Should I Stay or Should I Go? Stay Just a Little Bit Longer

Le mini-commedie musicali di Boris Limpopo (dedicata a Irena Križman e Carlo Massarini).

(Giusto per curiosità: Stay di Jackson Browne è una cover di Maurice Williams & Zodiac)

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24 ottobre 1917 – Caporetto

Una sconfitta diventata proverbiale, una vera catastrofe, ebbe inizio 90 anni fa. Poche ovviamente le celebrazioni.

In due anni e mezzo di guerra di trincea sull’Isonzo, in ben 11 battaglie, l’esercito italiano aveva portato allo stremo quello austro-ungarico. Rompere la morsa era essenziale, pena la sconfitta: gli austriaci tentarono un disperato sfondamento. Il comando italiano era consapevole dei rischi, ma diviso sul che fare (vedete che i vizi nazionali sono profondamente radicati!): il generale Cadorna, comandante supremo, intendeva affrontare gli austriaci trincerandosi nelle migliori condizioni possibili; il comandante della seconda armata, Generale Capello, riteneva invece che in caso d’attacco occorresse lanciare subito una controffensiva strategica; Badoglio (sì, quello che divenne Capo del governo dopo il 25 luglio 1943 e dichiarò per radio “la guerra continua a fianco dell’alleato germanico”), che comandava l’artiglieria, non diede l’ordine di aprire il fuoco; quando un ufficiale ceco riferì (il 20 ottobre) che gli austro-ungarici e i tedeschi si apprestavano ad attaccare, l’intelligence italiana non gli prestò fede; il grosso delle truppe italiane era collocato sulle prime linee, soggetto ai colpi dell’artiglieria nemica, mentre la seconda linea era sguarnita e in pessime condizioni; gli Stati maggiori, vista la malaparata, si ritirarono al sicuro, lasciando le truppe senz’ordini ad affrontare la ritirata. Insomma, una fiera dell’incompetenza e dello scaricabarile.

L’attacco di sorpresa, preceduto da massicci bombardamenti e dall’uso del gas, riuscì. Già la sera del primo giorno la prima e la seconda linea italiana erano travolte. Nella battaglia si distinse anche un giovane Erwin Rommel. Alla fine del terzo giorno la battaglia era persa e il fronte italiano annientato. Gli austriaci, però, non riuscirono a chiudere le colonne italiane in ritirata in una sacca. Il fronte si attestò sul Piave e sul monte Grappa, ma la sconfitta comportò anche l’arretramento del fronte alpino settentrionale.

Il prezzo fu altissimo: la disfatta costò agli italiani 11.000 morti, 19.000 feriti, 300.000 prigionieri, 400.000 fra disertori e sbandati, 3.200 cannoni, 1.700 bombarde, 3.000 mitragliatrici, 300.000 fucili.

Ho un ricordo personale collegato a Caporetto. Negli anni ’60, un gesuita, padre Costantino Castellarin, mi raccontò di essere stato tra i profughi civili, bambino di un anno (era nato a Provesano, in provincia di Pordenone, il 5 ottobre 1916), e mi fece vedere una vecchia fotografia in cui era ritratto durante la fuga. Se non ricordo male, l’immagine che mi aveva mostrato è quella che vedete qui sotto.