Il fado

Nery, Rui Vieira (2004). Il fado. Storia e cultura della canzone portoghese. Roma: Donzelli. 2006.

Una storia del fado interessante e ben documentata, per quanto ne posso capire io, che ne sono un ascoltatore incuriosito, ma non uno specialista.

Ne approfittiamo per un ripasso.

Prima la classica Amalia Rodriguez (Tudo isto é fado).

Poi due stelle recenti, Mariza …

… e Cristina Branco.

No Country for Old Men

McCarthy, Cormac (2005). No Country for Old Men. London: Picador. 2007.

Uno strano romanzo, che ti prende e ti trascina in una riflessione cupa. In un western ambientato nel 1980, un uomo è in fuga da pericoli tutti mortali. Due killer, di cui uno è gelido e lucido come un angelo vendicatore, lo inseguono. Un attempato sceriffo cerca inutilmente di salvarlo.

Una parabola amara (e reazionaria) sugli Stati Uniti dell’edonismo reaganiano (e a fortiori su quelli di oggi). Contro la lucidità spietata, razionale all’estremo, dell’uomo nuovo Chigurh non c’è scampo: nessuna delle regole del passato si applica, nessuna convivenza è possibile, nessuna via d’uscita, nessuna speranza.

Il pessimismo di McCarthy è temperato da una scrittura bellissima, soprattutto nei dialoghi (ma molto difficile da seguire per un lettore straniero, per la capacità di rendere anche nell’ortografia la lingua parlata del Texas).

Più difficile da digerire la sua morale reazionaria, che emerge nelle riflessioni dello sceriffo Bell. Davvero la droga è all’origine di tutti i mali (If you were Satan and you were settin around tryin to think up somethin that would just bring the human race to its knees what you would probably come up with is narcotics)? E se invece fosse il proibizionismo? Davvero è l’abbandono di Cristo? E se invece fosse l’incapacità di fondare una morale laica sulla solidarietà e l’empatia? Davvero l’esito ultimo della razionalità è la spietatezza? Ma la razionalità è soltanto quella fondata sul calcolo economico?

Quando affronta questi temi “filosofici”, McCarthy ha il fiato corto e i suoi personaggi perdono spessore. Le riflessioni di Bell sono, secondo me, la parte più debole del romanzo. La sua forza, invece, è nei dialoghi, soprattutto in quelli che coinvolgono i bei personaggi femminili di questo libro apparentemente così macho.

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Tre romanzi di Paolo Roversi

Roversi, Paolo (2006). Blue tango. Noir metropolitano. Viterbo: Stampa alternativa. 2006.

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Roversi, Paolo (2006). La mano sinistra del diavolo. Milano: Mursia. 2006.

Roversi, Paolo (2007). Niente baci alla francese. Milano: Mursia. 2007.

Ho già spiegato tempo fa che non amo i romanzi gialli. E allora perché mi ostino a leggerli? Le risposte sono molte, nessuna esauriente. Perché sono un lettore onnivoro e pervicace. Perché tra le varie epigrafi che vorrei fare incidere sulla mia lapide una è: “Vissi, dissi e mi contraddissi”. Perché ci ricasco ogni volta come Charlie Brown quando Lucy si offre per fargli tirare il pallone…

In questo caso, però, avevo anche un motivo sentimentale. L’autore, Paolo Roversi, è delle mie parti e sono venuto a conoscenza della sua esistenza (è molto più giovane di me) perché organizza a Suzzara un festival di letteratura, Nebbia gialla.

Al di là delle motivazioni sentimentali, però, i tre romanzi non mi sono piaciuti. Roversi non scrive in modo memorabile (tra l’altro, i testi sono pieni di refusi). Le trame non sono originali (non sono un giallista, ma la soluzione si scopre in tutti e 3 i casi fin dalle prime pagine) e personaggi e stile mi sembrano un po’ un centone di personaggi e stili di altri romanzi gialli (e io non sono un cultore del genere!).

Fa in parte eccezione il secondo, in parte ambientato nella torrida estate della Bassa mantovana, in cui ho ritrovato atmosfere e storie a me care. Il clima è quello di Giorno d’estate di Francesco Guccini.

Giorno d’estate, giorno fatto di sole,
vuote di gente son le strade in città,
appese in aria e contro i muri parole,
ma chi le ha dette e per che cosa chissà.

I manifesti sono visi di carta che non dicono nulla e che nessuno più guarda,
colori accesi dentro ai vicoli scuri,
sembrano un urlo quelle carte sui muri,
sembrano un urlo quelle carte sui muri…

Giorno d’estate, giorno fatto di vuoto,
giorno di luce che non si spegnerà;
sembra d’ andare in un paese remoto,
chissà se in fondo c’è la felicità.

Un gatto pigro che si stira sul muro, sola cosa che vive, brilla al sole d’estate;
si alza nell’aria come un suono d’incenso,
l’odore di tiglio delle strade alberate,
l’odore di tiglio delle strade alberate…

Giorno d’estate, giorno fatto di niente,
grappoli d’ozio danzan piano con me,
il sole è un sogno d’oro, ma evanescente,
guardi un istante e non sai quasi se c’è.

Dentro ai canali l’erba grassa si specchia, cerchi d’ombra e di fumo sono voci lontane;
nell’acqua il sole con un quieto barbaglio
brucia uno stanco gracidare di rane,
brucia uno stanco gracidare di rane…

Giorno d’estate senza un solo pensiero,
giorno in cui credi di non essere vivo,
gioco visivo che non credi sia vero
che può svanire svelto come un sorriso.

Vola veloce ed iridato un uccello come un raggio di luce da un cristallo distorto:
vola un moscone e scopre dietro a un cancello
la religiosa sonnolenza d’ un orto,
la religiosa sonnolenza d’ un orto.

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The Hitchhikers Guide To The Galaxy – BBC – Ep2P4