Il mistero del falco

Il mistero del falco (The Maltese Falcon), 1941, di John Huston, con Humphrey Bogart, Mary Astor, Peter Lorre e Sydney Greenstreet.

Un film che ho visto talmente tante volte – ho anche letto il romanzo di Dashiell Hammett, che la sceneggiatura segue passo passo – che mi riesce difficile scrivere una recensione vera e propria.

Però ieri sera era la prima volta che lo vedevo in versione originale. Il DVD è in edicola in questi giorni e vi suggerisco di correre a prenderlo e, se avete difficoltà con l’inglese, di vedere il film con i sottotitoli.

Bogart è bravo, non c’è dubbio. Ma Mary Astor è altrettanto brava, in un ruolo in cui recita al quadrato, per così dire, dal momento che il suo personaggio mente sistematicamente, presentandosi ogni volta per qualcuno di diverso (l’ingenua giovinetta, la donna caduta ma pronta a redimersi, l’innamorata…).

Quanto a Peter Lorre, la sua recitazione è stratosferica: un mestiere incredibile, in cui movimenti espressioni e tono di voce sono perfettamente integrati e calibrati. Ovvio che il doppiaggio distrugga in gran parte l’effetto.

Ma la sorpresa è Sydney Greenstreet, qui al suo debutto cinematografico. Anche qui il doppiaggio distrugge l’effetto: questo omone inglese, che pesava effettivamente 162 kg, e che parla con voce esotica e melliflua (anche se non come il Joel Cairo di Peter Lorre) è una vera scoperta.

Benché il film, come ho detto, sia molto fedele al romanzo, la citazione da Shakespeare che lo conclude (quasi) non è farina del sacco di Hammett e sembra sia stata suggerita dallo stesso Bogart:

Detective Tom Polhaus: [picks up the falcon] Heavy. What is it?
Sam Spade: The, uh, stuff that dreams are made of.
Detective Tom Polhaus: Huh?

Pubblicato su Recensioni. 2 Comments »

2 Risposte to “Il mistero del falco”

  1. wu ming Says:

    John Huston, regista di questo film, evoca John Huston attore in “Chinatown”, R. Polanski, 1974. Ancora un noir, ancora un detective – Jack Nicholson – e un dramma dove Huston rappresenta il male assoluto: delitti, speculazione edilizia, incesto. Faye Dunaway esprime in maniera drammatica e struggente il dolore indicibile del suo personaggio. Quasi la stessa tristezza struggente e misteriosa che Redford legge nei suoi occhi ne “I Tre giorni del condor”, Sidney Pollack, 1975.

  2. MacGuffin « Sbagliando s’impera Says:

    […] cinema di Hitchcock, ma molti altri autori e registi lo usano (ne sono un esempio la statuetta ne Il mistero del falco o il televisore nel romanzo di Wu Ming […]


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