Cinque Terre: omaggio a Montale

Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da ponente a levante, i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare. (Eugenio Montale, Fuori di casa)

E ancora

La Storia

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Nature sulla politica della ricerca in Italia

Sì, lo so, quei comunisti di Nature! Degni compari dei comunisti di The Economist.

Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008

Cut-throat savings

Abstract: In an attempt to boost its struggling economy, Italy’s government is focusing on easy, but unwise, targets.

It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending. If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country’s grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi’s centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy’s banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government’s minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill’s designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be “a little like killing them”. This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country’s scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy’s research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union’s 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present.

Broker

Se ne sente parlare molto, in piena crisi finanziaria. Un broker (la parola è inglese) è un “intermediario, specialmente a livello internazionale, negli acquisti e nelle vendite di merci, titoli azionari, polizze assicurative e simili” (De Mauro online).

Attenti ai falsi amici! Un broker non è, come potrebbe far pensare l’assonanza con il verbo to break, uno che rompe (d’accordo, lo so, la maggior parte degli assicuratori, soprattutto quelli che ti telefonano a casa all’ora di cena per proporti i loro prodotti, rompono eccome).

La parola, invece, ha un’origine strana. Arriva all’inglese, attraverso i normanni, dal francese brocour o abrocour. A loro volta i francesi l’avevano derivato dallo spagnolo alboroque, un regalo che ritualmente si scambiavano le parti dopo aver concluso un accordo commerciale. E gli spagnoli avevano appreso l’usanza e il nome dai mori che dominarono la Spagna nel medioevo: al-baraka, in arabo, è la benedizione (quasi tutte le parole che iniziano per al-, come albicocca algebra algoritmo eccetera vengono dall’arabo, dove al è l’articolo…). Barak, a sua volta, è una radice semitica comune, che ricorre anche nei nomi propri, come quello del presidente egiziano Mubarak e del candidato democratico Barack Obama (oltre che del filosofo Baruch Spinoza).

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Oggi ho visto nel corteo

Dedicato agli studenti che stamattina erano alla stazione di Firenze.

Non lasciamoli soli!

La canzone, in realtà, si chiama “La caccia alle streghe” ed è di Alfredo Bandelli. Bandelli, pisano (nessuno è perfetto) è nato nel 1945 e morto (nemmeno cinquantenne) nel 1994. Ma non la cantava anche Paolo Pietrangeli? Forse con un titolo diverso? “La violenza”?

È cominciata di nuovo la caccia alle streghe
stampa governo padroni e la televisione
in ogni scontento si vede uno sporco cinese
“uniamoci tutti a difendere le istituzioni”

Ma oggi ho visto nel corteo
tante facce sorridenti
le compagne quindicenni
gli operai con gli studenti

“Il potere agli operai
no al sistema del padrone
tutti uniti vinceremo
viva la rivoluzione”

Quando poi le camionette
hanno fatto i caroselli
i compagni hanno impugnato
i bastoni dei cartelli

Ed ho visto le autoblindo
rovesciate e poi bruciate
tanti e tanti poliziotti
con le teste fracassate.

La violenza la violenza
la violenza la rivolta              (2 volte)
chi ha esitato questa volta
lotterà con noi domani.

Uno due dieci vent’anni di democrazia
“le pietre non sono argomenti” ci dice un borghese
siamo d’accordo con voi miei cari signori
ma gli argomenti non hanno la forza di pietre.

Ma oggi ho visto nel corteo, ecc.

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Sicurezza (1)

Ieri sera, quando sono arrivato alla stazione della metropolitana di Eur Magliana ,a Roma, sulla banchina c’erano 2 carabinieri e 4 militari, tuta mimetica, gambe divaricate, atteggiamento tronfio e vagamente minaccioso.

So che susciterò qualche polemica, ma non mi sono sentito per niente più sicuro.

Sarà che ho visto troppi film ambientati in Sudamerica…

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Neal Stephenson – Anathem

Stephenson, Neal (2008). Anathem. New York: HarperCollins. 2008.

Stephenson è relativamente poco noto in Italia. La sua fama qui è legata soprattutto a Snow Crash, e perciò è stato etichettato autore cyberpunk o al massimo post-cyberpunk. Benché Snow Crash sia un bel romanzo del genere, degno dei Gibson migliori, Stephenson dal 1992 ne ha fatta di strada. Il suo primo romanzo ambizioso è Cryptonomicon, un romanzo storico ambientato ai tempi della 2ª guerra mondiale e ai giorni nostri. Rizzoli, che l’ha pubblicato, l’ha addirittura proposto a puntate come lettura estiva sulle pagine interne de Il corriere della sera, qualche anno fa. Con scarsi risultati sulla popolarità dell’autore.

Il “ciclo barocco”, una trilogia di quasi 3.000 pagine ambientate nella Londra della seconda metà del 1600, con Newton e Leibniz tra i suoi protagonisti, non è neppure stato interamente tradotto in italiano.

Stephenson se la prende calma. Non ha paura di riempire pagine e pagine di digressioni su argomenti scientifici e filosofici che gli interessano (a volte, va da sé, sparando cazzate…). Eppure Stephenson ha i suoi fan, e io sono uno di loro.

Anathem è un ritorno alla fantascienza, ma a una fantascienza filosofica. Non ve lo racconto, e riassumerlo sarebbe difficile per un libro di oltre 900 pagine. Se vi interessa un riassunto, lo trovate nel sito che vi ho segnalato sopra, o anche su Wikipedia.

Vi trasmetterò invece le mie impressioni personali, a caldo. Il libro è molto faticoso, all’inizio. Stephenson costruisce davvero un mondo diverso dal nostro, completo di vocabolario, folklore, tecnologia, cultura. Proprio qui sta il pregio del libro, guidarti in un complicato esperimento mentale, non schematico ma spesso rigoglioso. Piano piano la storia si avvia e si fa più avventurosa, senza perdere l’attenzione alla disamina di posizioni filosofiche diverse da quelle terrestri ma non poi tanto… Un divertimento a sé è quello di scoprire sotto la maschera del nome arbriano il corrispettivo terrestre. Naturalmente, alcune delle teorie esposte, soprattutto di quelle scientifiche, sono controverse e addirittura “fuori corso”, e questo può essere irritante. Ma nessuno di noi chiede o a Wells o a Philip K. Dick di costruire le loro storie su solide basi scientifiche. Meno che mai a Verne (c’è una strizzata d’occhio nel romanzo) o a Herbert di Dune (cui Anathem a tratti fa pensare).

Il sito del libro è pieno di gadget, dalla musica, alle interviste, ai video con Stephenson che legge parti del libro, a un trailer quasi fosse un film.

Vi consiglio vivamente di guardare il trailer, che non ho trovato su YouTube.

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Precario

Dei tanti significati della parola, ormai uno è prevalente, la sostantivizzazione del “lavoratore precario”, quello che (secondo il De Mauro online) “ha un rapporto di lavoro senza garanzie di continuità o stabilità, legato solamente a contratti a termine: personale precario; anche come sostantivo: assorbire i precari del pubblico impiego“.

Il termine fa originariamente riferimento al diritto romano (mio padre ci fece la tesi di laurea, nel 1949):

Concessione di un bene, gratuitamente o con un canone simbolico, con patto di restituzione in qualsiasi momento e senza necessità di preavviso (sempre dal De Mauro).

E per estensione, nel diritto moderno:

Comodato del quale non è stato stabilito il termine di scadenza e che prevede quindi che il bene dato in godimento possa essere richiesto in restituzione in qualsiasi momento

Impropriamente: concessione del godimento di un immobile dietro pagamento di una cifra simbolica, tale però da fare del concessionario solo un detentore del bene del concedente.

Come aggettivo, oltre a quello citato in precedenza, De Mauro cita altre 3 accezioni:

  1. che non dà garanzie di stabilità, incerto: una situazione lavorativa precaria, un governo precario, versare in precarie condizioni economiche; equilibrio psicologico precario; salute precaria, cagionevole
  2. temporaneo, provvisorio: per ora ho solo una sistemazione precaria presso un’amica
  3. che riguarda la concessione di un bene, gratuita o a canone simbolico, la cui restituzione può in qualunque momento essere richiesta dal concedente al concessionario: possesso precario, a titolo precario.

Nel diritto romano, se non ricordo male, l’uso precario (more precario, ablativo assoluto) legava il cliente al suo patrizio di riferimento: ciò che aveva il cliente, lo aveva in modo precario, cioè con il permesso e la tolleranza del concedente, e per una durata non prestabilita, ma revocabile con un cenno del concedente stesso. Non a caso, l’etimologia rimanda a prex, preghiera.

Con un (piccolissimo) scarto: la condizione precaria è profondamente offensiva della dignità del lavoratore.