La laurea in rubinetteria

Ho notato nei miei viaggi (di curiosità e per diletto) che gli alberghi, quando ristrutturano i bagni, fanno a gara per scegliere le fogge di sanitari più avveniristiche, spesso a scapito della funzionalità. Non fanno eccezione i rubinetti e così ti trovi, nudo (e già non è un bel vedere, alla mia età) e spesso un po' infreddolito a cercare di fare uscire un po' d'acqua, magari non rovente o ghiacciata, da quell'arnese che hai in mano.

Questo, per esempio, è l'albergo di Amburgo dove sono ora.

400.000

In realtà li ho superati la notte tra domenica 7 e lunedì 8 ottobre, ma non è questo che conta.

Il primo post di questo blog l’ho pubblicato l’11 marzo 2007.

Avevamo superato quota 100.000 il 28 ottobre 2008, quota 200.000 il 19 marzo 2010 e quota 300.000 il 16 giugno 2011.

Dopo 2.038 giorni, Sbagliando s’impera ha superato questo traguardo con una media di 196 visite al giorno, con un piccolo miglioramento (2 in più) rispetto al traguardo precedente. Traguardo, però, raggiunto un po’ più lentamente: per passare da 200.000 a 300.000 erano bastati 454 giorni, rispetto ai 480 che sono stati necessari per i successivi 100.000. Ma non mi lamento: la crescita di FB e soprattutto di Twitter spiegano ampiamente la perdita di terreno dei blog, soprattutto del mio che propone soprattutto “letture lunghe”.

The Elephant's Child

http://www.67notout.com/2011/01/elephants-trunk-and-crocodile.html: a scene caught on camera by photographer Johan Opperman in the Kruger National Park

E naturalmente vi ringrazio tutti per avermi seguito.

Galileo, Grozio e la serendipità

Cominciamo con il raccontare questa storia chiamando in aiuto i sei amici di Kipling:

I keep six honest serving-men:
(They taught me all I knew)
Their names are What and Where and When
And How and Why and Who.

Six honest serving-men

lancescoular.com

Galileo Galilei nel 1636, dopo la condanna definitiva, viene invitato a trasferirsi ad Amsterdam da un inedito terzetto: Hugo Grotius, il fondatore della dottrina giusnaturalista, Willem Blaeu, il cartografo, che era anche l’editore dei libri di Grotius, e Laurens Reael, ammiraglio della marina olandese ed ex Comandante della potentissima Vereenigde Oost-Indische Compagnie. I tre non erano mossi soltanto dalla tolleranza di cui all’epoca Amsterdam era la capitale, né da simpatie scientifico-religiose (erano tutti e tre copernicani e vicini a una corrente calvinista) ma anche da un interesse speculativo e commerciale, perché speravano che la competenza di Galileo li potesse aiutare sulle rotte delle Indie e in particolare nel perfezionamento delle mappe e degli strumenti di navigazione. Galileo, adducendo le sue cattive condizioni di salute (e tacendo, verosimilmente, di essere stato condannato al carcere e al domicilio coatto) declinò l’invito.

Non conoscevo questa storia. Non ne sospettavo neppure remotamente l’esistenza. Eppure mi reputo un italiano mediamente colto, senza esitazioni schierato nel campo dei difensori della scienza e della libertà di ricerca contro l’ottusa violenza della chiesa, lettore di Bertolt Brecht. Pensavo di sapere molto, se non tutto o quasi, di Galileo Galilei. Ne ho parlato molte volte su questo blog, dedicandogli direttamente o indirettamente o anche soltanto nominandolo in molti post:

  1. Empirico
  2. Consider the Lobster
  3. Peso el tacòn del buso
  4. Un benefattore incompreso
  5. L’eleganza del riccio
  6. Hammerstein o dell’ostinazione
  7. Galileo Galilei
  8. Un articolo che nega il rapporto tra HIV e AIDS: un aggiornamento
  9. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (in rigoroso ordine alfabetico)
  10. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (la saga continua)
  11. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (ultimo atto)
Galileo Galilei

Galileo Galilei (wikipedia.org)

Uno degli aspetti positivi dell’ignoranza è che, per quanto vaste possano essere le conoscenze dii una persona (e le mie, per quanto variegate, non si possono definire vaste), le possibilità offerte dall’ignoranza sono talmente smisurate da consentire che, da una parte, quello del lifelong learning non sia soltanto uno slogan, ma anche una prospettiva concreta; e, dall’altra, che le strade dell’acquisizione di conoscenza siano, se non infinite, abbastanza numerose da consentirci di raggiungere una nozione nuova da un versante del tutto inaspettato. Quello che si chiama serendipità.

Prima di entrare nel merito della mia piccola e personale scoperta, vorrei sottolineare che questo modo di stabilire collegamenti tra campi del sapere diversi e di reperire rapidamente (ma non superficialmente) informazioni è grandemente facilitato dal web e dai suoi strumenti, checché ne dicano detrattori, sociologi e franceschimerli.

Sto leggendo un libro affascinante di Jerry Brotton, intitolato A History of the World in Twelve Maps che, per l’appunto, racconta l’evoluzione parallela della storia della cartografia e della storia del mondo attraverso 12 fotografie scattate in epoche diverse. L’ottava di queste mappe è l’Atlas Maior di Joan Blaeu, pubblicata ad Amsterdam nel 1662, e parlandome Brotton racconta la storia stupefacente e a me del tutto ignota che riguarda il nostro Galileo.

Willem Blaeu

Willem Blaeu (wikipedia.org)

La riporto integralmente (sull’edizione Kindle è alla posizione 5100].

In 1636, following Galileo Galilei’s condemnation by the Catholic Inquisition for his heretical heliocentric beliefs, a group of Dutch scholars hatched a plan to offer the Italian astronomer asylum in the Dutch Republic. The plan was floated by the great jurist, diplomat (and Remonstrant sympathizer) Hugo Grotius – whose books were published by Blaeu – and was enthusiastically supported by Laurens Reael and Willem Blaeu. Beyond their intellectual belief in a heliocentric universe, all three men also had vested commercial interests in offering such an invitation. Grotius, having already written on the subject of navigation, was hoping to lure Galileo to Amsterdam so that he would offer the VOC a new method of determining longitude which, if successful, would give the Dutch complete domination of international navigation. Blaeu’s somewhat nonconformist intellectual beliefs coincided with his eye for a novel commercial opportunity: Galileo represented a new way of looking at the world, but it was also one that Blaeu might have calculated would give him a decisive edge in cartographic publishing in the 1630s. Ultimately, the plans to invite Galileo came to nothing, as the astronomer pleaded that ill health (and undoubtedly the terms of his house arrest by the Inquisition) prevented him from making what would have been a sensational defection to Europe’s leading Calvinist republic.

Hugo Grotius

Hugo Grotius (wikipedia.org)

La sua storia, a sua volta, Jerry Brotton l’ha trovata (e doverosamente citata) su un libro, questo: Rienk Vermij, The Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575–1750 (Cambridge, 2002), pp. 107–8.

he Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575-1750

amazon.com

Ma la cosa più bella di tutte – e scusatemi se mi esalto per così poco – è che il volume è integralmente disponibile online sul web in .pdf, talché ho potuto leggere la storia e sono ora in grado di riportarla verbatim per voi:

Calvinisti copernicani

Calvinisti copernicani

Laurens Reael

Laurens Reael (wikipedia.org)

Sync!

Assolutamente affascinante.

Qui una sintetica spiegazione di come sia possibile (anzi necessario):

Watch 32 discordant metronomes achieve synchrony in a matter of minutes | Kurzweil AI

October 1, 2012
If you place 32 metronomes on a static object and set them rocking out of phase with one another, they will remain that way indefinitely. Place them on a moveable surface, however, and something very interesting (and very mesmerizing) happens, notes io9.

The metronomes in this video fall into the latter camp. Energy from the motion of one ticking metronome can affect the motion of every metronome around it, while the motion of every other metronome affects the motion of our original metronome right back. All this inter-metranome “communication” is facilitated by the board, which serves as an energetic intermediary between all the metronomes that rest upon its surface. The metronomes in this video (which are really just pendulums, or, if you want to get really technical, oscillators) are said to be “coupled.”

The math and physics surrounding coupled oscillators are actually relevant to a variety of scientific phenomena, including the transfer of sound and thermal conductivity.

* * *

Watch 32 discordant metronomes achieve synchrony in a matter of minutes | io9

Robert T. Gonzalez

If you place 32 metronomes on a static object and set them rocking out of phase with one another, they will remain that way indefinitely. Place them on a moveable surface, however, and something very interesting (and very mesmerizing) happens.

The metronomes in this video fall into the latter camp. Energy from the motion of one ticking metronome can affect the motion of every metronome around it, while the motion of every other metronome affects the motion of our original metronome right back. All this inter-metranome “communication” is facilitated by the board, which serves as an energetic intermediary between all the metronomes that rest upon its surface. The metronomes in this video (which are really just pendulums, or, if you want to get really technical, oscillators) are said to be “coupled.”

The math and physics surrounding coupled oscillators are actually relevant to a variety of scientific phenomena, including the transfer of sound and thermal conductivity. For a much more detailed explanation of how this works, and how to try it for yourself, check out this excellent video by condensed matter physicist Adam Milcovich.

Succede anche in natura, ad esempio con le lucciole:

Se siete rimasti affascinati come lo sono io, vi consiglio il bel libro di Steven H. Strogatz (Sync: How Order Emerges From Chaos In the Universe, Nature, and Daily Life), tradotto anche in italiano da Rizzoli anche se al momento – mi risulta – indisponibile (Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi).

I 70 anni di Felice Gimondi

Il 29 settembre Felice Gimondi ha compiuto 70 anni, essendo nato a Sedrina il 29 settembre 1942.

Felice Gimondi

biografieonline.it

Dei 3 personaggi pubblici che compiono gli anni il 29 settembre della canzone composta da Mogol e Battisti e portata al successo nel 1967 dall’Equipe84 – Silvio Berlusconi (1936), Pier Luigi Bersani (1951) e Felice Gimondi – quest’ultimo è senz’altro il mio preferito.

C’è una generazione di miei coetanei milanesi che in quei primi anni Settanta si riconosceva nel trinomio Inter-Simmenthal-Gimondi, forse in contrapposizione all’altro trinomio (certamente di molto inferiore) Milan-Ignis-Motta: ma chi non condivide quelle coordinate crono-spaziali di certo non può capire. E allora si accontentino, loro che non c’erano, alla sua biografia ufficiale (che riprendo da Linkiesta):

Felice Gimondi è nato a Sedrina (Bergamo), il 29 settembre 1942. Dopo una brillante carriera dilettantistica culminata con la conquista del Tour de l’Avenir (1964), è passato professionista nel 1965, centrando subito un traguardo d’immenso prestigio: il Tour de France. Complessivamente, in 14 anni di carriera, Gimondi ha ottenuto 81 vittorie, cui vanno aggiunte 59 circuiti, ha vestito per 24 giorni la maglia rosa e 19 quella gialla. Questi i suoi principali successi: un Tour (1965), tre Giri d’Italia (’67, ’69 ’ 76), una Vuelta (’68), un campionato del mondo (’73), due campionati italiani (’68 e ’72), due Giri di Lombardia (’66 e ’73), una Milano-Sanremo (’74), una Parigi-Roubaix (’66), due Parigi-Bruxelles (’66 e ‘76), due Gran Premi delle Nazioni a cronometro (’67 e ’68), due Trofei Baracchi (’68 con Anquetil e ’73 con Rodriguez), sette tappe al Giro d’Italia e sette al Tour.

Linkiesta ha pubblicato anche, proprio il 29 settembre, una bella intervista di Pier Augusto Stagi, il direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it, che vi consiglio di andare a leggere per intero: Felice Gimondi compie 70 anni: “Il momento più triste? La morte di Pantani”. Io ne cito soltanto la piccolissima parte che si riferisce a Lance Armstrong, che condivido, e della diversa posizione su Contador, che condivido anch’essa.

Cosa pensi del caso Armstrong?
Bisogna conoscere bene le carte e tutta la vicenda, ma dico solo una cosa: se Armstrong non è mai risultato positivo in carriera, deve poter mantenere tutte le sue vittorie. È come se oggi la Polstrada mi desse una multa perché superai i 130 km orari tanti anni fa, quando non c’era ancora quel limite di velocità.

E del caso Contador?
C’è stata una positività giusto togliergli il Tour, ma il Giro del 2011 vinto sulla strada senza macchia è da ritenere suo.

Antonio Mattei, Prato

adambalic.typepad.com

Il 29 settembre compiono gli anni anche i biscotti di Prato di Antonio Mattei (quelli che gli altri chiamano cantucci, ma la ricetta originale è quella di Mattei), che li produce dal 29 settembre 1858. Li offro virtualmente a Gimondi, che sa anche scherzare sul suo nome:

Felice, come ti senti?
Felice per l’affetto di tanti amici, tanti sportivi. Felice di essere ancora considerato Gimondi.

I premi Ig® Nobel 2012

Come accade ormai dal lontano 1991, il 20 settembre 2012 si è svolta al Teatro Sanders dell’Università di Harvard la cerimonia di assegnazione dei premi Ig® Nobel.

Benché l’intento dei fondatori (Mark Abrahams e i suoi Annals of Improbable Research) sia quello di rendere conto di risultati della ricerca scientifica che prima fanno ridere e poi fanno pensare, c’è chi si chiede – probabilmente a ragione – se il solo parlarne, in un paese refrattario alla cultura scientifica come il nostro, non esponga la ricerca e i suoi operatori al dileggio mediatico:

Confesso di avere qualche difficoltà con gli Ig Nobel, ovvero quei premi istituiti nell’ormai lontano 1991 dalla rivista scientifico-umoristica Annals of Improbable Research e assegnati ogni anno a ricerche scientifiche che dovrebbero, secondo gli ideatori, “prima far ridere la gente e poi farla pensare”. Quando si avvicina il momento dell’annuncio dei vincitori comincio a avvertire un senso di fastidio per il tono che – lo so già – avranno molti degli articoli e dei servizi che commenteranno la notizia.

In effetti il mio problema non è tanto con gli Ig Nobel, ma con il modo in cui essi rischiano di essere percepiti al di fuori del mondo scientifico, soprattutto nel nostro paese. Le ricerche premiate sembrano confermare il pregiudizio negativo della (cospicua) parte di opinione pubblica, di intellettuali e di politici maldisposta nei confronti della scienza. Ovvero: gli scienziati perdono tempo in attività inutili, sono infantili, eccentrici o pazzi, e sprecano denaro (il nostro, sottinteso). Immancabilmente, anche quest’anno ci siamo dovuti sorbire le ironie sui fisici che studiano la forma delle code di cavallo.

[…]

[L]’intento originale non era quello di mettere alla gogna gli autori delle ricerche premiate (in effetti, i vincitori accettano di buon grado di partecipare alla cerimonia, che ricalca in modo semiserio quella dei premi Nobel) ma semmai quello di far capire che la ricerca scientifica è mossa soprattutto dalla pura e semplice curiosità, o almeno così dovrebbe essere. E che la bontà di una ricerca non si dovrebbe giudicare dalla rilevanza dei suoi risultati, o dall’aderenza a linee di indagine ritenute, in un certo periodo storico, più produttive (o più alla moda), ma unicamente dal rispetto del metodo scientifico e dell’etica professionale da parte di chi la fa. Perché non si può sapere in anticipo se una ricerca apparentemente strampalata sia in realtà il preludio a una scoperta che potrebbe cambiare la vita delle persone. [In fin dei conti è anche la logica che presiede al Golden Goose Award, di cui abbiamo parlato in un post di qualche giorno fa]

[…]

In un’epoca in cui anche nella valutazione della ricerca scientifica si stanno affermando criteri improntati all’iperproduttività e all’appiattimento culturale, sarebbe bello recuperare un po’ dello spirito di sano divertimento intellettuale che anima gli Ig Nobel. Il fatto è che per apprezzare quello spirito – e per non fraintenderne le buone intenzioni – bisogna avere non soltanto una buona cultura scientifica, ma anche una certa predisposizione per l’umorismo intelligente, oltre che un’inclinazione a non prendersi sul serio: peccato che da queste parti i Monty Python e The Big Bang Theory non abbiano mai avuto molto successo. Siamo la patria mondiale dell’accademico trombone, preferibilmente umanista. E così quello quello che resta dell’Ig Nobel, ogni anno, è qualche nota di colore, una sfilza di ricerche di cui nessuno capisce lo scopo, e un po’ di cervelloni malvestiti e spettinati che si lanciano i cartoccetti. [L’articolo completo di Amedeo Balbi, Il problema con l’Ig Nobel, lo trovate pubblicato su il Post del 25 settembre 2012. Di mio, aggiungo una precisazione: non si lanciano i cartoccetti, ma degli aeroplanini di carta]

This is improbable

oneworld-publications.com

E adesso che abbiamo salvato l’anima, l’elenco dei vincitori:

  1. Psicologia: Anita Eerland e Rolf Zwaan (Paesi Bassi) e Tulio Guadalupe (Perù, Russia e Paesi Bassi) per lo studio “Inclinarsi sulla sinistra fa sembrare la Torre Eiffel più piccola” [“Leaning to the Left Makes the Eiffel Tower Seem Smaller: Posture-Modulated Estimation,” Anita Eerland, Tulio M. Guadalupe and Rolf A. Zwaan, Psychological Science, vol. 22 no. 12, December 2011, pp. 1511-14].
  2. Pace: la società SKN (Russia) per il processo di trasformazione di munizioni russe vecchie in diamanti nuovi.
  3. Acustica: Kazutaka Kurihara e Koji Tsukada( Giappone) per la realizzazione dello SpeechJammer — una macchina che disturba il discorso delle persone, facendo loro ascoltare le parole pronunciate con un piccolo ritardo [“SpeechJammer: A System Utilizing Artificial Speech Disturbance with Delayed Auditory Feedback“, Kazutaka Kurihara, Koji Tsukada, arxiv.org/abs/1202.6106. February 28, 2012].
  4. NeuroscienzeCraig Bennett, Abigail Baird, Michael Miller e George Wolford (Stati Uniti) per avere dimostrato che gli scienziati del cervello, con strumenti complicati e statistiche semplici, sono in grado di riscontrare attività cerebrali dappertutto, anche nei salmoni morti [“Neural Correlates of Interspecies Perspective Taking in the Post-Mortem Atlantic Salmon: An Argument For Multiple Comparisons Correction,” Craig M. Bennett, Abigail A. Baird, Michael B. Miller, and George L. Wolford, Journal of Serendipitous and Unexpected Results, vol. 1, no. 1, 2010, pp. 1-5].
  5. Chimica: Johan Pettersson (Svezia e Ruanda) per aver scoperto perché nella città di Anderslöv, in Svezia, i capelli della gente diventavano verdi.
  6. Letteratura: il General Accountability Office del governo degli Stati Uniti per aver scritto un rapporto sui rapporti sui rapporti che raccomanda la predisposizione di un rapporto sui rapporti sui rapporti [“Actions Needed to Evaluate the Impact of Efforts to Estimate Costs of Reports and Studies,” US Government General Accountability Office report GAO-12-480R, May 10, 2012].
  7. Fisica: Joseph Keller (Stati Uniti), Raymond Goldstein (Stati Uniti e Regno Unito), Patrick Warren e Robin Ball (Regno Unito) per avere modellizzato l’equilibrio di forze che caratteriza il moto delle code di cavallo umane [“Shape of a Ponytail and the Statistical Physics of Hair Fiber Bundles.” Raymond E. Goldstein, Patrick B. Warren, and Robin C. Ball, Physical Review Letters, vol. 198, no. 7, 2012.”Ponytail Motion,” Joseph B. Keller, SIAM (Society for Industrial and Applied Mathematics) Journal of Applied Mathematics, vol. 70, no. 7, 2010, pp. 2667–72].
  8. Dinamica dei fluidi: Rouslan Krechetnikov (Stati Uniti, Russia e Canada) e Hans Mayer [(Stati Uniti) per avere studiato il movimento dei liquidi, con particolare riferimento a quanto accade a una persona che cammina con una tazza di caffè in mano [“Walking With Coffee: Why Does It Spill?” Hans C. Mayer and Rouslan Krechetnikov, Physical Review E, vol. 85, 2012].
  9. Anatomia: Frans de Waal (Paesi Bassi e Stati Uniti) e Jennifer Pokorny (Stati Uniti) per avere scoperto che gli scimpanzé sono in grado di individuare altri scimpanzé sulla base di una foto del loro deretano [“Faces and Behinds: Chimpanzee Sex Perception” Frans B.M. de Waal and Jennifer J. Pokorny, Advanced Science Letters, vol. 1, 99–103, 2008].
  10. Medicina: Emmanuel Ben-Soussan e Michel Antonietti (Francia) per consigliare i colleghi medici su come minimizzare il rischio che durante l’esame colonscopico il paziente esploda [“Colonic Gas Explosion During Therapeutic Colonoscopy with Electrocautery,” Spiros D Ladas, George Karamanolis, Emmanuel Ben-Soussan, World Journal of Gastroenterology, vol. 13, no. 40, October 2007, pp. 5295–8. “Argon Plasma Coagulation in the Treatment of Hemorrhagic Radiation Proctitis is Efficient But Requires a Perfect Colonic Cleansing to Be Safe,” E. Ben-Soussan, M. Antonietti, G. Savoye, S. Herve, P. Ducrotté, and E. Lerebours, European Journal of Gastroenterology & Hepatology, vol. 16, no. 12, December 2004, pp 1315-8].

Ecco il lungo ma divertente webcast della cerimonia:

Nella foto, 3 premi Nobel veri – Wolfgang Ketterle (fisica, a sinistra), Orhan Pamuk (letteratura) e Paul Krugman (economia, a destra) – sperimentano l’invenzione della vincitrice dell’Ig Nobel Elena Bodnar, un reggiseno che si trasforma rapidamente in una maschera facciale protettiva.

IgNobel

improbable.com/

L’oca d’oro, un nuovo premio scientifico

Domani, 13 settembre 2012, 3 gruppi di ricercatori verranno insigniti del Premio dell’oca d’oro (Golden Goose Award), assegnato q progetti di ricerca originariamente giudicati irrilevanti, oscuri o addirittura ridicoli all’epoca della prima pubblicazione dei risultati, ma dimostratisi in seguito importanti e radicalmente innovativi in un certo ambito (lo so, vi aspettavate che scrivessi epocali, ma non ci casco).

Il premio intende riscattare la fama di ricercatori spesso ridicolizzati per titoli di pubblicazioni che suonano comici o irrilevanti: per esempio, The Sex Life of the Screwworm suona ridicolo (e per un lettore di madrelingua americana anche piuttosto volgare, dato il doppiosenso contenuto in screw). Ma la Cochliomyia hominivorax (questo il nome scientifico) è letale per il bestiame e la ricerca citata, costata 250.000 $, ha contribuito a evitare 20 milioni di $ di danni.

L'oca d'oro

wikipedia.org

Il premio fa riferimento a una locuzione idiomatica affine al nostro detto «la gallina dalle uova d’oro» ma è ispirata a una diversa fiaba dei Fratelli Grimm, L’oca d’oro. Ecco il riassunto che ne fa Wikipedia:

Due coniugi hanno tre figli spaccalegna l’ultimo dei quali è sciocco, per questo viene chiamato Grullo. Un giorno egli si reca nel bosco a lavorare dato che i fratelli maggiori sono stati feriti dalla magia di un vecchietto al quale i due non hanno voluto offrire le loro provviste. Grullo entra nel bosco con una schiacciata e della birra e incontra l’omino che gli chiede da mangiare, Grullo volentieri gli offre quello che ha e viene ricompensato con un’oca viva d’oro massiccio.
Così Grullo tutto felice si reca nella locanda più vicina con l’animale per festeggiare, ma quando se ne va si dimentica l’oca sul tavolo. Le tre figlie dell’oste, incuriosite dalle bellissime e sfavillanti penne dell’oca tentano di prenderle, ma tutte quante rimangono attaccate all’animale per magia e quando Grullo torna si porta via l’oca senza badare alle ragazze. Durante il tragitto di Grullo anche un prete rimane attaccato alle ragazze e altre tre persone. Continuando il viaggio Grullo viene a sapere di un re molto triste che avrebbe dato un premio a chi gli avesse fatto tornare di nuovo il sorriso. Grullo si presenta a corte con l’intera processione e il re scoppia in un boato di risate. Alla fine Grullo chiede la mano di sua figlia, ma il cerca tre scappatoie alle quali porrà rimedio il magico omino del bosco e alla fine Grullo sposerà la sua amata.
Aequorea victoria

the-scientist.com / Flickr

  1. Martin Chalfie, Osamu Shimomura e Roger Tsien per il loro lavoro su una medusa bioluminescente, l’Aequorea victoria, in cui è stata individuata la proteina fluorescente verde (GFP, green fluorescent protein). La ricerca, pubblicata nel 1961, è stata dapprima ridicolizzata e poi ignorata per 30 anni, ma alla fine ha fruttato agli autori un Nobel. La GFP è ora universalmente utilizzata come marcatore nella ricerca genetica e nella biologia molecolare.
  2. Charles Townes, un altro vincitore del Nobel, riceverà il secondo premio per aver inventato la tecnologia laser oggi utilizzata per i CD e i DVD: all’inizio dei suoi studi persino i suoi professori lo scoraggiarono dal perseguire quel filone di ricerca.
  3. Jon Weber, Eugene White, Rodney White e Della Roy saranno insigniti del terzo premio per aver sviluppato – originariamente ispirati dallo studio di una specie di coralli – una ceramica speciale ampiamente utilizzata nelle protesi ossee.

Ho trovato la notizia su questo articolo di The Scientist, The Golden Goose Is Awarded, dove troverete ulteriori link.

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O’ scarrafone telecomandato

Perché costruire un robottino grosso come uno scarafaggio, quando si può realizzare uno scarafaggio bionico?

Lo scarafaggio bionico

engadget.com

È quanto hanno pensato i ricercatori del laboratorio iBionicS della North Carolina State University (dopo anni di assenza dal mondo mediatico, questa settimana la North Carolina è improvvisamente alla ribalta). Pensato e realizzato, utilizzando un semplice microcontrollore radiocomandato, collegato alle antenne e all’addome dell’insetto, e uno scarafaggio esotico (una Gromphadorhina portentosa femmina, cioè uno scarafaggio sibilante del Madagascar, famoso per le sue dimensioni e per essere stato il protagonista del film Bug – Insetto di fuoco del 1975).

Gromphadorhina portentosa

wikipedia.org

Niente di terrificante, invece, nel film sull’esperimento che potete vedere qui sotto:

La storia completa è stata pubblicata da Matt Shipman sulla rivista online The Abstract: Researchers Develop Technique to Remotely Control Cockroaches:

Researchers from North Carolina State University have developed a technique that uses an electronic interface to remotely control, or steer, cockroaches.

“Our aim was to determine whether we could create a wireless biological interface with cockroaches, which are robust and able to infiltrate small spaces,” says Alper Bozkurt, an assistant professor of electrical engineering at NC State and co-author of a paper on the work. “Ultimately, we think this will allow us to create a mobile web of smart sensors that uses cockroaches to collect and transmit information, such as finding survivors in a building that’s been destroyed by an earthquake.

“Building small-scale robots that can perform in such uncertain, dynamic conditions is enormously difficult,” Bozkurt says. “We decided to use biobotic cockroaches in place of robots, as designing robots at that scale is very challenging and cockroaches are experts at performing in such a hostile environment.”

But you can’t just put sensors on a cockroach. Researchers needed to find a cost-effective and electrically safe way to control the roaches, to ensure the roaches operate within defined parameters – such as a disaster site – and to steer the roaches to specific areas of interest.

The new technique developed by Bozkurt’s team works by embedding a low-cost, light-weight, commercially-available chip with a wireless receiver and transmitter onto each roach (they used Madagascar hissing cockroaches). Weighing 0.7 grams, the cockroach backpack also contains a microcontroller that monitors the interface between the implanted electrodes and the tissue to avoid potential neural damage. The microcontroller is wired to the roach’s antennae and cerci.

The cerci are sensory organs on the roach’s abdomen, which are normally used to detect movement in the air that could indicate a predator is approaching – causing the roach to scurry away. But the researchers use the wires attached to the cerci to spur the roach into motion. The roach thinks something is sneaking up behind it and moves forward.

The wires attached to the antennae serve as electronic reins, injecting small charges into the roach’s neural tissue. The charges trick the roach into thinking that the antennae are in contact with a physical barrier, which effectively steers them in the opposite direction.

In a recent experiment, the researchers were able to use the microcontroller to precisely steer the roaches along a line that curves in different directions. Video of the experiment can be seen here.

The paper, “Line Following Terrestrial Insect Biobots,” was presented Aug. 28 at the 34th Annual International Conference of the IEEE Engineering in Medicine & Biology Society in San Diego, Calif. The paper was authored by Tahmid Latif, a Ph.D. student at NC State, and co-authored by Bozkurt. Bozkurt has previously developed similar interfaces to steer moths, using implanted electronic backpacks.

L’ambra grigia di Charlie Naysmith

Non sono un grande lettore di quotidiani e la notizia mi era sfuggita. Per fortuna sono un grande lettore (selettivo) di (alcuni) blog e l’ho recuperata in extremis su quello di Jerry Coyne, Why Evolution is true, su un post del 3 settembre. Dato il mio recente interesse per l’argomento ambra grigia, di cui ho parlato qui e qui, non è sorprendente che la curiosità mi abbia spinto a ricercare la fonte della notizia a ritroso, sulla stampa britannica e su quella italiana.

Questo mi permette di raccontarvi la storia in ordine cronologico.

Per quanto sono riuscito a ricostruire, la storia è stata raccontata per la prima volta su un quotidiano locale inglese, il Daily Echo di Bournemouth. La scoperta è infatti avvenuta su una spiaggia poco a ovest di questa città, nell’Inghilterra del sud, proprio di fronte all’estrema punta della Normandia.

Hengistbury Head

hengistbury-head.co.uk

Charlie Naysmith, il bambino di 8 anni protagonista di questa storia, abita poco distante, a Christchurch e frequenta la scuola di St. Katherine a Southbourne. Conosce bene la zona ed era già stato su quelle spiagge, con la scuola, in una escursione a carattere scientifico. È stato durante una passeggiata sulla spiaggia che si è imbattuto nella strana roccia che, a un esame più attento, si è rivelato essere un blocco di ambra grigia.

Schoolboy’s rich after finding Moby’s sick

by Jane Reader

A SCHOOLBOY has stumbled across a rare piece of whale vomit which could be worth a staggering £40,000.
Officially called ambergris, the substance is highly sought after and is used to prolong the scent of perfume.
Charlie Naysmith made the discovery at Hengistbury Head, much to the amazement of his parents.
His find doesn’t look very exciting and most of us would probably walk straight past it, mistaking it for a stone.
But Charlie was curious enough to pick it up and, after a bit of research, he and his family discovered it is worth between £10,000 and £40,000.
Charlie, of Station Road, Christchurch, is a pupil of St Katharine’s school in Southbourne and has been on nature walks with his class in the area.
He is now trying to decide what to do with it and quite fancies using the profits to build a house for animals.
His dad, Alex, said: “He is into nature and is really interested in it. We have discovered it is quite rare and are waiting for some more information from marine biology experts.”
The piece of ambergris, which weighs 600 grams, could have been floating in the sea for decades before being washed up on the beach.
The family has been told it is unlikely that more ambergris will be found in the same area.
Ambergris is a waxy substance from the intestines of a sperm whale, which is used to prolong the scent of perfume. It initially has a foul smell but after years of floating on the ocean, exposure to sun and salt turn it into a smooth lump of compact rock which feels waxy and has a sweet smell.

Charlie e la sua pepita

bournemouthecho.co.uk/

È stato quindi l’articolo del Daily Echo a diffondere per primo la notizia (inesatta) che l’ambra grigia sia vomito di capodoglio (l’articolo usa nel titolo l’eufemismo un po’ infantile sick e nel testo il più tecnicamente preciso vomit). Un errore tutto considerato veniale per un foglio di provincia.

Peccato che anche Il corriere della sera, il più diffuso e blasonato dei quotidiani italiani, nel riprendere la notizia quasi una settimana dopo, il 30 agosto, riprenda anche l’errore e, per buona misura, aggiunga anche qualche altra imprecisione:

Un bambino raccoglie una strana pietra sulla spiaggia, ma è del raro vomito di balena

Vecchio un paio di decenni, quel rigetto ora può valere fino a 50.000 euro: contiene anche ambra grigia

di Elmar Burchia

A un occhio inesperto quel blocco di colore giallastro nella sabbia poteva sembrare una comune pietra. E infatti, molti dei bagnanti che nelle ultime settimane hanno affollato le spiagge del Dorset, in Gran Bretagna, sono passati accanto all’oggetto senza prestargli granché attenzione. Un ragazzino di otto anni, invece, è stato più curioso di altri. E la sua sete di sapere è stata premiata: aveva appena trovato del raro vomito di capodoglio, che con il tempo e l’azione degli elementi si trasforma in ambra grigia. Vecchio un paio di decenni, quel rigetto ora può valere fino a 50.000 euro.
MASSA SOLIDA E PREZIOSA – Charlie Naysmith può dirsi fortunato: durante una passeggiata a Hengistbury Head, un promontorio nella contea inglese del Dorset, si è imbattuto in un «misterioso» oggetto. Aveva un odore singolare e una consistenza simile alla cera. Il bimbo lo ha raccolto e portato a casa. Dopo alcune ricerche, ecco risolto l’enigma: quella massa solida era il contenuto prodotto dall’apparato digerente del capodoglio (Physeter macrocephalus). L’ambra grigia si accumula nell’intestino dei capodogli come barriera protettiva dagli scarti dei molluschi cefalopodi, di cui gli odontoceti si cibano. La sostanza, odorosissima, è una delle più pregiate fragranze di derivazione animale. La proprietà più significativa dell’ambra grigia è quella di fissare gli odori, ragion per cui viene impiegata come ingrediente di base dei profumi. Insomma, anche se suona disgustoso, l’ambra grigia è ricercatissima dai produttori di fragranze di tutto il mondo, dunque viene pagata un sacco di soldi: il blocco del peso di 600 grammi trovato da Charlie può valere – secondo una prima stima – tra i 12.000 e i 50.000 euro, riferisce il giornale locale Bournemouth Daily Echo.
PRECEDENTE – Cosa farà Charlie con tutto quel denaro? Forse aprire un rifugio per animali, ha confessato il giovane amante della natura. I ricercatori sono dell’idea che quel vomito di capodoglio sia galleggiato per qualche decennio nei mari prima di raggiungere la spiaggia. «Ciò che abbiamo tra le mani è davvero molto raro, attendiamo ancora ulteriori analisi dei biologi», ha sottolineato l’orgoglioso papà. Ciononostante, frenano gli esperti, è improbabile che altri pezzi di valore si possano trovare sulla spiaggia. Già nel 2006 un ritrovamento simile suscitò un certo scalpore: su una spiaggia deserta del sud dell’Australia un paio di pescatori trovarono del vomito di capodoglio durante una passeggiata. Il valore della scoperta per il blocco di 15 kg: oltre 240.000 euro.

Charlie 2

corriereobjects.

Insomma, Elmar Burchia non si limita a spulciare i fogli di provincia stranieri senza verificare le notizie e senza correggere gli errori (però traducendo le lire sterline in euro!), ma ci mette anche del suo. Infatti, la notizia che conclude l’articolo, nel capoverso intitolato PRECEDENTE, è una bufala originale, non tradotta dall’articolo del Daily Echo: l’enorme blocco rinvenuto su una spiaggia australiana si rivelò poi non essere di ambra grigia, ma di volgarissimo sapone: la storia la racconta appunto Christopher Kemp nel suo Floating Gold: A Natural (and Unnatural) History of Ambergris. Ma ho scoperto testé che Elmar Burchia è una celebrità, a modo suo, bella “blogosfera” (eh sì, sono proprio scare quotes, perché il neologismo è brutto oltre che impreciso) proprio per il vizio di costruire i suoi articoli su spigolature raccolte qua e là, con rare citazioni delle fonti e ancor più rari fact checking. Per avere un’idea delle reazioni che ha saputo suscitare potete leggere qui, dove trovate anche la sua opera omnia (buona lettura, e lo dico con sarcasmo). L’unica consolazione è che l’articolo del Corriere è nella sezione Esteri e non in quella Scienze.

Per fortuna c’è Jerry Coyne a rimettere le cose a posto:

What is ambergris? Well, it’s not exactly “whale poop,” as it’s often described. But while we know that ambergris is an exudate of sperm whales, it’s still not clear exactly what it is, or even which end it comes out of. It’s a waxy substance that is excreted or vomited by whales, and may be an intestinal defense used to coat indigestible substances like squid beaks, since such beaks often found encased in the ambergris. Recent thought is that most ambergris is pooped out, though some may derive from vomit. The fresh substance, which is buoyant and soft, apparently has a repulsive dung-like odor, but it hardens as it ages, acquiring a waxy texture with an odor many find fragrant. Ambergris washed up on beaches can be decades old.

The stuff is so valuable because it’s used as a fixative in expensive perfumes.  Now that we know most of its chemical composition, it’s been largely been displaced by synthetic materials, but here, from Wikipedia, are some chemicals in natural ambergris:

Ambergris components

whyevolutionistrue.files.wordpress.com

It takes various forms and colors, and you can see some of that variety at the Ambergris page.

The relevant news here is that an 8-year-old British lad, Charles Naysmith, found a 6.5-pound piece of ambergris while walking on the beach in southern England, and the stuff, at $10,000 a pound, is worth $65,000. Here’s Charles with his find, and some information reported 3 days ago by ABC News:

Kemp [author of a book on ambergris; see below] said that each piece smells a bit different, and luxury perfumers say that the smallest amount makes the biggest difference to a given fragrance.
“One drop of ambergris can change a perfume,” Claire Payne, an aroma therapist and perfumer told ABC News. “It’s what we call an animalic smell, different to the citrusy or fruity scents. It’s like musk, and we use it in several of our fragrances,” she added.
Ambergris has a scent all its own—derived from its chemical component ambrein—that it imparts to popular perfumes such as Chanel No. 5. It’s often described as an odd, a fragrant in fact, mixture of tobacco, rotting wood and even furniture polish, in high demand by perfume makers because it prolongs a perfume’s scent. Roja Dove, the so-called King of Fragrance and one of the most knowledgeable people in the world when it comes to perfume, uses ambergris in a signature scent called Scandal Pour Homme that sells in luxury stores for $280 per 100ml bottle. Adrienne Beuse, the owner of one of the only international trader of raw ambergris in New Zeland, told Bloomberg Businesweek that it’s one of the few recession-proof commodities: “If I have the supply, I’ll always be able to sell it,” she said.

What’s young Charles going to do with his dosh? Something nice:

Alex Naysmith said that his son wants to use the money from his lucky find to build some kind of animal shelter. “He’s enjoying the attention he’s been getting, but I doubt it’ll last. He has a club in school that he started to look after animals, and would like to keep going with that.”

A bit more about the ambergris trade from Bloomberg Businessweek:

Like truffle sourcing, the ambergris trade is shrouded in secrecy. Chris Kemp, a neuroscientist from Grand Rapids, Mich., spent years investigating the ambergris business, which he documents in his book, Floating Gold: A Natural (and Unnatural) History of Ambergris, to be published by the University of Chicago Press this May [JAC: it’s out now; you can buy it here.] “If you believe what you read in the media,” he says, “you’d think ambergris is something that people just find by accident.” The truth, he claims, is far more clandestine. “There’s a whole underground network of full-time collectors and dealers trying to make their fortune in ambergris. They know the beaches and the precise weather conditions necessary for ambergris to wash up on the shore.” And when whale-poop gold is on the line, he says, “it can get violent.”

Blue Moon

Oggi c’è la seconda luna piena del mese di agosto. Poiché il ciclo lunare è più breve del mese solare (29,53 giorni contro 30,44), succede ogni tanto (ogni 2,7 anni circa) che in un mese ci sia 2 volte la luna piena. L’ultima volta è successo nel dicembre del 2009 e la prossima volta sarà nel luglio del 2015.

Blue Moon 2009.12

The last “blue moon,” seen during a partial lunar eclipse in December 2009. Image via Wikimedia Commons/Codybird

Negli Stati Uniti (e in generale nei paesi di lingua inglese) si usa dire «Once in a blue moon» come noi diciamo «Una volta ogni morte di papa», anche se i papi muoiono meno di frequente e a intervalli meno regolari – se questo sia un bene o un male è questione di opinioni. La circostanza che la frase sia diventata proverbiale ci induce a ritenere, quasi automaticamente, che faccia riferimento a tradizioni e modi di dire antichissimi. Invece, la locuzione fu introdotta agli inizi del XX secolo dal Maine Farmer’s Almanac per con riferimento a un fenomeno connesso ma differente (la 4ª luna piena in una stagione) ed erroneamente traslato al significato attuale dall’astronomo dilettante James High Pruett nel 1946. La storia la racconta in un bell’articolo il professor Philip Hiscock, docente di folklore alla Memorial University in Canada, pubblicato su Space & Telescope (che è poi la rivista su cui comparve l’articolo di James High Pruett).

Ma questo lo troverete scritto, oggi, su tutti i quotidiani (e probabilmente con qualche novella imprecisione). D’altronde io stesso ho già parlato ampiamente della luna in un post dello scorso maggio (Una luna piena enorme). Quello di oggi è soltanto un pretesto per (ri)ascoltare la bella canzone composta da Richard Rodgers e Lorenz Hart a metà degli anni Trenta e presto diventata un standard. Cominciamo da Billie Holiday.

Restando nel classico, Nat King Cole:

A proposito di classico, ma lo sapevate che la melodia di Blue Moon è “derivata” (forse inconsapevolmente) dal 1° tema del 2° movimento (Adagio piuttosto largo) del Quartetto per pianoforte e archi in mi maggiore, opera 20, di Sergei Taneyev, scritto nel 1906? Sono le primissime note, non farete fatica a riconoscere il tema.