John Zorn: Complete Masada (3)

Un concerto memorabile. Tre modi diversi di intendere la musica in generale, e la musica di John Zorn in particolare. Alla fine, ben oltre la mezzanotte, eravamo tutti felici e convinti di aver partecipato (partecipato, non assistito) a qualcosa di speciale.

Uri Caine, pianoforte. Nonostante l’indubbia bravura di Uri Caine – o forse soprattutto perché, conoscendo altre operazioni talora discutibili, ma sempre di altissimo livello, le mie aspettative erano molto elevate – è stata la sezione più deludente del concerto di stasera (ma non certamente dell’insieme delle tre serate). A differenza di quanto accade per le Variazioni Goldberg, o per Mahler, o per Wagner, non mi è sembrato che Uri Caine sia entrato in sintonia con la musica di John Zorn. Forse sono troppo vicini culturalmente, forse a Caine serve un po’ più di distacco, di lontananza, di libertà, per misurarsi con un compositore. Non è la stessa cosa (qui su piano elettrico) ma comunque potete farvi un’idea.

Masada String Trio: Mark Feldman, violino; Erik Friedlander, violoncello; Greg Cohen, contrabbasso. John Zorn, seduto su un cuscino per terra, dirigeva. Un’interpretazione libera e attenta, acustica, “classica” con venature di musica antica, dei temi di Masada. A tratti assolutamente ipnotico. Mi ha fatto venire in mente, per le venature orientali e le sonorità arcaiche, il concerto di Sarband con i King’s Singers.

Electric Masada: John Zorn, sassofono; Marc Ribot, chitarra; Jamie Saft, tastiere; Ikue Mori, elettronica; Trevor Dunn, basso; Cyro Baptista, percussioni; Joey Baron, batteria; Kenny Wollesen, batteria. La versione “corrente” del progetto Masada e, insieme, la sintesi di tutto quello che abbiamo sentito nelle tre serate. Immaginatevi la densità e la compattezza del suono di un organico che ha una sezione ritmica con basso elettrico, due batterie e percussioni. Immaginate il dialogo tra Ribot e Zorn, due pazzi. A tratti sembrava di sentire il Miles Davis del 1974-1975 (il primo pezzo che hanno fatto era, vi giuro, funky), a tratti (come già con Bar Kokhba) la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin (e anche le sue incisioni con Carlos Santana), a tratti stralunati boleri o habanere, a tratti puro klezmer… Sono uscito con la sensazione che questa sia la musica (non il jazz, la musica tout court) più eccitante del momento. All’uscita, Roma era piena di macchine e moto che tornavano dal concertone di Vasco: per quanto lo ami, mi sono sentito tra gli happy few che condividevano un segreto.

Pubblicato su Recensioni. 1 Comment »

Una Risposta to “John Zorn: Complete Masada (3)”

  1. Abracadabra (e Abraxas) « Sbagliando s'impera Says:

    […] Book of Angels del progetto Masada di John Zorn (di cui abbiamo parlato più volte: qui, qui, qui e […]


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