Post-sessantottino

Sessantottino, secondo il De Mauro online, è “chi ha partecipato al movimento di contestazione giovanile del 1968; anche, ironicamente, chi ne continua le idee, gli atteggiamenti, eccetera”. Di post-sessantottino, il vocabolo utilizzato da Ignazio La Russa per indicare chi non vede di buon occhio il dispiegamento dell’esercito per compiti di ordine pubblico, nessuna traccia nei vocabolari.

Ma stia tranquillo La Russa, abbiamo capito lo stesso.

Io nel 1968 mi avviavo a compiere 16 anni. Per me il 1968, e gli anni che lo hanno preceduto e seguito, sono stati anni formativi. Ne continuo, per quanto posso, le idee e gli atteggiamenti, senza ironia e senza vergogna. Ringrazio i miei genitori, la mia scuola, i miei compagni e le disordinate letture di quegli anni per quello che mi hanno dato e mi hanno lasciato. Non mi nascondo le ingenuità e gli errori che ho commesso, da solo o dentro l’impegno politico e sociale. Ma quei valori e quegli atteggiamenti ho cercato, convinto, di trasmetterli anche ai miei figli.

La Russa, che è del 1947, nel 1968 di anni ne aveva 21. Studiava Giurisprudenza a Pavia, dopo aver fatto il liceo in un collegio svizzero, immagino perché la Statale di Milano era troppo rossa per lui, fascista e figlio di un senatore fascista. Però picchiava a Milano (“protagonista di tutte le battaglie politiche della Destra in Lombardia”, è la dizione eufemistica ed edulcorata della biografia sul suo sito): picchiava, confermo, con i suoi camerati. I fascisti a Milano in quegli anni picchiavano e basta (se non facevano di peggio). Dalla rete son scomparse – forse a suon di denunce – la maggior parte delle memorie sul La Russa di quegli anni.

Ma questi metodi tu li conosci bene, Ignazio La Russa. Io mi ricordo di te, sai? mi ricordo il picchiatore La Russa, mi ricordo cosa dicevi sulla pena di morte, sulle donne comuniste. Ti ho visto passare un mucchio di volte, e mi ricordo il coraggio, sempre in giro in branco, l’onore, sempre menare i più piccoli, e la lealtà, ti chiamavano Mennea, tanto eri bravo a dartela a gambe. [tratto da qui]

Ma non è di La Russa che voglio parlare. Siamo in un paese democratico, è stato eletto (anche se non scelto dai cittadini, ma dalle segreterie dei partiti), la sua coalizione ha vinto ed eccolo ministro. Nulla da eccepire. Parliamo invece dell’impiego dell’esercito per funzioni di pubblica sicurezza. In Italia operano 5 corpi nazionali, alle dirette dipendenze del governo, con funzioni di ordine pubblico:

  • La Polizia di Stato: 110.000 effettivi
  • L’Arma dei Carabinieri: 111.000 effettivi
  • La Guardia di Finanza: oltre 65.000 effettivi
  • La Polizia Penitenziaria: oltre 45.000 in organico
  • Il Corpo Forestale dello Stato (non sono riuscito a sapere quanti sono con esattezza, ma dovrebbero essere 8-10.000).

Alle forze nazionali di polizia (tutte quelle sopra elencate svolgono funzioni di pubblica sicurezza) si aggiungono quelle locali (la polizia municipale e quella provinciale).

Secondo una fonte internazionale citata anche nella rubrica di Beppe Severgnini, l’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di tutori dell’ordine in assoluto (322.483) e relativamente alla popolazione (5,6 per 1.000 abitanti: quasi il doppio della Germania e della Spagna, che ne hanno 2,9, mentre la Francia ne ha poco più di 2). I 3.000 militari messi in campo da La Russa incrementano il numero degli addetti alla pubblica sicurezza di meno dell’1%: penso sia ragionevole non aspettarsi risultati concreti, se non un po’ di pubblicità al governo e al ministro.

In Italia, i ricercatori (o meglio gli addetti alla ricerca e sviluppo, nel settore pubblico e in quello privato) sono 3 ogni 1.000 abitanti, valore che ci colloca agli ultimi posti in Europa e tra i paesi sviluppati.

Ma allora, le forze armate mettiamole a fare ricerca!

7 Risposte to “Post-sessantottino”

  1. morgaine Says:

    Ma risultati concreti su che? Se l’Italia ha un tasso di criminalità basso, anche in confronto col resto d’Europa, per non parlare degli Stati Uniti d’America!
    A me vedere schierati i militari per strada non dà affatto un senso di sicurezza. Ricordo come mi sono sentita a disagio a Istanbul anni fa, dove c’erano militari in ogni angolo. Sono sicura che il dispiegamento di militari danneggia gravemente il turismo e infatti ho sentito dire alla radio che i militari nei punti più turistici di Roma non ce li hanno messi. Per forza tutti gli altri paesi ci passano avanti nelle classifiche dei visitatori: noi li scoraggiamo i turisti a venire e quando vengono li spenniamo talmente che non tornato più.

  2. .mau. Says:

    Ignazio aveva 21 anni, era già maggiorenne 🙂

  3. Il pizzardone armato « Sbagliando s’impera Says:

    […] e Frosinone. Finalmente! Altro che esercito: i militari messi in servizio di pubblica sicurezza da Ignazio La Russa sono 3.000 in tutta Italia, qui parliamo di 6.150 vigili urbani con contratto a tempo […]

  4. andrea Says:

    ciao, sono un giornalista. vorrei farti una domanda. mi puoi contattare via mail?
    grazie, ciao
    andrea

  5. Guccini – Dizionario delle cose perdute « Sbagliando s’impera Says:

    […] autogestito del liceo (non ci provo nemmeno a usare l’aggettivo goliardico, perché sono post-sessantottino e me ne vanto, e mi rattrista non poco aver dovuto veder cadere con ignominia anche l’ultima […]


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