Maresciallo

“Alto dignitario statale o ufficiale posto al vertice della gerarchia in tutti gli eserciti europei fin dall’età feudale e, successivamente, ruolo rivestito solo da alti gradi militari, specialmente da coloro che si fossero particolarmente distinti per valore. Nell’esercito italiano, militare che riveste il più alto grado della gerarchia dei sottufficiali con particolari mansioni operative e d’ufficio. Nel Medioevo, capo supremo delle scuderie regie e, nei regni barbarici, alto dignitario di corte” (De Mauro online).

Come sospettavo, maresciallo e maniscalco (un lavoro ben più umile: “artigiano che forgia i ferri e attende alla ferratura dei bovini e degli equini”) condividono la stessa etimologia, da due radici alto-tedesche: MAR-AH (“cavallo”, da cui l’inglese mare, “cavalla, giumenta”) e SCATCH (“colui che cura, ministro”, la stessa radice del verbo inglese shall, “dovere”, e di siniscalco, “nel Medioevo, nelle corti dell’Europa
centrosettentrionale, maestro di casa o maggiordomo della famiglia
reale o di una grande famiglia aristocratica; per estensione, successivamente, alto dignitario specialmente imperiale o reale con mansioni militari, politiche o amministrative” –
De Mauro online).

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Rispetto

Per alleggerire un po’, per sollevare questa cappa opprimente…

Non c’è più rispetto
Neanche tra di noi
Il silenzio è rotto
Dagli spari tuoi
Dimmi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Per lasciarmi stare

Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi

Che mi hai fatto male!

Non c’è più rispetto
Uoh uoh uoh uoh uoh

Non c’è più contatto

Oh oh oh oh
Prima ero li
Stavo bene
Con gli amici al bar
Ci credi, ero li
Senza pene
Chiaro come il mar…

Dimmi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Per lasciarmi andare

Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi
Quanti soldi vuoi

Non ti ho fatto male mai!
Oh, ma che dolore
Oh, è un gran dolore!

Non c’è più rispetto
Neanche tra di noi

Non c’è più rispetto
Oh oh oh oh oh
E allora

Tira tira tira
che si spezza dai

Tira tira tira

Io non ti ho fatto male mai!
Oh, ma che dolore
Oh, è un gran dolore!

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Gergo

“Linguaggio fondato su trasformazioni convenzionali delle parole di una lingua o d’uno o più dialetti, con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuovo conio, usato da chi appartiene a determinati gruppi professionali, come ad esempio girovaghi, o gruppi sociali, come ad esempio sette religiose o politiche, malviventi, carcerati eccetera, allo scopo di garantire l’identità di gruppo e di non farsi intendere da coloro che ne sono estranei; per estensione, “modo di parlare allusivo, oscuro, enigmatico”; ancora per estensione, “modo speciale di usare una lingua tipico di certi ambienti o categorie: gergo giovanile, studentesco, gergo sindacale, burocratico, gergo medico, filosofico” [De Mauro online).

L’origine della parola, secondo i più, andrebbe ricercata nella radice proto-indoeuropea GAR (gola), da cui i nostri gargana, gargarozzo, gorgia, gargarismo, il francese gorge, lo spagnolo garganta, il tedesco Gurge. Secondo altri, tanto per confonderci le idee, da un’altra radice proto-indoeuropea GAR, che invece significa gridare (quella da cui discende il nostro garrire).

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