Crimson ProjeKCt – 1° aprile 2014

I Crimson ProjeKCt non sono una tribute band, ma sono – quanto meno al 50% – un pezzo di storia dei King Crimson: ne fanno parte Adrian Belew (attivo nella band dal 1981 al 2013), Tony Levin (dal 1981 all’attuale annunciato ottavo line-up) e Pat Mastellotto (dal 1994 a oggi). Completano il quadro alcuni talenti (relativamente) giovani: il chitarrista Markus Reuter, la bassista Julie Slick e il batterista Tobias Ralph. Il gruppo si configura così come un doppio trio (una formula già sperimentata dai King Crimson nel periodo 1994-1997) e in effetti risulta composto dal trio capeggiato da Adrian Belew (Adrian Belew Power Trio) e da quello guidato da Tony Levin (The Stick Men): durante il concerto i due trii suonano, separatamente, parte del loro repertorio.

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Il concerto è stato bello e tirato (e pensare che sul palco e tra il pubblico prevalevano gli ultra-sessantenni: pochi i renziani presenti). La sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica si è dimostrato perfetta per la resa sonora, anche se il volume era molto alto e le luci a volte fastidiose. La scenografia – ma ci ho impiegato un po’ a capirlo – era una corona stilizzata: la corona del re Cremisi, decisamente.

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5 gennaio: 3 compleanni musicali (Gazzelloni, Benedetti Michelangeli e Pollini)

I 12 giorni di natale non sono soltanto l’oggetto di una famosa Christmas carol o di un’iniziativa promozionale Apple. sono anche un periodo speciale del calendario, quello dei giorni intercalari che servono ad allineare l’anno solare (i 365 giorni dell’orbita della Terra intorno al Sole) con quello lunare (12 orbite della Luna intorno alla Terra, 354 giorni). Da un punto di vista esoterico sono giorni speciali (io ne ho accennato qui), in cui l’ordine usuale delle cose è sospeso:

  1. Secondo un mio vecchio prozio, purtroppo scomparso, l’osservazione del tempo atmosferico in quei 12 giorni (che lui chiamava, in dialetto, li calendri, cioè le calende) forniva indicazioni precise sul tempo che sarebbe stato prevalente nei corrispondenti mesi dell’anno: vedo consultando il web che l’usanza è molto diffusa nel mondo contadino, ad esempio nell’entroterra campano e sul Gargano.
  2. Secondo Carlo Ginzburg (ne I benandanti: Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, ma soprattutto in Storia notturna. Una decifrazione del sabba), i dodici giorni di Natale sono quelli in cui i morti tornano tra noi ed è necessario che esseri speciali (benandanti, streghe, lupi mannari, sciamani e kallikantzaroi) entrino in azione per ristabilire l’ordine naturale delle stagioni (nel tempo, ma anche nello spazio, cioè nel territorio).

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  3. Sempre secondo Carlo Ginzburg, i 12 giorni di natale trovano corrispondenza nei 12 giorni delle 4 tempora, che sono 4 periodi di 3 giorni ciascuno, in cui i benandanti sono attivi [Nel calendario liturgico, le Quattro Tempora sono quattro distinti periodi di tre giorni – mercoledì, venerdì e sabato – di una stessa settimana approssimativamente equidistanti nel ciclo dell’anno, destinati al digiuno e alla preghiera. Questi giorni erano considerati particolarmente idonei per l’ordinazione del clero. Le tempora d’inverno cadono fra la terza e la quarta domenica di Avvento, le tempora di primavera cadono fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, le tempora d’estate cadono fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e le tempora d’autunno cadono fra la III e la IV domenica di settembre, cioè dopo l’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre].
  4. Non resisto alla tentazione di fare una digressione: la tempura, la famosa frittura giapponese di verdure e pesce, fu inventata per effetto del contatto nel XVI secolo tra i giapponesi e i missionari gesuiti portoghesi. Le 4 tempora erano giorni di magro e i missionari l’osservavano scrupolosamente, friggendosi soltanto un po’ di pesce con le verdure. O tempura!

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  5. Le 4 tempora, a loro volta, rimandano al calendario festivo celtico, di cui parla ampiamente Robert Graves nel suo bellissimo e giustamente celeberrimo The White Goddess. A Historical Grammar of Poetic Myth. Permettetemi una lunga citazione:
    […] since the twelfth century no generation has been entirely faithless to the Theme. The fact is that though the Anglo-Saxons broke the power of the ancient British chieftains and poets they did not exterminate the peasants, so that the continuity of the ancient British festal system remained unaffected even when the Anglo-Saxons professed Christianity. English social life was based on agriculture, grazing, and hunting, not on industry, and the Theme was still everywhere implicit in the popular celebration of the festivals now known as Candlemas, Lady Day, May Day, Midsummer Day, Lammas, Michaelmas, All-Hallowe’en, and Christmas; it was also secretly preserved as religious doctrine in the covens of the anti-Christian witch-cult. Thus the English, though with no traditional respect for the poet, have a traditional awareness of the Theme.
    The Theme, briefly, is the antique story, which falls into thirteen chapters and an epilogue, of the birth, life, death and resurrection of the God of the Waxing Year; the central chapters concern the God’s losing battle with the God of the Waning Year for love of the capricious and all-powerful Threefold Goddess, their mother, bride and layer-out. The poet identifies himself with the God of the Waxing Year and his Muse with the Goddess; the rival is his blood-brother, his other self, his weird. All true poetry […] celebrates some incident or scene in this very ancient story, and the three main characters are so much a part of our racial inheritance that they not only assert themselves in poetry but recur on occasions of emotional stress in the form of dreams, paranoiac visions and delusions. The weird, or rival, often appears in nightmare as the tall, lean, dark-faced bed-side spectre, or Prince of the Air, who tries to drag the dreamer out through the window, so that he looks back and sees his body still lying rigid in bed; but he takes countless other malevolent or diabolic or serpent-like forms.
    The Goddess is a lovely, slender woman with a hooked nose, deathly pale face, lips red as rowan-berries, startlingly blue eyes and long fair hair; she will suddenly transform herself into sow, mare, bitch, vixen, she-ass, weasel, serpent, owl, she-wolf, tigress, mermaid or loathsome hag. Her names and titles are innumerable. In ghost stories she often figures as ‘The White Lady’, and in ancient religions, from the British Isles to the Caucasus, as the ‘White Goddess’. […] The reason why the hairs stand on end, the eyes water, the throat is constricted, the skin crawls and a shiver runs down the spine when one writes or reads a true poem is that a true poem is necessarily an invocation of the White Goddess, or Muse, the Mother of All Living, the ancient power of fright and lust – the female spider or the queen-bee whose embrace is death.

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Bene, ho divagato più che a sufficienza, mi pare. Il punto che volevo portare a casa è che è lecito aspettarsi – secondo tradizione; anzi, secondo Tradizione, come scriverebbero Julius Evola e René Guénon – che in questi giorni speciali nascano persone speciali.

E che in questo 5 gennaio si ricordi il compleanno di 3 grandi musicisti italiani. Per non fare torto a nessuno, andiamo in ordine di nascita.

Cominciamo dal flautista Severino Gazzelloni, nato Severino Gazzellone a Roccasecca (FR) il 5 gennaio 1919 e morto a Cassino (FR) il 21 novembre 1992. Questa è Syrinx di Claude Debussy:

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Il grandissimo pianista Arturo Benedetti Michelangeli nacque l’anno successivo, il 5 gennaio 1920, a Brescia e morì a Lugano il 12 giugno 1995. Di come Arturo Benedetti Michelangeli abbia avuto un ruolo non secondario nel mio amore per la musica e nel mio desiderio (in parte frustrato) di imparare a suonare il pianoforte l’ho già raccontato qui.

Ho anche avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo, una sola volta, alla Sala Nervi in Vaticano il 13 giugno 1987:

Quel 13 giugno 1987 era un sabato. L’appuntamento per il recital venne fissato alle 18,30. Arturo Benedetti Michelangeli era attesissimo. Il suo ultimo concerto in Italia era stato a Brescia nel 1980, e si poteva considerare anch’esso un’eccezione (scopo benefico pure in questo caso: il pianista aveva suonato in memoria di Paolo VI e per aiutare i profughi del Sud-Est Asiatico). In Vaticano aveva tenuto un concerto dieci anni prima, venerdì 29 aprile 1977, sempre nella Sala Nervi. Si capirà dunque il clima che si respirava quel 13 giugno del 1987. Il programma inoltre si poteva considerare affascinante. Si apriva con la Sonata in do maggiore op.2 n.3 di Ludwig van Beethoven, proseguiva con la Grande Polonaise brillante précédée d’un Andante spianato op.22 di Chopin, quindi con la prima e la seconda serie di Images di Claude Debussy. Si chiudeva con Maurice Ravel: Gaspard de la Nuit (trois poèmes pour piano d’après Aloysius Bertrand). [tratto da: L’armonia della semplicità, di Armando Torno, pubblicato su Il sole 24 ore del 15 gennaio 1995]

Di quel concerto (anche se eravamo molto lontani) ho una memoria vivissima (oltre a un bel cofanetto in 4 CD dove quel concerto, insieme alle altre registrazioni vaticane, è preservato nella sua interezza). Questi, da quel con concerto, è Gaspard de la Nuit (nell’ordine: Ondine, Le Gibet, Scarbo):

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Last, ma certamente non least, Maurizio Pollini, altro stratosferico pianista, nato a Milano il 5 gennaio 1942. sentito, per mia grande fortuna, innumerevoli volte, fin da quando stavo a Milano. Non c’è quasi stagione che non venga all’Accademia di Santa Cecilia (la cronologia dei suoi concerti la trovate qui).

Mi sarebbe facile proporvi uno dei suoi misuratissimi e antiretorici Chopin. Ma voglio ricordare l’esecuzione del primo libro del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach che eseguì all’Auditorium di via della Conciliazione il 24 gennaio 1986:

Diamanda Galas e John Paul Jones – 23 ottobre 1994

Si racconta di un famoso economista, futuro premio Nobel, che avesse l’abitudine di proporsi come partner sessuale a tutte le donne che incontrava (no, non è DSK). Riceveva – va da sé – dinieghi scandalizzati e sonori schiaffoni. Quasi sempre, ma non sempre. E su quel sottile margine aveva costruito una carriera da Don Giovanni di tutto rispetto. E la base delle teorie che gli avrebbero fruttato l’ambito riconoscimento.

A me succede l’opposto con i concerti: ho partecipato a molti concerti, quasi sempre bellissimi. Ma qualche volta ho preso delle solenni fregature. Questa è stata una di quelle.

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Per capire perché è necessario saperne di più di questa strana coppia.

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Peter Gabriel – Back to Front – 7 ottobre 2013

Un concerto di Peter Gabriel è sempre un evento, per la qualità del musicista e dei gruppi che riesce a mettere insieme, ma anche per la cura della musica, degli arrangiamenti e dello spettacolo. Per me è stata la quarta volta, e prometto di raccontarvi le altre occasioni e anche di come sono diventato, assai tardivamente, un ammiratore di PG (si dice così, ma non esprime bene il mio rapporto con l’uomo e la sua musica).

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Avevo un’occasione speciale da festeggiare e per questo ho comprato, per me e mia moglie, un pacchetto vip. Il che, in parole povere, significa che arriviamo al Forum di Assago quasi 6 ore prima del concerto e assistiamo alle prove e al sound-check. Saremo stati in 40, seduti su 5 file di sedie a ridosso del palco. L’acustica non era certo delle migliori (un palazzetto dello sport di cemento, quando è vuoto, rimbomba di echi soprattutto sulle frequenze più alte, rimandando alle tue spalle una sorta di bordone metallico) ma il processo delle prove è davvero interessante, non poi così diverso (per chi ha avuto occasione di seguirle) dalle prove di un concerto classico, con il direttore che spiega che cosa vuole esattamente e che cosa si può migliorare. Il resto – le photo-opportunity alla fine del sound-check e una specie di happy hour nella saletta vip – si può tranquillamente dimenticare.

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Angélique Kidjo – 22 luglio 2003 e/o 2 luglio 2004

Per la verità non riesco a ricordare se sono stato a entrambi i concerti. Penso di no, perché non ricordo la sua esibizione come memorabile. Angélique Kidjo è in realtà una cantante da un solo brano, almeno nella mia valutazione: lo stupefacente Agolo. Il resto, per quanto interessante, è abbastanza di ordinaria amministrazione. Non sufficientemente straordinario da accollarsi una serata di mangiar male a prezzi tutt’altro che modici, divorati dalle zanzare e immersi nell’umidità del laghetto di Villa Ada, seduti scomodamente. Entrambi i concerti, infatti, erano nell’ambito della rassegna Roma incontra il mondo. Se a 10 anni di distanza mi conosco ancora, sono andato al primo concerto, e – uscitone non entusiasta – l’anno dopo non sono tornato.

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Sylvian, Fennesz, Mathieu – The Kilowatt Hour – 22 settembre 2013

Non è bello né nobile scrivere stroncature, anche se c’è nell’esercizio un gusto un po’ sadico. E poi, scrivere stroncature non è esente da rischi: c’è sempre la possibilità che qualcuno ti faccia notare che non avevi capito niente e che ti sei trovato davanti a un capolavoro. Per non parlare del giudizio dei posteri: pensate come si dovrebbero sentire, se avessero ancora facoltà di intendere e volere, gli spettatori che alla prima fischiarono, decretandone il fiasco, la Nona di Beethoven o Il barbiere di Siviglia

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Ma mi prendo le mie responsabilità: il concerto non mi è piaciuto per niente.

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David Byrne & St Vincent – 11 settembre 2013

Come a molti, mi è capitato di vivere per qualche tempo da solo, dopo aver lasciato la famiglia d’origine e prima di averne formata una. Trasferito da qualche mese a Roma, ero all’inizio della mia vita professionale: quindi guadagnavo poco, ma avevo qualche esigenza di abbigliamento. In genere (non si diceva ancora dress code) potevo andare quasi sempre senza cravatta, ma la camicia doveva essere stirata. Non potendomi permettere un aiuto domestico ho imparato a stirare, e in particolare a stirarmi da solo le camicie. Già leggo l’incredulità negli occhi anche delle persone che mi conoscono meglio, e figurarsi di quelli che mi conoscono soltanto su queste pagine. Allora aggiungo: ero e sono tutt’ora bravino. Lento, lentissimo, ma preciso.

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Robert Fripp & The League of Crafty Guitarists – 20 giugno 2006

Secondo concerto cui ho assistito di Robert Fripp con la sua League of Crafty Guitarists, 15 anni dopo quella del 15 marzo 1991 di cui ho parlato qui.

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Tutta un’altra atmosfera. Leggi il seguito di questo post »

Roger Waters – The Wall – 28 luglio 2013

Non ho moltissimo da scrivere su un concerto di pochi giorni fa di cui hanno parlato in molti.

Quello che ho da dire io – che mi sono imbattuto la prima volta nei Pink Floyd con See Emily Play nel 1967 e che ho comprato tutti i loro dischi, compresi un po’ di bootleg e di oscure stranezze) fino a The Final Cut (e per la verità anche A Momentary Lapse of ReasonThe Division Bell) – sono soltanto due cose, una sulla musica e una sullo spettacolo. Leggi il seguito di questo post »

Robert Fripp & The League of Crafty Guitarists – 15 marzo 1991

Ho scritto di recente di aver assistito soltanto 2 volte a concerti dei King Crimson, nel 2000, nella formazione Fripp-Belew-Gunn-Mastellotto. Ma non sono state certo quelle le uniche occasioni in cui ho potuto sentire suonare dal vivo Robert Fripp. In questo post e in uno successivo vorrei testimoniare delle 2 volte che – a distanza di 15 anni – l’ho sentito suonare con la sua League of Crafty Guitarists.

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Andiamo con ordine. Leggi il seguito di questo post »