“Linguaggio fondato su trasformazioni convenzionali delle parole di una lingua o d’uno o più dialetti, con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuovo conio, usato da chi appartiene a determinati gruppi professionali, come ad esempio girovaghi, o gruppi sociali, come ad esempio sette religiose o politiche, malviventi, carcerati eccetera, allo scopo di garantire l’identità di gruppo e di non farsi intendere da coloro che ne sono estranei; per estensione, “modo di parlare allusivo, oscuro, enigmatico”; ancora per estensione, “modo speciale di usare una lingua tipico di certi ambienti o categorie: gergo giovanile, studentesco, gergo sindacale, burocratico, gergo medico, filosofico” [De Mauro online).
L’origine della parola, secondo i più, andrebbe ricercata nella radice proto-indoeuropea GAR (gola), da cui i nostri gargana, gargarozzo, gorgia, gargarismo, il francese gorge, lo spagnolo garganta, il tedesco Gurge. Secondo altri, tanto per confonderci le idee, da un’altra radice proto-indoeuropea GAR, che invece significa gridare (quella da cui discende il nostro garrire).

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