La “saggezza delle folle” per predire il futuro

Folla

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Foresight Engine Asks The Crowd To Change The Future | Co.Exist: World changing ideas and innovation

With a forecasting model that allows for the discovery of social wisdom and the giving exposure to outlier ideas, the futurist company is showing the benefits of collective problem solving.

No one can predict the future. Many people working together, however have far better insights than those working alone. The Foresight Engine, designed by the Institute for the Future, takes advantage of this phenomenon to create “microforecasts,” essentially crowdsourced ideas about the future, offering innovative insights about what could be.

L’Orizzonte degli Eventi: Ministre in fuga

IMPERDIBILE. Andatelo a vedere.

L’Orizzonte degli Eventi: Ministre in fuga

Se agli Academy Awards esistesse la categoria “Miglior Corto di Regime”, questo video tratto da “Porta a Porta” vincerebbe di sicuro l’Oscar 2012.

Lavoce.info – Andrea Terzi – UN GRANDE BAZOOKA PER LA BCE

Sono sempre più gli osservatori che pensano che la BCE debba impegnarsi ad acquistare titoli di Stato fino al re-allineamento degli spread dei paesi più a rischio. La strada del succedersi di negoziati e delusioni in un processo decisionale europeo lento e incerto non fa che alimentare la spirale.

Andrea Terzi, su Lavoce.info, ci spiega il perché.

Questa soluzione si chiama “il grande bazooka”. O anche, dato che ieri parlavamo di lupi mannari, la “pallottola d’argento”.

Silver Bullet

thisnext.com

Lavoce.info – ARTICOLI – UN GRANDE BAZOOKA PER LA BCE

I titoli di Stato sono quanto di più vicino alla moneta di Stato. E solo la Banca centrale europea può salvare la moneta europea. Con un’operazione d’acquisto dei titoli di Stato in euro che annullerebbe ogni spread. È definito il grande bazooka. Vi si oppongono strenuamente i banchieri centrali tedeschi con argomenti di scarso fondamento. Nuove regole sulle decisioni fiscali dei paesi membri della stessa area monetaria sono auspicabili e inevitabili. Non sembra invece un atteggiamento prudente quello di insistere sulle regole quando si è vicini al collasso.

Perché entrare in una stanza fa dimenticare che cosa si stava facendo?

Un’esperienza che abbiamo fatto tutti: entrare in una stanza e accorgerci che abbiamo dimenticato che cosa ci accingevamo a fare, o a dire, o a prendere.

Secondo uno studio di psicologia sperimentale, si tratterebbe di un fenomeno reale.

Walking through doorways causes forgetting, new research shows | KurzweilAI

We’ve all experienced it: The frustration of entering a room and forgetting what we were going to do. Or get. Or find.

New research from University of Notre Dame Psychology Professor Gabriel Radvansky suggests that passing through doorways is the cause of these memory lapses. “Entering or exiting through a doorway serves as an ‘event boundary’ in the mind, which separates episodes of activity and files them away,” Radvansky explains.

“Recalling the decision or activity that was made in a different room is difficult because it has been compartmentalized.”

Conducting three experiments in both real and virtual environments, Radvansky’s subjects performed memory tasks while crossing a room and while exiting a doorway.

In the first experiment, subjects used a virtual environment and moved from one room to another, selecting an object on a table and exchanging it for an object at a different table. They did the same thing while simply moving across a room but not crossing through a doorway.

Radvansky found that the subjects forgot more after walking through a doorway compared to moving the same distance across a room, suggesting that the doorway or “event boundary” impedes one’s ability to retrieve thoughts or decisions made in a different room.

Another experiment was designed to test whether doorways actually served as event boundaries or if one’s ability to remember is linked to the environment in which a decision — in this case, the selection of an object — was created. Previous research has shown that environmental factors affect memory and that information learned in one environment is retrieved better when the retrieval occurs in the same context.

Subjects in this leg of the study passed through several doorways, leading back to the room in which they started. The results showed no improvements in memory, suggesting that the act of passing through a doorway serves as a way the mind files away memories.

The study was published recently in the Quarterly Journal of Experimental Psychology.

Salvare Roma per salvare il sogno europeo

Martin Wolf, editorialista del Financial Times, sostiene (sul numero del 15 novembre) che è necessario salvare Roma per non fare affonfdare il sogno europeo. E la prende veramente alla lontana.

Europe must not allow Rome to burn – FT.com

What is at stake today is not only the stability of the European – perhaps the world’s – economy, but the survival of the most successful – and certainly most civilised – effort to unite Europe since the fall of the western Roman empire 1,535 years ago. As Walter Scheidel of Stanford University notes in a fascinating essay: “Two thousand years ago, perhaps half of the entire species had come under the control of just two powers, the Roman and Han empires.”* Both collapsed. But the Chinese empire was repeatedly restored and enlarged, while the Roman empire divided irretrievably. Yet the dream of reunification never died. It was apparent in the claims of popes and “holy Roman emperors”. It was carried by Napoleon’s eagles. It is the aspiration embedded in the European Union.

Caduta di Roma

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Un reportage del Financial Times da Cassino

Il Financial Times di venerdì ha pubblicato un reportage da Cassino sulla nostra “generazione perduta”. Di nuovo in macerie.

Italy’s lost generation sceptical of new order – FT.com

Obliterated by Allied bombing in 1944 and rebuilt by Italy’s industrious postwar generation, Cassino, halfway between Rome and Naples, is in sore need of a second rebirth. From youth unemployment to a low birth rate, the small town – streets lined with shops closing down and festooned with posters advertising “I sell Gold” – encapsulates all the challenges facing Mario Monti, Italy’s newly appointed prime minister, and his emergency cabinet of technocrats.

Montecassino

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Glen Duncan – The Last Werewolf

Duncan, Glen (2011). The Last Werewolf. Edinburgh: Canongate. 2011.

The Last Werewolf

knopfdoubleday.com

Ho comprato questo romanzo per un motivo fondamentale: penso di sapere molto sui vampiri (e ne ho parlato diffusamente in queste pagine, ad esempio qui, ma anche qui e qui), ma pochissimo sui lupi mannari.

Le storie di vampiri – quelle con un minimo di profondità, naturalmente, come quelle raccontate da Anne Rice a partire dalla ormai celeberrima Intervista col vampiro, non l’adolescenziale saga di Twilight – raccontano fondamentalmente della più terribile delle perversioni dell’amore, quella che non accetta il partner nella sua alterità, ma pretende di assimilarlo rendendolo identico a sé. Permettete di autocitarmi:

L’immortalità non c’entra nulla. È una parabola dell’amore, invece. Dell’amore distruttivo, naturalmente. Perché i vampiri sono inevitabilmente una coppia, tenuta insieme non dall’attrazione sessuale, ma da un’aspirazione al possesso assoluto dell’altro, dall’aspirazione a rendere l’altro identico a sé. E questo implica che per vivere, per durare, ogni membro della coppia debba divorare l’altro, succhiarne il fluido vitale. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, era dopo era. “Forever and ever.” E che poi questo non basti ancora, a che si debbano immolare e consumare tutte le persone che si incontrano, perché l’esistenza dell’altro, di qualunque “altro” da sé non è tollerabile. Il vampiro è solo, di una solitudine peggiore della morte. Il non-morto è anche inevitabilmente non-vivo.

E infatti i vampiri non mangiano e non bevono (tranne che il sangue delle loro vittime), e soprattutto non hanno rapporti sessuali (o, come si dice adesso, non “fanno sesso”). Invece, i lupi mannari, almeno quello di Glen Duncan, che si chiama Jacob Marlowe, ne sono ossessionati almeno come il nostro ex presidente del consiglio, e in questo il romanzo è molto esplicito.

Una seconda differenza importante tra vampiri e lupi mannari e che il vampiro si trasforma una volta per sempre e dopo che è diventato un vampiro è permanentemente affetto dai superpoteri ma anche dai limiti (vita notturna, astensione da cibo bevande e sesso, raggi solari, specchi, paletti di frassino, aglio eccetera – anche se astutamente Anne Rice ci dice che parte di queste credenze sono superstizioni!) della condizione vampiresca. I lupi mannari, invece, si trasformano in lupo una volta al mese, al plenilunio, per poche ore. Per il resto del tempo sono, diciamo così, normali. Certo, sono più o meno immortali, salvo che per l’allergia all’argento e la decapitazione (ma mi pare Duncan dica che possono anche annegare e bruciare).

Naturalmente questo di Duncan è anche un thriller e probabilmente l’inizio di una serie in più puntate, e perciò non voglio dirvi di più per non guastarvi il piacere della lettura.

Prima di lasciarvi con qualche citazione tratta dal romanzo, vi voglio raccontare dei miei precedenti incontri con i lupi mannari, al cinema e non in letteratura (in letteratura, naturalmente, c’è Giuseppe figlio di Lazzaro e Dosolina, il Coniglio mannaro de Il mulino del Po di Bacchelli, che tanto non legge più nessuno, e l’Arnaldo Forlani di Giampaolo Pansa).

Penso che in molti abbiate visto Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (The Blues Brothers!). Qui la famosa scena della trasformazione:

Il video Thriller di Michael Jackson, naturalmente, è stato girato dalla stesso Landis.

Sempre del 1981 è l’altro film di lupi mannari che ho visto, L’ululato di Joe Dante, un classico B-movie di cui vi mostro solo il trailer:

Il romanzo di Duncan ci descrive un lupo mannaro disincantato e post-moderno, propenso a filosofeggiare abbastanza piacevolmente (almeno per i miei gusti): non per caso si chiama Marlowe (il riferimento è alle posizioni sul Kindle):

All paradigm shifts answer the amoral craving for novelty. Obama’s election victory did it. So did the Auschwitz footage in its day. Good and evil are irrelevant. Show us the world’s not the way we thought it was and a part of us rejoices. Nothing’s exempt. [129]

Pictured the sniper watching through the cross-hairs and, since every mutual understanding gives some sort of pleasure, smiling. [282]

“[…] But this is the French. They think we’re all incompetent queers.”
“You mean ‘They think we’re all incompetent queers.’ ” [397]

A feeling. I’ve had it with feelings, even if they haven’t had it with me. [427]

“[…] There was palpable species depression when it was obvious Armstrong’s one small step changed nothing for werewolves, however giant a leap it was for mankind.” [579]

One develops an instinct for letting silence do the heavy lifting. In the three, four, five seconds that passed without either of us speaking, the many ways the conversation could go came and went like time-lapse film of flowers blooming and dying. When it was over all the relevant information was in. [808]

Thou shalt have no other gods before me. Yahweh’s First Commandment and one he wasn’t shy of fleshing out—Thou shalt not bow down thyself to them, nor serve them: For I the LORD thy God am a jealous God … He had every right to be jealous of Arabella. It wasn’t the fucking, the licking, the sucking, but that with her these acts livened the soul instead of deadening it, elevated being instead of degrading it. Lest ye become as gods yourselves. The serpent’s reading of the Edenic proscription was correct. We were our own divine images, not graven but flesh and blood, and God shrank in the light of our divinity. Christ was born of a virgin and died one himself. What did he know? The truths of the body were ours, not his. Human love didn’t eradicate God, but it put Him into His proper distant second place. [1064]

Life is nothing but a statement of what happens to be. [1128]

“Don’t try’n drive this, Jake. You’re the passenger.” [1699]

Only meaning can make a difference and we all know there’s no meaning. All stories express a desire for meaning, not meaning itself. Therefore any difference knowing the story makes is a delusion. [2475]

The first horror is there’s horror. The second is you accommodate it. [2801]

(Whatever is happening, as the late Susan Sontag noted, something else is always going on. It’s literature’s job to honour it. No wonder no one reads.) [2809]

There was no performance, no pornography, just complete conversion to the religion of each other […] [3096]

All we ever got was the language. We were a language ourselves. The thing behind the word remained unknown. […] It doesn’t really matter what the language is, only whether there’s a transcendent moral grammar underpinning it. [3413-3419]

“It’s the postmodern solution,” I said. “Controlled multiple personality disorder. Pick a fiction and allocate it an aspect of yourself.” [3582]

You can’t live if you can’t accept what you are, and you can’t accept what you are if you can’t say what you do. The power of naming, as old as Adam. [3970]

Meanwhile my life here is a dentist’s waiting room. [4293]

“[…] This is goodwill. In lieu of future cooperation.”

The romantic days of either/or are over. [4503]

I’ve always said women make the best agents. Deceit comes naturally to them. It’s hardly surprising: If you were born with a little hole half the population could stick its dick into whenever it felt like it you’d learn deceit too. Biology is destiny. [5024]

[…] the cynic’s version of Ockham’s razor: All things being equal the shittiest explanation’s the best. [5033]

[Giusto un piccola pignoleria, in un romanzo abbastanza attento ai dettagli: alla posizione 3927 l’Alitalia si chiama Air Italia]

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Perché si sbadiglia

Secondo un articolo pubblicato di recente da Andrew C. Gallup e Gary D. Hack, si sbadiglia non per stanchezza o noia, ma per evitare che il cervello si surriscaldi.

Non so se la teoria verrà confermata, ma mi sembra un’ottima scusa per quando non riusciamo a frenare uno sbadiglio: “No, non mi state annoiando. Al contrario, sto pensando così intensamente che ho bisogno di raffreddare il cervello”.

Why We Yawn | The Scientist

Publishing in the recently resurrected journal Medical Hypotheses, researchers from Yale University and the University of Maryland propose that yawning, which opens the sinuses located to the left and right of the nose, acts to cool the brain when it gets too hot.

L’articolo originale (a pagamento) lo potete trovare qui.

Lo sbadiglio

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Brian Eno: la musica come giardinaggio

Brian Eno pubblica su Edge una conversazione in cui spiega la sua evoluzione da architetto a giardiniere. Il concetto può essere utilmente applicato ad altri campi di attività, ed è perciò una riflessione che vi propongo di condividere.

Edge: Composers as Gardeners

My topic is the shift from ‘architect’ to ‘gardener’, where ‘architect’ stands for ‘someone who carries a full picture of the work before it is made’, to ‘gardener’ standing for ‘someone who plants seeds and waits to see exactly what will come up’. I will argue that today’s composer are more frequently ‘gardeners’ than ‘architects’ and, further, that the ‘composer as architect’ metaphor was a transitory historical blip.

Brian Eno

edge.org

10 consigli sulla comunicazione al nuovo governo | Il Post

Certamente per ignoranza mia, del celebre Filippo Sensi non avevo mai sentito parlare (forse nel suo quarto d’ora warholiano ero affaccendato nella contemplazione del mio affascinante ombelico). E il blog Nomfup non è nel mio blogroll.

E per di più quando sento la parola “comunicazione” reagisco come Göring di fronte alla parola “cultura”.

Ma il punto di vista di Sensi mi sembra contenga più di uno spunto interessante.

Filippo Sensi, il celebre autore del blog Nomfup, scrive oggi su Europa dieci consigli di comunicazione politica a Mario Monti e i suoi ministri, tra cui andare tanto alla radio e poco ai talk show, prendere voli low cost e i mezzi pubblici e puntare tanto su internet.

10 consigli sulla comunicazione al nuovo governo | Il Post

Madamina, il decalogo è questo:

  1. Siate professori, ma non professorali
  2. Fuggire il politichese
  3. Dare l’esempio
  4. Fare tanta radio
  5. Bene i tg, centellinare i talk show
  6. Attenzione ai retroscena
  7. Siete il governo dei sacrifici, va bene. Proprio per questo a ogni misura che taglia, incide, toglie, affiancare provvedimenti per la crescita, che offrono nuove opportunità, che ampliano l’orizzonte dei possibil
  8. Puntare molto su Internet
  9. Lo staff non sono i famigli, ma dei professionisti
  10. Fare presto. Il senso di urgenza – e non di emergenza – sarà la metrica della azione di governo. Non dimenticarselo mai, neanche se si è mister Wolf.

Thh Full Monty (l’hanno scritto tutti, ma oggi è irresistibile) lo trovate qui.