Lavoro coatto per i mendicanti

Cito dall’Unità online:

Nel cosiddetto “pacchetto legalità” ci sarà così – anticipano alcuni quotidiani – una norma per dare poteri eccezionali ai sindaci in fatto di ordine pubblico e persino una specie di nuovo reato – la «questua molesta» – per cui come sanzione si prevederebbe il lavoro coatto nei giardini o nella pulizia di edifici pubblici – gratis naturalmente – per le persone (provvedimenti specifici per i writers, mendicanti, venditori ambulanti). Questo sarebbe una proposta del ministro dell’Interno Giuliano Amato.

Suggerisco al ministro Amato di approfittare dei buoni rapporti con Vladimir Putin per chiedergli se, per la realizzazione di questi campi di lavoro coatto, può affittarci un sito dismesso nella Kolyma.

Pubblicato su Opinioni. 2 Comments »

2 Risposte to “Lavoro coatto per i mendicanti”

  1. bianca fasano Says:

    Messaggio N°30
    Tags: banche e bancarelle 04-01-2008 – 00:59

    La legge è uguale per tutti.

    Vorrei annotare quanto segue: l’Art. 670. sulla Mendicità. (1) citava:

    Chiunque mendica in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con l’arresto fino a tre mesi.
    La pena è dell’arresto da uno a sei mesi se il fatto è compiuto in modo ripugnante o vessatorio, ovvero simulando deformità o malattie, o adoperando altri mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà.]

    Ma è stato abrogato dall’art. 18, Legge 25 giugno 1999, n. 205.

    (….Abrogazioni e modifiche al codice penale.

    1. Sono abrogati gli articoli 275, 297, 298, 303, 327, 332, 341, 344, 394, 395, 396, 397, 398, 399, 400, 401, 657, 670, 692, secondo comma, 710, 711, 726, secondo comma, e 732 del codice penale.)

    E la cosa è stata confermata anche da una recente sentenza della Cassazione. Bene. Prendiamo atto che l‘imperversare di mendicanti nelle nostre strade (uno ogni 50 metri di cammino, se ti va bene), sono causate dalla necessità dalla fame. E la legge consente che si abbiano necessità e fame, per cui si chieda a chi sta “meglio” di tenderci una mano.

    Poi c’è un’altra faccia della medaglia: quella del numero sempre più elevato di “bancarelle”, i cui proprietari, italiani e non, stanno all’erta, preoccupati di vedersi “agguantare” dai legittimi rappresentanti del comune e dello Stato, che possono giungere a sequestrare la povera merce esposta, lasciando i disperati, più disperati di prima. Tanto accade perché questi “mendicanti” forniti di merce, ed anche di fame e necessità, vanno a toccare un’area della legge che tocca il commercio, l’economia, le finanze… e le tasche.

    No, non le tasche di quanti, più o meno spaventati dai prezzi dei negozi, o nei giorni i cui questi soo chiusi, si dedicano a qualche spesarella modesta, che parte anche dai 50 centesimo e dall’euro. No. Ma le tasche più complesse dell’apparato statale, che noi non intendiamo affatto discutere, semmai verificare.

    La Legge Regionale Regione Campania n. 1 del 07/01/2000 si occupa anche del commercio sulle aree pubbliche in forma itinerante, in essa difatti si legge tra l’altro:

    5. L’operatore commerciale su aree pubbliche che esercita l’attività in forma itinerante, deve esercitare la stessa al di fuori delle aree di mercato e ad una distanza minima di 500 metri delle stesse.

    6. Gli stessi possono sostare nelle aree appositamente predisposte nei modi e nei tempi previsti dal

    regolamento comunale. L’autorizzazione deve essere esibita ad ogni richiesta degli organi di vigilanza.

    L’operatore commerciale su aree pubbliche può farsi sostituire, nell’esercizio dell’attività, esclusivamente da chi sia in possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo 114/98, salvo il caso di sostituzione momentanea per la quale può essere delegato anche un soggetto privo dei requisiti prescritti, purché socio familiare coadiuvante o dipendente.

    7. E’ vietata qualsiasi discriminazione connessa al rilascio delle autorizzazioni o all’espletamento dell’attività in relazione a nazionalità, sesso, religione, regione, provincia o comune di provenienza.

    In pratica il problema delle “bancarelle” è che, per questioni di vario tipo, non possiedono affatto il carattere di legalità previsto.

    Insomma, questi “mendici”, che invece di chiedere denaro in cambio di nulla, si provano a vendere merce, non hanno il diritto di esistere.

    Oggi, proprio questa mattina, al mercato del Vomero, ho assistito all’arrivo della “legge”, sotto forma di vigili urbani, i quali – giustamente – hanno fatto una mappata della povera merce esposta su di una traballante bancarella e se la sono portata via sotto gli occhi tristi del proprietario. Si trattava di collanine e braccialetti, di cui due o tre sono caduti ed il “proprietario” si è abbassato a raccoglierli di corsa: qualcosa si era salvato.

    Non è pensabile che lo Stato e per lui le Regioni si possano “inventare” una formula capace di venire incontro a questa povera gente che cerca di guadagnarsi il pane legalmente e senza mendicare? Di qualsiasi nazionalità fosse?

  2. Capatàz – Per non inciampare in un accattone « Sbagliando s’impera Says:

    […] in un accattone? Quindi, eliminiamo gli accattoni per ordinanza comunale – sempre meglio del lavoro coatto, direte voi: ma l’un provvedimento non esclude l’altro!), nell’impossibilità di […]


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