In qualche modo

Ci sono frasi fatte che si diffondono come virus (virus della mente o virus del linguaggio), come un meme deteriore.

Abbiamo avuto il famigerato “attimino”, e subito dopo il “quantaltro”. Non so se in tutta Italia o soltanto nella burocrazia romana abbiamo avuto anche la “contezza”.

Adesso va molto “in qualche modo”, usato – per di più – come un intercalare.

A me da particolarmente fastidio, perché (sarò fissato) mi sembra un modo di dire particolarmente rappresentativo dell’approssimazione e della cialtroneria così diffuse in Italia, o meglio, nella sua classe dirigente. Si individua (sempre alla bell’e meglio) un problema o un ostacolo, e anche una situazione desiderabile in cui ci si vorrebbe trovare una volta che il problema sia risolto, l’ostacolo superato. Come, non si sa. “In qualche modo”, appunto. “In qualche modo” è la magica scatola nera da cui, senza spremersi le meningi, uscirà la soluzione: la trovata, la mandrakata, il genio della lampada. Sì, ma in concreto come? Questo non si sa e non importa: “supponiamo di avere un apriscatole, diceva una vecchia barzelletta…

In questi giorni sono a Bari e “in qualche modo”, nella pronuncia locale, ha un effetto comico irresistibile: “in quacche möude”, o qualcosa di simile.

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