Non è stato un bel compleanno per questo blog.
Ma io 43 anni fa c’ero e ci sono ancora. E allora mi consolo così.
Beati i perdenti, perché moriranno dementi.
Non è stato un bel compleanno per questo blog.
Ma io 43 anni fa c’ero e ci sono ancora. E allora mi consolo così.
Beati i perdenti, perché moriranno dementi.
Per festeggiare il compleanno del blog, una delle mie canzoni preferite, che parla di andare via da tutto, in un posto tranquillo, e aspettare che forse alla fine arrivi qualcuno… Liebestod?
Brian Eno (Another Green World) e, naturalmente, Robert Fripp alla chitarra.
I’ll find a place somewhere in the corner
I’m gonna waste the rest of my days
Just watching patiently from the window
Just waiting seasons change, some day
Oh, oh, my dreams will pull you through that garden gate.I want to be the wandering sailor
We’re silhouettes by the light of the moon
I sit playing solitaire by the window
Just waiting seasons change, ah, ah
You’ll see, one day, these dreams will pull you through my door
And I’ll come running to tie your shoe
And I’ll come running to tie your shoe.
Questa è la recensione di Dave Thompson su Allmusic.
When the electronic warriors of the post-punk late ’70s hailed Eno as a figurehead of the entire movement, “I’ll Come Running” is probably not one of the songs they were thinking of. A jaunty piano-led lyric picks up where his first album’s “On Some Faraway Beach” left off, as Eno ruminates on the joys of getting away from everything, watching the seasons, and playing solitaire by the window until the day his true love comes through the door, “then I’ll come running to tie your shoes.” It’s a staggeringly simple, lovely little song, quite out of place within the increasingly murky waters to be found elsewhere in Another Green World, but an integral part of that landscape nevertheless. Robert Fripp‘s “restrained lead guitar” and a pair of castanet guitars lay out the sonic backdrop — imagine their sound and you already know half the song. Spend a few months alone awaiting someone’s return and you can guess the rest.
Oggi questo blog compie un anno.
In un anno è stao visitato quasi 58.000 volte, cioè 160 volte al giorno, in media. Ultimamente, raramente le visite quotidiane sono meno di 200. Non so, ma per me è un’enormità.
Alcuni sono amici e conoscenti, ma la maggior parte mi sono sconosciuti, e io sono sconosciuto a loro (anche perché mi nascondo dietro uno pseudonimo).
Alcuni mi commentano regolarmente, e li considero quasi amici. E qui li ringrazio tutti.
Non so voi, ma io mi diverto immensamente e intendo continuare.
Ma certo! Grazie!
Come potevo dimenticare l’interpretazione di Snoopy!

Notate la somiglianza.

Due strip.


Poiché molti non vedono le immagini, suggerisco di andare a vedere qui.
Il 10 marzo 1831 Luigi Filippo, re di Francia, istituisce la Legione straniera (Légion étrangère).
Il potenziale romantico e leggendario della Legione straniera era ed è enorme: ci si poteva arruolare sotto pseudonimo e falsa nazionalità, e quindi l’aura romantica della Legione è legata all’idea che ne farebbero parte uomini alla ricerca di una seconda chance, di una nuova vita e di una nuova personalità, magari a seguito di una delusione amorosa o di una tragedia familiare.
Il cinema ci si butta a pesce, e forse il film più famoso è Beau Geste, di cui si contano molte versioni: quella del 1926 con Ronald Colman; quella del 1939 con Gary Cooper, la più celebre; quella del 1966 con Guy Stockwell; e la serie televisiva del 1982. Altrettanto numerose, naturalmente, le parodie.

Ma la parodia più bella, secondo me, è la comic strip Crock, ideata da Brant Parker (il creatore di Wiz il mago, The Wizard of Id), ai miei tempi pubblicata da Linus e ancora pubblicata oggi.

La vera rivoluzione russa, con il senno di poi.
Tanto per cominciare, la rivoluzione di febbraio ebbe il suo culmine in marzo (siamo nel fatale 1917), così come la rivoluzione di ottobre ebbe luogo il 7 novembre 1917: fino al 1919 in Russia si seguiva il calendario giuliano, ormai in ritardo di 13 giorni rispetto a quello gregoriano, adottato in occidente a partire dal 1582.
La rivoluzione di febbraio fu largamente un’insurrezione spontanea e di massa (anche se ovviamente poi vari partiti cercarono di dirigerla e guidarla verso i loro obiettivi), a differenza di quella di ottobre che, nonostante la retorica e la celebrazioni, fu essenzialmente un colpo di Stato effettuato da un manipolo di rivoluzionari.
Alle radici della rivoluzione ci sono le condizioni disperate della Russia nel corso della I guerra mondiale. Tutti i partiti russi (con l’eccezione del Partito social-democratico dei lavoratori, diviso nelle frazioni menscevica e bolscevica) erano stati interventisti, contro gli imperi centrali e insieme a Francia e Regno Unito (la triplice intesa). Dopo i primi successi, i russi erano in forte difficoltà, soprattutto nella Prussia orientale. La logistica si dimostrava ogni giorno un incubo peggiore: le fabbriche non sostenevano i ritmi necessari alla produzione bellica, le munizioni erano insufficienti e il sistema ferroviario un disastro. Le perdite pesantissime: 1.700.000 soldati morti e 5.900.000 feriti. Il morale era a terra, ed erano frequenti ammutinamenti e diserzioni (al ritmo di 140.000 l’anno, nonostante la legge marziale). Per la popolazione civile le cosa non andavano meglio: l’economia, tagliata fuori dai mercati dell’Europa centrale e occidentale, era in recessione, i generi alimentari scarseggiavano e i timori di una carestia erano diffusi. L’inverno 1916-1917 era particolarmente rigido. Per di più, la famiglia dello Zar Nicola II era invisa al popolo, che accusava lo Zar di aver ceduto troppo potere alla Zarina Alessandra Fydorovna di Hesse (e dunque di famiglia tedesca) e al consigliere Grigori Rasputin (sospettato di essere l’amante della Zarina).I primi disordini scoppiarono il 22 gennaio, anniversario della domenica di sangue del 1905, quando i soldati della Guardia Imperiale avevano aperto il fuoco contro una manifestazione pacifica di dimostranti disarmati che si stava dirigendo al Palazzo d’inverno per presentare una supplica allo Zar (96 morti e 333 feriti secondo la questura, 4.000 secondo i manifestanti, per lo più schiacciati dalla folla in fuga).
Ai primi di marzo gli operai delle Officine Putilov, il più grande stabilimento di Pietrogrado, annunciano lo sciopero. I lavoratori di altre fabbriche si uniscono a loro e proclamano lo sciopero generale. La popolazione scende in piazza e chiede pane e la fine della guerra. Il 7 marzo (in occasione delle celebrazioni della giornata della donna) continuano le riunioni e le manifestazioni. Gli slogan ora chiedono anche la fine dell’autocrazia. Gli scontri con la polizia sono numerosi e lasciano sul terreno molti morti, ma permettono anche al popolo di armarsi. Dopo 3 giorni di scontri, il 9 marzo interviene un battaglione dell’esercito che, dopo qualche scontro, fraternizza con gli insorti.
Il presidente della Duma Rodzianko manda un telegramma allo Zar: “La capitale è nel caos. Il governo è impotente, i trasporti paralizzati, cibo e carburante scarseggiano. Si spara nelle strade. È necessario formare un nuovo governo. Senza indugio. Ogni esitazione è fatale”. Lo Zar non risponde.
Finalmente, il 14 marzo lo Zar va a Pietrogrado, perché il figlio Alexei ha il morbillo. In una drammatica riunione, il 15 marzo i capi dell’esercito e i ministri (quelli che non si erano dati alla fuga nei giorni precedenti) costringono lo Zar ad abdicare a favore del fratello. Questi, però, non accetta.
Nel caos che ne segue, convivono 3 governi provvisori, in conflitto tra loro: quello del Partito costituzionale, guidato dal liberale principe Georgy Yevgenyevich Lvov; quello del Blocco progressista, guidato da Alexander Guchkovs; e quello del Soviet di Pietrogrado, composto dai rappresentanti degli operai (uno ogni mille) e da quelli dei soldati (uno per ogni compagnia), in cui i Socialisti Rivoluzionari hanno la maggioranza.
Lenin, esule in Svizzera, arriva a Pietrogrado il 3 aprile e comincia a lavorare per assumere il controllo della situazione. Pubblica le Tesi di aprile (che propugnano il disfattismo rivoluzionario), si mette alla guida dei Bolscevichi e, quindi, del Soviet. Infine, fonda la Terza Internazionale.
Il 2 luglio cade il Governo provvisorio di Lvov. Lenin tenta un’insurrezione armata, ma è sconfitto e costretto a riparare in Finlandia.Guida ora il Governo Provvisorio Alexander Kerenski, dei socialisti rivoluzionari. Propugna la libertà di parola e libera migliaia di prigionieri politici, ma fronteggia la feroce opposizione tanto del bolscevichi quanto dei menscevichi.
“Niente nemici a sinistra”, diceva Kerenski, che si fidava dei bolscevichi. Sappiamo come è andata a finire.
OK, ho deciso di fare un servizio alla collettività.
Chi mi segue, ormai da quasi un anno, sa già che sono un fan di Douglas Adams (cfr. qui e qui) e del suo capolavoro, The Hitchhikers Guide To The Galaxy. Ogni tanto qualcuno, incuriosito da me o per spirito d’avventura, si imbatte nel libro e, inevitabilmente, se ne innamora. Quasi sempre, a questo punto, dichiara: “Adesso devo vedere il film”.
Se per “il film” intendete la penosa bufala che Hollywood ci ha propinato nel 2005, ve lo sconsiglio vivamente. Piuttosto, andate a cercare la serie televisiva della BBC (circa 1981). La Guida comunque, ancor prima di essere un libro (se non mi sbaglio), fu una trasmissione radiofonica, sempre della BBC.
Per farvi venire l’acquolina in bocca, l’inizio della serie televisiva.
Il 5 marzo 1953 muore a poco meno di 62 anni Sergei Sergeyevich Prokofiev (Серге́й Серге́евич Проко́фьев), uno dei massimi musicisti del XX secolo. Lo stesso giorno muore Josif Stalin (Иосиф Сталин;in giorgiano იოსებ სტალინი). Naturalmente i funerali di Prokofiev vanno deserti.
wikimedia.org/wikipedia/commons
Noto per la prima volta la straordinaria rassomiglianza con Aldo Baglio, di Aldo Giovanni e Giacomo…
Boris, manco a dirlo, preferisce di gran lunga Prokofiev (vedi anche qui e qui) a Stalin e oggi, di proposito, vuol commemorare soltanto lui, e lo fa con Prokofiev che suona Rachmaninov (Preludio op. 23 n. 5 in sol minore) e con Richter, suo grande amico, che suona un frammento delle Vision Fugitives (verso la fine del filmato, tratto dal bellissimo film Richter: The Enigma)