2 febbraio 1943 – Stalingrado

Altro che Candelora. Il 2 febbraio 1943, 65 anni fa, le truppe tedesche si arrendono e finisce, con una decisiva vittoria sovietica, una battaglia decisiva per l’esito della 2° guerra mondiale.

La battaglia si inscrive nell’ambito dell’Operazione Blu (Fall Blau) che, nell’estate del 1942, avrebbe dovuto portare le forze dell’Asse alla conquista dei campi petroliferi del Caspio.

La difesa di Stalingrado fu assegnata da Stalin al maresciallo Yeremenko, al luogotenente generale Chuikov e al commissario politico Nikita Krushchev (sì, proprio lui, quello che poi si tolse la scarpa all’ONU). Gli attacchi iniziali delle forze dell’Asse ebbero successo: raggiunsero il Volga e Stalingrado, massicciamente bombardata, fu percorsa da una tempesta di fuoco. La difesa della città fu sostenuta dai lavoratori delle fabbriche, donne comprese.

L’ordine di Stalin (27 luglio 1942) era “Non un passo indietro!” e prevedeva il tribunale militare per chi avesse ordinato la ritirata. I tedeschi, entrati in città, non riuscivano ad avanzare. La battaglia divenne sanguinosissima da entrambe le parti. Si combatteva strada per strada, casa per casa.

Dopo tre mesi di carneficina, l’Asse aveva conquistato pressoché tutta la città a ovest del Volga. Ma il 19 novembre i sovietici diedero il via all’operazione Urano, attaccando i fianchi delle forze dell’Asse da nord e poi anche da sud (20 novembre).

Nella sacca (Kessel) che risultò da questa manovra a tenaglia restarono intrappolati 230.00 armati dell’Asse (in prevalenza tedeschi e rumeni). Gli assedianti divennero assediati. A nulla servì il tentativo di ponte aereo tentato dalla Luftwaffe, che perse quasi 500 aerei. Un tentativo tedesco di rompere l’assedio fallì, mentre ormai i sovietici, attraversando il Volga gelato, potevano rifornire Stalingrado. Il parziale successo dell’offensiva sovietica su Rostov (quella che risultò disastrosa per l’ARMIR) mise i rifornimenti per via aerea fuori portata, e con la perdita dei due aeroporti di Pitomnik (16 gennaio 1943) e Gumrak (25 gennaio) le forze asserragliate nella sacca restarono senza viveri e senza munizioni. Riprese la battaglia nelle strade. I sovietici offrirono una resa onorevole a von Paulus, ma Hitler non ne volle sapere. Von Paulus fu anzi insignito in extremis (30 gennaio) del titolo di Generalfeldmarschall e così, quando si arrese insieme a 21 generali, fu il prima feldmaresciallo a essersi arreso nella storia dell’esercito tedesco (nella foto qui sotto). Con lui si arresero 91.000 soldati stanchi e affamati. Ne sopravvissero soltanto 5.000.

L’effetto psicologico della vittoria sovietica e della disfatta tedesca fu immensa.

Per me Stalingrado è legata alla bellissima canzone degli Stormy Six, che racconta come la vittoria di Stalingrado diede forza al movimento di resistenza nelle fabbriche del Nord Italia.

2 Risposte to “2 febbraio 1943 – Stalingrado”

  1. Hitler (3) e Stalingrado « Sbagliando s’impera Says:

    […] Hitler (3) e Stalingrado Lunedì, 24 Marzo 2008 — borislimpopo Giusto per farvi capire la cialtroneria post-moderna di Genna, che usa (peggiorandola) la bella canzone degli Stormy Six per raccontarci Stalingrado. […]

  2. borislimpopo Says:

    Reblogged this on Sbagliando s'impera and commented:

    Gli anni sono diventati 70. Ricordare così mi sembra il minimo.


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