L’amico americano (1977)

L’amico americano (Der Amerikanische Freund), di Win Wenders, con Dennis Hopper e Bruno Ganz.

Non necessariamente, quando si incontrano due geni, il risultato è geniale. Sono molti i brutti film tratti o ispirati da romanzi straordinari, e c’è anche qualche bel film tratto da un romanzo mediocre. In questo caso, l’incontro tra Patricia Highsmith e Wim Wenders ha prodotto un risultato stupefacente.

Di Patricia Highsmith, scrittrice americana trasferitasi in Europa, è famosa soprattutto per la serie di 5 romanzi di cui è protagonista l’amorale Tom Ripley, più volte portati sullo schermo:

  1. The Talented Mr Ripley, 1955: Plein Soleil, 1960, per la regia di René Clement e con Alain Delon nella parte del protagonista; e di nuovo con il titolo originario nel 1999 con Matt Damon (regia di Anthony Minghella).
  2. Ripley Under Ground, 1970: Ripley Under Ground, 2005, per la regia di Roger Spottiswoode con Willem Dafoe (ma Ripley è Barry Pepper)
  3. Ripley’s Game, 1974: da questo romanzo è tratto L’amico americano, ma fu anche riproposto da Liliana Cavani nel 2002 con il titolo originario e John Malkovitch nella parte di Ripley
  4. The Boy Who Followed Ripley, 1980
  5. Ripley Under Water, 1991.

Quelli della Ripliade non sono gli unici romanzi della Highsmith a essere stati adattati per lo schermo. Il suo primo, Strangers on a Train divenne nel 1951 un capolavoro di Hitchcock. The Blunderer, il suo secondo romanzo (1954) divenne nel 1963 Le meurtrier di Claude Autant-Lara. This Sweet Sickness del 1961 divenne nel 1977 Dites-lui que je l’aime con Gerard Depardieu e Miou-Miou.

Fine dello sfoggio di cultura e veniamo al film di Wenders.

Dicevo prima che è un film stupefacente: lo è in molte delle accezioni del termine. Wenders racconta una storia di genere, un thriller tradizionale (gangster, pistole, treni in corsa…) e lo distorce a quello che vuole dirci. Non a caso uno dei temi del film (e del romanzo) è la contraffazione, quella delle opere d’arte (il falsario Nicholas Ray) e quella della realtà che operano i cineasti (come Nicholas Ray): la contraffazione è un crimine, l’attività cinematografica pure, e infatti tutti i gangster del film sono interpretati da registi (come Samuel Fuller, Daniel Schmid, Jean Eustache e Peter Lilienthal). La contraffazione del quadro di Derwatt messo all’asta è colta da Jonathan Zimmermann (Bruno Ganz, il corniciaio leucemico – anche la Highsmith è morta di leucemia) in una diversa sfumatura di blu. Parallelamente, in tutto il film, i colori sono saturati e distorti in modo da accrescere – espressionisticamente – il senso di straniamento.

Ci pensa la morte a riportare tutto in ordine, a dare una cornice (Ganz fa il corniciaio e Der Rahmen, “La cornice” era il titolo provvisorio del film) d’ordine letale al tumulto della vita: Ganz dà la morte agli altri per timore della propria. Sospettando di essere condannato a morte dalla malattia (forse non lo è, è una trappola che gli ha teso Ripley perché Ganz si è rifiutato di stringergli la mano – no, lo è: quando si è finalmente convinto di non essere malato, Ganz muore), come in un sogno, lascia cadere tutte le sue remore morali.

Ganz è già morto, in realtà. Uccide come uno zombie. Non è più toccato dai sentimenti: né dall’amore per la bella moglie, né dalla tenerezza per il figlio, Nè dalla possibile amicizia con Ripley, l’amico americano (“l’amicizia è impossibile”, gli dice).

Infine – l’hanno detto in molti, e c’è effettivamente una lucidità profetica in questo – il film parla dello scontro di civiltà tra USA e vecchia Europa: Ripley è circondato dai simboli del colonialismo culturale americano, dall’auto alle Marlboro, dalla birra Canada Dry al jukebox Wurlitzer. L’America porta la morte e la distruzione in Europa. I vecchi edifici sul fronte del porto di Amburgo, come la casa di Zimmermann, dovranno essere essere distrutti dal “nuovo che avanza”. Ma – anche se Wenders non poteva saperlo 30 anni fa – nemmeno i simboli dell’America sono eterni: in una delle scene iniziali a New York con l’omerico falsario cieco di Nicholas Ray compare sullo sfondo nebbioso il profilo sfumato delle torri gemelle…

Qui vi dovete accontentare del trailer:

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