Un centauro artificiale italiano

Vi ricordate l’Istituto italiano di tecnologia? Il MIT italiano? Istituito da un Governo Berlusconi nel 2003, localizzato a Genova Bolzaneto (per attrazione gravitazionale di Scajola, o ricordo male?). Chiacchierato e criticato da subito. Poi dimenticato.

A me fa piacere venire a sapere – da un articolo sulla newsletter KurzweilAI – che vi si lavora e vi si sperimenta qualche cosa che attira l’attenzione di qualificati osservatori stranieri. E poi, il video è molto divertente. Giudicate voi stessi.

HyQ

HyQ robot outdoor test (credit: Italian Institute of Technology)

Italian quadruped robot goes for a walk | KurzweilAI

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Researchers from the Italian Institute of Technology took their quadruped robot HyQ for a test run outside the lab for the first time to test new tricks HyQ has learned, including the ability to trot over obstacles without falling, IEET Spectrum Automaton reports.

The robot is still a strange headless creature, and though a sensor head is in the works, this quadruped might get even weirder with a new hardware addition: arms.

The goal: an autonomous, versatile machine capable of running, jumping, and negotiating rough terrain that could find applications in search-and-rescue operations and exploratory missions.

E tra un po’ avrà le braccia, e sarà il primo centauro artificiale.

Il centauro artificiale

IIT

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Stephen Wolfram sul futuro di A New Kind of Science

Oggi A New Kind of Science, il libro di Stephen Wolfram (allora noto “soltanto” per essere il giovane genio che aveva scritto Mathematica, e oggi anche per il successo di Wolfram|Alpha), compie 10 anni. Ha tenuto fede alle attese dell’autore? E quali sono le sue prospettive?

Ce lo dice lui stesso (con la sua consueta candida modestia).

Stephen Wolfram

stephenwolfram.com

Stephen Wolfram Blog : Looking to the Future of A New Kind of Science

Today ten years have passed since A New Kind of Science (”the NKS book”) was published. But in many ways the development that started with the book is still only just beginning. And over the next several decades I think its effects will inexorably become ever more obvious and important.

Indeed, even at an everyday level I expect that in time there will be all sorts of visible reminders of NKS all around us. Today we are continually exposed to technology and engineering that is directly descended from the development of the mathematical approach to science that began in earnest three centuries ago. Sometime hence I believe a large portion of our technology will instead come from NKS ideas. It will not be created incrementally from components whose behavior we can analyze with traditional mathematics and related methods. Rather it will in effect be “mined” by searching the abstract computational universe of possible simple programs.

Chris Pavone – The Expats

Pavone, Chris (2012). The Expats. New York: Crown. 2012. ISBN 9780571279180. Pagine 336. 7,80 €

The Expats

amazon.com

Chi conosce la città del Lussemburgo – e io, ahimè, la conosco piuttosto bene per una frequentazione ormai trentennale – sa che stiamo parlando di una delle città meno eccitanti e più tranquille del vecchio continente e che, quindi, l’idea di ambientarvi un romanzo di spionaggio pare abbastanza improbabile.

Chris Pavone lo fa, e per essere un romanzo di debutto è piuttosto ben scritto e ben costruito. E, ve lo passo confermare, Pavone conosce bene le strade, le case e le tipologie di persone di cui narra.

Essendo un romanzo di spionaggio, non posso raccontarvi nulla.

***

Qualche citazione. Il riferimento è come di consueto alle posizioni sul Kindle:

Nobody dreams of living in Luxembourg. [215]

[…] Social engineering. This is when you manipulate a person to gain access.”
“How do you do that?”
“All the methods revolve around basically the same principle: making people think you’re on their team, when you’re not.”
Social engineering. That had been Kate’s career. [1267]

[…] many people, at a certain point in their lives, begin to measure time not by their own forward progress but by the ages of their children. [1907]

[…] the treacherous coast road in the Cinque Terre […] [2116: uno dei pochi errori materiali del romanzo – la costiera alle Cinque Terre non c’è]

Kate kept returning to the phrase benefit of the doubt. She should give it to Dexter; he should give it to her. This should be in wedding vows. More important than richer or poorer, sickness and health, have and hold, parting at death. Benefit of the doubt. [2512]

[…] along the broad, fast-moving avenue JFK, surrounded by the glass-and-steel office buildings, the glass-and-steel cars, these different shapes and sizes of containers of human life […] [3755]

If not the entire truth, at least some more of it. [5021]

She knows that one of the most dangerous, self-destructive indulgences is to go around proving how smart you are. It’s the type of thing that gets people shot. [5044]

SPOILER
“The Croatian word niko,” Julia adds, “means nobody.” [4839]
SPOILER

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Franck e Ferrè: ancora su creatività, debiti e spalle gigantesche

Al suo ingresso, mentre la signora Verdurin, mostrando le rose che lui aveva mandato il mattino, diceva: «Vi devo sgridare», e gl’indicava un posto vicino a Odette, il pianista suonava per loro due la piccola frase di Vinteuil, che era come l’inno nazionale del loro amore. Attaccava coi tremoli di violino protratti, che durante qualche battuta si sentono soli, occupando tutto il primo piano; poi di colpo sembravano farsi da parte, e molto lontano, d’un colore diverso, nel vellutato d’una luce interposta, come in quei quadri di Pieter de Hooch resi più profondi dalla stretta inquadratura di una porta socchiusa, la piccola frase appariva, danzante, pastorale, intercalata, episodica, appartenente a un altro mondo. Passava in pieghe semplici e immortali, distribuendo qua e là i doni della sua grazia, con un sorriso identico e ineffabile; ma adesso Swann credeva distinguervi del disinganno. Essa sembrava conoscere l’inconsistenza di quella felicità di cui mostrava la via. Nella sua grazia leggera aveva qualche cosa di compiuto, come il distacco che subentra al rimpianto. Ma a lui poco importava, la considerava meno in se stessa — in ciò che poteva esprimere per un musicista che, quando l’aveva composta, ignorava l’esistenza e di lui e di Odette, e per tutti coloro che l’avrebbero ascoltata nei secoli —, e più come un pegno, un ricordo del proprio amore che, anche per i Verdurin e per il giovane pianista, faceva pensare a Odette nello stesso tempo che a lui, li univa; fino al punto che, come Odette lo aveva pregato per capriccio, aveva rinunciato al progetto di farsi eseguire da qualcuno la sonata intera, e continuò a conoscerne solo quel passaggio. «Che bisogno avete del resto?, gli aveva detto lei, il pezzo nostro è questo.» E anzi, soffrendo al pensiero che, nel momento in cui passava così vicina e tuttavia infinitamente lontana e in cui si rivolgeva a loro, essa non li conosceva, Swann arrivava quasi a rammaricarsi del fatto che avesse un significato, una bellezza intrinseca e fissa, estranea a loro; come nei gioielli avuti in dono, e perfino nelle lettere scritte da una donna amata, ce la prendiamo con l’acqua della gemma e con le parole del linguaggio, di non essere fatte unicamente dell’essenza di quel legame passeggero e di quell’essere particolare.





Tutte le volte che ascolto la Sonata per violino e pianoforte di César Franck, non posso fare a meno di pensare alla celebre “piccola frase” che è l’inno nazionale dell’amore tra Odette e Swann. Naturalmente, che lo stesso Proust abbia scritto che la “piccola frase”, il Leitmotiv (o l’idée fixe) sotteso a un amore tra i più celebri della letteratura non è un tema della Sonata di Franck è un dato di fatto (che io rispetto proprio perché assolutamente irrilevante). Su un piano più elevato della realtà (sto parodiando una certa critica e una Weltanschauung idealistica, ma non senza una piccola vena di serietà), quello cioè delle associazioni profondamente radicate, la Sonata di Franck e quella di Vinteuil restano sovrapposte per sempre, perché anche noi ci rammarichiamo, con Swann, che possa esistere un significato, una bellezza intrinseca e fissa, una realtà, estranei alla nostra esperienza e alla nostra memoria. Tempo perduto e ritrovato.

Scrive lo stesso Proust in una lettera ad Antoine Bibesco:

Tra il 21 settembre e il 4 ottobre 1915 ?
Caro Antoine,
solo due righe perché sto malissimo. Volevo ringraziarti e dirti che la Sonate di Vinteuil non è quella di Franck. Se la cosa ti interessa, ma non penso, ti dirò con il testo alla mano tutte le opere che hanno “posato” per la mia Sonata.
La “piccola frase” è una frase della Sonata per piano e violino di Saint-Saëns che ti canterò (trema!).
I sovrastanti tremoli sono di un Preludio di Wagner, gli alti e bassi lamentosi dell’inizio sono della Sonata di Franck, i movimenti spaziati della Ballata diFauré, e via dicendo. E la gente crede che queste cose si scrivano per caso, per facilità di vena.
Affettuosità ai due fratelli. [Antoine ed Emmanuel Bibesco]
Marcel

Come commenta questo bel sito su Proust:

La Sonata di Franck ha sicuramente ispirato quella di Vinteuil, ma la piccola frase nella quale si riflette la passione di Swann per Odette non appartiene ad un solo musicista. Per immaginarla, bisognerebbe “comporla” con la musica di Saint-Saëns, Fauré, Franck, Wagner, Schubert. [http://www.marcelproust.it/musica/franck.htm]

C’é molto di César Franck, nel personaggio di Vinteuil.
Sono entrambi insegnanti di pianoforte e organisti: Vinteuil ha composto la “Variation religieuse pour orgue” così come Franck i corali per organo; Vinteuil è modesto come lo era Franck, come lui misconosciuto per molto tempo pur avendo scritto opere la cui ricchezza e novità non le rendevano accessibili che a una piccola cerchia di musicofili. [http://www.marcelproust.it/musica/franck.htm]

Basta là. Tutta questa è una lunga digressione. C’è un altro prestito di César Franck alla cultura del Novecento, forse meno importante in assoluto, ma con una certa importanza per me, che penso di averla scoperta (ma forse mi illudo di essere stato il primo). E che in ogni caso ci permette di riprendere il discorso su creatività e debiti verso i predecessori su cui sono intervenuto più volte: ad esempio, su Italo Calvino cantautore, Fabrizio De André debitore e la creatività combinatoria e Sulle spalle dei giganti.

Forse vale la pena di seguire il percorso che mi ha portato alla scoperta.

Nel 1970 il cantautore francese Léo Ferrè registrò una canzone che aveva scritto l’anno prima. La canzone divenne un classico (in Francia l’eseguirono, tra gli altri, Catherine Sauvage, Dalida, Jane Birkin, Philippe Léotard, Renée Claude, Henri Salvador, Catherine Ribeiro, Juliette Gréco,Alain Bashung, Michel Jonasz, Belinda Carlisle, Abbey Lincoln, Mônica Passos). In Italia la cantarono Patti Pravo e Dalida e, mi pare, anche Gino Paoli.

Io, vi devo confessare, la trovavo allora e la trovo ancora una canzone deprimente. Però è stata per un po’ un tormentone (tutti dicevano che Léo Ferrè era una grande profeta anarchico e ne contrapponevano la presunta profondità alla superficialità della musica che ascoltavamo noi – il 1970 è stato l’anno di Bridge over Troubled Waters di Simon & Garfunkel, di Let It Be dei Beatles, di Layla dei Derek and the Dominoes con Eric Clapton, di Voodoo Chile di Jimi Hendrix, e mi pare quindi che la musica che ascoltavamo noi non fosse seconda a quella di Léo Ferrè).

Qualche anno dopo ho trovato sorprendente che la “piccola frase” di Avec le temps sia tratta da un’altra composizione di César Franck, il Preludio Corale e Fuga. Godetevelo nell’interpretazione di Sviatoslav Richter (la piccola frase la si sente la prima volta dopo 20″ dall’inizio del secondo video).


Monti e Russell: un decalogo liberale

Si discute forsennatamente, ma senza molto costrutto, su se e quanto Mario Monti sia un liberale, e su come – ammesso che lo sia – abbia potuto nel 1994 votare per Berlusconi (un esempio per tutti, l’articolo non particolarmente felice di Michele Fusco su Linkiesta del 3 maggio 2012, Professor Monti, davvero nel ’94 un liberale credeva in Berlusconi?). Altri si chiedono se invece (addirittura) non sia massone [uno dei commenti all’articolo di Fusco, firmato da Ecoluso, afferma: “Monti si professa liberale per lo stesso motivo per cui Berlusconi si professa tale: va di moda così. Monti era legato a doppio filo alla DC (partito dalle profonde radici liberali, come insegna la storia dell’Iri …) e in particolare è stato lungamente consulente di Cirino Pomicino. Che ci sia di liberale in tutto questo è per me un mistero. C’è molto di massonico nel suo modo di fare e di costruire gruppetti ristretti, associazioni e relazioni. Lui dice di non essere massone; va beh, crediamogli fino a conclamata prova contraria. Per il resto se il primo governo liberale di degli ultimi decenni è formato da Polillo, Martone, Patroni Griffi, Ornaghi, Milone, Gnudi & co. …che altro c’è da aggiungere sugli afflati liberali di Monti?”].

Mario Monti

Personalmente ritengo – senza avere altri elementi se non il sapere che Mario Monti è stato alunno dei Gesuiti al Leone XIII di Milano e che tuttora li frequenta avendo partecipato nel giugno dello scorso anno al cinquantennale della sua maturità classica, come frequenta anche la vicina Parrocchia di S. Pietro in Sala – che difficilmente può essere un massone (se non forse nel senso in cui Castellitto, in Caterina va in città, parla di conventicole).

Certo è anche che sul significato di liberale l’equivoco è in agguato, anche a causa di una certa ambiguità semantica del termine e del diverso significato che assume nella cultura politica italiana e in quella anglosassone.

Per il Vocabolario Treccani, liberale è aggettivo che deriva “dal latino liberalis «proprio di uomo libero», quindi «nobile, generoso»; il significato politico è della fine del ’700″. E infatti, il significato che interessa a noi è soltanto il 4° tra quelli proposti dal Vocabolario:

4. a. Che s’ispira ai principî etici del liberalismo, basati sul rispetto e sulla difesa della libertà individuale e della libera iniziativa economica: l’ideologia liberale; i movimenti liberali; leggi, riforme liberali; Partito liberale, nome di varî partiti europei ispirati all’ideologia liberale; il Partito Liberale. Italiano (sigla PLI), fondato nel 1924; i deputati liberali; la politica liberale. Cattolicesimo liberale, corrente del cattolicesimo sorta e sviluppatasi nel secolo 19°, caratterizzata da un atteggiamento di accettazione delle dottrine politiche proprie del liberalismo. Per socialismo liberale, vedi socialismo.
4. b. Come sostantivo, chi appartiene al partito liberale o comunque aderisce al liberalismo: un liberale di vecchio stampo; le idee sostenute dai liberali; la politica dei liberali.

Secondo l’Oxford English Dictionary, il primo significato dell’aggettivo liberal è:

  1. willing to respect or accept behaviour or opinions different from one’s own; open to new ideas:
    liberal views towards divorce

    • favourable to or respectful of individual rights and freedoms:
      liberal citizenship laws 
    • (in a political context) favouring individual liberty, free trade, and moderate political and social reform:
      a liberal democratic state
    • (Liberal) relating to Liberals or a Liberal Party, especially (in the UK) relating to the Liberal Democrat party: the Liberal leader
    • Theology regarding many traditional beliefs as dispensable, invalidated by modern thought, or liable to change.

Se ci spostiamo negli Stati Uniti, liberal assume in politica un significato vicino a quello di progressista e la definizione forse più significativa l’ha data John F. Kennedy:

[…] someone who looks ahead and not behind, someone who welcomes new ideas without rigid reactions, someone who cares about the welfare of the people — their health, their housing, their schools, their jobs, their civil rights, and their civil liberties — someone who believes we can break through the stalemate and suspicions that grip us in our policies abroad, if that is what they mean by a ‘Liberal’, then I’m proud to say I’m a ‘Liberal’. [citato in Eric Alterman, Why we’re liberals: a political handbook for post-Bush America (2008) p. 32]

Un altro famoso liberal, l’economista premio Nobel Paul Krugman l’ha ripresa quasi letteralmente:

I believe in a relatively equal society, supported by institutions that limit extremes of wealth and poverty. I believe in democracy, civil liberties, and the rule of law. That makes me a liberal, and I’m proud of it. [Paul R. Krugman, The conscience of a liberal (2007) p. 267]

Bertrand Russell

wikipedia.org

Un altro famoso liberal in quest’ultima accezione del termine, questa volta inglese, Bertrand Russell, ha formulato questo decalogo del liberalismo a conclusione di un articolo pubblicato sul The New York Times Magazine il 16 dicembre 1951 e intitolato “The Best Answer to Fanaticism – Liberalism; Its calm search for truth, viewed as dangerous in many places, remains the hope of humanity“:

Perhaps the essence of the Liberal outlook could be summed up in a new decalogue, not intended to replace the old one but only to supplement it. The Ten Commandments that, as a teacher, I should wish to promulgate, might be set forth as follows:

  1. Do not feel absolutely certain of anything.
  2. Do not think it worth while to proceed by concealing evidence, for the evidence is sure to come to light.
  3. Never try to discourage thinking for you are sure to succeed.
  4. When you meet with opposition, even if it should be from your husband or your children, endeavor to overcome it by argument and not by authority, for a victory dependent upon authority is unreal and illusory.
  5. Have no respect for the authority of others, for there are always contrary authorities to be found.
  6. Do not use power to suppress opinions you think pernicious, for if you do the opinions will suppress you.
  7. Do not fear to be eccentric in opinion, for every opinion now accepted was once eccentric.
  8. Find more pleasure in intelligent dissent than in passive agreement, for, if you value intelligence as you should, the former implies a deeper agreement than the latter.
  9. Be scrupulously truthful, even if the truth is inconvenient, for it is more inconvenient when you try to conceal it.
  10. Do not feel envious of the happiness of those who live in a fool’s paradise, for only a fool will think that it is happiness.

Ho trovato questo prezioso decalogo, in cui mi riconosco molto, grazie al bel sito di Maria Popova, che vi raccomando vivamente: A Liberal Decalogue: Bertrand Russell’s 10 Commandments of Teaching | Brain Pickings.

Da molto tempo volevo intervenire sul sedicente “Centro studi della CGIA di Mestre”, auto-attribuitosi il prestigioso ruolo di autorevole think-tank, con la complicità dei nostri pigri giornalisti, cui non par vero di trovarsi spiattellata una gustosa storia ready-made il sabato pomeriggio (4 salti in padella!), per riempire le pagine angosciosamente semivuote dell’edizione domenicale.

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Molti commentatori hanno rilevato come l’attuale attenzione dei media per i suicidi causati dalla crisi economica, non rifletta una realtà confermata dai dati. Non solo è assurdo legare un evento complesso come il suicidio a un unico motivo scatenante, ma i media e i politici sono andati più in là, falsando la realtà in maniera sconsiderata e dolosa, anche perché un dato invece certo è che il parlarne attivi fenomeni d’emulazione.

Merita il primo premio Mario Monti, per il suo discorso nel quale ha affermato di voler evitare all’Italia il gran numero di suicidi registrato in Grecia. Perché in Grecia non c’è alcun aumento statistico anomalo che segnali un’impennata dei suicidi per motivi economici e per di più perché i greci che si suicidano, sono percentualmente la metà degli italiani. Sarebbe quindi il caso di “fare la fine dei greci” in questo senso.

Tale improvvida uscita è stata probabilmente…

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Lo sbadiglio di Geronimo

Il grande capo indiano (stavo per scrivere “leggendario”, ma si tratta di un personaggio storico) Geronimo (16 giugno 1829-17 febbraio 1909: abbastanza longevo per l’epoca e per la professione!) non si chiamava veramente così e non era neppure un capo tribù.

Originariamente uno sciamano, divenne guerriero (nella banda di Kociss, Coltello) e successivamente leader in proprio dopo che i messicani gli avevano sterminato moglie figli e madre in un attacco notturno al villaggio (6 maggio 1858). Combatté messicani e statunitensi per quasi 30 anni, fino alla sua cattura nel 1886. Prigioniero di guerra, abbandonò la religione dei suoi padri e si convertì al cristianesimo. Il che non gli impedì di sposare la nona moglie, Azul, nel 1907.

Geronimo

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Geronimo era un soprannome datogli dai messicani (probabilmente come invocazione all’omonimo santo dettata dal terrore).

In realtà il suo nome era Goyaałé o Goyathlay o Goyahkla: in lingua Mescalero-Chirichaua, Colui che sbadiglia.

Come dire: nulla è più temibile dell’ira giustificata delle persone tranquille.

Geronimo è anche il grido dei paracadutisti americani quando saltano dall’aereo.

501

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Neil Gaiman – American Gods

Gaiman, Neil (2001). American Gods: A Novel. New York: HarperCollins. 2012. ISBN 9780061792663. Pagine 624. 11,49 $

American Gods

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Neil Gaiman è un autore di culto: o lo si ama, o lo si adora incondizionatamente. American Gods è un romanzo memorabile, che vi invito a leggere, se non l’avete ancora fatto.

Alla base del libro c’è l’idea che gli dei esistano finché e dove esistono uomini che credono in loro. Quindi, da una parte negli Stati Uniti vivono tutti gli dei delle religioni e delle credenze delle popolazioni che vi sono immigrate, dall’Olimpo tedesco-nordico (a me familiare nella vulgata wagneriana) a quello russo, alle divinità caraibiche e dell’Africa occidentale. Dall’altra, gli dei se la passano male, perché nell’immaginario collettivo sono stati sostituiti dalla televisione e dalle nuove forme dell’intrattenimento. E perché no, se vogliamo attualizzare, dall’information deluge e dai social media: ma il romanzo è stato scritto più di 10 anni fa …

Di fronte al rischio dell’estinzione, gli antichi dei devono ritrovare l’unità e correre ai ripari, per evitare un definitivo Götterdämmerung. E se invece …

Di più non voglio dire per non guastarvi la lettura. Buon divertimento.

L’unica lamentela inane è questa: ma perché nessuno mi aveva detto che questo romanzo è un capolavoro (perché, credetemi, lo è). Perché il passaparola mi ha raggiunto soltanto nel 2010? Perché, che io sappia, nessuno dei grandi soloni dell’industria culturale italiana ne ha parlato (non posso escludere che qualche articolo mi sia sfuggito; allora precisiamo: ne abbia parlato abbastanza forte da farsi notare da me, che però non vivo su un’isola deserta e mi considero forse indegnamente un intellettuale di vaste letture). Perché? E, soprattutto, perché?

***

Qualche citazione però la devo fare. Il riferimento è come di consueto alle posizioni sul Kindle:

“You’re a liar.”
“Of course. And a good one. The best you will ever meet. But, I’m afraid, I’m not lying to you about this.” [440]

Bob Dylan sang about a hard rain that was going to fall, and Shadow wondered if that rain had fallen yet, or if it was something that was still going to happen. [968]

“This is a roadside attraction,” said Wednesday. “One of the finest. Which means it is a place of power.”
“Come again?”
“It’s perfectly simple,” said Wednesday. “In other countries, over the years, people recognized the places of power. Sometimes it would be a natural formation, sometimes it would just be a place that was, somehow, special. They knew that something important was happening there, that there was some focusing point, some channel, some window to the Immanent. And so they would build temples or cathedrals, or erect stone circles, or … well, you get the idea.” [1559]

“They say this was built by Frank Lloyd Wright’s evil twin,” said Wednesday. “Frank Lloyd Wrong.” He chuckled at his joke. [1576]

All we have to believe with is our senses, the tools we use to perceive the world: our sight, our touch, our memory. If they lie to us, then nothing can be trusted. And even if we do not believe, then still we cannot travel in any other way than the road our senses show us; and we must walk that road to the end. [1863]

“You’re fucked up, Mister. But you’re cool.”
“I believe that’s what they call the human condition,” said Shadow. “Thanks for the company.” [2294]

[…] drinking in the intoxicating jungle female scent of her. [2847]

“Goodbyes are overrated. You’ll see them again, I have no doubt, before this affair is done.” [3085]

Shadow listened with a horrified and amused fascination to the one who thought she was wise in the ways of the world detail the precise mechanics of using Alka-Seltzer tablets to enhance oral sex. [3321]

This was not simply cold: this was science fiction. This was a story set on the dark side of Mercury, back when they thought Mercury had a dark side. [3501]

That is the tale; the rest is detail. [4302]

No man, proclaimed Donne, is an Island, and he was wrong. If we were not islands, we would be lost, drowned in each other’s tragedies. We are insulated (a word that means, literally, remember, made into an island) from the tragedy of others, by our island nature, and by the repetitive shape and form of the stories. The shape does not change: there was a human being who was born, lived, and then, by some means or another, died. There. [4310]

With individual stories, the statistics become people – but even that is a lie, for the people continue to suffer in numbers that themselves are numbing and meaningless. [4317]

“Are they dangerous?”
“You only get to be my age by assuming the worst.” [4651]

Like the newspapers used to say, if the truth isn’t big enough, you print the legend. [4514]

Listen – I believe that people are perfectible, that knowledge is infinite, that the world is run by secret banking cartels and is visited by aliens on a regular basis, nice ones that look like wrinkledy lemurs and bad ones who mutilate cattle and want our water and our women. I believe that the future sucks and I believe that the future rocks and I believe that one day White Buffalo Woman is going to come back and kick everyone’s ass. I believe that all men are just overgrown boys with deep problems communicating and that the decline in good sex in America is coincident with the decline in drive-in movie theaters from state to state. I believe that all politicians are unprincipled crooks and I still believe that they are better than the alternative. I believe that California is going to sink into the sea when the big one comes, while Florida is going to dissolve into madness and alligators and toxic waste. I believe that antibacterial soap is destroying our resistance to dirt and disease so that one day we’ll all be wiped out by the common cold like the Martians in War of the Worlds. I believe that the greatest poets of the last century were Edith Sitwell and Don Marquis, that jade is dried dragon sperm, and that thousands of years ago in a former life I was a one-armed Siberian shaman. I believe that mankind’s destiny lies in the stars. I believe that candy really did taste better when I was a kid, that it’s aerodynamically impossible for a bumblebee to fly, that light is a wave and a particle, that there’s a cat in a box somewhere who’s alive and dead at the same time (although if they don’t ever open the box to feed it it’ll eventually just be two different kinds of dead), and that there are stars in the universe billions of years older than the universe itself. I believe in a personal god who cares about me and worries and oversees everything I do. I believe in an impersonal god who set the universe in motion and went off to hang with her girlfriends and doesn’t even know that I’m alive. I believe in an empty and godless universe of causal chaos, background noise, and sheer blind luck. I believe that anyone who says that sex is overrated just hasn’t done it properly. I believe that anyone who claims to know what’s going on will lie about the little things too. I believe in absolute honesty and sensible social lies. I believe in a woman’s right to choose, a baby’s right to live, that while all human life is sacred there’s nothing wrong with the death penalty if you can trust the legal system implicitly, and that no one but a moron would ever trust the legal system. I believe that life is a game, that life is a cruel joke, and that life is what happens when you’re alive and that you might as well lie back and enjoy it. [5260]

“This isn’t about what is,” said Mr. Nancy. “It’s about what people think is. It’s all imaginary anyway. That’s why it’s important. People only fight over imaginary things.” [5691]

Religions are, by definition, metaphors, after all: God is a dream, a hope, a woman, an ironist, a father, a city, a house of many rooms, a watchmaker who left his prize chronometer in the desert, someone who loves you – even, perhaps, against all evidence, a celestial being whose only interest is to make sure your football team, army, business, or marriage thrives, prospers, and triumphs over all opposition.
Religions are places to stand and look and act, vantage points from which to view the world. [6762]

“I think I would rather be a man than a god. We don’t need anyone to believe in us. We just keep going anyhow. It’s what we do.” [7176]

One describes a tale best by telling the tale. You see? The way one describes a story, to oneself or to the world, is by telling the story. It is a balancing act and it is a dream. The more accurate the map, the more it resembles the territory. The most accurate map possible would be the territory, and thus would be perfectly accurate and perfectly useless. The tale is the map that is the territory. You must remember this.
—from the Notebooks of Mr. Ibis
[7214]

Ecco i 94 senatori che hanno votato contro i tagli alle pensioni d’oro – I nomi | Il Post Viola

Non sono particolarmente antipolitico: antipatico, piuttosto. Però, come si dice a Roma degli scapaccioni ai figli (che, invece, sono sempre ingiustificabili): “quanno ce vo, ce vo!”

Senato della Repubblica

wikipedia.org

Riprendo integralmente la notizia da qui:

Ecco i 94 senatori che hanno votato contro i tagli alle pensioni d’oro – I nomi | Il Post Viola

Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. Ne abbiamo parlato qua. Forse, finalmente, si sono resi conto che in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a 1.200.000 euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità.

E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro. Ad esprimersi a favore dell superpensioni dei manager pubblici troviamo, per esempio, figure del calibro di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Maurizio Gasparri o Pietro Ichino, lo stesso che va in giro a predicare il superamento del divario tra le generazioni.

Non è stato facile trovare i nomi dei 94. Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante. Noi invece pensiamo che gli elettori debbano sapere come si muovono i propri rappresentanti dentro il Parlamento, perché è lì, nei meandri dell’attività parlamentare, che va giudicato il loro lavoro e non sui giochetti retorici nei salotti tv. E allora ci siamo messi al lavoro: siamo andati sul sito del Senato, spulciato i resoconti stenografici, individuato (con difficoltà) il codice della votazione e infine elaborato questo elenco. E’ questo, secondo noi, il compito di chi fa informazione, anche di chi, come noi, la fa in maniera volontaria e gratuita (a proposito, se volete sostenerci andate qua) Di seguito l’elenco. Vi invitiamo a diffonderlo il più possibile

  1. Adamo Marilena (Pd)
  2. Adragna Benedetto (Pd)
  3. Agostini Mauro (Pd)
  4. Armato Teresa (Pd)
  5. Astore Giuseppe (Gruppo Misto)
  6. Baio Emanuela (Api)
  7. Barbolini Giuliano (Pd)
  8. Bassoli Fiorenza (Pd)
  9. Bastico Mariangela (Pd)
  10. Enzo Bianco (Pd)
  11. Biondelli Franca (Pd)
  12. Blazina Tamara (Pd)
  13. Filippo Bubbico (Pd)
  14. Antonello Cabras (Pd)
  15. Anna Maria Carloni (Pd)
  16. Maurizio Castro (Pdl)
  17. Stefano Ceccanti (Pd)
  18. Mario Ceruti (Pd)
  19. Franca Chiaromonte (Pd)
  20. Carlo Chiurazzi (Pd)
  21. Lionello Cosentino (Pd)
  22. Cesare Cursi (Pdl)
  23. Mauro Cutrufo (Pdl)
  24. Cristina De Luca (Terzo Polo)
  25. Vincenzo De Luca (Pd)
  26. Luigi De Sena (Pd)
  27. Mauro Del Vecchio (Pd)
  28. Silvia Della Monica (Pd)
  29. Roberto Della Seta (Pd)
  30. Ulisse Di Giacomo (Pdl)
  31. Di Giovan Paolo Roberto (Pd)
  32. Cecilia Donaggio (Pd)
  33. Lucio D’Ubaldo (Pd)
  34. Marco Filippi (Pd)
  35. Anna Finocchiaro (Pd)
  36. Anna Rita Fioroni (Pd)
  37. Marco Follini (Pd)
  38. Vittoria Franco (Pd)
  39. Vincenzo Galioto (Pdl)
  40. Guido Galperti (Pd)
  41. Maria Pia Garavaglia (Pd)
  42. Costantino Garraffa (Pd)
  43. Maurizio Gasparri (Pdl)
  44. Antonio Gentile (Pdl)
  45. Rita Ghedini (Pd)
  46. Giai Mirella (Gruppo Misto)
  47. Basilio Giordano (Pdl)
  48. Claudio Gustavino (Terzo Polo)
  49. Pietro Ichino (Pd)
  50. Cosimo Latronico (Pdl)
  51. Giovanni Legnini (Pd)
  52. Massimo Livi Bacci (Pd)
  53. Andrea Marcucci (Pd)
  54. Francesca Maria Marinaro (Pd)
  55. Franco Marini (Pd)
  56. Ignazio Marino (Pd)
  57. Marino Mauro Maria (Pd)
  58. Salvatore Mazzaracchio (Pdl)
  59. Vidmer Mercatali (Pd)
  60. Riccardo Milana (Terzo Polo)
  61. Francesco Monaco (Pd)
  62. Enrico M0rando (Pd)
  63. Fabrizio Morri (Pd)
  64. Achille Passoni (Pd)
  65. Carlo Pegorer (Pd)
  66. Flavio Pertoldi (Pd)
  67. Lorenzo Piccioni (Pdl)
  68. Leana Pignedoli (Pd)
  69. Roberta Pinotti (Pd)
  70. Beppe Pisanu (Pdl)
  71. Donatella Poretti (Pd)
  72. Raffaele Ranucci (Pd)
  73. Giorgio Roilo (Pd)
  74. Nicola Rossi (Pd)
  75. Antonio Rusconi (Pd)
  76. Gian Carlo Sangalli (Pd)
  77. Francesco Sanna (Pd)
  78. Giacomo Santini (Pdl)
  79. Giuseppe Saro (Pdl)
  80. Anna Maria Serafini (Pd)
  81. Achille Serra (Terzo Polo)
  82. Emilio Silvio Sircana (Pd)
  83. Albertina Soliani (Pd)
  84. Marco Stradiotto (Pd)
  85. Antonino Strano (Pdl)
  86. Salvatore Tomaselli (Pd)
  87. Giorgio Tonini (Pd)
  88. Achille Totaro (Pdl)
  89. Tiziano Treu (Pd)
  90. Simona Vicari (Pdl)
  91. Luigi Vimercati (Pd)
  92. Vincenzo Vita (Pd)
  93. Walter Vitali (Pd)
  94. Luigi Zanda (Pd)

Elaborazioni Il Post Viola su resoconto stenografico Senato (pagine 121-128, codice votazione 016)

Simon Laham – The Joy of Sin

Laham, Simon (2012). The Joy of Sin: The Psychology of the Seven Deadly Sins. London: Constable & Robinson. 2012. ISBN 9781780331362. Pagine 256. 6,48 €

The Joy of Sin

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Nei paesi di cultura anglosassone è diventato un genere letterario, all’interno del più ampio concetto di public understanding of science (ne abbiamo parlato qui): raccogliere, su un argomento, una rassegna di articoli apparsi su riviste scientifiche e costruirci sopra un “sunto” – per quanto possibile ben organizzato – che possa essere letto e compreso anche da un pubblico di media cultura ma non specialistico (direi, tipicamente, un lettore che abbia fatto l’università, ma non in quella materia).

Naturalmente, per scrivere un buon libro di questo tipo è necessario avere certe doti di scrittura, essere capaci di tenere vivo l’interesse del lettore. Il rischio, altrimenti, è che sia troppo manifesto che la rassegna è, appunto, una rassegna, e che quindi si perda per strada il lettore (a meno che il lettore sia io, che mi sono impegnato con il mio ipotetico pubblico di leggere tutto fino alla fine per poi fare le recensioni).

Avrete compreso, a questo punto, che questo libro non è esaltante. O, almeno, che a me non ha esaltato. Eppure l’ho comprato proprio per la curiosità che suscitano in me i 7 peccati capitali, di cui si è parlato in più di un post (qui, qui e qui).

In realtà, a parte alcune notizie storiche interessanti (ad esempio, che è stato papa Gregorio Magno a stilare la lista nel 590), per ciascuno dei “peccati” (che sono in realtà “tratti psicologici” che compongono una sorta di nebulosa intorno a ciascuno dei “vizi”) Laham dimostra (con una certa facilità) che sono tratti non deleteri, ma anzi potenzialmente utili, tant’è che sono stati “selezionati” dagli algoritmi dell’evoluzione, e presenta una serie di studi ed esperimenti che illustrano le caratteristiche “reali” di questi tratti.

Il tutto per 7 volte, naturalmente.

Ho trovato particolarmente interessante l’invidia (di cui in realtà mi sono già occupato tempo fa) e propone la stessa distinzione tra invidia e gelosia che avevo citato in quel post, pur senza esserne del tutto convinto. E soprattutto, mi ha consentito di (ri)scoprire la descrizione che ne fa Ovidio nelle Metamorfosi:

protinus Invidiae nigro squalentia tabo               760
tecta petit: domus est imis in vallibus huius
abdita, sole carens, non ulli pervia vento,
tristis et ignavi plenissima frigoris et quae
igne vacet semper, caligine semper abundet.
huc ubi pervenit belli metuenda virago,                765
constitit ante domum (neque enim succedere tectis
fas habet) et postes extrema cuspide pulsat.
concussae patuere fores. videt intus edentem
vipereas carnes, vitiorum alimenta suorum,
Invidiam visaque oculos avertit; at illa               770
surgit humo pigre semesarumque relinquit
corpora serpentum passuque incedit inerti.
utque deam vidit formaque armisque decoram,
ingemuit vultumque una ac suspiria duxit.
pallor in ore sedet, macies in corpore toto.               775
nusquam recta acies, livent robigine dentes,
pectora felle virent, lingua est suffusa veneno;
risus abest, nisi quem visi movere dolores;
nec fruitur somno, vigilantibus excita curis,
sed videt ingratos intabescitque videndo               780
successus hominum carpitque et carpitur una
suppliciumque suum est. quamvis tamen oderat illam,
talibus adfata est breviter Tritonia dictis:
‘infice tabe tua natarum Cecropis unam:
sic opus est. Aglauros ea est.’ haud plura locuta               785
fugit et inpressa tellurem reppulit hasta.
Illa deam obliquo fugientem lumine cernens
murmura parva dedit successurumque Minervae
indoluit baculumque capit, quod spinea totum
vincula cingebant, adopertaque nubibus atris,               790
quacumque ingreditur, florentia proterit arva
exuritque herbas et summa cacumina carpit
adflatuque suo populos urbesque domosque
polluit [Metamorfosi, libro secondo, 760-794]

Subito si reca alla dimora di Invidia, funerea di peste
e squallore. È una casa nascosta in fondo a una valle,
una casa priva di sole, senza un alito di vento,
tetra, tutta intorpidita dal gelo, dove sempre
manca il fuoco e sempre dilagano le nebbie.
Quando vi giunge, la temibile vergine della guerra
si ferma sulla soglia, non essendole permesso
di varcarla, e bussa alla porta con la punta della lancia.
Ai colpi si spalancano i battenti: all’interno intravede Invidia,
che mangia carne di vipera per alimentare
i suoi vizi, e a quella vista distoglie gli occhi. L’altra invece
si alza pigramente da terra, lasciandosi alle spalle brandelli
di serpenti mezzo rosicchiati, e avanza con passo incerto:
quando scorge la dea lucente d’armi in tutto il suo fulgore,
manda un gemito, contraendo il volto nel conato dei sospiri.
Il pallore le segna il viso, la magrezza tutto il corpo;
mai dritto lo sguardo, ha denti lividi e guasti,
il cuore verde di bile, la lingua tinta di veleno.
Senza un’ombra di sorriso, se non mosso dalla sventura altrui,
non gode del sonno, agitata com’è dall’assillo dei suoi crucci;
con astio apprende i successi degli uomini e quando li apprende
si strugge; strazia ed è straziata al tempo stesso:
questo il suo tormento. Pur detestandola, Minerva,
la dea di Tritone, si rivolge a lei con queste brevi parole:
«Infetta col tuo veleno una figlia di Cècrope, quella.
È scritto. Aglàuro è il suo nome». E senza una parola di più,
facendo leva con la lancia, si stacca da terra e vola via.
Mentre con occhio bieco guarda Minerva che fugge, Invidia,
amareggiata di doverla accontentare, brontola
un attimo fra sé, poi prende il suo bastone, tutto avvolto
da una fascia di spine. Nascosta da una nuvola nera,
ovunque passa, calpesta i fiori dei campi,
brucia l’erba, strappa la cima delle piante,
e col suo fiato appesta popoli, case e città. [Progetto Ovidio]

Il mio latino non sarà più un granché, Ma qui Ovidio sta giocando con effetti truculenti tutti interni a una descrizione dell’aspetto fisico di Invidia e non, se non attraverso questo, alle sue “qualità” morali. Parla del viso pallido, del corpo scheletrico, dello sguardo strabico, dei denti lividi e guasti, della lingua tinta di veleno. Quindi tradurrei il suo pectora felle virent (verso 777) con il petto secerne fiele (dalle mammelle, anche se capisco che la cosa venga taciuta ai liceali) piuttosto che con il cuore verde di bile.

***

Qualche citazione. Il riferimento è come di consueto alle posizioni sul Kindle:

Income is positively related to wanting to have more days like yesterday, with feeling well rested, with feeling treated with respect, with being able to choose how to spend one’s time, with smiling or laughing, with feeling proud, with having done something interesting, and with eating good-tasting food. [925. Non particolarmente sorprendente, nonostante la moda del “benessere non solo economico”]

We are bombarded with so much detailed, often redundant information during the course of our lives that we seldom need to remember all the ins and outs. Extracting the summary meaning or gist from a set of stimuli is often much more efficient than laboriously retaining and processing all the details. [1339. Stiamo parlando dei benefici dell’accidia]

Anger is both a gauge of our progress towards a goal and a force that makes us persist in the face of obstacles. [1730]

[…] WEIRD society (Western, Educated, Industrialized, Rich and Democratic) […] [1875. L’acronimo si deve al seminale articolo Henrich, J., Heine, S. J., & Norenzayan, A. (2010).  “The weirdest people in the world. How representative are experimental findings from American university students? What do we really know about human psychology? (Target Article, Commentaries, and Response)”. Behavioral and Brain Sciences, 33, 61-83, 111-135?”, che ha avuto anche l’onore di una citazione si Improbable research – quelli dei premi Ig-Nobel]

When Hsee and colleagues examined predicted happiness ratings, they found that only relative diamond size mattered. Within each group, the person with the larger diamond was happier. Participants within groups could compare their diamonds with each other and as a result based their happiness on their relative standing within groups. However, there was no average difference in happiness between the poor and rich groups. Even though those in the rich group had larger diamonds, they were no happier than those in the poor group. So for diamonds, it appears happiness depends on comparison, not on absolute size. [2279]

The first kind of pride, marked by worthy achievement and success, Tracy and Robins called authentic pride. The second, with all its conceitedness and arrogance, they called hubristic pride. [2365. Tracy, J. L., & Robins, R. W. (2007). “The psychological structure of pride: A tale of two facets.” Journal of Personality and Social Psychology, 92(3), 506-525]

[…] BIRGing: basking in reflected glory. [2541. Acronimo dovuto a: Cialdini, Robert B., Richard J. Borden, Avril Thorne, Marcus Randall Walker, Stephen Freeman, and Lloyd Reynolds Sloan (1976). “Basking in reflected glory: Three (football) field studies.” Journal of Personality and Social Psychology, 34 (1976), 366-75]