Capestrano

Oggi mi è caduto l’occhio sul calendario: S. Giovanni da Capestrano. In realtà, lo sapevo già, perché è anche il compleanno di una cara amica di 20 anni fa, ormai persa di vista, ma anch’ella abruzzese come il comune di Capestrano.

Nato il 24 giugno 1386 da padre tedesco e madre locale, ebbe una vita da santo medievale abbastanza standard: da bambino mangiava la zuppa in una pietra concava che tuttora si conserva. Da giovane fu messaggero di pace presso i Malatesta (missione mondana e non religiosa). I Malatesta, alla faccia del detto “ambasciator non porta pena”, lo imprigionarono, in piedi incatenato alla vita e con i piedi a mollo. Dopo 3 giorni a pane e acqua, Giovanni ebbe le visioni: S. Francesco. Riscattato al prezzo di 400 ducati, tornò a Capestrano, diede il benservito alla giovane moglie (non aveva consumato il matrimonio) e si fece frate francescano. Instancabile costruttore di nuovi conventi, nel 1451 (a 65 anni) decise di darsi alle crociate: combatté e sconfisse i turchi a Belgrado (22 luglio 1456), ma contrasse la peste (6 agosto) e ne morì (23 ottobre 1456). Non il mio tipo di santo.

Capestrano è molto più famosa per il famoso guerriero: statuetta italica scoperta per caso nel 1934:

La statua fu rinvenuta da Michele Castagna in località “Cinericcio” (da cenere, quasi a indicare un luogo di sepoltura). Il guerriero è alto cm 209 senza la base, ha un curioso copricapo piatto (con ampie tese e sormontato da un cimiero), porta una maschera sul volto e ha le braccia ripiegate sul ventre secondo un rituale che si ritrova spesso in figure di corredi tombali di epoca italica. Sul petto e sulla schiena sono visibili due dischi a protezione del cuore (kardiophylax); tra le braccia stringe un’ascia e una spada, sulla cui impugnatura sono incise figure umane e di animali. La statua è sorretta da due pilastrini, sui quali sono incise due lance: uno di essi presenta un’enigmatica iscrizione di tipo osco-umbro arcaico, “MA KUPRI KORAM OPSUT ANANIS RAKI NEVII” – il cui significato potrebbe essere, secondo Fulvio Giustizia: “me bell’immagine fece Ananis per il re Nevio pomp[uled]io. Accanto alla statua, risalente alla fine del VI secolo a. C., fu rinvenuto un busto di donna graziosamente adorna di monili raffigurante, probabilmente, la sua compagna in vita. Ora entrambe le statue sono esposte al Museo Archeologico Nazionale di Chieti. La leggenda racconta che appena trovata, la statua fu oggetto di burla da parte dei cittadini e fu chiamata confidenzialmente, “MAMMOCCE” (fantoccio) e tale soprannome fu dato anche al suo scopritore.

A me è sempre rimasto un dubbio: Capestrano si chiamava così anche prima della scoperta del guerriero con il capo strano. Perché?

E, già che ci siete, che cos’era un frattale prima di Mandelbrot?

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