistico, più spesso, abuso diminore), abusi sessuali.
In particolare, nel diritto, si definiscono abuso varie ipotesi di reato o di illeciti che hanno come elemento comune l’uso illegittimo di una cosa o l’esercizio illegittimo di un potere; per es.: abusodi autorità o abusodi ufficio, delitto commesso dal pubblico ufficiale che abusi dei poteri inerenti alle sue funzioni per recare ad altri un danno o per procurar loro un vantaggio (nella legislazione militare, commette abuso di autorità il superiore che compia atti di minaccia, ingiuria o violenza verso l’inferiore); abusodi autorità contro arrestati o detenuti, delitto contro la libertà personale compiuto dal pubblico ufficiale che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui gli sia affidata la custodia; abusodella credulità popolare, contravvenzione che consiste nel cercare con qualunque impostura di abusare, anche senza fine di lucro, della credulità del pubblico; abusodi distintivo, di titoli o di onori, delitto consistente nel portare abusivamente in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, di un corpo politico, o indossare abusivamente l’abito ecclesiastico, o nell’arrogarsi dignità e gradi accademici, titoli, decorazioni o qualità inerenti a pubblici impieghi e uffici o a professioni per le quali occorre speciale autorizzazione dello stato; abusodi foglio in bianco, delitto di chi, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, abusa di un foglio firmato in bianco, o del pubblico ufficiale che vi scriva o faccia scrivere un atto pubblico diverso da quello ch’era previsto o prescritto; abusodella patria potestà, violazione dei doveri inerenti alla patria potestà, commessa sia esercitando i poteri relativi in modo contrario ai fini della potestà stessa, sia omettendo di adottare i provvedimenti che dovrebbero essere adottati nell’interesse del figlio (attualmente la fattispecie analoga si denomina «decadenza sulla potestà dei figli»); abuso di mezzi di correzione o di disciplina, delitto di chi abusi di mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità (per esempio, figli minori) o a lui affidata per ragioni varie (educazione, vigilanza, custodia, ecc.); abuso edilizio, intervento edilizio realizzato in assenza di una preventiva autorizzazione o in contrasto ad essa.
Tutti e tre i significati sono rilevanti per la categoria che mi accingo a introdurre: le parole abusate sono prima di tutto usate malamente e impropriamente, ma sono anche sottoposte a un trattamento ingiusto e violento, solo che ce le immaginiamo personificate. Ma a ben pensare, a subire il trattamento ingiusto e violento siamo noi che le ascoltiamo o le leggiamo. Ed è vero anche che chi le usa in questo modo commette un abuso nella terza accezione del termine, forse meno grave dell’abuso d’ufficio e d’autorità, ma molto più frequente.
In realtà, si tratta di errori molto comuni in tutte le forme di comunicazione scritta, e non soltanto per il curriculum.
Le prime due sono valide anche per l’italiano, le altre valgono soltanto per l’inglese.
Non usate le forme passive.
Ve lo ricordate, spero, dai tempi di scuola. I verbi transitivi hanno una forma attiva e una passiva. Nella forma attiva l’attenzione è sulla persona che fa un’azione. Nella forma passiva, invece, l’attenzione è sull’oggetto o sulla persona che subisce l’azione. In un curriculum (o anche in una comunicazione scritta che propugna un progetto o un’attività), voi volete attirare l’attenzione del capo su quello che sapete e volete fare. Quindi l’attenzione dev’essere sul soggetto attivo.
No: «Il progetto Questoequello è stato realizzato dal mio gruppo.»
Sì: «Il mio gruppo ha realizzato il progetto Questoequello.»
Attenzione alla struttura della frase negli elenchi.
È facile, quando si scrive in forma di elenco o di lista, perderne di vista la struttura. Il risultato è un’impressione di generale sciatteria.
No:
• Responsabile di …
• Capo-progetto di …
• Ha guidato il gruppo …
Sì:
• È stato responsabile di …
• È stato capo-progetto di …
• Ha guidato il gruppo …
Attenzione alle parole omofone.
In inglese ce ne sono molte, e sbagliarne lo spelling vi qualifica immediatamente come una persona incompetente: non solo perché non sa l’inglese, ma perché non ha neanche il sospetto di poter sbagliare e l’umiltà di andare a controllare. Due cattive qualità che nessuno vorrebbe avere nei suoi collaboratori.
Un esempio? They’re / there / their. Siete sicuri di sapere la differenza e quando usare ciascuna delle 3 forme?
Attenzione alle differenze tra plurali, possessivi e genitivi sassoni.
Facile apparentemente, ma spesso insidioso.
Anche qui pochi esempi:
My dogs / My dog’s It’s relocation / Its relocation.
Versamenti I.M.U. per provincia aggiornati alle deleghe del 4 luglio 2012
Ecco, questa è una tabella che si potrebbe portare a scuola per spiegare agli alunni delle medie (o come diavolo si chiama adesso la scuola che frequentano i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni) come non si fa informazione usando i numeri. Perché l’unica cosa che si può vedere da questa tabella, espressa in valori assoluti, è che quanto più estesa e popolosa è una provincia, tanto maggiori sono stati i versamenti IMU. Tante grazie. Ci sarebbe da preoccuparsi, e molto, se non fosse così.
Una tabella con oltre 100 righe e 4 colonne. Più di 300 valori assoluti. Numeroni dell’ordine dei milioni. Contenuto informativo prossimo a zero.
E infatti l’unico commento che accompagna la tabella è: «Dalla Provincia di Roma il contributo maggiore.»
Mi perdonerà il bravo Donato Speroni, che sul Corriere della sera cura l’ottimo blog Numerus, se chiedo il suo parere?
Peraltro, il Corriere non è solo: non c’è quasi mattina che il Giornale Radio Rai (direttore Antonio Preziosi, come ci ricordano ossessivamente) non ci scodelli la statistica quotidiana: sul consumo di carne (o di canne), sul numero di canarini d’appartamento o sulle cadute sulle scale: invariabilmente, «guida la classifica la Lombardia» mentre «è la Val d’Aosta il fanalino di coda». Non sarà perché sono fenomeni legati alla dimensione demografica e la Lombardia è la regione più popolosa d’Italia e la Val d’Aosta la meno popolosa?
Il Post, quotidiano online diretto da Luca Sofri, pubblica la medesima notizia il 15 luglio, ma dà al ben più titolato Corriere una bella lezione di data journalism (a mio insindacabile giudizio, naturalmente).
Chi ha pagato più IMU
La classifica dei versamenti della tassa per province: ad Aosta 348 euro per abitante, a Crotone si è pagato un quinto
15 luglio 2012
Il Ministero dell’Economia ha pubblicato sul suo sito i dati sulla riscossione dell’IMU nelle diverse province, che vedono le cifre principali raccolte naturalmente nelle città più grandi. Questo è invece l’elenco ordinato col criterio delle cifre versate in rapporto alla popolazione di ogni provincia: criterio genericamente indicativo, ma si tengano in considerazione le caratteristiche della tassa, legata alle proprietà immobiliari e non ai residenti.
Province
Importo Comune
Importo Stato
Importo totale
Per abitante
1
Aosta
24.776.388
19.882.991
44.659.379
348,28
2
Savona
50.802.597
39.952.061
90.754.658
315,22
3
Olbia-Tempio
24.844.571
20.869.932
45.714.503
289,59
4
Imperia
30.354.199
24.625.774
54.979.973
246,94
5
Genova
130.789.989
84.073.246
214.863.235
243,41
6
Roma
630.649.797
370.136.938
1.000.786.735
238,62
7
Livorno
46.779.773
30.521.283
77.301.056
225,40
8
Sondrio
21.410.399
18.806.325
40.216.724
219,56
9
Grosseto
28.465.404
21.149.214
49.614.618
217,46
10
Milano
401.759.658
279.225.674
680.985.332
215,73
11
Bologna
128.781.561
84.752.768
213.534.328
215,27
12
Ravenna
49.281.640
35.037.026
84.318.666
214,85
13
Rimini
39.971.859
30.350.075
70.321.933
213,55
14
Bolzano
64.162.165
43.861.107
108.023.273
212,79
15
Trento
62.732.543
49.365.123
112.097.666
211,72
16
Lecco
42.323.478
29.675.518
71.998.995
211,66
17
Parma
53.399.925
39.649.481
93.049.407
210,46
18
Belluno
24.469.296
19.984.698
44.453.995
208,24
19
Como
73.049.594
50.394.193
123.443.787
207,47
20
Lucca
46.129.209
33.121.927
79.251.136
201,25
21
L’Aquila
25.307.823
19.587.192
44.895.014
200,86
22
Siena
33.221.516
21.131.992
54.353.507
199,36
23
Vercelli
19.799.714
15.516.631
35.316.345
196,68
24
Piacenza
31.470.976
23.854.993
55.325.969
190,86
25
Pisa
48.426.556
31.096.433
79.522.989
190,35
26
Firenze
114.855.034
74.688.102
189.543.135
189,90
27
Torino
263.008.636
165.203.697
428.212.333
185,99
28
Pordenone
35.239.864
23.260.785
58.500.649
185,53
29
Padova
104.608.599
65.395.840
170.004.439
181,98
30
Verona
96.411.322
70.563.694
166.975.017
181,46
31
Alessandria
45.763.860
33.744.184
79.508.044
180,45
32
Forli’
41.550.437
29.427.278
70.977.715
179,47
33
Verbania
16.168.673
12.935.530
29.104.203
178,28
34
Biella
18.933.959
13.475.923
32.409.882
174,46
35
Vicenza
89.298.657
62.545.083
151.843.740
174,38
36
Ferrara
37.591.842
25.174.991
62.766.833
174,36
37
Trieste
26.835.119
14.248.462
41.083.581
173,67
38
Viterbo
32.346.490
22.816.404
55.162.894
172,23
39
Prato
26.645.498
16.259.176
42.904.674
171,77
40
Novara
36.303.990
26.706.401
63.010.391
169,47
41
Cuneo
54.053.754
44.092.570
98.146.324
165,70
42
Massa Carrara
19.849.424
13.603.074
33.452.498
164,06
43
Brescia
114.385.842
90.699.576
205.085.419
163,28
44
Udine
51.395.476
36.740.713
88.136.188
162,76
45
Venezia
80.078.272
58.983.319
139.061.591
161,11
46
Reggio Emilia
48.374.261
35.914.055
84.288.316
158,93
47
Treviso
83.738.700
55.506.159
139.244.859
156,76
48
Modena
62.650.181
46.257.291
108.907.471
155,38
49
Bergamo
96.486.474
73.558.628
170.045.102
154,76
50
Gorizia
13.009.760
8.525.893
21.535.653
151,23
51
Monza e della Brianza
77.990.732
49.591.489
127.582.221
150,16
52
Varese
75.662.840
55.341.745
131.004.586
148,32
53
La Spezia
27.147.287
18.712.161
45.859.448
148,02
54
Cremona
30.228.123
22.549.918
52.778.041
145,15
55
Ancona
40.857.179
28.557.066
69.414.245
144,30
56
Arezzo
29.087.790
21.189.520
50.277.310
143,79
57
Pistoia
24.169.306
17.910.024
42.079.330
143,59
58
Teramo
25.113.959
19.615.343
44.729.301
143,25
59
Chieti
32.689.374
24.039.034
56.728.408
142,85
60
Pavia
43.304.196
34.457.136
77.761.333
141,82
61
Pescara
27.102.364
18.577.914
45.680.278
141,34
62
Perugia
55.335.408
39.572.783
94.908.192
141,27
63
Bari
105.926.577
69.669.856
175.596.434
139,51
64
Macerata
26.158.156
19.151.923
45.310.079
139,26
65
Rovigo
19.185.090
14.898.182
34.083.273
137,50
66
Lodi
17.814.547
13.325.239
31.139.786
136,78
67
Latina
42.680.562
32.756.314
75.436.876
135,75
68
Mantova
31.104.844
24.837.882
55.942.725
134,66
69
Isernia
6.513.210
4.903.237
11.416.447
128,72
70
Taranto
43.217.328
31.002.054
74.219.382
127,96
71
Pesaro e Urbino
26.546.482
20.363.561
46.910.044
127,83
72
Terni
17.257.336
12.698.104
29.955.440
127,65
73
Campobasso
17.164.583
12.190.850
29.355.433
127,03
74
Siracusa
29.035.266
22.080.239
51.115.505
126,44
75
Ascoli Piceno
15.203.982
11.802.663
27.006.646
126,16
76
Foggia
46.617.385
33.360.921
79.978.306
124,80
77
Cagliari
41.848.024
27.576.216
69.424.240
123,27
78
Brindisi
27.643.540
21.023.493
48.667.033
120,69
79
Asti
14.569.729
12.087.531
26.657.261
120,25
80
Fermo
11.801.738
9.568.241
21.369.980
120,11
81
Sassari
23.929.863
16.426.698
40.356.560
119,67
82
Barletta-Andria-Trani
27.511.876
19.207.881
46.719.757
118,92
83
Rieti
10.387.988
7.965.068
18.353.056
114,37
84
Trapani
27.912.021
21.491.545
49.403.566
113,15
85
Ragusa
19.851.794
15.612.690
35.464.485
111,33
86
Nuoro
10.295.352
7.185.071
17.480.423
108,79
87
Lecce
47.807.771
37.823.789
85.631.560
104,99
88
Napoli
186.044.399
131.557.889
317.602.288
103,09
89
Salerno
65.296.817
46.123.017
111.419.834
100,40
90
Catania
63.810.586
44.737.574
108.548.161
99,58
91
Caserta
52.030.026
37.956.510
89.986.536
98,19
92
Carbonia-Iglesias
7.317.680
5.343.436
12.661.117
97,51
93
Matera
11.449.288
8.206.080
19.655.368
96,48
94
Messina
33.898.011
28.739.442
62.637.452
95,81
95
Benevento
16.249.173
11.298.458
27.547.631
95,69
96
Frosinone
26.649.942
19.477.570
46.127.512
92,59
97
Cosenza
36.799.232
29.284.851
66.084.083
89,95
98
Agrigento
22.665.108
18.040.423
40.705.531
89,66
99
Avellino
22.630.090
16.483.323
39.113.414
89,07
100
Palermo
61.296.693
48.842.284
110.138.977
88,14
101
Ogliastra
2.906.551
2.144.392
5.050.942
87,14
102
Oristano
8.313.041
6.021.515
14.334.556
86,23
103
Catanzaro
15.414.836
13.292.874
28.707.711
77,88
104
Potenza
16.453.665
13.228.919
29.682.583
77,34
105
Reggio Calabria
24.005.630
19.286.732
43.292.362
76,36
106
Medio Campidano
4.485.138
3.300.443
7.785.581
76,02
107
Caltanissetta
11.380.951
9.157.362
20.538.312
75,58
108
Enna
6.825.290
5.660.862
12.486.152
72,39
109
Vibo Valentia
5.990.941
5.175.933
11.166.875
67,04
110
Crotone
6.155.166
5.477.671
11.632.837
66,62
Perché questa tabella contiene molta più informazione dell’altra? Perché il giornalista sa (anche se non ce lo spiega benissimo) che i valori vanno normalizzati, cioè espressi in termini tali da eliminare il fattore di scala, e che un modo grezzo ma efficace di farlo è di osservare i versamenti pro capite, cioè per residente. E a questo punto si vede bene quello che nella tabella del Corriere non si vedeva (i valori assoluti sono gli stessi e vengono dalla stessa fonte): che l’imposta colpisce di più le province dove ci sono più proprietà immobiliari in proporzione al numero di residenti. Cioè, ad esempio, dove ci sono più seconde case: e infatti, nelle prime 15 province della graduatoria ci sono sì quelle delle 2 maggiori metropoli italiane (Roma e Milano), dove i prezzi unitari e le rendite sono più elevati, ma le altre sono tutte province a spiccata vocazione turistica marina o montana.