L’uomo che amava le donne

L’uomo che amava le donne (L’homme qui aimait les femmes), 1977, di François Truffaut.

Un film molto bello, ma anche molto triste. Sull’impossibilità dell’amore, a cui io non voglio e non posso rassegnarmi. Il sorriso si spegne sulle labbra. Anche un film molto francese e molto Truffaut (Le due inglesi e L’ultimo metrò).

Bertrand ama davvero le donne, ma non può amarle fino in fondo. Per non esserne divorato, deve tenere le distanze: ma così si ferisce e le ferisce. “Era dunque davvero impossibile provare piacere senza far del male a qualcuno”, si chiede Bertrand (ho cercato la sceneggiatura originale per citarlo in francese, ma non l’ho trovata).

E commenta Geneviève (Brigitte Fossey), che forse più di tutte l’ha capito e che rappresenta il punto di vista di Truffaut: “Bertrand perseguiva una felicità impossibile attraverso la quantità, la moltitudine. Perché dobbiamo cercare in tante persone quello che tutta la nostra educazione ci dice che dovremmo trovare in una sola?”

Anche se in precedenza, nel film, si dice che Bertrand non è un Don Giovanni, nella scena finale (appena prima della frase riportata sopra), Geneviève passa in rassegna le sue donne mentre gettano una manciata di terra sulla bara. Le inquadrature si soffermano sui loro visi, in una trascrizione filmica dell’aria del catalogo del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte, quando il servo Leporello spiega a Donna Elvira le “donnesche imprese” del suo padrone.

Qui Leporello è Bryn Terfel, Donna Elvira è Soile Isokoski, Claudi Abbado dirige l’Orchestra da camera europea.

Days – The Kinks 1969

Sempre per la serie “belle canzoni dimenticate”.

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