Baruccabbà

Scrivevo nel post precedente (Brouhaha) che non ho trovato la parola baruccabbà su nessun dizionario. Però l’ho trovata in un celebre sonetto di Giuseppe Gioachino Belli (Tutti i sonetti romaneschi, n. 1510), in cui il poeta sembra scagionare gli ebrei dall’accusa di deicidio, con un’argomentazione simile a quella del vangelo apocrifo di Giuda, recentemente tornato alla ribalta.

Le scuse de Ghetto

In questo io penzo come penzi tu:
io l’odio li ggiudii peggio de te;
perché nun zò ccattolichi, e pperché
messeno in crosce er Redentor Gesú.

Chi aripescassi poi dar tett’in giú
drento a la lègge vecchia de Mosè,
disce l’ebbreo che cquarche ccosa sc’è
ppe scusà le su’ dodisci tribbú.

Ddefatti, disce lui, Cristo partí
dda casa sua, e sse ne venne cqua
cco l’idea de quer zanto venardí.

Ddunque, seguita a ddí Bbaruccabbà,
subbito che llui venne pe mmorí,
cquarchiduno l’aveva da ammazzà.

6 aprile 1835

1 Misero.
2 Ripescasse.
3 Cioè: secondo le viste umane.
4 Subitoché: postoché.
5 Qualcuno.

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