Fooled by Randomness

Taleb, Nassim Nicholas (2005). Fooled by Randomness: The Hidden Role of Chance in Life and in the Markets. New York: Random House. 2005.

Ho comprato il libro attratto dal titolo e, soprattutto, dal sottotitolo. La quarta di copertina avrebbe dovuto mettermi in guardia.

Mi aspettavo un’analisi delle nostre (umane) difficoltà a gestire i concetti di probabilità, casualità e incertezza, magari sotto una prospettiva personale, ma un po’ nel filone di Gigerenzer, Stigler o Hacking. Niente di tutto questo. È un testo senza capo né coda, scritto in modo certamente personale ma a me sgradito, di cui fatico a comprendere lo scopo.

Quello che mi irrita di più è che Taleb e io abbiamo molte letture in comune, ma non è scattato per me nessun meccanismo di “affinità elettive”: sospetto che se per caso c’incontrassimo litigheremmo subito.

Avrete già capito: ve lo sconsiglio. Io stesso sono arrivato alla fine per testardaggine, nella vana speranza di capire dove volesse andare a parare e – anche – perché un paio di cose interessanti le avevo trovate e non volevo rischiare di perdere la terza, che però non è mai arrivata.

Le cose interessanti, dunque.

La prima è una lancia spezzata a favore della gerontocrazia. Taleb fa una simulazione con il metodo Montecarlo e scopre (o meglio trova conferma) che gli speculatori più vecchi hanno maggiori probabilità di “sopravvivere”, semplicemente perché più esposti (e quindi più resistenti) agli eventi molto rari. Anche nella selezione di un partner – commenta Taleb a pagina 63 della mia edizione – le donne preferiscono, coeteris paribus, un vecchio sano a un giovane sano, perché il primo segnala una comprovata capacità di sopravvivere. Lo trovo particolarmente divertente, dal momento che in questo periodo il chiacchiericcio nazionale (alimentato da giornalisti e opinionisti tutti più vecchi di me) attribuisce il declino italiano alla gerontocrazia imperante nella politica e nell’impresa. Naturalmente, a me dà fastidio, dopo che per anni non era il mio momento ed ero considerato troppo giovane per posizioni di responsabilità, essere di colpo troppo vecchio per il volgere di una moda.

La seconda è la considerazione (poche pagine dopo) che il rapporto segnale/rumore è funzione del tempo. Nell’esempio di Taleb, nel breve periodo il rumore (la variabilità del portafoglio) prevale sul segnale (la performance): 1.796 a 1 in un secondo; 30 a 1 in un’ora, 2,32 a 1 in un mese, per scendere a 0.7 a 1 in un anno. Non sono del tutto sicuro della matematica di Taleb (che però la insegna all’università) e vorrei vedere le sue simulazioni, ma mi sembra che il suo punto regga: quando osserviamo una serie storica, vediamo sempre una combinazione di segnale e rumore e, per quanti filtri abbiamo, la congiuntura è sempre più opaca dell’analisi strutturale. Forse, quando siamo sollecitati alla tempestività delle informazioni statistiche, invece di metterci subito sulla difensiva, dovremmo far riflettere il nostro interlocutore sugli scopi conoscitivi che si prefigge. Quanto a Taleb, giunge alla conclusione, che condivido, che leggere i giornali è inutile e che, poiché il tempo è limitato, è meglio un buon libro.

Purtroppo (ancorché un best-seller, alla 206esima posizione in questo momento su Amazon), a mio parere il suo non ricade nella categoria!

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