In qualche modo

Ci sono frasi fatte che si diffondono come virus (virus della mente o virus del linguaggio), come un meme deteriore.

Abbiamo avuto il famigerato “attimino”, e subito dopo il “quantaltro”. Non so se in tutta Italia o soltanto nella burocrazia romana abbiamo avuto anche la “contezza”.

Adesso va molto “in qualche modo”, usato – per di più – come un intercalare.

A me da particolarmente fastidio, perché (sarò fissato) mi sembra un modo di dire particolarmente rappresentativo dell’approssimazione e della cialtroneria così diffuse in Italia, o meglio, nella sua classe dirigente. Si individua (sempre alla bell’e meglio) un problema o un ostacolo, e anche una situazione desiderabile in cui ci si vorrebbe trovare una volta che il problema sia risolto, l’ostacolo superato. Come, non si sa. “In qualche modo”, appunto. “In qualche modo” è la magica scatola nera da cui, senza spremersi le meningi, uscirà la soluzione: la trovata, la mandrakata, il genio della lampada. Sì, ma in concreto come? Questo non si sa e non importa: “supponiamo di avere un apriscatole, diceva una vecchia barzelletta…

In questi giorni sono a Bari e “in qualche modo”, nella pronuncia locale, ha un effetto comico irresistibile: “in quacche möude”, o qualcosa di simile.

Pubblicato su Parole. 2 Comments »

2 Risposte to “In qualche modo”

  1. wu ming Says:

    Non metterei “in qualche modo” insieme ad “attimino”. C’è differenza. E non vedrei neanche questo unico significato.
    1. Conversazione tra due amici, o parenti o persone che hanno un legame affettivo, in presenza di un problema o di una difficoltà: “Non ti preoccupare, “in qualche modo” faremo”. Qui ha il significato di conforto, di incoraggiamento. La non trasparenza ti fa pensare a risorse nascoste, ma positive.
    2. Nei film, quando tutto sembra perduto, il personaggio positivo dice: “Tranquillo, “in qualche modo” ce la caveremo”. Qui ha il significato di trovata da parte di chi non si arrende alle avversità. Anche qui, la non chiarezza fa sperare in un colpo di fortuna.
    3. Una conversazione in cui si deve o si vuole dire qualche cosa che – si sa – ferirà il destinatario. E allora “in qualche modo” è l’accorgimento linguistico che smussa, attutisce la durezza di una dichiarazione, il grimaldello che fa arrivare al dunque con cautela. In questo terzo esempio, forse è lo stesso ruolo che, nella lingua inglese, svolge “I mean”, ripetuto più volte? Woody Allen è un esempio.

  2. borislimpopo Says:

    In una cosa hai ragione: “attimino” è una parola inventata, “in qualche modo” ha un significato (anzi ne ha più di uno) indipendentemente dall’uso intercalare/compulsivo. Vale per “I mean” in Woody Allen, come valeva per “è vero” (che ripeteva a raffica il mio professore d’italiano di prima liceo) e per il “dico cazzo compagni” che ripeteva alle riunioni del Manifesto/PDUP un ragazzo ora diventato stimato giornalista radio-televisivo (immagino che non lo dica più!).
    Ma io volevo parlare proprio dell’intercalare, che trovo (come ho detto) irritante.


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