Soratte [2]

Oggi, per la prima volta nella mia vita, anche se sfrecciando a 250 km all’ora e per pochi istanti tra una galleria e l’altra, ho visto le 3 cime del Soratte biancheggiare per la neve.

Spettacolo raro, perché il Soratte è alto soltanto 691 metri, anche se spicca tra le alture circostanti per il suo profilo tipico. E grande emozione per chi, avendo studiato al liceo classico, ha tradotto e amato le poesie di Orazio.

Ne ho già parlato in questo blog. Ma non posso non riprodurre il post oggi.

* * *

Vides ut alta stet nive candidum
Soracte nec iam sustineant onus
silvae laborantes geluque
flumina constiterint acuto?
Dissolve frigus ligna super foco
large reponens atque benignius
deprome quadrimum Sabina,
o Thaliarche, merum diota.
Permitte divis cetera, qui simul
stravere ventos aequore fervido
deproeliantis, nec cupressi
nec veteres agitantur orni.
Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et
quem Fors dierum cumque dabit, lucro
adpone, nec dulcis amores
sperne puer neque tu choreas,
donec virenti canities abest
morosa. Nunc et campus et areae
lenesque sub noctem susurri
conposita repetantur hora,
nunc et latentis proditor intumo
gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.
[Orazio, Carmina, I, 9]

Provo una traduzione (il mio latino è arrugginito, ma vorrei provare a essere fedele e poco paludato e a trasmettere la modernità di questa poesia)

Guarda il Soratte candido per la neve alta: gli alberi stanchi non ne reggono il peso e per il gelo pungente i fiumi sono gelati.
Allontana il freddo aggiungendo legna al fuoco del camino, Taliarco, e versa ancora di quel vino vecchio.
Tutto il resto lascialo agli dei: è bastato che placassero i venti che infuriavano sul mare e sùbito si sono calmate le fronde dei cipressi e dei vecchi frassini.
Che cosa il futuro ti riserva per domani, evita di chiedertelo: qualunque giorno la sorte ti darà, segnalo all’attivo. Finché sei giovane e la fastidiosa vecchiaia è lontana, ragazzo mio, gòditi le danze e i dolci amori.
Adesso, all’imbrunire, sul corso e nelle piazze è l’ora degli appuntamenti, dei bisbigli che si cercano, della gradita risata che tradisce la ragazza nascosta nell’angolo più nascosto, del pegno d’amore strappato da un braccio o da un dito che non offre resistenza.

Bubbole, Pil e gas esilarante

Di regola metto la sveglia alle 6:00 e la prima cosa che faccio è ascoltare il giornale radio Rai di RadioUno. Anche quando non c’è un servizio di Oscar Bartoli, in genere non devo aspettare molto prima di sentire la prima boiata del giorno. È una bella comodità, perché così uno si toglie il pensiero. È una cosa fatta, e anche se nel resto della giornata uno ne dovrà sentire altre, di boiate, non sarà mai uno shock come la prima. Un po’ come il primo caffè o la prima sigaretta (quando fumavo) o il letterario primo sorso di birra.

La boiata di stamattina è stata questa notizia, ripresa da un “lancio” dell’Ansa:

Maltempo: imprese, pil -1% dopo 3 giorni distacchi gas

Consorzio Gas Intensive, oggi colpite tra le 300 e 400 aziende

07 febbraio, 16:58

ROMA  – Se i distacchi decisi dal comitato emergenza gas dovessero andare avanti per oltre 3 giorni, l’impatto sul pil sarebbe del -1%. E’ la stima di Gas Intensive, consorzio di 8 associazioni di categoria di Confindustria dei settori ad alto consumo di gas. Oggi, secondo il presidente Paolo Culicchi, le interruzioni hanno colpito 300-400 aziende.

Distacchi gas

ansa.it

Non occorre essere economisti o esperti di energia per capire che, messa così, è una sciocchezza.

Il Pil (italiano) è la ricchezza prodotta in Italia nel corso di un anno. Non ci serve conoscerne il valore assoluto per smontare il calcolo di Paolo Culicchi. Fatto 100 il valore del Pil annuale, ogni giorno in media se ne produce un trecentosessantacinquesimo, cioè lo 0,27%, e ogni 3 giorni lo 0,82%. Cioè in ogni caso meno dell’1% di cui parla Culicchi.

Anche se si contassero soltanto i giorni lavorativi, come fa Mario Deaglio in un articolo pubblicato su La Stampa, Il Generale Inverno pesa sul Pil – ma la cosa mi pare discutibile, dal momento che molte imprese dell’industria e dei servizi operano ormai a ciclo continuo e nei giorni festivi – un duecentoventesimo di Pil equivale allo 0,45%, e ogni 3 giorni se ne andrebbe l’1,36% di tutto il Pil italiano, se in quei 3 giorni nessun soggetto economico producesse alcunché.

Potrebbe bastare questo a far vedere che la stima di Culicchi (o del suo ufficio studi) è assurda, sbagliata di molti ordini di grandezza.

Ma vale la pena di continuare a ragionare, per dare un po’ d’aria ai neuroni (sono nella sala d’aspetto di una stazione; pardon, in un Freccia Club).

Lo stesso Culicchi ci dice che ieri sono state colpite dalla sospensione della fornitura di gas naturale 3-400 imprese. In Italia ci sono quasi 4,4 milioni di imprese. Quindi stiamo parlando, nella peggiore delle ipotesi, di un’impresa ogni 11.000, cioè di meno dello 0,01% delle imprese italiane. Supponiamo che si tratti di imprese “tipiche”, cioè rappresentative dei valori medi nazionali: un loro fermo di 3 giorni rappresenterebbe tra lo 0,00007 e lo 0,00012% del Pil (a seconda che si consideri un anno di 365 giorni di calendario o di 220 giorni lavorativi).

Naturalmente, l’ipotesi che le imprese italiane siano tutte uguali per dimensione e produttività non è realistica. Ma anche se le 3-400 imprese colpite dalla sospensione della fornitura di gas fossero per massimo della jella le più grandi ed efficienti del Paese, saremmo astralmente lontani dalle valutazioni di Culicchi.

Traffic – No Face, No Name, No Number

È tanto che non faccio il gioco delle canzoni che piacciono soltanto a me.

Del resto questa non è una canzone di che piace soltanto a me, ne sono sicuro; quanto meno, sono sicuro che piace (o almeno piaceva) a Carlo Massarini. Inoltre, è un pezzo di storia.

No face no name no number

chartstats.com

La canzone è del 1967 ed era sull’album Mr. Fantasy.

I’m looking for a girl who has no face
She has no name, or number
And so I search within his lonely place
Knowing that I won’t find her
Well, I can’t stop this feeling deep in inside me
Ruling my mind

I feel no sound
Don’t know where I’m bound

The scenery is all the same to me
Nothing has changed or faded
I’m a part of it, some part of me
Painted cool green, and shaded
So, try to find myself must be the only way
To feel free

Un anno

45mania.it

L’Equipe 84 ne fece una cover (all’epoca non si chiamava così, ma “versione italiana”). Trovo apprezzabile l’arrangiamento baroccamente sinfonico e con chiare influenze beatlesiane. Il testo (che non ha nulla a che fare con l’originale, come accadeva di frequente) è di Mogol. Il 45 giri fu un fiasco e arrivò soltanto al 20° posto della Hit Parade.

Mi sveglio e la mia mano cerca te
ma dove sei, da un anno?
Mi alzo e in quello specchio vedo che
è lungo, sai, un anno.
Mi siedo e la mia mente se ne va con te,
vola con te.

Tu entri in me
ma non sei realtà

e cammino ed è già notte
cerco un bar
è un anno ormai
che ho sete
Mi siedo e la mia mente se ne va con te,
vola con te.

Mi sveglio e la mia mano cerca te
è troppo tempo sai, un anno.

Kissenger, tra Kissinger e Kazzenger

Mi sto godendo un giorno di immeritato riposo, dato che Alemanno mi ha chiuso l’ufficio. Gironzolo un po’ in rete e le notiziole inutili che sono la mia passione mi saltano addirittura alla gola. Per non provocarvi un’overdose o uno shock anafilattico cercherò di diluirle nei prossimi giorni: siete avvertiti.

Questa sembra finta tanto è scema, ma l’ha pubblicata Wired (edizione britannica), che dovrebbe essere una garanzia, e non è neppure il numero del 1° aprile.

Spherical robotic pigs transfer kisses between long-distance lovers (Wired UK)

Traduco l’inizio dell’articoletto di Olivia Solon:

La Lovotics di Singapore ha creato una gamma di robottini giocattolo che permettono agli amanti di scambiarsi baci sulla rete.

Le strane creature – battezzate Kissengers – sembrano porcellini sferici e hannouna bocca artificiale che offre “le convincenti proprietà di un vero bacio”. L’idea è che mentre stai comunicando via Skype con il tuo amato e, quando te ne viene voglia, accosti alle labbra il tuo Kissenger

Kissenger

lovotics.com

Il tizio a sinistra è l’inventore, il Dr. Hooman Samani; non so se quella a destra è la sua amata lontana.

Direi che è un’invenzione senza futuro (a differenza dei teledildonics, che secondo me aprono invece delle prospettive affascinanti), se non temessi di finire in una delle periodiche classifiche delle previsioni sbagliate.

Ma non finisce qui. Apparentemente il tipo fa sul serio.

Thomas Mann – La montagna magica [reprise]

Mann, Thomas  (1924). La montagna magica (Der Zauberberg). Milano: Mondadori. 2010.

La montagna magica

libon.it

Qualche citazione tra quelle che mi hanno fatto pensare o divagare o sognare e delirare con Hans Castorp:

– Che cos’era dunque la vita? Era calore, il calore prodotto da un fenomeno che non aveva sostanza ma conservava la forma, una febbre della materia che accompagnava il processo incessante di dissoluzione e ricomposizione di molecole di albumina strutturate in maniera incredibilmente intricata e incredibilmente ingegnosa. Era l’essere di ciò che in verità era impossibilitato a essere, di ciò che solo in questo processo intricato e febbrile di disgregazione e rinnovamento, con lo sforzo dolce e doloroso ma esatto, si trovava in bilico sul crinale dell’essere. […] Ma pur se immateriale, era sensuale fino al piacere e al disgusto, l’impudenza della materia diventata eccitabile, sensibile a se stessa, la forma lasciva dell’essere. Era un’eccitazione segreta e voluttuosa nella fredda castità del tutto, un’impurità libidinosa e furtiva fatta di assunzione ed evacuazione del nutrimento, alito escretorio di acido carbonico e cattive sostanze, di natura e provenienze misteriose. Era il proliferare, il dispiegarsi e il prender forma di quel turgore fatto d’acqua, albumina, sale e grassi che fu chiamato carne, reso possibile dall’ipercompensazione della sua instabilità e costretto in leggi di formazione congenite, il quale si rendeva forma, nobile immagine, bellezza, restando comunque la quintessenza della sensualità e della bramosia. […]
Al giovane Hans Castorp, che sopra la valle scintillante riposava nel calore del suo corpo protetto dalla pelliccia e dalla lana, apparve, nella gelida notte rischiarata dal lume del morto astro, l’immagine della vita. Gli si mostrò, fluttuante, da qualche parte nello spazio, lontana eppure tangibile, la carne, il corpo biancastro e opaco, esalante vapore, vischioso, la pelle con tutte le impurità e le imperfezioni della sua natura, chiazze, papille, macule gialle, screpolature e zone umide e squamose, ricoperte dalle tenere e vorticose correnti della rudimentale lanuginosa peluria. Separata dal freddo della materia inanimata, avvolta nella sua sfera di vapori, quell’immagine si posò indolente, col capo incoronato da qualcosa di fresco, ispido e pigmentato che era un prodotto della sua stessa pelle, le mani intrecciate dietro la nuca, e con le palpebre abbassate guardò l’osservatore con occhi che una speciale varietà della conformazione della palpebra faceva apparire un po’ obliqui, le labbra semiaperte e appena sollevate, il corpo poggiato su una gamba sola così che l’osso iliaco sporgeva nettamente sotto la carne, mentre il ginocchio della gamba rilassata, leggermente piegato, col piede puntato sulle dita, si appoggiava contro la parte interna di quello gravato dal peso. Stava così, in piedi, voltata e sorridente, poggiata con grazia, i gomiti splendenti aperti e protesi in avanti, nell’armoniosa simmetria delle sue membra, dei segni del suo corpo. All’oscurità delle cavità ascellari dall’odore pungente corrispondeva, in un mistico triangolo, la notte del grembo, così come agli occhi corrispondeva il rosso epiteliale della bocca semiaperta e ai rossi boccioli del petto l’ombelico verticalmente allungato. [pp. 405-406]

William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) - Nascita di Venere (1879)
wikipedia.org

Secondo la dottrina e la regola del fondatore e primo generale dell’Ordine, lo spagnolo Loyola, si spingevano oltre, rendevano un servizio più splendido di tutti coloro che agivano solamente in base al buon senso. Costoro compivano la loro opera «ex supererogatione», al di là del dovuto, in quanto non solo resistevano in tutto e per tutto all’insorgere della carne («rebellioni carnis»), cosa che ogni intelletto umano mediamente sano dovrebbe fare, ma lottavano altresì contro le inclinazioni dei sensi, dell’egoismo e dell’amore mondano anche in circostanze generalmente ammesse. [p. 660]

Giacché, aggiunse, la religione non ha nulla a che fare con la vita. La vita poggia su determinazioni e fondamenti che in parte riguardano la teoria della conoscenza e in parte la sfera della morale. I primi si chiamano tempo, spazio e causalità, i secondi moralità e ragione. Tutte queste cose sono non soltanto estranee e indifferenti alla religione, ma addirittura a essa contrapposte e ostili; giacché sono loro a costituire la vita […] [p. 681]

Hans Castorp scoprì che un’abilità di cui si sente l’intimo bisogno si acquisisce in fretta. [p. 700]

«[…] Proporrei di ricordare in termini generali il divieto relativo al diverbio in oggetto e, per il resto, di chiudere un occhio.»
«Certo che lo chiudo. A furia di chiudere occhi mi verrà un blefarospasmo. […]» [p. 740]

«[…] Emina dunque, figlia mia, stammi a sentire, un po’ di pane, mia diletta. Alt! Un momento! Non voglio che tra noi si insinui un malinteso! Vedo dal tuo viso piuttosto grande che questo pericolo … pane, Renzina, ma non cotto al forno … di quello ne abbiamo in abbondanza e in tutte le forme. Distillato, angelo mio. Pane di Dio, pane trasparente, piccolo vezzeggiativo, che possa ristorarci. Non so se il significato di questa parola ti è … proporrei di sostituirla con “cordiale” se ancora una volta non si corresse il pericolo di banalizzare con superficialità … […] Un gin, mia diletta! … Per farmi contento, questo volevo dire. Un gin di Schiedam, Emerenzina. Spicciati e portamene uno!» [p. 819. Le note, a p. 1320, oltre ad accennare alla storia del genever di Schiedam, tracciano un interessante nesso tra questa scena a chiave e i misteri eleusini]

«[…] Sacre esigenze della vita, che è femmina […]» [p. 819. Ancora una volta, per capire il riferimento di Peeperkorn, occorre andare alla nota di p. 1325: “Peeperkorn pronuncia una massima che deriva dall’aforisma 339 della Gaia scienza di Friedrich Nietzsche intitolato Vita femina: «Voglio dire che il mondo è stracolmo di cose belle, ma che ciò nonostante è povero, molto povero di attimi belli e disvelamenti di siffatte cose. E forse è questa la più potente magia della vita: c’è su di essa, intessuto d’oro, un velo di belle possibilità, colmo di promesse, di ritrosie, di pudori, d’irrisioni, di pietà, di seduzione. Sì, la vita è una donna» (KSA III, p. 569; trad. it. p. 201).]

«[…] Ci sono tante diverse specie di stupidità, e l’assennatezza non è delle migliori … […]» [p. 866; è Hans Castorp che parla]

«[…] Passione è vivere per amore della vita. Tutti sanno che voi invece vivete per fare delle esperienze. Passione è dimenticare se stessi. A voi interessa invece arricchire voi stessi. C’est ça. […] [p. 884; è Clawdia Chauchat che parla, e si riferisce apparentemente agli uomini, o ai tedeschi, o agli uomini tedeschi, che finiranno per essere considerati “nemici dell’umanità”]

A nostro avviso ha un senso sotto il profilo analitico, ma – per riprendere l’espressione di Hans Castorp – sarebbe «estrememente goffo» e addiritttura ostile alla vita se volessimo distinguere «nettamente», quando si tratta di amore, tra amor sacro e passione. Che significa, poi, nettamente! Che significano oscillazione e ambiguità! Detto francamente, noi ce ne infischiamo. Non è forse cosa grande e giusta che la lingua possieda una sola parola per tutto ciò che si può definire amore, dalle cose più sacre a quelle più carnali e voluttuose? Vi è, nell’ambiguità, una perfetta univocità perché l’amore, anche nella devozione più estrema, non può essere incorporeo, e anche nella più estrema carnalità non può essere totalmente privo di devozione, l’amore non è altro che amore, come scaltro attaccamento alla vita o come la più elevata delle passioni, esso è simpatia per l’elemento organico, il commovente e voluttuoso stringere in un abbraccio ciò che è destinato a putrefarsi … e la charitas è certamente presente nella più mirabile non meno che nella più furiosa delle passioni. Oscillazione? Ma in nome di Dio, lasciate che il senso dell’amore resti oscillante! Se è oscillante è perché tali sono la vita e l’umanità, e preoccuparsi del suo essere oscillante equivale a una sconcertante mancanza di scaltrezza.
Mentre dunque le labbra di Hans Castorp e dela signora Chauchat si incontrano in un bacio russo […] [pp. 892-893]

[…] una forma orgiastica di libertà, aggiungiamo, nel mentre ci poniamo il quesito se la libertà possa avere altra forma o natura che non sia questa. [p.1055]

Disoccupazione giovanile: vogliamo dati più utili

Segnalo l’articolo di Donato Speroni comparso sul suo blog Numerus su Corriere.it

Disoccupazione giovanile: vogliamo dati più utili.

Alemanno e i cattivi (retro)pensieri

Si attribuisce comunemente a Giulio Andreotti l’affermazione: “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina.”

In questa tradizione, mi chiedo: e se poi dietro tutti questo pasticcio ci fosse semplicemente una questione di prestigio istituzionale tra Comune di Roma capitale e Dipartimento della Protezione Civile? Quello, cioè, che in termini anglosassoni si definisce un pissing contest?

Il dubbio mi viene leggendo un articolo dello schema di (secondo) decreto legislativo su Roma Capitale (quello che fu il primo atto dell’esecutivo Monti e provocò le proteste della Lega), e precisamente l’articolo 10 (Funzioni e compiti in materia di protezione civile):

A Roma capitale, nell’ambito del proprio territorio e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancìo dello Stato, sono conferiti le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla emanazione di ordinanze per l’attuazione di interventi di emergenza in relazione agli eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b), delta legge 24 febbraio 1992, n. 225, al fine di evitare situazioni di pericolo, o maggiori danni a persone o a cose e favorire il ritomo alle normali condizioni di vita nelle aree colpite da eventi calamitosi. Restano ferme le funzioni attribuite al Prefetto di Roma dall’articolo 14 della legge 24 febbraio 1992, n. 225.

Alemanno davanti a Palazzo Chigi

comune.roma.it

A capire meglio il significato di questo testo ci viene in aiuto lo stesso sito istituzionale del Comune di Roma (pardon, Roma Capitale):

Roma Capitale, approvato secondo decreto: nuove funzioni e competenze

Roma, 24 novembre – Via libera da Palazzo Chigi al secondo decreto legislativo su Roma Capitale, in attuazione della legge sul federalismo fiscale: il Consiglio dei Ministri lo ha approvato nell’ultimo giorno utile per l’esercizio della delega. Il decreto passa ora all’esame delle compenti Commissioni parlamentari e delle Conferenze Stato-Regioni e Stato-Città, per i pareri previsti, quindi tornerà al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva. Il secondo decreto determina i poteri e le funzioni che vengono trasferiti dallo Stato a Roma Capitale. Ecco, in sintesi, le funzioni amministrative che passano al Campidoglio:
[…]
In materia di protezione civile, Roma Capitale emana le ordinanze per interventi di emergenza e dichiara, su richiesta della Regione Lazio, lo stato di “eccezionale calamità naturale”.

È in questa luce che la prosa dell’ordinanza del sindaco n. 291 del 14 dicembre 2011 Disposizioni per l’ emergenza di caduta neve, formazione di ghiaccio e ondate di grande freddo 2011 – 2012 (sarà questo il famoso “piano neve”?) assume tutta un’altra pregnanza:

il sindaco … adotta provvedimenti contingibili e urgenti

gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini

nel territorio di Roma Capitale possono verificarsi, come già avvenuto in passato, precipitazioni nevose, formazione di ghiaccio ed ondate di grande freddo

a causa delle diminuzione delle temperature al di sotto di zero gradi centigradi si sono registrati, nelle passate stagioni invernali, numerose situazioni di disagio alla cittadinanza [sgrammaticature e concordanze errate sono nell’originale]

il traffico veicolare nella città ne risente negativamente

ridurre i rischi connessi a detto evento, specialmente a salvaguardia della pubblica incolumità

in caso di precipitazioni nevose e fino a che le condizioni della rete viaria lo richiedano, tutti i veicoli di proprietà capitolina … dovranno circolare provvisti di catene o pneumatici da neve da utilizzare in caso di necessità

tutti i conducenti di taxi saranno autorizzati a protrarre i rispettivi turni di servizio [autorizzati, non obbligati]

rammenta a tutti i proprietari di stabili … di tenere sgomberi dalla neve, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, i marciapiedi antistanti gli stabili stessi per una larghezza di metri due (cioè due metri davanti al portone, e sul resto si scivola; oppure per tutto lo spazio antistante allo stabile, per una profondità di 2 metri, ammesso che il marciapiede ci sia e sia così profondo?]

raccomanda a tutti gli utenti del servizio di acqua potabile … di tenere aperto, nel caso di brusco abbassamento della temperatura, al di sotto dello zero gradi centigradi, il rubinetto di utilizzazione più vicino al contatore …

A questa bella grida manzoniana seguono, nello stesso documento, le Procedure di pronto intervento per caduta neve e formazione ghiaccio (che vi invito a leggervi da soli, anche perché il formato immagine mi costringerebbe a ribattere tutto), dove apprendiamo che abbiamo uno stato di attenzione, uno stato di pre-allarme e uno stato di allarme (no, lo stato di panico e terrore non è previsto) cui segue (si spera) l’avviso di cessato allarme; e che si costituisce un Comitato Operativo Comunale (“di seguito denominato COC”), composto di una serie di soggetti scrupolosamente elencati “oltre a quelli che saranno ritenuti occasionalmente necessari”; che presso i Municipi si costituiscono le Unità di Crisi Municipali, in collagamento con il COC.

Le cose da fare, già dalla proclamazione dello stato di attenzione, sono rassicuranti e dimostrano una grande attenzione anche ai dettagli, dal controllo delle alberature al benessere degli animali. Non vedo che cosa ci sia da lamentarsi o protestare …

Alemanno e il generale prussiano Hammerstein

In queste ore, in cui a Roma si ride e si piange e ci si incazza per l’assenza di qualunque azione comunale che non sia il delirio mediatico, e in cui si ride soltanto in tutto il resto d’Italia (e tra un po’ del mondo, che dopo Schettino non aveva proprio bisogno di un altro esempio preclaro di inettitudine da cui trarre conclusioni frettolose ma non del tutto inappropriate sulle caratteristiche genetico-culturali degli italiani tutti).

Gianni Alemanno

wikipedia.org

In queste ore, dicevo, anch’io vorrei dare il mio contributo. Ma invece di scherzare su Aledanno o sul lupo alemannaro (tutta invidia, naturalmente, perché sono calembour che vorrei avere scovato io) riprenderò una citazione che ho già riportato su questo blog, lasciando a voi il piacere di decidere a quale delle 4 categorie appartenga il sindaco di Roma Capitale. Roma Capitale: eh già, perché forse non tutti sanno che l’articolo 24 della legge sul federalismo fiscale, ancora in parte inattuato, ha però dato luogo (con il decreto legislativo 156/2010 e il recentissimo schema di decreto legislativo recante ulteriori disposizioni in materia di ordinamento di Roma capitale, approvato dal Governo e attualmente all’esame della Camera dei deputati) al cambio di denominazione di Roma in Roma Capitale e delle sue istituzioni con l’aggiunta dell’aggettivo “capitolino/a”, come si può leggere sulla livrea tempestivamente rinnovata del parco macchine della polizia municipale e degli uffici comunali.

Allora, Hans Magnus Enzensberger nel suo bel libro sul generale prussiano Kurt Freiherr von Hammerstein-Equord (che ho recensito su questo blog il 7 giugno 2009) racconta l’aneddoto che segue:

Un giorno, quando gli chiesero da quale punto di vista valutasse i suoi ufficiali, disse: «Li divido in quattro tipi. Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi, devono entrare nello Stato maggiore generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni esercito e sono adatti per compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi di comando più elevati, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Bisogna guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità, perché combinerà solo disastri».

Kurt Hammerstein

wikipedia.org

Il medesimo aneddoto è ripreso dal nostro Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Le perfezioni provvisorie (che ho recensito il 27 febbraio 2010). Merita di essere letto in questa versione per la perfezione (provvisoria, sicuramente) delle scelte lessicali:

Ha detto qualcuno che gli uomini si dividono nelle categorie degli intelligenti o dei cretini, e dei pigri o degli intraprendenti. Ci sono i cretini pigri, normalmente irrilevanti e innocui, e ci sono gli intelligenti ambiziosi, cui possono essere assegnati compiti importanti, anche se le più grandi imprese, in tutti i campi, vengono quasi sempre realizzate dagli intelligenti pigri. Una cosa però va tenuta a mente: la categoria più pericolosa, da cui ci si possono aspettare i più gravi disastri e da cui bisogna guardarsi con la massima circospezione, è quella dei cretini intraprendenti.

A voi il piacere di individuare la categoria cui apparterrebbe il sindaco Alemanno.

Ma io non resisto alla tentazione di riprodurre quello che Daniele Luttazzi raccontava di Francesco Storace, ma che secondo alcune correnti storico-biografiche sarebbe applicabile anche a Gianni Alemanno:

“Una volta Storace mi ha salvato la vita. Dei naziskin mi stavano pestando a sangue, è passato lui e ha detto «Ragazzi, può bastare».”

Robert Trivers – The Folly of Fools: The Logic of Deceit and Self-Deception in Human Life

Trivers, Robert  (2011). The Folly of Fools: The Logic of Deceit and Self-Deception in Human Life. New York: Basic Books. 2011.

The Folly of Fools

Difficilmente inquadrabile, Robert Trivers. Non ancora settantenne (ne compirà 69 il 19 febbraio), è considerato uno dei più importanti studiosi dell’evoluzione contemporanei. Basti pensare che è lui che ha scritto l’introduzione al libro sull’evoluzione più influente degli ultimi 40 anni, The Selfish Gene (Il gene egoista) di Richard Dawkins (non ditemi che non ne avete sentito parlare e, soprattutto che non l’avete letto: fatelo immediatamente).

A differenza di Dawkins, però, Trivers non è mai stato un “divulgatore” (per le mie riserve su questo termine, che giustifica la presa di distanza implicita nelle virgolette, vi invito a guardare questo post). Se non mi sbaglio, questo è il suo primo scritto non tecnico, se si esclude quello scritto – a 4 mani – sul disastro aereo del 13 gennaio 1982, quando un Boeing 737 diretto in Florida precipitò durante il decollo da Washington DC, schiantandosi su un ponte e precipitando nel Potomac a poche centinaia di metri dal National Mall e dalla Casa Bianca.

Robert Trivers

Robert Trivers

Non aiuta la popolarità di Robert Trivers, soprattutto nella bacchettona America, che si professi comunista, che sia stato un amico personale di Huey P. Newton, leader delle Pantere Nere, dal 1978 alla sua morte violenta nel 1989 (è con lui che Trivers ha scritto il libro sul disastro aereo del 1982 ed è a lui che The Folly of Fools è dedicato), che sia stato membro delle Pantere Nere dal 1979, che – pur essendo figlio di un ebreo profugo dalla Germania nazista – sia attivamente schierato a favore del popolo palestinese e accusi Israele di genocidio (altra posizione piuttosto impopolare negli Stati Uniti) e, last but not least, che sia un consumatore sistematico e confesso di cannabinoidi. Se vi interessa la sua biografia, che è piuttosto pittoresca, vi suggerisco la lettura di un profilo pubblicato sul Guardian nel 2005, in occasione di un precedente libro di Robert Trivers (Andrew Brown, The kindness of strangers, pubblicato il 27 agosto 2005).

Huey P. Newton

Huey P. Newton - wikipedia.org

Un aspetto essenziale della vita di Trivers è che è stato colpito in almeno due occasioni dalla depressione e dal disagio mentale. La prima volta fu quando, ancora intenzionato a laurearsi in legge, fu ricoverato per una grave forma di esaurimento nervoso (come si diceva all’epoca, testimoni gli Stones), apparentemente innescata da un eccesso di studio di Ludwig Wittgenstein (altro bel tipino: ma questa è tutta un’altra storia). La seconda fu quando nel 1978 lasciò Harvard per l’Università di California a Santa Cruz. Secondo lo stesso Trivers era “perhaps the second worst school in its class in the country. Lord, what a place. It was a very, very bad fit for me, and a dreadful 16 years.” Secondo il citato articolo del Guardian: “Santa Cruz [was] a university with a reputation for drug abuse and slackness. ‘It was a once-in-a-lifetime mistake,’ [Trivers] says, ‘in the sense that I can’t afford to make another one like that. I survived, and I helped raise my children for a while; but that was all.’

Trivers ha scritto 5 articoli entrati nella storia della teoria dell’evoluzione ancora prima di conseguire il Ph. D.:

Poi, come abbiamo detto, sostanzialmente sparisce. Nel 2004 John Brockman (ne abbiamo parlato qui) racconta la storia così:

Thirty years ago, Robert Trivers disappeared.
My connection to him is goes back to the 1970s. He had left Harvard and was roaming around Santa Cruz when I was introduced to him in a telephone call by our mutual friend Huey P. Newton, Chairman of The Black Panther Party. Huey put Robert on the phone and we had a conversation in which he introduced me to his ideas. I recall noting at the time the power and energy of his intellect. Huey, excited by Robert’s ideas on deceit and self-deception, was eager for the three of us to get together.
We never had the meeting. Huey met a very bad end. I lost track of Robert. Over the years there were rumors about a series of breakdowns; he was in Jamaica; in jail.
He fell off the map.
[…]
Several weeks ago, […] the mathematician Karl Sigmund […] and I talked about theories of indirect reciprocity, generous reciprocity, reputation, and assessment, and the relevance of these concepts in our everyday lives.
“Where did you come up with these ideas?” I asked Karl.
“In the early 70s,” he said. “I read a famous paper by Robert Trivers, one of five he wrote as a graduate student at Harvard, in which the idea of indirect reciprocity was mentioned obliquely. He spoke of generalized altruism, where you are giving back something not to the person you owed it to but to somebody else in society. This sentence suggested the possibility that generosity may be a consideration of how altruism works in evolutionary biology.”
Karl went on to explain how evolutionary concepts of indirect reciprocity, generous reciprocity, reputation assessment, cooperation, evolutionary dynamics—all inspired by Trivers’ early paper—are very much in play in all our lives: in Google’s page rankings; in amazon.com’s reader reviews; in the reputations of eBay buyers and sellers, and even in the good standing of a nonprofit web site such as Edge (for example, type the word “edge” in the Google search box, you arrive at this web site).

John Brockman

John Brockman - edge.org

Nello stesso evento organizzato da Edge nel 2004 (che trovate qui) Steven Pinker (su questo blog ne abbiamo parlato, tra l’altro, qui) riassume così l’enorme influenza di quei 5 paper:

I consider Trivers one of the great thinkers in the history of Western thought. It would not be too much of an exaggeration to say that he has provided a scientific explanation for the human condition: the intricately complicated and endlessly fascinating relationships that bind us to one another.
In an astonishing burst of creative brilliance, Trivers wrote a series of papers in the early 1970s that explained each of the five major kinds of human relationships: male with female, parent with child, sibling with sibling, acquaintance with acquaintance, and a person with himself or herself. In the first three cases Trivers pointed out that the partial overlap of genetic interests between individuals should, according to evolutionary biology, put them in a conflict of psychological interest as well. The love of parents, siblings, and spouses should be deep and powerful but not unmeasured, and there should be circumstances in which their interests diverge and the result is psychological conflict. In the fourth case Trivers pointed out that cooperation between nonrelatives can arise only if they are outfitted with certain cognitive abilities (an ability to recognize individuals and remember what they have done) and certain emotions (guilt, shame, gratitude, sympathy, trust)—the core of the moral sense. In the fifth case Trivers pointed out that all of us have a motive to portray ourselves as more honorable than we really are, and that since the best liar is the one who believes his own lies, the mind should be “designed” by natural selection to deceive itself.
These theories have inspired an astonishing amount of research and commentary in psychology and biology—the fields of sociobiology, evolutionary psychology, Darwinian social science, and behavioral ecology are in large part attempt to test and flesh out Trivers’ ideas. It is no coincidence that E. O. Wilson’s Sociobiology and Richard Dawkins’ The Selfish Gene were published in 1975 and 1976 respectively, just a few years after Trivers’ seminal papers. Both bestselling authors openly acknowledged that they were popularizing Trivers’ ideas and the research they spawned. Likewise for the much-talked-about books on evolutionary psychology in the 1990s—The Adapted Mind, The Red Queen, Born to Rebel, The Origin of Virtue, The Moral Animal, and my own How the Mind Works. Each of these books is based in large part on Trivers’ ideas and the explosion of research they inspired (involving dozens of animal species, mathematical and computer modeling, and human social and cognitive psychology).
But Trivers’ ideas are, if such a thing is possible, even more important than the countless experiments and field studies they kicked off. They belong in the category of ideas that are obvious once they are explained, yet eluded great minds for ages; simple enough to be stated in a few words, yet with implications we are only beginning to work out.
The point that partial genetic overlap among individuals leads to partial conflicts of interests in their motives explains why human life is so endlessly fascinating – why we love, and why we bicker with those we love; why we depend on one another, and why a part of us mistrusts the people we depend on; why we know so much about ourselves, but can’t see ourselves as others see us; why brilliant people do stupid things and evil men are convinced of their rectitude. Trivers has explained why our social and mental lives are more interesting than those of bugs and frogs and why novelists, psychotherapists, and philosophers (in the old sense of wise commentators on the human condition) will always have something to write about.
Trivers is an under-appreciated genius. Social psychology should be based on his theory, but the textbooks barely acknowledge him. Even in his own field he has been overshadowed in the public eye by those who have popularized his ideas. An Edge event with other leading third culture thinkers focusing on his work will be a major contribution, and begin to give this great mind the acknowledgement it deserves.

Steven Pinker

Steven Pinker - wikipedia.org

Tutte queste divagazioni per introdurre una recensione del libro che, a questo punto, è quasi superflua: il libro è come l’autore: affascinante, geniale, molto dispersivo e a tratti francamente irritante. una summa della biografia e degli interessi di Trivers. Stiamo parlando di oltre 300 pagine di testo, articolate in 14 capitoli.

I primi 3 sono dedicati alla teoria evoluzionistica dell’inganno e dell’autoinganno, come emerge dagli approfondimenti condotti nell’arco di 40 anni da Trivers, dalla sua logica evoluzionistica dell’autoinganno, alla sua presenza in natura, alla sua neurofisiologia.

I 4 capitoli successivi trattano della fenomenologia dell’inganno e dell’autoinganno, nella famiglia, nelle relazioni tra i sessi, nell’immunologia (una tesi artdita ma convincente), nella psicologia. Il passaggio alla vita quotidiana (capitolo 8) permette a Trivers di riprendere qui alcune sue ossessioni eccentriche (se così posso dire) al suo campo di ricerca principale: i disastri aerei (capitolo 9, il che permette a Trivers di riprendere l’analisi del disastro del 1982 e a noi di confrontare il suo metodo con quello proposto da Feynman per l’esplosione dello Space Shuttle), la genesi e l’inganno del sionismo (capitolo 10), la mistificazione della guerra in Iraq (11), la religione come autoinganno (12) e le stesse scienze sociali come pseudoscienze.

Lascio la parola allo stesso Trivers, in un TEDtalk in cui parla proprio di questo libro.

* * *

Citazioni: sono miei personali appunti che non siete obbligati a leggere, ma se siete curiosi qualcosa di utile e stimolante certamente lo troverete. Come di consueto il riferimento è alla posizione sul Kindle:

Although the biological approach defines “advantage” in terms of survival and reproduction, the psychological approach often defines “advantage” as feeling better, or being happier. Self-deception occurs because we all want to feel good, and self-deception can help us do so. There is some truth to this, as we shall see, but not much. [249]

[…] dishonesty has often been the file against which intellectual tools for truth have been sharpened. [273]

[…] overconfidence is one of the oldest and most dangerous forms of self-deception—both in our personal lives and in global decisions […] [424]

It has been said that power tends to corrupt and absolute power, absolutely. This usually refers to the fact that power permits the execution of ever more selfish strategies toward which one is then “corrupted.” But psychologists have shown that power corrupts our mental processes almost at once. When a feeling of power is induced in people, they are less likely to take others’ viewpoint and more likely to center their thinking on themselves. The result is a reduced ability to comprehend how others see, think, and feel. Power, among other things, induces blindness toward others. [526]

In short, powerful men suffer multiple deficits in their ability to apprehend the world of others correctly, due to their power and their sex. [540]

We often think that greater intelligence will be associated with less self-deception—or at least intellectuals imagine this to be true. What if the reverse is true, as I believe it is—smarter people on average lie and self-deceive more often than do the less gifted? [800]

Camouflage is so common in nature as almost to escape notice. [846: Non so l’autore ne è consapevole, ma questa frase ha un meraviglioso sapore escheriano e piacerebbe da morire a Douglas Hofstadter!]

One species of squid has also evolved a female mimic, one so good that he sometimes fools even fellow female mimics, who approach in search of copulation. [859]

The importance of aggression following knowledge of deception is that it may greatly increase the costs of deceptive behavior and the benefits of remaining undetected. Fear of aggression can itself become a secondary signal suggesting deception, and its suppression an advantage for self-deception. Of course, aggression is not the only social cost of detected deception. A woman may terminate a relationship upon learning of a lie, usually a crueler punishment than her giving you a good beating, assuming she is capable. [927]

Because we live inside our conscious minds, it is often easy to imagine that decisions arise in consciousness and are carried out by orders emanating from that system. We decide, “Hell, let’s throw this ball,” and we then initiate the signals to throw the ball, shortly after which the ball is thrown. But detailed study of the neurophysiology of action shows otherwise. More than twenty years ago, it was first shown that an impulse to act begins in the brain region involved in motor preparation about six-tenths of a second before consciousness of the intention, after which there is a further delay of as much as half a second before the action is taken. In other words, when we form the conscious intention to throw the ball, areas of the brain involved in throwing have already been activated more than half a second earlier. [1039]

[…] the proof of a long chain of unconscious neural activity before conscious intention is formed (after which there is about a one-second delay before action) does not obviate the concept of free will, at least in the sense of being able to abort bad ideas and also being able to learn, both consciously and unconsciously, from past experience. [1062]

A relatively gentle form of imposed self-deception is flattery, in which the subordinate gains in status by massaging the ego or self-image of the dominant. In royal courts, the sycophant has ample time to study the king, while the latter pays little attention to the former. The king is also presumed to have limited insight into self on general grounds; being dominant, he has less time and motivation to study his own self-deception. [1243]

Remunerectomies, for example, are performed solely to remove a patient’s wallet. [1342]

The neocortex is largely the social brain, differentially involved in interactions with close relatives and other social relationships; the hypothalamus is involved in hunger and growth, much more egocentric motives. One can well imagine an argument between the two, with the (maternal) neocortex saying, “Family is important; I believe in family; I will invest in family,” while the (paternal) hypothalamus replies, “I’m hungry.” That is, each argues for its favored position as if arguing for the good of the entire organism (“I”). [1508]

[…] when there is no disagreement, a whisper will do; shouting suggests conflict. [1610]

Few relationships have more potential for deceit and self-deception than those between the sexes. Two genetically unrelated individuals get together to engage in the only act that will generate a new human being—sex, an intense experience that is at best ecstatic and at worst deeply disappointing, or when forced, extremely painful and damaging. The act is often embedded in a larger relationship that will permit the two to stay together for years or even life—long enough to raise children. Opportunities for misrepresentation and outright deception are everywhere, and selection pressures are often strong. Likewise, each partner’s knowledge of the other is usually detailed and intense and (absent denial) grows with time.
Sex itself is fraught with psychological and biological meaning at every depth. Are we misrepresenting our level of interest, sexual or romantic, our deeper orientation toward the other, positive or negative, or our very sexual orientation? [1675]

Why sexual reproduction? Why not go the simple, efficient route and have females produce offspring without any male genetic contribution? Females typically do all the work; why not get all the genetic benefits? In other words, why males? [1691]

The metabolic requirements of mammals raised in germ-free environments drops by as much as 30 percent. Supplying antibiotics in food is associated with growth gains in birds and mammals on the order of 10 percent. [2032]

After all, they may just have met you, but you have known yourself all your life. So we expect overconfidence on deceptive grounds alone. [2361]

A nice example of unconscious persuasion concerns metaphors about the stock market taken from daily news broadcasts. The stock market moves up or down in response to a great range of variables, about most of which we are completely ignorant. The movement mirrors a random walk, with no particular pattern. And yet at the end of the day, its movements are described by the media in two kinds of language (agent or object) that are often used for movement more generally. The average listener will be completely unconscious of the metaphors being used. The key distinction is whether an agent controls the movement of something or it is an object moved by outside forces (such as gravity). Here are examples of the agent metaphor for stock movements: “the NASDAQ climbed higher,” “the Dow fought its way upward,” “the S&P dove like a hawk.” The object metaphors sound more like: “the NASDAQ dropped off a cliff,” “the S&P bounced back.” Agent metaphors tempt us to think that a trend will continue; object ones do not. The interesting point is that there is a systematic bias in the use of the language—up trends are more the action of agents, while down trends are externally caused. [2668]

[…] malphemism […] [2715: bello, se l’è inventato Trivers? Io sul Webster non l’ho trovato.]

An extraordinary verbal one-step has been spearheaded in multiple disciples in the past fifty years—the switch from “sex” to “gender” as words to denote the two sexes. From time immemorial (at least a thousand years), sex referred to whether an individual was a male (sperm producer) or a female (egg producer). In the past hundred years, the word was extended to “having sex.” “Gender” was strictly a linguistic term. It referred to the fact that in various languages, words may be feminine, masculine, or neuter, apparently in almost random ways. “Sun” is feminine in German, masculine in Spanish, and neuter in Russian, but “moon” is feminine in Spanish and Russian, and masculine in German. In German, a person’s mouth, neck, bosom, elbows, fingers, nails, feet, and body are masculine, while noses, lips, shoulders, breasts, hands, and toes are feminine and hair, ears, eyes, chin, legs, knees, and the heart are neuter. Pronouns are assigned by gender, so you can say about a turnip, “He is in the kitchen.” You tell me. I have been a biologist for forty-five years and I can see no rhyme or reason to this system. It seems completely arbitrary, and this is perhaps the point. Since grammatical gender is arbitrary and meaningless, so also are biological sex differences if they can be rendered in the language of gender.
In a remarkable burst of activity, in fewer than forty years, “gender” took over entirely in many disciplines as the word for sex. [2722]

[…] a recurring theme in self-deception and human disasters: overconfidence and its companion, unconsciousness. […] This is a distressing feature of self-deception and large-scale disasters more generally: the perpetrators may not experience strong, nor indeed any, adverse selection. [3150-3155]

[…] [a] circular arguments with a remarkably small radius […] [3350]

It has been argued that organizations often evaluate their behavior and beliefs poorly because the organizations turn against their evaluation units, attacking, destroying, or co-opting them. Promoting change can threaten jobs and status, and those who are threatened are often more powerful than the evaluators, leading to timid and ineffective self-criticism and inertia within the organization. [3436]

In Franklin Roosevelt’s famous words (about Samosa), “He maybe a son of a bitch, but he’s our son of a bitch.” [3640]

Faulty decisions are said to arise from four main causes: being overconfident, underestimating the other side, ignoring one’s own intelligence reports, and wasting manpower. All are connected to self-deception. [4035]

[…] instrumental phase [4243: the phase of carrying out decisions, no longer wishing to hear about the choices not made or the possible downside to the decisions we have made]

Consider greater sexual promiscuity, or diversity of mating partners, well known to be higher in both birds and humans in the tropics, and presumed to represent an adaptive response to parasite load by increasing genetic quality of offspring. [4721]

As we have seen, power corrupts: the powerful are less attentive to others, see the world less from their standpoint, and feel less empathy for them. The converse is that the powerless are more apt to see things from the other person’s standpoint, to be committed to the principle of fairness, and to identify with people like themselves. [4739: poco oltre confonde Costantinopoli con Costantino, ma penso sia un errore materiale]

The Greek sage Thales once put the general matter succinctly. “Oh master,” he was asked, “what is the most difficult thing to do?” “To know thyself,” he replied. “And the easiest?” “To give advice to others.” [4844]

The structure of the natural sciences is as follows. Physics rests on mathematics, chemistry on physics, biology on chemistry, and, in principle, the social sciences on biology. At least the final step is one devoutly to be wished and soon hopefully achieved. Yet discipline after discipline—from economics to cultural anthropology—continues to resist growing connections to the underlying science of biology, with devastating effects. Instead of employing only assumptions that meet the test of underlying knowledge, one is free to base one’s logic on whatever comes to mind and to pursue this policy full time, in complete ignorance of its futility. [4943]

Is economics a science? The short answer is no. [5006]

Regarding one’s personal life, the problem with learning from living is that living is like riding a train while facing backward. [5168]

[…] an ancient Chinese expression: “When planning revenge, build two graves, not one.” [5177]

Self-deception, by serving deception, only encourages it, and more deception is not something I favor. I do not believe in building one’s life, one’s relationships, or one’s society on lies. The moral status of deceit with self-deception seems even lower than that of simple deception alone, since simple deception fools only one organism—but when combined with self-deception, two are being deceived. In addition, by deceiving yourself, you are spoiling your own temple or structure. You are agreeing to base your own behavior on falsehoods, with negative downstream effects that may be very hard to guess yet intensify with time. [5196]

There are two great axes in human mental life: intelligence and consciousness. You can be very bright but unconscious, or slow but conscious, or any of the combinations in between. [5291]

L’innovazione non ha limiti d’età

Anche se gli enfant prodige guadagnano titoli a caratteri cubitali sulle pagine di scienza e tecnologia, con poche eccezioni l’età degli innovatori si sposta verso l’alto, in risposta all’aumento di complessità delle discipline scientifiche.

Innovazione e imprenditorialità

kurzweilai.net

Ne parla una ricerca su Technology Review (qui l’articolo originario)

Innovation without Age Limits – Technology Review