Cesare Pavese

100 anni fa, il 9 settembre 1908, nasceva a Santo Stefano Belbo Cesare Pavese.

Per me Pavese è stato un folgorante incontro di gioventù. E ho incontrato prima le poesie di Lavorare stanca dei romanzi. Poesie così diverse dall’ermetismo di Ungaretti, che ci veniva proposto come modello di modernità in contrapposizione alla triade Carducci-Pascoli-D’Annunzio. Ne fui molto influenzato, tanto da farne l’oggetto di una mia tesina portata alla maturità.

Ce ne sono poche, e nemmeno le più belle, sul web. Ecco qualche esempio.

Lavorare stanca

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.

L’uomo solo

Lontano nella notte

Pubblicato su Citazioni, Parole. 1 Comment »

Una Risposta to “Cesare Pavese”

  1. sara Says:

    cercavo proprio “lavorare stanca” per rifletterci un pò su. ma, ti prego, non definiamo più ungaretti -semplicisticamente – un “ermetico”. è riduttivo e non possiamo crederci ancora! forse pavese e ungaretti avevano molto in comune.


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