@

Il segno, che si legge at,  veniva e viene utilizzato per segnalare il prezzo unitario di un bene: ad esempio, “pomodori @ 2€ al kg” oppure “pizza @ 8€ l’una”. Ma naturalmente adesso è internazionalmente noto per essere, negli indirizzi di posta elettronica, il connettore tra il nome del conto (account name) e il nome del dominio (domain name).

Dal momento che in inglese @ significava qualcosa prima dell’avvento della posta elettronica, non ha altro nome che at, corrispondente al suo significato originario, anche nella seconda e postale accezione.

Non così nelle altre lingue. La fantasia si è sbizzarrita:

Olandese: apestaart “coda di scimmia”
Tedesco: Klammeraffe “atele, scimmia ragno”
Polacco: mal’pa “scimmia”
Serbo: majmun “scimmia”
Russo: sobachka “cagnolino”
Finlandese: kissanhäntä “coda di gatto”
Portoghese e spagnolo: arroba “unità di misura pari a 15 kg”
Ceco: zavinác “filetto d’aringa arrotolato”
Svedese: kanelbulle “dolce di cannella” o snabel-A “A con proboscide”
Francese: escargot “chiocciola”, come noi.

Il buffo segno viene dalla trascrizione francese di à (con lo stesso significato originario visto sopra: à 2 euros le kilo): in corsivo l’accento grave si è allungato in modo spropositato, fino a trasformarsi in un segno grafico a sé stante. Lo stesso processo ha portato da et a &.

Samizdat

“In Unione Sovietica, dalla fine degli anni Sessanta fino alla caduta del regime, stampa e diffusione clandestina specialmente di testi politici e letterari scritti da autori dissidenti e vietati dalla censura” (De Mauro online).

Ovviamente è una parola russa (самиздат), che significa “edito in proprio”. Oltre che in Unione Sovietica, il fenomeno era diffuso in tutti i Paesi dell’Est della sua sfera d’influenza (Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Germania Est, Romania eccetera)

In pratica consisteva nella diffusione clandestina di scritti illegali, censurati, o di cui si temeva la censura (non dimentichiamo che oltre alla mancata diffusione del testo, l’autore rischiava una punizione diretta o l’ostracismo). Nato spontaneamente, il samizdat fu insieme un canale di distribuzione (artigianale ma efficace) e una forma del dissenso.

Non si riproducevano in proprio soltanto testi letterari, ma documenti di ogni genere: materiali segreti, proteste, appelli, versi, romanzi, saggi filosofici. Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi le distribuiva agli amici; se questi lo trovavano interessante lo distribuivano a loro volta raggiungendo così gli angoli più remoti del paese e l’Occidente. Funzionava, nonostante i guadagni fossero nulli e i rischi elevati. Un meccanismo “virale”, come quelli con cui il web oggi ci ha reso familiari, ma che la burocrazia sovietica trovò difficoltà a immaginare, prima che a combattere.

L’etimologia: è un composto di tre parole, samo- (la radice indoeuropea è quella dell’italiano “sé” e dell’inglese “self” e “same”) + iz- (“da”, “fuori”) + dat’ (“dare”). Così izdat’ (letteralmente “dar fuori” significa “pubblicare”) e samizdat “pubblicare in proprio.

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