Scusi, signore…

Ancora su Parma e dintorni.

Un contadino vedi in un campo un pappagallo. Non conoscendo l’uccello, ma già pregustandolo arrosto, si avvicina di soppiatto e, zac!, l’intrappola sotto il cappello.

Subito da lì sotto esce una voce cavernosa e impaziente:

Co fèet? (“Che cosa fai?”).

C’al scüsa, sior, l’eva tòt par n’osèl (“Scusi, signore, l’avevo presa per un uccello”), risponde il contadino, liberandolo.

Questa storiella, esile e vagamente surreale (potrebbe essere di Zavattini), me la raccontava spesso mio padre, sempre con quest’ambientazione parmense e imitando quel dialetto e la sua erre sonora e francese. Al di là del surrealismo, il senso ultimo è quello di mettere alla berlina quella miscela infernale di ignoranza e deferenza che il contadino, e molti altri, esibiscono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: