Aborto (e pena di morte)

Vi segnalo l’articolo di Ida Dominijanni su il manifesto di oggi 8 gennaio 2008 (riporto qui sotto soltanto l’incipit).

Quanto sia sacra la vita umana, ultimativa la decisione di metterne o non metterne una al mondo (e abissalmente diversa da quella di sopprimerne un’altra per punirla di un delitto), impegnativa la cura per inserirla nell’umano consorzio, sono verità che ciascuna donna del pianeta, in qualunque latitudine, sotto qualunque dio e qualsivoglia regime, conosce assai meglio di qualunque papa, qualunque principe e qualsivoglia consigliere di papa e di principe. Papi, principi, aspiranti principi e zelanti consiglieri lo sanno benissimo, come sanno benissimo che una legge può riconoscere questa sapienza femminile e il potere sulla vita che ne deriva, ma nessuna legge può revocarli. Punto.

Colgo così anche l’occasione per segnalarvi, sullo stesso tema, l’articolo di Antonio Scurati che ho inserito ieri tra le pagine di questo blog.

Pubblicato su Opinioni. 5 Comments »

5 Risposte to “Aborto (e pena di morte)”

  1. wu ming Says:

    Ma perchè il Ministro della salute deve rispondere a questo attacco oscurantista che tratta l’Italia come un paese sotto tutela papale con il quesito “sulla sussistenza della vita autonoma del feto”? Non bastano una legge e un referendum? da REPUBBLICA online: il Ministro della salute difende la legge 194, ammette la necessità di miglioramenti di strutture come i consultori e pone al Consiglio Superiore di Sanità tre quesiti: uno sulla sussistenza della vita autonoma del feto (a cui si fa riferimento negli articoli 6 e 7 della legge 194), l’altro sulle modalità di impiego del farmaco RU-486 e l’ultimo sull’assistenza ai nati molto pre termine.

    Il ministro della Salute Livia Turco, nel pieno del dibattito tra chi vorrebbe rivedere la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza e chi la considerà un insieme di norme da non toccare, scrive al Css e lo invita a far sentire la sua voce. A rendere palese “una significativa assunzione di responsabilità da parte della comunità scientifica italiana attraverso il pronunciamento del suo massimo organo di rappresentanza istituzionale”.

    Torna a difendere la 194, il ministro, elencandone i molti lati positivi. A partire dalla drastica riduzione del numero degli aborti. “E’ una legge saggia, lungimirante, attuale – continua Livia Turco – capace di coniugare responsabilità della donna e responsabilità del medico di fronte a decisioni di massima importanza”. Grazie alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, sempre secondo il ministro, “non solo e’ stata abolita la pratica indegna degli aborti clandestini, ma si sono avviate tutte quelle iniziative di supporto e sensibilizzazione ad una maternità consapevole e responsabile”. La Turco fornisce cifre che parlano di aborti ridotti del 44,6% dal 1982 (anno di massimo ricorso all’aborto) al 2006. Se poi il dato si limita alle donne italiane, la percentuale sale al 60%.

    E’ secca la replica a chi definisce la 194 una legge eugenetica. Ed è una replica affidata a norme che che prevedono che l’aborto sia possibile “solo in caso di grave pericolo per la vita della donna”. Queste disposizioni, dice Turco, confermano “in maniera chiarissima che non siamo in alcun caso di fronte a una legge eugenetica”.

  2. morgaine Says:

    Ma soprattutto perché dobbiamo dare retta a uno come Ferrara?
    L’equazione pena di morte aborto è falsa alla radice e quelli che lo sottolineano sono cancellati, come l’articolo di Scurati di ieri “dimenticato” da Prima Pagina (Radio 3)

  3. morgaine Says:

    ho controllato sul sito di Proma Pagina: oggi l’articolo della Dominijanni non c’è, ma c’è un’intervista a Ferrara

  4. Jacopo Belbo Says:

    Quello che mi tocca profondamente del dibattito odierno sull’aborto è la trasformazione del tema in una questione morale, teologica. Ma davvero, mi chiedo, l’aborto è una questione di fede? O comunque una questione morale? Mi rispondo: magari. In cuor mio sarei davvero felice se ogni donna potesse veramente scegliere in base alla propria morale se abortire o no.
    Non è così purtroppo. E si dimentica qualcosa che si ricordava invece negli anni ’70 in ben altro clima di dibattito sull’interruzione di gravidanza.
    L’aborto è stato – e resta – soprattutto una questione sociale. È una “scelta” o meglio una dolorosissima “inevitabilità” che spesso nasce dalle condizioni di vita in cui molte donne ancora oggi vivono. Non è solo eugenetica. L’interruzione volontaria di gravidanza trova oggi, come nel passato, numerose motivazioni sociali come violenza, miseria, ignoranza.
    Forse vale la pena riflettere su due punti:
    1) Dal 1985 al 2004 le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite, passando da più di 260 mila a meno di 137 mila. Ma se al Nord la diminuzione ha sfiorato il 42 per cento, nel Mezzogiorno il numero di aborti si è ridotto di meno del 25 per cento.
    2) Quasi il 27 per cento delle interruzioni volontarie di gravidanza registrate in Italia nel 2004 hanno riguardato donne straniere.
    Chiediamoci allora: è una questione morale o non è piuttosto una questione di disagio sociale che si manifesta in questo modo doloroso come in altri non meno tremendi?
    Allora i signori che si occupano oggi tanto di aborto (abbastanza pretestuosamente a dire il vero) meglio farebbero a preoccuparsi delle condizioni di vita in cui l’aborto “prospera”. Sappiamo bene che non sono l’illegalità o le restrizioni ad esso imposte a impedirne la pratica. L’illegalità aumenta solo i rischi per le donne che lo praticano. C’erano e ci sono molte Vera Drake anche in Italia. Così come molti dottor Doberman.

  5. Peso el tacòn del buso « Sbagliando s’impera Says:

    […] il codice ecclesiastico e il catechismo della chiesa cattolica è pena prevista e lecita)? Magari apparentandola con l’aborto, come la retorica perversa di queste settimane ha preteso di fare? Esempio fulgido di genio […]


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