Persepolis

Persepolis, 2007, di Marjane Satrapi.

È  un capolavoro. Erano un capolavoro i libri e il film, per una volta, è ancora meglio.

Satrapi è capace di comunicarti l’essenza di una persona in pochi tratti. Meraviglioso il severo bianco e nero. La storia è vera e commovente (io sono un duro, ma ho avuto spesso un nodo alla gola). A tratti è anche molto divertente (la crescita improvvisa, la trasformazione del suo ragazzo…).

Ma la parte che preferisco è la prima, quando lei è bambina. Mi pare che la storia di un paese che potrebbe essere prospero e felice, e che passa da una dittatura post-coloniale odiosa e tecnocratica (bella l’opera dei pupi in cui il padre dello scià viene manipolato dagli inglesi) alla repressione e alla guerra imposte dal bigotto potere dei preti e dei loro scagnozzi ci dovrebbe far riflettere, e molto. Il declino non è un destino, è il frutto di scelte politiche, di cui siamo tutti responsabili (c’è una sequenza rivelatrice nel film, quando il punto di vista degli oppositori marxisti dello scià è che sia necessario passare attraverso una fase nazionalistico-islamica per arrivare alla democrazia e al socialismo – mi ricordo che la sinistra, e i francesi in testa, nel 1979 appoggiavano Khomeini contro lo scià!). Sempre il machiavellismo del fine che giustifica i mezzi.

Il mio consiglio? Correte a vederlo.

Qui sotto un’intervista a Marjane, per chi non la conosceva.

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