La bambolina che fa no no no – Michel Polnareff

Canzoni che non mi sono mai piaciute e non mi piacciono nemmeno adesso, ma che per effetto del tempo passato e del rammollimento cerebrale connaturato all’età…

La canzone la cantavano (siamo sempre nel 1966) anche I quelli, un gruppo milanese di cui facevano parte Franz Di Cioccio, Flavio Premoli e Franco Mussida (destinati a formare la PFM), Alberto Radius (chitarrista di Lucio Battisti e Formula 3) e Teo Teocoli (!).

Curiosamente, mi risulta che le bamboline che fanno “no no no” siano ancora residualmente presenti sulla faccia del pianeta anche se, a forza di negarsi, si dovrebbero essere estinte per effetto della selezione naturale.

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Débacle

“Sconfitta di vaste proporzioni, disfatta, batosta” (Sabatini-Coletti, Dizionario della lingua italiana).

La parola è mutuata dal francese, e il termine è originariamente riferito alla disastrosa alluvione conseguente a un improvviso disgelo. Etimologicamente, infatti, è equivalente al nostro sbloccare, e deriva dal latino, come composto del prefisso de- e da baculare (a sua volta derivato da baculum, “bastone, barra”). Baculum è anche alla radice di “bacillo” e di “imbecille“.

Inevitabile dedicare il post agli amici romanisti…

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La nuova squadra (3)

Un po’ meno a caldo. La regia e la fotografia sono sempre molto buone (belle le motociclette dei Falchi nei vicoli). Però secondo me nuoce (e temo faccia parte della strategia di annacquare e disinnescare il potenziale di critica sociale della vecchia Squadra) il passaggio dalla periferia al centro: non vediamo più la Napoli urbana e suburbana, metropolitana, del commissariato S. Andrea, non vediamo più il degrado dei capannoni semi-abbandonati dell’hinterland dove il controllo camorristico del territorio è totale, dove il “sistema” la fa da padrone. Vediamo invece la Napoli dei vicoli del centro storico, che si porta dietro un’immagine un po’ oleografica alla Filumena Marturano: la puttana redenta, gli abusivi che debbono campare, i parcheggiatori… E in questo modo ci sfugge (Saviano docet) che il sistema è innanzitutto produzione, economia, “modo di produzione”, datore di lavoro – e soltanto in seconda battuta controllo della prostituzione e del mercato della droga, pizzo sui negozi, illegalità diffusa.

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