Sulle spalle dei giganti

Come molti (immagino) attribuivo la frase “sulle spalle dei giganti” (“on the shoulders of giants”) a Isaac Newton che, in una lettera a Robert Hooke del 5 febbraio 1676 (per l’esattezza, Newton ha scritto “If I have seen further it is by standing on ye sholders of Giants” e c’è il fondato sospetto che stesse prendendo Hooke per i fondelli a proposito della loro diatriba sull’ottica e la teoria dei colori, tant’è vero che i due non si parlarono né corrisposero mai più).

Sono stato scalzato dalla mia convinzione, alcuni anni fa, da un mio coltissimo collega (vorrei ringraziarlo pubblicamente, ma poiché è un giurista e un esperto di privacy mi limiterò a darne le iniziali: grazie, R. T.) che mi ha fatto presente che la metafora è medievale, se non più antica.

L’immagine è derivata dalla mitologia greco-romana: il gigante Orione (così detto perché nato dall’orina di Giove, Nettuno e Mercurio) durante un periodo della sua vita era stato accecato ma Efesto, impietositosi, lo affidò alla guida Cedalione, che gli si sedette sulle spalle e lo guidò a est, dove Eos, dea dell’aurora, gli ridonò la vista.

Orione

wikipedia.org

Il primo a utilizzare la metafora sarebbe stato Bernardo di Chartres. Scrive Giovanni da Salisbury nel suo Metalogicon del 1159:

Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos, gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvenimur et extollimur magnitudine gigantea.

Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani assisi sulle spalle dei giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro, non perché abbiamo una vista più acuta o altra particolarità fisiologica, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro mole gigantesca.

Nel transetto meridionale della Cattedrale di Chartres (ho cercato la foto ma non l’ho trovata), proprio sotto il rosone, quattro vetrate lunghe e strette rappresentano visivamente il concetto: i 4 evangelisti (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) sono seduti sulle spalle di 4 giganteschi profeti dell’Antico testamento (Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele) ma, per quanto più piccoli, hanno potuto vedere meglio e riconoscere il Messia grazie alle parole e profezie dei loro giganteschi predecessori.

La porta occidentale della Cattedrale di Chartres

bluffton.edu

In realtà, è altrettanto probabile che Bernardo di Chartres facesse riferimento alla sintesi tra rivelazione delle scritture e pensiero greco (che proprio in quel XII secolo veniva riscoperto, tradotto dalle fonti arabe e studiato): sulla porta occidentale della Cattedrale sono rappresentate le 7 arti liberali, all’interno di un vertiginoso gioco di rimandi a suo tempo esplorato da Titus Burckhardt [“The Seven Liberal Arts and the West Door of Chartres Cathedral“, Studies in Comparative Religion, Vol. 3, No. 3 (Summer, 1969)]

Le 7 arti liberali

Sia come sia, la metafora doveva essere una specie di luogo comune nel Medioevo, se la usa anche Isaia di Trani, un commentatore del Talmud vissuto tra il 1180 e il 1250:

Non ho mai dichiarato arrogantemente “La mia saggezza mi ha servito. Ho invece applicato a me stesso la parabola che ho sentito narrare dei filosofi. Il più saggio dei filosofi chiese: “Ammettiamo che i nostri predecessori erano più saggi di noi. E tuttavia critichiamo i loro commenti, rigettandoli e sostenendo che abbiamo ragione noi. Come è possibile?” Il saggio filosofo rispose: “Chi vede più lontano, un nano o un gigante? Di certo un gigante, perché i suoi occhi sono a un livello più alto di quelli del nano. Ma se il nano è seduto sulle spalle del gigante, che vede più lontano? … Anche noi siamo nani a cavalcioni sulle spalle di giganti. Possediamo tutta la loro saggezza e poi proseguiamo oltre. Diventiamo saggi e siamo in grado di affermare quanto affermiamo grazie alla loro saggezza, non perché siamo più grandi di loro.

Nonostante la popolarità medievale, il detto scompare per qualche centinaio d’anni. Riaffiora nel XVII secolo: Robert Burton, nella sua Anatomia della melancolia del 1621, l’attribuisce al mistico spagnolo Diego de Estella o Didacus Stella (“I say with Didacus Stella, a dwarf standing on the shoulders of a giant may see farther than a giant himself”) e i commentatori più tardi confondono il riferimento di Diego al Vangelo di Luca con un commento alla Pharsalia di Lucano (ma nessuno dei due testi è pertinente).

Il poeta gallese George Herbert, più o meno nello stesso periodo, introduce nella sua raccolta di proverbi Jacula Prudentium del 1651 il detto: “A dwarf on a giant’s shoulders sees farther of the two.”

Dopo la citazione newtoniana, che abbiamo già ricordato, la metafora diventa luogo comune.

  • La riprende Samuel Taylor Coleridge, in The Friend (1828): “The dwarf sees farther than the giant, when he has the giant’s shoulder to mount on.”
  • La contesta (e che altro v’aspettavate) Friedrich Nietzsche, opinando che un nano (cioè un accademico) non può che portare al suo livello di comprensione persino i più elevati pensieri. Nel capitolo di Così parlò Zarathustra intitolato “Della visione e dell’enigma”, Zarathustra scala una montagna con un nano sulle spalle (“Verso l’alto: – sebbene mi stesse addosso, quello spirito, metà nano, metà talpa; storpio, storpiante; facendo gocciolare piombo nelle mie orecchie, e pensieri pesanti come piombo nel mio cervello”). Giunti in vetta, il nano con capisce nulla e Zarathustra si imbufalisce: “O spirito della gravità – dissi con ira. – Non prender con leggerezza la cosa! Se no ti abbandono sul tuo sasso, o sciancato – e pure ti portai ben in alto!” D’altra parte, una decina d’anni prima, ne La filosofia nell’epoca tragica dei Greci (1873) Nietzsche aveva affermato che se nella storia della filosofia c’era qualche cosa che assomigliasse al progresso, non poteva che venire dai rari giganti, ognuno dei quali chiamava il suo fratello attraverso i desolati intervalli del tempo.
  • La usa Umberto Eco ne Il nome della rosa, per la risposta di Guglielmo da Baskerville alla lamentela di Nicola da Morimondo, il vetraio, sulla perdita della sapienza degli antichi e la fine dell’era dei giganti,
  • La parafrasa il Dr. Ian Malcom in Jurassic Park: “I’ll tell you the problem with the scientific power you’re using here: it didn’t require any discipline to attain it. You read what others had done, and you took the next step. You didn’t earn the knowledge for yourselves, so you don’t take any responsibility for it. You stood on the shoulders of geniuses to accomplish something as fast as you could, and before you even knew what you had, you, you’ve patented it, and packaged it, you’ve slapped it on a plastic lunchbox, and now [pounds table with fists] you’re selling it. [pounds table again] You want to sell it, well… […] your scientists were so preoccupied with whether they could that they didn’t stop to think if they should.”
  • È inscritta (STANDING ON THE SHOULDERS OF GIANTS) sul bordo della moneta bimetallica da 2 sterline del 1997, come implicito omaggio a Newton che fu, negli ultimi anni della sua vita, Warden e Master della Royal Mint).
    2 pounds
  • È il titolo di un libro curato da Stephen Hawking: On The Shoulders of Giants. The Great Works of Physics and Astronomy.
  • I R.E.M. usano la frase “Standing on the shoulders of giants leaves me cold” (circa 0:30 nel video) nella canzone King of Birds:

Tutta questa fatica (che mi è costata quasi un’intera domenica di lavoro, in cui però ho imparato molte cose) per dirvi che ho scoperto un blog/rivista online/fiera delle delizie dedicato alla storia della scienza che si chiama The Giant’s Shoulders. Qui di seguito il link al numero più recente, il 45. Buon divertimento.

7 Risposte to “Sulle spalle dei giganti”

  1. Jacopo Belbo Says:

    “Sulle spalle dei giganti. Poscritto shandiano” è (anche) un interessantissimo libro di Robert K. Merton…..

  2. Sulle spalle dei giganti: un aggiornamento « Sbagliando s’impera Says:

    […] a Il barbarico re, ecco le vetrate della Cattedrale di Chartres di cui avevamo detto questo: Nel transetto meridionale della Cattedrale di Chartres (ho cercato la foto ma non l’ho […]

  3. Italo Calvino cantautore, Fabrizio De André debitore e la creatività combinatoria « Sbagliando s’impera Says:

    […] adesso, forse , siamo abbastanza maturi per sapere che la creatività è sempre combinatoria: le spalle dei giganti e la fame di […]

  4. Franck e Ferrè: ancora su creatività, debiti e spalle gigantesche « Sbagliando s’impera Says:

    […] Basta là. Tutta questa è una lunga digressione. C’è un altro prestito di César Franck alla cultura del Novecento, forse meno importante in assoluto, ma con una certa importanza per me, che penso di averla scoperta (ma forse mi illudo di essere stato il primo). E che in ogni caso ci permette di riprendere il discorso su creatività e debiti verso i predecessori su cui sono intervenuto più volte: ad esempio, su Italo Calvino cantautore, Fabrizio De André debitore e la creatività combinatoria e Sulle spalle dei giganti. […]

  5. Ian McEwan – Sweet Tooth « Sbagliando s'impera Says:

    […] nelle pagine finali, Ian McEwan capovolge la metafora abituale – cui abbiamo dedicato attenzione qui e qui, ma anche qui e qui – e fa scrivere a Tom, a proposito del declino britannico: «Our moment […]

  6. Lavorare fa schifo: L’escapismo dei “millennials” e i neo-neo romantici. | Il Covo Del Lupo Says:

    […] delle mie citazioni preferite – attribuita erroneamente ad Isaac Newton – […]

  7. margheritaperri Says:

    Curiosissimo articolo, con tanti bei collegamenti. Mi sono ritrovata a leggerlo perché cercavo la citazione di Newton, a sua volta per via dell’album degli Oasis, Standing on the shoulders of giants.


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