Galileo, Grozio e la serendipità

Cominciamo con il raccontare questa storia chiamando in aiuto i sei amici di Kipling:

I keep six honest serving-men:
(They taught me all I knew)
Their names are What and Where and When
And How and Why and Who.

Six honest serving-men

lancescoular.com

Galileo Galilei nel 1636, dopo la condanna definitiva, viene invitato a trasferirsi ad Amsterdam da un inedito terzetto: Hugo Grotius, il fondatore della dottrina giusnaturalista, Willem Blaeu, il cartografo, che era anche l’editore dei libri di Grotius, e Laurens Reael, ammiraglio della marina olandese ed ex Comandante della potentissima Vereenigde Oost-Indische Compagnie. I tre non erano mossi soltanto dalla tolleranza di cui all’epoca Amsterdam era la capitale, né da simpatie scientifico-religiose (erano tutti e tre copernicani e vicini a una corrente calvinista) ma anche da un interesse speculativo e commerciale, perché speravano che la competenza di Galileo li potesse aiutare sulle rotte delle Indie e in particolare nel perfezionamento delle mappe e degli strumenti di navigazione. Galileo, adducendo le sue cattive condizioni di salute (e tacendo, verosimilmente, di essere stato condannato al carcere e al domicilio coatto) declinò l’invito.

Non conoscevo questa storia. Non ne sospettavo neppure remotamente l’esistenza. Eppure mi reputo un italiano mediamente colto, senza esitazioni schierato nel campo dei difensori della scienza e della libertà di ricerca contro l’ottusa violenza della chiesa, lettore di Bertolt Brecht. Pensavo di sapere molto, se non tutto o quasi, di Galileo Galilei. Ne ho parlato molte volte su questo blog, dedicandogli direttamente o indirettamente o anche soltanto nominandolo in molti post:

  1. Empirico
  2. Consider the Lobster
  3. Peso el tacòn del buso
  4. Un benefattore incompreso
  5. L’eleganza del riccio
  6. Hammerstein o dell’ostinazione
  7. Galileo Galilei
  8. Un articolo che nega il rapporto tra HIV e AIDS: un aggiornamento
  9. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (in rigoroso ordine alfabetico)
  10. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (la saga continua)
  11. Galileo, Giordano Bruno e Guarini (ultimo atto)
Galileo Galilei

Galileo Galilei (wikipedia.org)

Uno degli aspetti positivi dell’ignoranza è che, per quanto vaste possano essere le conoscenze dii una persona (e le mie, per quanto variegate, non si possono definire vaste), le possibilità offerte dall’ignoranza sono talmente smisurate da consentire che, da una parte, quello del lifelong learning non sia soltanto uno slogan, ma anche una prospettiva concreta; e, dall’altra, che le strade dell’acquisizione di conoscenza siano, se non infinite, abbastanza numerose da consentirci di raggiungere una nozione nuova da un versante del tutto inaspettato. Quello che si chiama serendipità.

Prima di entrare nel merito della mia piccola e personale scoperta, vorrei sottolineare che questo modo di stabilire collegamenti tra campi del sapere diversi e di reperire rapidamente (ma non superficialmente) informazioni è grandemente facilitato dal web e dai suoi strumenti, checché ne dicano detrattori, sociologi e franceschimerli.

Sto leggendo un libro affascinante di Jerry Brotton, intitolato A History of the World in Twelve Maps che, per l’appunto, racconta l’evoluzione parallela della storia della cartografia e della storia del mondo attraverso 12 fotografie scattate in epoche diverse. L’ottava di queste mappe è l’Atlas Maior di Joan Blaeu, pubblicata ad Amsterdam nel 1662, e parlandome Brotton racconta la storia stupefacente e a me del tutto ignota che riguarda il nostro Galileo.

Willem Blaeu

Willem Blaeu (wikipedia.org)

La riporto integralmente (sull’edizione Kindle è alla posizione 5100].

In 1636, following Galileo Galilei’s condemnation by the Catholic Inquisition for his heretical heliocentric beliefs, a group of Dutch scholars hatched a plan to offer the Italian astronomer asylum in the Dutch Republic. The plan was floated by the great jurist, diplomat (and Remonstrant sympathizer) Hugo Grotius – whose books were published by Blaeu – and was enthusiastically supported by Laurens Reael and Willem Blaeu. Beyond their intellectual belief in a heliocentric universe, all three men also had vested commercial interests in offering such an invitation. Grotius, having already written on the subject of navigation, was hoping to lure Galileo to Amsterdam so that he would offer the VOC a new method of determining longitude which, if successful, would give the Dutch complete domination of international navigation. Blaeu’s somewhat nonconformist intellectual beliefs coincided with his eye for a novel commercial opportunity: Galileo represented a new way of looking at the world, but it was also one that Blaeu might have calculated would give him a decisive edge in cartographic publishing in the 1630s. Ultimately, the plans to invite Galileo came to nothing, as the astronomer pleaded that ill health (and undoubtedly the terms of his house arrest by the Inquisition) prevented him from making what would have been a sensational defection to Europe’s leading Calvinist republic.

Hugo Grotius

Hugo Grotius (wikipedia.org)

La sua storia, a sua volta, Jerry Brotton l’ha trovata (e doverosamente citata) su un libro, questo: Rienk Vermij, The Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575–1750 (Cambridge, 2002), pp. 107–8.

he Calvinist Copernicans: The Reception of the New Astronomy in the Dutch Republic, 1575-1750

amazon.com

Ma la cosa più bella di tutte – e scusatemi se mi esalto per così poco – è che il volume è integralmente disponibile online sul web in .pdf, talché ho potuto leggere la storia e sono ora in grado di riportarla verbatim per voi:

Calvinisti copernicani

Calvinisti copernicani

Laurens Reael

Laurens Reael (wikipedia.org)

J.K. Rowling offende i Sikh

Nel suo nuovo romanzo The Casual Vacancy, il primo dopo la lunga saga di Harry Potter, J. K. Rowling descrive uno dei suoi personaggi femminili, Sukhvinder, come «baffuta, ancorché dal seno possente», «un uomo-donna peloso».

Sukhvinder è descritta come appartenente alla comunità Sikh, e i Sikh (comprensibilmente, devo dire) se la sono avuta a male, anche se la proposta di censurare le frasi incriminate dall’edizione indiana del romanzo mi pare un rimedio peggiore del male.

Coppia Sikh

media.salon.com / Credit: imagedb.com

Ecco l’articolo di Prachi Gupta, pubblicato su Salon del 2 ottobre 2012:

Quote of the day

J.K. Rowling’s description of a hirsute Sikh “man-woman” has angered the Sikh community

India’s Sikh community has condemned J.K. Rowling’s recent novel, “The Casual Vacancy,” for describing one of the female characters, Sukhvinder, as “mustachioed, yet large-mammaried” and portraying her as a “hairy man-woman.” (Traditionally, followers of the Sikh religion are forbidden from cutting or trimming their hair).

India’s Shiromani Gurdwara Parbandhak Committee (SGPC), a Sikh group, has spoken out regarding the depiction. The Daily Mail reports:

SGPC chief Avtar Singh Makkar described Rowling’s choice of words as ‘a slur on the Sikh community’, adding: ‘Even if the author had chosen to describe the female Sikh character’s physical traits, there was no need for her to use provocative language, questioning her gender. This is condemnable.’

He added: ‘If anything is written against the Sikh maryada (dignity), we will write to [India’s] prime minister Manmohan Singh and urge him to take up the matter with the government in the United Kingdom for action against Rowling.

‘Nobody can injure our religious sentiments. If something has been written against the Sikh faith, I condemn it vehemently and strongly.’

Sikh leaders are evaluating whether they should remove the passage in Indian editions of the novel.

I 70 anni di Felice Gimondi

Il 29 settembre Felice Gimondi ha compiuto 70 anni, essendo nato a Sedrina il 29 settembre 1942.

Felice Gimondi

biografieonline.it

Dei 3 personaggi pubblici che compiono gli anni il 29 settembre della canzone composta da Mogol e Battisti e portata al successo nel 1967 dall’Equipe84 – Silvio Berlusconi (1936), Pier Luigi Bersani (1951) e Felice Gimondi – quest’ultimo è senz’altro il mio preferito.

C’è una generazione di miei coetanei milanesi che in quei primi anni Settanta si riconosceva nel trinomio Inter-Simmenthal-Gimondi, forse in contrapposizione all’altro trinomio (certamente di molto inferiore) Milan-Ignis-Motta: ma chi non condivide quelle coordinate crono-spaziali di certo non può capire. E allora si accontentino, loro che non c’erano, alla sua biografia ufficiale (che riprendo da Linkiesta):

Felice Gimondi è nato a Sedrina (Bergamo), il 29 settembre 1942. Dopo una brillante carriera dilettantistica culminata con la conquista del Tour de l’Avenir (1964), è passato professionista nel 1965, centrando subito un traguardo d’immenso prestigio: il Tour de France. Complessivamente, in 14 anni di carriera, Gimondi ha ottenuto 81 vittorie, cui vanno aggiunte 59 circuiti, ha vestito per 24 giorni la maglia rosa e 19 quella gialla. Questi i suoi principali successi: un Tour (1965), tre Giri d’Italia (’67, ’69 ’ 76), una Vuelta (’68), un campionato del mondo (’73), due campionati italiani (’68 e ’72), due Giri di Lombardia (’66 e ’73), una Milano-Sanremo (’74), una Parigi-Roubaix (’66), due Parigi-Bruxelles (’66 e ‘76), due Gran Premi delle Nazioni a cronometro (’67 e ’68), due Trofei Baracchi (’68 con Anquetil e ’73 con Rodriguez), sette tappe al Giro d’Italia e sette al Tour.

Linkiesta ha pubblicato anche, proprio il 29 settembre, una bella intervista di Pier Augusto Stagi, il direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it, che vi consiglio di andare a leggere per intero: Felice Gimondi compie 70 anni: “Il momento più triste? La morte di Pantani”. Io ne cito soltanto la piccolissima parte che si riferisce a Lance Armstrong, che condivido, e della diversa posizione su Contador, che condivido anch’essa.

Cosa pensi del caso Armstrong?
Bisogna conoscere bene le carte e tutta la vicenda, ma dico solo una cosa: se Armstrong non è mai risultato positivo in carriera, deve poter mantenere tutte le sue vittorie. È come se oggi la Polstrada mi desse una multa perché superai i 130 km orari tanti anni fa, quando non c’era ancora quel limite di velocità.

E del caso Contador?
C’è stata una positività giusto togliergli il Tour, ma il Giro del 2011 vinto sulla strada senza macchia è da ritenere suo.

Antonio Mattei, Prato

adambalic.typepad.com

Il 29 settembre compiono gli anni anche i biscotti di Prato di Antonio Mattei (quelli che gli altri chiamano cantucci, ma la ricetta originale è quella di Mattei), che li produce dal 29 settembre 1858. Li offro virtualmente a Gimondi, che sa anche scherzare sul suo nome:

Felice, come ti senti?
Felice per l’affetto di tanti amici, tanti sportivi. Felice di essere ancora considerato Gimondi.

Le 8 regole di scrittura di Neil Gaiman | Brain Pickings

  1. Scrivi.
  2. Metti giù una parola dietro l’altra. Trova la parola giusta e mettila giù.
  3. Finisci quello che stai scrivendo. Qualunque cosa tu debba fare per finire quello che stai scrivendo, falla.
  4. Mettilo da una parte. Leggilo facendo finta di non averlo mai visto prima. Fallo vedere agli amici di cui ti fidi e ai quali potrebbe piacere quel tipo di cosa.
  5. Ricorda: quando qualcuno ti dice che qualche cosa è sbagliato e che per loro non funziona, di solito ha ragione. Ma se ti dice che cosa precisamente ritiene sbagliato e come metterlo a posto, di solito ha torto..
  6. Mettilo a posto. E ricorda che prima o poi, prima di essere perfetto, lo dovrai abbandonare per andare avanti e iniziare a scrivere una cosa nuova. La perfezione è come inseguire l’orizzonte. Continua ad andare avanti.
  7. Ridi delle tue battute.
  8. La regola di scrittura principale è che se lo fai con abbastanza fiducia e autostima, tutto ti è permesso. (E questa potrebbe perfino essere una regola di vita. Ma è certamente una regola di scrittura.) E allora scrivi la tua storia come deve essere scritta: con onestà, e meglio che puoi. Non penso ci siano altre regole. Non regole che contino, comunque.
Neil Gaiman

brainpickings.org

L’ottalogo di Gaiman l’ho trovato qui: Neil Gaiman’s 8 Rules of Writing | Brain Pickings.

  1. Write
  2. Put one word after another. Find the right word, put it down.
  3. Finish what you’re writing. Whatever you have to do to finish it, finish it.
  4. Put it aside. Read it pretending you’ve never read it before. Show it to friends whose opinion you respect and who like the kind of thing that this is.
  5. Remember: when people tell you something’s wrong or doesn’t work for them, they are almost always right. When they tell you exactly what they think is wrong and how to fix it, they are almost always wrong.
  6. Fix it. Remember that, sooner or later, before it ever reaches perfection, you will have to let it go and move on and start to write the next thing. Perfection is like chasing the horizon. Keep moving.
  7. Laugh at your own jokes.
  8. The main rule of writing is that if you do it with enough assurance and confidence, you’re allowed to do whatever you like. (That may be a rule for life as well as for writing. But it’s definitely true for writing.) So write your story as it needs to be written. Write it ­honestly, and tell it as best you can. I’m not sure that there are any other rules. Not ones that matter.

I premi Ig® Nobel 2012

Come accade ormai dal lontano 1991, il 20 settembre 2012 si è svolta al Teatro Sanders dell’Università di Harvard la cerimonia di assegnazione dei premi Ig® Nobel.

Benché l’intento dei fondatori (Mark Abrahams e i suoi Annals of Improbable Research) sia quello di rendere conto di risultati della ricerca scientifica che prima fanno ridere e poi fanno pensare, c’è chi si chiede – probabilmente a ragione – se il solo parlarne, in un paese refrattario alla cultura scientifica come il nostro, non esponga la ricerca e i suoi operatori al dileggio mediatico:

Confesso di avere qualche difficoltà con gli Ig Nobel, ovvero quei premi istituiti nell’ormai lontano 1991 dalla rivista scientifico-umoristica Annals of Improbable Research e assegnati ogni anno a ricerche scientifiche che dovrebbero, secondo gli ideatori, “prima far ridere la gente e poi farla pensare”. Quando si avvicina il momento dell’annuncio dei vincitori comincio a avvertire un senso di fastidio per il tono che – lo so già – avranno molti degli articoli e dei servizi che commenteranno la notizia.

In effetti il mio problema non è tanto con gli Ig Nobel, ma con il modo in cui essi rischiano di essere percepiti al di fuori del mondo scientifico, soprattutto nel nostro paese. Le ricerche premiate sembrano confermare il pregiudizio negativo della (cospicua) parte di opinione pubblica, di intellettuali e di politici maldisposta nei confronti della scienza. Ovvero: gli scienziati perdono tempo in attività inutili, sono infantili, eccentrici o pazzi, e sprecano denaro (il nostro, sottinteso). Immancabilmente, anche quest’anno ci siamo dovuti sorbire le ironie sui fisici che studiano la forma delle code di cavallo.

[…]

[L]’intento originale non era quello di mettere alla gogna gli autori delle ricerche premiate (in effetti, i vincitori accettano di buon grado di partecipare alla cerimonia, che ricalca in modo semiserio quella dei premi Nobel) ma semmai quello di far capire che la ricerca scientifica è mossa soprattutto dalla pura e semplice curiosità, o almeno così dovrebbe essere. E che la bontà di una ricerca non si dovrebbe giudicare dalla rilevanza dei suoi risultati, o dall’aderenza a linee di indagine ritenute, in un certo periodo storico, più produttive (o più alla moda), ma unicamente dal rispetto del metodo scientifico e dell’etica professionale da parte di chi la fa. Perché non si può sapere in anticipo se una ricerca apparentemente strampalata sia in realtà il preludio a una scoperta che potrebbe cambiare la vita delle persone. [In fin dei conti è anche la logica che presiede al Golden Goose Award, di cui abbiamo parlato in un post di qualche giorno fa]

[…]

In un’epoca in cui anche nella valutazione della ricerca scientifica si stanno affermando criteri improntati all’iperproduttività e all’appiattimento culturale, sarebbe bello recuperare un po’ dello spirito di sano divertimento intellettuale che anima gli Ig Nobel. Il fatto è che per apprezzare quello spirito – e per non fraintenderne le buone intenzioni – bisogna avere non soltanto una buona cultura scientifica, ma anche una certa predisposizione per l’umorismo intelligente, oltre che un’inclinazione a non prendersi sul serio: peccato che da queste parti i Monty Python e The Big Bang Theory non abbiano mai avuto molto successo. Siamo la patria mondiale dell’accademico trombone, preferibilmente umanista. E così quello quello che resta dell’Ig Nobel, ogni anno, è qualche nota di colore, una sfilza di ricerche di cui nessuno capisce lo scopo, e un po’ di cervelloni malvestiti e spettinati che si lanciano i cartoccetti. [L’articolo completo di Amedeo Balbi, Il problema con l’Ig Nobel, lo trovate pubblicato su il Post del 25 settembre 2012. Di mio, aggiungo una precisazione: non si lanciano i cartoccetti, ma degli aeroplanini di carta]

This is improbable

oneworld-publications.com

E adesso che abbiamo salvato l’anima, l’elenco dei vincitori:

  1. Psicologia: Anita Eerland e Rolf Zwaan (Paesi Bassi) e Tulio Guadalupe (Perù, Russia e Paesi Bassi) per lo studio “Inclinarsi sulla sinistra fa sembrare la Torre Eiffel più piccola” [“Leaning to the Left Makes the Eiffel Tower Seem Smaller: Posture-Modulated Estimation,” Anita Eerland, Tulio M. Guadalupe and Rolf A. Zwaan, Psychological Science, vol. 22 no. 12, December 2011, pp. 1511-14].
  2. Pace: la società SKN (Russia) per il processo di trasformazione di munizioni russe vecchie in diamanti nuovi.
  3. Acustica: Kazutaka Kurihara e Koji Tsukada( Giappone) per la realizzazione dello SpeechJammer — una macchina che disturba il discorso delle persone, facendo loro ascoltare le parole pronunciate con un piccolo ritardo [“SpeechJammer: A System Utilizing Artificial Speech Disturbance with Delayed Auditory Feedback“, Kazutaka Kurihara, Koji Tsukada, arxiv.org/abs/1202.6106. February 28, 2012].
  4. NeuroscienzeCraig Bennett, Abigail Baird, Michael Miller e George Wolford (Stati Uniti) per avere dimostrato che gli scienziati del cervello, con strumenti complicati e statistiche semplici, sono in grado di riscontrare attività cerebrali dappertutto, anche nei salmoni morti [“Neural Correlates of Interspecies Perspective Taking in the Post-Mortem Atlantic Salmon: An Argument For Multiple Comparisons Correction,” Craig M. Bennett, Abigail A. Baird, Michael B. Miller, and George L. Wolford, Journal of Serendipitous and Unexpected Results, vol. 1, no. 1, 2010, pp. 1-5].
  5. Chimica: Johan Pettersson (Svezia e Ruanda) per aver scoperto perché nella città di Anderslöv, in Svezia, i capelli della gente diventavano verdi.
  6. Letteratura: il General Accountability Office del governo degli Stati Uniti per aver scritto un rapporto sui rapporti sui rapporti che raccomanda la predisposizione di un rapporto sui rapporti sui rapporti [“Actions Needed to Evaluate the Impact of Efforts to Estimate Costs of Reports and Studies,” US Government General Accountability Office report GAO-12-480R, May 10, 2012].
  7. Fisica: Joseph Keller (Stati Uniti), Raymond Goldstein (Stati Uniti e Regno Unito), Patrick Warren e Robin Ball (Regno Unito) per avere modellizzato l’equilibrio di forze che caratteriza il moto delle code di cavallo umane [“Shape of a Ponytail and the Statistical Physics of Hair Fiber Bundles.” Raymond E. Goldstein, Patrick B. Warren, and Robin C. Ball, Physical Review Letters, vol. 198, no. 7, 2012.”Ponytail Motion,” Joseph B. Keller, SIAM (Society for Industrial and Applied Mathematics) Journal of Applied Mathematics, vol. 70, no. 7, 2010, pp. 2667–72].
  8. Dinamica dei fluidi: Rouslan Krechetnikov (Stati Uniti, Russia e Canada) e Hans Mayer [(Stati Uniti) per avere studiato il movimento dei liquidi, con particolare riferimento a quanto accade a una persona che cammina con una tazza di caffè in mano [“Walking With Coffee: Why Does It Spill?” Hans C. Mayer and Rouslan Krechetnikov, Physical Review E, vol. 85, 2012].
  9. Anatomia: Frans de Waal (Paesi Bassi e Stati Uniti) e Jennifer Pokorny (Stati Uniti) per avere scoperto che gli scimpanzé sono in grado di individuare altri scimpanzé sulla base di una foto del loro deretano [“Faces and Behinds: Chimpanzee Sex Perception” Frans B.M. de Waal and Jennifer J. Pokorny, Advanced Science Letters, vol. 1, 99–103, 2008].
  10. Medicina: Emmanuel Ben-Soussan e Michel Antonietti (Francia) per consigliare i colleghi medici su come minimizzare il rischio che durante l’esame colonscopico il paziente esploda [“Colonic Gas Explosion During Therapeutic Colonoscopy with Electrocautery,” Spiros D Ladas, George Karamanolis, Emmanuel Ben-Soussan, World Journal of Gastroenterology, vol. 13, no. 40, October 2007, pp. 5295–8. “Argon Plasma Coagulation in the Treatment of Hemorrhagic Radiation Proctitis is Efficient But Requires a Perfect Colonic Cleansing to Be Safe,” E. Ben-Soussan, M. Antonietti, G. Savoye, S. Herve, P. Ducrotté, and E. Lerebours, European Journal of Gastroenterology & Hepatology, vol. 16, no. 12, December 2004, pp 1315-8].

Ecco il lungo ma divertente webcast della cerimonia:

Nella foto, 3 premi Nobel veri – Wolfgang Ketterle (fisica, a sinistra), Orhan Pamuk (letteratura) e Paul Krugman (economia, a destra) – sperimentano l’invenzione della vincitrice dell’Ig Nobel Elena Bodnar, un reggiseno che si trasforma rapidamente in una maschera facciale protettiva.

IgNobel

improbable.com/

Lipari, l’iPhone e la negromanzia: un ripensamento

A volte basta poco: una notte di riposo, una bella giornata autunnale, la prospettiva di una breve vacanza e il pessimismo si dissipa. Per continuare la metafora da spiaggia: una bella doccia che lava via la sabbia, un cambio di biancheria pulita e l’irritazione scompare.

E se non fosse la scomparsa dei fatti o l’uso di armi di distrazione di massa, come temevo ieri, ma una prima ammissione di sconfitta della corporazione dei professionisti della comunicazione? Un arretramento non tanto verso le notizie, spesso strillate e quasi sempre imprecise (oppure: quasi sempre strillate e spesso imprecise, scegliete voi) di facebook; ma rispetto all’onesto lavoro di siti come meteoweb.eu e al citizen journalism (suppongo, anche se non mi pare si tratti di siti esaltanti) dei siti a loro volta citati dall’articolo di meteoweb: Il notiziario delle Eolie online e Lipari.biz…? Se fosse così sarebbe tutto considerato una buona notizia, perché ci lascerebbe la possibilità di cercare e trovare le informazioni di prima mano, con qualche rischio di affidabilità (ma perché, quelle della “grande stampa”, dove i professionisti sono una minoranza, e quelli seri una minoranza sparuta, sono notizie attendibili?) ma con la possibilità di controllarle attraverso un piccolo lavoro di comparazione e collaborando tra “utenti” per definire insieme la reputazione delle fonti. L’informazione di massa continui a rimpallarsi i commenti dei commenti dei commenti, in un gioco autoreferenziale. E se qualche professionista vuole continuare a fare il giornalista, scelga oculatamente il suo campo.

Arthur C. Clarke

wikipedia.org

Chiara Giaccardi mi dà una soddisfazione ancora maggiore. Non perché abbia cambiato opinione sulla dose di superciliosa fuffa che ci propina nel suo fintamente dotto commento (se fosse dotta davvero, saprebbe che cosa Arthur C. Clarke, il famoso autore di fantascienza padre, tra l’altro, del racconto ispiratore di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, ha scritto nell’ormai lontano 1961):

Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic. [Profiles of the Future, 1961: una raccolta di saggi, non un romanzo]

E su questo blog abbiamo anche citato (qui)  la frase di Leonardo che capovolge l’affermazione di Clarke:

Questa cosa […] ha del magico, come ogni tecnologia desueta: dateci un altro secolo di microonde, e i nostri nipoti guarderanno con occhi sbarrati la pentola che bolle.

E dunque? Dunque ci pare di vedere una mossa difensiva. Ci pare di vedere un senso in tutto questo attaccare, da parte delle gerarchie cattoliche, Harry Potter e l’iPhone. Il messaggio è: perché seguire le mode del momento, quando noi abbiamo da offrire un modello tried and tested da 2000 anni? Perché agitare la bacchetta magica quando abbiamo l’aspersorio con l’acqua benedetta? perché «azzerare l’intervallo tra desiderio e realizzazione» con l’iPhone quando possiamo offrirvi la vita eterna? Don’t settle for less!

Eppure ,tutta questa attenzione segnala un po’ di nervosismo, se non di paura, di venire scavalcati proprio sul terreno su cui si sentivano più sicuri. E più i sonni di Chiara Giaccardi sono agitati, più i miei sono razionalisticamente appaganti.

E adesso vado a informarmi sul miracolo di San Gennaro, che oggi è il 19 settembre.

Il miracolo di San Gennaro

wikipedia.org

Lipari, l’iPhone e la negromanzia

Oggi devo essere particolarmente confuso, perché non riesco a capire se quello che mi dà tanto fastidio è quella che qualche anno fa Marco Travaglio ha chiamato La scomparsa dei fatti o se sono quelle che Sabina Guzzanti ha chiamato Armi di distrazione di massa.

I primi sintomi di irritazione – nulla di grave, una sensazione come quando la sabbia s’infila nelle braghette del costume – si sono manifestati con il nubifragio di Lipari, o meglio con il modo con cui hanno dato la notizia i giornali-radio Rai (i telegiornali non so: di televisione ne guardo poca o punta). Se ho capito bene – ma i condizionali sono d’obbligo – il nubifragio si è abbattuto su Lipari sabato 15 settembre. Io ne ho avuto notizia domenica 16 alle 16:45 quando una mia amica ha condiviso su facebook una notizia (con allegata foto) che recitava:

INCREDIBILE DISASTRO A LIPARI, E’ STATA UNA VERA E PROPRIA ALLUVIONE MA SUI MASS-MEDIA NESSUNO NE PARLA!!! FATE GIRARE QUESTO REPORTAGE CON TUTTE LE FOTO!! LE EOLIE ADESSO HANNO BISOGNO DI AIUTO!!!

Nubifragio a Lipari

meteoweb.eu

In realtà, l’articolo che si citava era già vecchio di un giorno e per la verità non accusava i mass-media di una sorta di congiura del silenzio.

La cosa curiosa (la sabbia nel costume da bagno) è che finalmente il 17 settembre il giornale radio della mezzanotte (RadioRai 1 de): «Ha dato la notizia del nubifragio,» direte voi. No. Ha smentito che si sia intervenuto tardivamente! Lo potete ascoltare qui: il servizio comincia circa a 13’15”. Il servizio è di Ilaria Amenta, già in odor di Pulitzer: non dice quando è stato il nubifragio (più di 36 ore prima) ma che ora splende il sole. Naturalmente intervista un’assessora che con un incredibile accento milanese racconta che il coordinamento è stato ottimo. Si è edificato nel letto del torrente, ammette l’assessore, ma da sempre…

L’altra grande assente dalle notizie di questa settimana è l’articolo con cui Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, prende le distanze dall’iPhone. Tutti l’hanno commentato, nessuno però citandolo letteralmente. Eppure, se c’è una cosa di cui si dovrebbero essere accorti tutti, è che trovare e linkare qualche cosa su internet è facilissimo. E che quindi consentire al lettore di farsi un’idea di prima mano dovrebbe essere considerato un dovere del commentatore.

Ecco dunque l’articolo di Chiara Giaccardi, professore ordinario di Sociologia e antropologia dei media all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Chiara Giaccardi

vitatrentina.it

Fatevi un’idea da soli. A me sembra ancora più delirante di come ce l’hanno presentato i commentatori. Intervallo (in rosso) qualche commento mio.

Un altro superprodotto, qualcosa su cui riflettere persino con urgenza

Tutti (davvero) pazzi per la tecno-novità

La rete nelle ultime ore è stata inondata di post, tweet, articoli sull’uscita e le meraviglie dell’iPhone 5, presentato al pubblico mercoledì e dal 28 settembre in commercio anche in Italia. A meno di un anno dalla scomparsa del mitico (nel senso usato da Barthes: un vero «mito di oggi») fondatore della Apple, Steve Jobs, e dall’uscita del modello precedente, il 4s, il nuovo “nato” viene presentato come «il più grande evento nella storia dell’iPhone dopo il primo iPhone». Come recita la presentazione ufficiale, «grande, ma con un basso profilo» dato che è «il 18% più sottile e il 20% più leggero dell’iPhone 4S».  Ma qualche millimetro e qualche grammo in meno giustificano il tam tam che sta intasando il Web?

Un momento, l’iPhone 5 non è soltanto più sottile e più leggero del modello precedente, ma anche maggiore potenza e velocità, e una serie di caratteristiche innovative. Che siano molto o poco innovative è questione opinabile. Ma falsare i dati di fatto non mi pare il modo più corretto di svolgere un’argomentazione.

Pur essendo, lo confesso, una utilizzatrice entusiasta degli “aggeggi” Apple (senza però inseguire l’ultimo modello), e apprezzando la sintesi riuscitissima tra forma e funzione che Jobs ha saputo realizzare, come studiosa non posso non osservare, con uno sguardo critico, una serie di fenomeni che questo “caso” mediatico fa emergere con particolare evidenza. Il primo è l’autoreferenzialità, oserei dire il provincialismo del sistema dei media. Il villaggio globale multipiattaforma è diventato una gigantesca stanza degli echi, che fa rimbalzare, amplificandoli, messaggi già costruiti con la piena consapevolezza di questi meccanismi: casi che diventano quindi miracoli annunciati, profezie che si autoavverano.

Ho osservato questa dinamica su Twitter: i micro blogger italiani, molti legati alla stampa, riprendono gli studiosi stranieri, che riprendono i grandi quotidiani, che rilanciano i comunicati pubblicitari dell’azienda. Qualcuno, lamentandosi dell’eccessivo spazio occupato dai commenti a questo lancio, contribuisce ad aumentare il volume della comunicazione sul caso. Un circuito che vale anche per gli altri generi di notizie: ormai la stampa e la tv guardano sempre più massicciamente alla rete come fonte di contenuti e soprattutto di “novità”, nella frenetica rincorsa ad arrivare primi a dire qualcosa che non sia già stato detto. L’effetto è quello di rinforzo, di legittimazione reciproca. Sempre meno di pluralismo. Casi come questo dimostrano che la moltiplicazione dei canali e delle piattaforme non necessariamente diversifica i punti di vista. E, spesso, i giornalisti – con tutto il rispetto per chi svolge con impegno e coscienza questa importantissima professione – rischiano di trasformarsi in uomini di marketing al servizio – gratuito – delle aziende.

Meglio, certamente, il pluralismo e l’indipendenza dalle opinioni dominanti e dalle gerarchie per cui è famosa, da secoli, santa romana chiesa …

Una seconda considerazione è più antropologica: dispositivi come il nuovo iPhone sembrano realizzare il sogno prometeico di un controllo della realtà attraverso la tecnologia. E, in un mondo il cui il “pensiero” dominante tende a rifiutare la religione in nome della ragione, paradossalmente riaccendono la fiducia nella magia: come la bacchetta magica (un tipico dispositivo touch, estensione del braccio umano) era in grado di produrre immediatamente apparizioni, trasformazioni, eliminazioni, così lo smartphone, protesi ubiqua e sempre attiva, sempre più leggera, maneggevole (anzi, user friendly) e quasi trasparente ci consente, secondo la definizione di magia formulata dal celebre antropologo Marcel Mauss, di «azzerare l’intervallo tra desiderio e realizzazione»: le cose che desideriamo succedono immediatamente, basta un tocco (e la app giusta).

Meraviglioso capovolgimento. La tecnologia è magia, ci dice Chiara che parla dall’interno, dall’organo ufficiale di stampa, del più rigoroso e autoconcluso sistema di credenze magiche e irrazionali del pianeta. O c’è una magia buona (quella dei miracoli di Padre Pio) e una magia cattiva (quella di Harry Potter o delle previsioni del tempo online)?

Forse, su questa nostalgia del magico occorrerebbe una riflessione. Poi ci sono le dinamiche sociali: il mimetismo, lo spostamento del desiderio su oggetti sempre nuovi, la rincorsa degli status symbol, il bisogno di sentirsi al passo con un tempo che corre sempre più veloce…  Pare, secondo alcune recenti ricerche svolte negli Usa, che la rincorsa all’ultimo modello, e la supremazia simbolica della “mela morsicata” stiano producendo nuove forme di disuguaglianza e una sorta di «razzismo tecnologico», che discrimina i not have: chi non possiede l’iPhone e deve ripiegare su dispositivi più economici, e chi non può permettersi il modello più aggiornato soffre di una sorta di «inferiorità sociale».

La supercazzola …

Le stesse tecnologie che hanno reso il mondo più orizzontale rischiano dunque di produrre nuove tensioni, se il discorso dell’innovazione viene affrontato solo in termini di entusiasmo tecnologico. E infine, anche ci sarebbe tanto ancora da dire, non si può negare un “effetto distrazione”. Proprio stamattina ho letto un tweet che mi ha fatto riflettere. Era in inglese, lo traduco così: «Più impressionante caratteristica dell’iPhone 5: capacità di eliminare dalla tua mente ogni fatto spiacevole che accade fuori». Anche di questo, forse, bisogna essere consapevoli.

Se è per questo che lo comprate, una canna o una bottiglia di grappa costano meno …

Chiara Giaccardi

Verso un bis di Monti? Un precedente storico

Paganini non ripete

(dalle Vite degli uomini illustri, di Achille Campanile)

Quando Paganini, dopo un ultimo, interminabile, acrobatico geroglifico di suoni rapidissimi, ebbe terminata la sonata, nel salone del regal palazzo di Lucca scoppiò un applauso da far tremare i candelabri gocciolanti di cera e iridescenti di cristalli di rocca, che pendevano dal soffitto. Il prodigioso esecutore aveva entusiasmato, come sempre, l’uditorio.

Calmatosi il fragor dei consensi e, mentre cominciavano a circolare i rinfreschi e d’ogni intorno si levava un cicaleccio ammirativo, la marchesa Zanoni, seduta in prima fila e tutta grondante di merletti veneziani intorno alla parrucca giallastra, disse con la voce cavernosa e fissando il concertista con un sorriso che voleva essere seducente tra le mille rughe della sua vecchia pelle:

– Bis!

Inguainato nella marsina, con le ciocche dei capelli sugli occhi, Paganini s’inchinò galantemente, sorrise alla vecchia gentildonna e mormorò a fior di labbra:

– Mi dispiace, marchesa, di non poterla contentare. Ella forse ignora che io, per difendermi dalle richieste di bis che non finirebbero mai, ho una massima dalla quale non ho mai derogato, né mai derogherò: Paganini non ripete.

La vecchia signora non lo udì. Con un entusiasmo quasi incomprensibile in lei, ch’era sorda come una campana, continuava a batter le mani e a gridare, con le corde del collo tese come una tartaruga:

– Bis! Bis!

Paganini sorrise compiaciuto di tanto entusiasmo ma non si lasciò commuovere. Fe’ cenno alla vecchia dama di non insistere e ripeté con cortese fermezza:

– Paganini non ripete.

– Come? – fece la vecchia che, naturalmente, non aveva sentito.

– Paganini – ripeté il grande violinista, a voce più alta, – non ripete.

La vecchia sorda non aveva ancora capito. Credé che il musicista avesse consentito e si dispose ad ascoltare nuovamente la sonata. Ma, vedendo che il celebre virtuoso s’accingeva a riporre lo strumento nella custodia, esclamò afflitta:

– Come? E il bis?

– Le ho già detto, signora, – fece Paganini – Paganini non ripete.

– Non ho capito – disse la vecchia.

– Paganini non ripete – strillò Paganini.

– Scusi, – fece la vecchia – con questo brusio non si arriva ad afferrar le parole. Parli un po’ più forte.

Il violinista fece portavoce delle mani attorno alla bocca e le urlò quasi all’orecchio:

– Paganini non ripete!

La vecchia scosse il capo.

– Non ho capito le ultime parole – gridò, come se sordo fosse l’altro.

– Non ripete, non ripete, Paganini non ripete! – strillò il virtuoso.

La vecchia fece una faccia allarmata. – Si vuol far prete? – domandò.

– Ma no – urlò Paganini sgomento. – Paganini non ripete.

– Ha sete? – fece la vecchia.

E volta ai domestici in livrea, che circolavano coi vassoi:

– Un rinfresco al nostro glorioso violinista.

– Ma che sete! – esclamò questi. – Che rinfresco!

– Via, via, il bis ora – insisté la vecchia, convinta che il concertista stesse per contentarla.

Ma questi di nuovo s’inchinò con perfetta galanteria e:

– Le ripeto – disse – che Paganini non ripete.

– Quel pezzo ultimo – continuava la sorda.

– Paganini non ripete! – urlò il violinista proteso sull’orecchio di lei, facendo svolazzare i merletti veneziani, che le pendevano dalla gialla parrucca. – Quante volte glielo debbo ripetere?

– Una volta, – fece la vecchia che era riuscita ad afferrare l’ultima frase e credé che Paganini le domandasse quante volte doveva ripetere la sonata – una sola volta mi basta.

– Ma Paganini non ripete – ripeté Paganini.

– Va bene, va bene –, replicò la vecchia, che questa volta aveva capito e credé che Paganini non volesse ripetere la frase detta – non occorre che me lo ripeta, ho capito benissimo; mi basta che faccia il bis.

– Paganini – strillò Paganini con quanto fiato aveva in gola – non ripete, non ripete, non ripete!

La vecchia fe’ cenno di non aver capito. Paganini si vide perduto. Si volse al gruppo degli altri invitati che si erano affollati intorno a loro attratti dalla scena e disse in tono disperato:

– Fatemi il favore, diteglielo voi. Non ha ancora capito che non ripeto. Gliel’ho ripetuto venti volte, glielo sto ripetendo: non ripeto! Quante volte glielo debbo ripetere?

Il tabacco, lo starnuto, l’orgasmo

Trovo in un libro che sto leggendo con molto gusto (Rome di Robert Hughes, lo scrittore e critico d’arte australiano recentemente e prematuramente scomparso) una notizia curiosa e un’informazione a me ignota:

He [papa Urbano VIII] also – to descend from the serious to the absurd – issued a Papal Bull, in 1624, that made smoking tobacco punishable by excommunication. The reason was that when smokers sneezed, their convulsion resembled orgasm, and this struck Urban as a mortal sin of the flesh. [Posizione Kindle: 5738]

Urbano VIII (Caravaggio)

wikipedia.org

Purtroppo non sono riuscito a trovare il testo della bolla papale citata, né dunque una conferma dell’affermazione di Robert Hughes. Né posso chiederlo a lui, per i motivi spiegati sopra. Sono riuscito soltanto a scoprire che bolla papale in questione, la Cum Ecclesia, è del 30 gennaio 1642 e trae lo spunto da diffuso consumo di tabacco nell’archidiocesi di Siviglia.

Urbano VIII (Pietro da Cortona)

wikipedia.org

Il divieto – affermano gli esegeti – non era però limitato alla sola Spagna, ma riguardava il consumo di tabacco in tutte le chiese e in tutte le sue forme. Anche nelle sacrestie, dove il celebrante si preparava al sacramento spiritualmente e materialmente, indossando i sacramenti, e nel coro, luogo «deputatus ad divinas laudas decantandas, & non ad excitanda corsporis excrementa». Giovanni Battista Neri – fonte di questa dissertazione che trovo riportata in Il giudice e l’eretico. Studi sull’inquisizione romana di John Tedeschi – si pone il problema se i sacerdoti possano fumare a casa loro e giunge a una conclusione negativa, soprattutto per il sacrilegio che potrebbe derivare se la nausea indotta dal tabacco inducesse a vomitare l’ostia consacrata! Ma neppure ai fedeli è lecito fumare durante le funzioni, perché il tabacco induce a distrarsi e a parlottare; a starnutire, a soffiarsi il naso e a sputare, a suscitare parossismi d’ilarità. Nulla sulla supposta affinità tra lo starnuto indotto dal tabacco e le espressioni tipiche dell’orgasmo sessuale: anzi, molti commentatori più tardi sostennero (mantenendo un’espressione seria, suppongo) «che l’uso del tabacco, moderatamente preso non solo è utile, ma posso dire anche necessario a’ preti, monaci e frati, ed altri religiosi che devono, e desiderano menar vita casta, e reprimere que’ moti sensuali, che cotanto infastidiscono […] perché la causa naturale della libidine è il calore, ed humidità, quando questa venga con l’uso del tabacco disseccato, non si sentono quelli moti libidinosi così violenti».

Il giudice e l'eretico

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Eppure, appena letto l’osservazione sul rapporto tra starnuto e orgasmo mi è scattato sùbito un piccolo relais nella testa, l’irrelevance detector. Dove avevo già letto di una connessione tra orgasmo e starnuto?

Nel primo romanzo di John Irving, Setting Free the Bears. Nel romanzo, l’io narrante legge a un certo punto un libro (fittizio) di educazione sessuale scritto da 2 professori danesi e intitolato The ABZ of Love e si imbatte nella seguente affermazione:

Letting off a thoroughly good sneeze is a natural, spontaneous, frank action of which some people really are a little afraid in the same way that they are afraid of being spontaneous and letting themselves go in their sex lives.
It has been contested that there must be a direct connection between a person’s ability to have a thoroughly good sneeze and the ability to have a satisfying orgasm. [p. 337]

Alcune pagine dopo, il protagonista utilizza questa affermazione come forma di corteggiamento:

They were good trout, though. They made Gallen sneeze – a snit of a sneeze, half caught in her hand. And I said, ʹHa!’
ʹWhat do you mean, ʺHaʺ?ʹ she said’
And I reminded her:ʹ ʺLetting off a thoroughly good sneeze is a natural, spontaneous, frank action of which some people really are a little afraid.ʺ And stopped there, to see what sheʹd do. [p. 352]

Il corteggiamento va a buon fine. E, per farla breve, in tutto il resto della storia d’amore tra Graff (il protagonista) e Gallen lo starnuto diventa sinonimo e metafora dell’orgasmo…

Setting Free the Bears

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Legitimate Rape: l’uscita di Todd Akin diventa una canzoncina su YouTube

La notizia la conoscete tutti, ma per fissarla nella memoria la riprendo da Il Post del 20 agosto 2012:

— Mondo

L’assurda tirata anti-aborto del deputato americano Todd Akin

Da ieri negli Stati Uniti si parla molto di un politico repubblicano che l’ha detta particolarmente grossa

Da ieri sui giornali e siti di news degli Stati Uniti – e sui blog, e sui social network – si parla molto di Todd Akin, deputato repubblicano e candidato al Senato per lo stato del Missouri, che ieri ha fatto una dichiarazione sull’aborto che tira un ballo un non meglio precisato meccanismo biologico che difenderebbe il corpo femminile dalla gravidanza in caso di stupro.

Todd Akin

ilpost.it

Todd Akin si oppone alla libertà di scelta delle donne anche in caso di stupro e per difendere la sua tesi ha sostenuto, intervistato durante il programma televisivo The Jaco Report, che «stando a quel che dicono i medici, non accade spesso che in caso di un vero e proprio stupro [“a legitimate rape”, ha detto Akin, ndr] ci sia una gravidanza, perché il corpo femminile ha un suo modo di evitare che accada. Ma anche se non dovesse funzionare, penso che a essere punito debba essere lo stupratore, non il bambino». Il sottotesto di Akin è piuttosto evidente: se una donna rimane incinta allora non è stata vittima di uno stupro “vero e proprio”. La frase ha provocato un fiume di critiche e dichiarazioni di protesta.

[…]

Todd Akin ha 65 anni e prima di entrare in politica nel partito repubblicano si è laureato all’università di Worcester, in Massachusetts, in ingegneria gestionale. Dal 1972 al 1980 ha lavorato per la Guardia Nazionale del Missouri. Finita la sua carriera nell’esercito ha lavorato qualche anno all’IBM, fino a che venne è stato eletto per il Missouri alla Camera nel 1989. È stato rieletto per cinque volte. È un convinto anti-abortista, è contrario alla ricerca sulle cellule staminali ed è favorevole al possesso di armi. […]

Potete vedere il filmato della trasmissione televisiva e leggere il testo dell’affermazione (dal New York Times) che fa a partire da 2′ 20″:

It seems to me, from what I understand from doctors, that [pregnancy from rape] is really rare. If it’s a legitimate rape, the female body has ways to try to shut that whole thing down. But let’s assume that maybe that didn’t work or something: I think there should be some punishment, but the punishment ought to be of the rapist, and not attacking the child. [il corsivo è mio]

Ma come fa l’utero a sapere se la stupro era legitimate o no? Ce lo spiega Taylor Ferrera con una canzoncina già diventata virale su YouTube:

How can you tell if it’s legitimate rape?
I’ll tell you how to spot legitimate rape.
You’re not sure if you got legitimate raped?
Well here’s a little lesson for you.
Tell me if the following things are true:

I was a little drunk
Illegitimate rape!
I knew the rapist well
Illegitimate rape!
My skirt was kinda short
Illegitimate rape!
I’m married to the man
That’s a husband’s privilege!

How can you tell if it’s legitimate rape?
I’ll tell you how to spot legitimate rape.
You’re not sure if you got legitimate raped?
Well here’s a little lesson for you.
Tell me if the following things are true:

I let him take me out.
illegitimate rape!
I said I was 18.
illegitimate rape!
He didn’t have consent.
I’m sure your eyes were saying yes.
I’m pregnant from the rape.
Clearly not legitimate!

So now we all know what’s legitimate rape.
We all know who to trust to tell us what’s rape.
Republicans who’ve never experienced rape.
They’re the ones I want to decide
That I should keep the baby growing inside.
Because abortion’s always wrong.
Glad things are so black and white.