John Zorn: Complete Masada (1)

Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli, 26 giugno 2007.

3 serate in cui si esibiscono 9 (sotto)gruppi del progetto Masada di John Zorn.

Masada era una fortezza israelita che fu assediata per 2 anni dall’esercito romano: dopo la caduta di Gerusalemme, nel 70, vi si rifugiarono gli ultimi ribelli zeloti; al termine dell’assedio, caduta ogni speranza, si suicidarono tutti. Un simbolo della resistenza ebraica: ancora oggi, le reclute dell’esercito israeliano ci vanno a giurare “Mai più Masada cadrà”. Masada significa semplicemente “fortezza”.

John Zorn è un grande del jazz e della musica contemporanea. Uno di quelli che cambiano la musica definitivamente. Masada è un progetto musicale in corso da 14 anni, e si articola in diverse formazioni.

Non scriverò una vera recensione, ma vi darò la possibilità di vedere e ascoltare.

Erik Frielander, violoncello solo. Emozionante, molto bello.

Jamie Saft Trio: Jamie Saft, pianoforte; Greg Cohen, contrabbasso; Kenny Wollesen, batteria. Un po’ deludente. Non ho trovato video, qui un mp3.

Bar Kokhba: Marc Ribot, chitarra; Mark Feldman, violino; Erik Friedlander, violoncello; Greg Cohen, contrabbasso; Cyro Baptista, percussioni; Joey Baron, batteria. Straordinario.

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Chi è morto alzi la mano

Vargas, Fred (1995). Chi è morto alzi la mano (Debout les morts). Torino: Einaudi. 2006.

Sto mantenendo la promessa. Me li sono comprati tutti (quelli pubblicati in italiano, per lo meno – il mio francese non è abbastanza buono da leggerli in originale) e vado in ordine di pubblicazione.

Prima delusione: la traduttrice non è la bravissima Yasmina Melaouah, ma una più grigia Maurizia Balmelli che, oltre a essere meno brillante e scorrevole, incappa in qualche errore: “medievista” (in italiano è più comune “medievalista”). E a Ginevra non c’è la Commissione europea (la Svizzera non fa parte dell’Unione europea!), ma la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni unite (UN-ECE).

Il libro, però – fatte salve tutte le mie riserve sul genere (che non sono per nulla smentite, anzi! ma non posso raccontarvi nulla per non rovinarvi il piacere della lettura) – è molto godibile e si legge d’un fiato. L’idea del terzetto di storici (più lo zio/padrino) disposti sui piani di una casa come strati archeologici è divertente, come i dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi. Forse restano un po’ sottili, più fotografie che ologrammi, ma non si può pretendere troppo.

Mi piace molto la normalità del delitto raccontato nel romanzo. Proprio in questi giorni (20 giugno 2006), il Ministero dell’interno ha pubblicato il Rapporto sulla criminalità in Italia – Analisi, Prevenzione, Contrasto. “Un dato impressionante che emerge dal rapporto – afferma il comunicato-stampa del Ministero – è l’aumento dei reati ‘familiari’, a fronte della significativa riduzione degli omicidi volontari, a partire dal 1992, e di quelli ad opera della criminalità organizzata. Il fenomeno denota, ha osservato Amato, una situazione molto brutta, ‘di cui qualcuno si deve occupare’. ‘Sono assolutamente sconvolto dal capitolo della violenza sulle donne, non solo sessuale’, ha proseguito il ministro a proposito dell’aumento dei reati commessi nei confronti delle sole donne, come lesioni e maltrattamenti, il 62% dei quali commessi dal partner.

Qualche citazione dalla Sintesi del Rapporto:

Negli ultimi anni il numero di omicidi commessi in Italia è notevolmente diminuito. Dal 1991, anno in cui si registra il picco più alto con 1.901 omicidi, la parabola discende fino a registrare nel 2005 il minimo storico di 601 unità, per poi attestarsi a 621 nel 2006, un livello comunque più basso del 2004 e di tutti gli anni precedenti. […] Gli omicidi scaturiti in ambito familiare o per passioni amorose sono invece aumentati drasticamente negli ultimi anni, registrando la massima frequenza negli anni 2002 e 2003, rispettivamente con 211 e 207 omicidi.

Sono 6 milioni 743 mila, pari al 31,9% della classe di età considerata, le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita […]. Tre milioni 961 mila donne, pari al
18,8%, sono state vittime di violenze fisiche, 5 milioni (il 23,7%) hanno subito violenze sessuali. Più in particolare, nell’ambito delle violenze sessuali, 482 mila donne sono state vittime di stupro e 703 mila di tentato stupro nel corso della loro vita. Complessivamente, circa 1 milione di donne (il 4,8%), quindi, ha subito stupri o tentati stupri.

Negli ultimi dodici mesi sono 1 milione 150 mila le donne che hanno subito violenza, pari al 5,4% delle donne dai 16 ai 70 anni. In particolare il 2,7% delle donne ha subito violenza fisica, il 3,5% violenza sessuale e lo 0,3% stupri o tentati stupri.

Spingere, strattonare, afferrare, storcere un braccio o tirare i capelli sono i comportamenti subiti dalla maggioranza delle vittime di violenza fisica (dal 56,7%); una quota quasi altrettanto elevata, il 52%, ha subito minacce di essere colpita, il 36,1% è stata schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi, il 24,6% è stata colpita con oggetti. Appaiono, invece, meno diffuse alcune forme più gravi, comunque presenti, come l’uso o la minaccia di usare una pistola o il coltello (8,1%) o il tentativo di strangolamento, di soffocamento o di ustione (5,3%).

Tra le violenze sessuali, invece, sono le molestie fisiche sessuali a rappresentare la forma decisamente più frequente (per il 79,5% delle vittime di violenze sessuali), seguite dai rapporti sessuali non desiderati (19,0%), dai tentati stupri (14,0%), dagli stupri (9,6%) e dai rapporti sessuali vissuti dalla donna come degradanti ed umilianti (6,1%).

Le violenze fisiche sono state commesse dal partner nel 62,4% dei casi, le violenze sessuali, senza considerare la molestia, nel 68,3% dei casi e gli stupri nel 69,7% dei casi. I partner sono dunque responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica e delle forme più gravi di violenza sessuale.

Un milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale e fisica prima dei 16 anni in famiglia. Complessivamente, i parenti sono responsabili del 23,8% delle violenze sessuali subite prima dei 16 anni.

Due milioni 77 mila donne, il 18,8% delle donne che hanno avuto un partner in passato e che si sono separate da lui, al momento della separazione e/o dopo di essa hanno subito forme di stalking, cioè di persecuzione che le hanno particolarmente spaventate.

Agghiacciante, vero? Family Day, una bella festa! Un inferno gli altri 364 giorni!

Antoni Gaudí (e Romina Power)

Antoni Plácid Guillem Gaudí y Cornet è nato il 25 giugno 1852 (quindi compirebbe oggi 155 anni), non a Barcellona, ma a Reus (comunque in Catalogna).

Considerato un esponente del modernismo catalano, era in realtà abbastanza isolato.

Girare Barcellona alle ricerca delle sue opere, cercando di entrare e di visitare soprattutto le meno note, è un’esperienza esaltante (ricordo, molti anni fa, di aver suonato campanelli per visitare gli appartamenti all’ultimo piano della Pedrera e vedere da vicino quei fantastici comignoli…).

La Sagrada Familia, cui dedicò gli ultimi anni della sua vita, è una delle sue cose meno convincenti. A me provoca anche molto fastidio l’uso del genio di Gaudí per farne un’icona del cattolicesimo catalano, che si spinge fino a chiederne la beatificazione. Gaudí visse i suoi ultimi anni da eremita, posseduto da una specie di mania religiosa; morì travolto da un tram.

Secondo me, la sua cosa più bella è il Parque Güell, forse anche perché – passeggiando – si gode meglio l’affastellarsi dei dettagli e delle invenzioni architettoniche e decorative.

Nel Parque Güell furono girati gli esterni di un film divenuto leggendario, Justine and Juliette (in Italia noto come: Justine, ovvero le disavventure della virtù). Il film è diretto da Jess Franco e ha un cast d’eccezione: Klaus Kinski, Jack Palance, Akim Tamiroff, Sylva Koscina e una giovanissima Romina Power.

A lungo censurato in Italia, e mai uscito in versione integrale, nei primi anni delle televisioni private lo passavano talvolta a tarda notte, in versioni selvaggiamente tagliuzzate, finché Romina Power (ormai in odore di santità, come Gaudí ) non è riuscita a farlo sparire. Qui sotto riporto la trama, ripresa da Wikipedia.

Nella Francia del XVIII secolo, Justine e Juliette, due giovani sorelle rimaste improvvisamente orfane, sono costrette ad abbandonare il collegio e a procurarsi da vivere.
Scelgono vie opposte. La bionda e viziosa Juliette va a lavorare nel bordello di Madame de Buisson, a Parigi e di lì fa fortuna passando di delitto in delitto, uccidendo senza esitare chiunque si ponga sulla sua strada, fino a diventare la mantenuta di un Conte.
La mora e virtuosa Justine si stabilisce dapprima a casa di Monsieur de Harpin, lavorando come sguattera, ma per aver rifiutato le avances di Monsieur Desroches viene accusata ingiustamente di furto, mandata in prigione e condannata a morte. Evasa al seguito della più celebre delinquente di Francia, Madame Dubois, deve difendersi dalla foia degli accoliti dell’assassina. Durante la fuga ha la fortuna di imbattersi nel romantico pittore Raymond, che la ospita nella sua casa. Ricercata dalle guardie, deve però abbandonare il nido d’amore e nascondersi nel palazzo del marchese de Bressac, lavorando come cameriera personale della marchesa. Ma il marchese, divenuto omosessuale, assassina la moglie e si libera della sua cameriera, in quanto pericolosa testimone, non prima di averle impresso sul petto la lettera “M”, quale marchio d’infamia. A Justine non resta che cercare ricovero in un convento, dove è accolta molto calorosamente da fratello Antonello e dagli altri confratelli, che però si rivelano un manipolo di sadici e iniziano a torturarla insieme alle altre graziose ospiti. Fuggita anche dal convento, Justine è intercettata da Madame Dubois, che la fa esibire nuda su un carro teatrale. Ma alla vista del marchio, il pubblico la addita come assassina e Justine è sul punto di essere arrestata, non fosse che per il tempestivo intervento della sorella Juliette che ottiene dal suo potente amante di farla liberare.
Così Justine e Juliette si riuniscono, e grazie alle scelleratezze della sorella Justine può coronare il suo sogno d’amore e abbandonare la scena mano nella mano con Raymond.

L’ingresso del Parque Güell è la casa di Raymond, mentre i portici all’interno sono il chiostro del convento in cui si pratica ogni sorta d’efferatezza.

Su questo bel sito russo trovate alcune immagini del film (che mi vergogno di riportare qui!).

Il labirinto del fauno

Il labirinto del fauno (El laberinto del fauno), 2006, di Guillermo del Toro, con Ivana Baquero.

Una favola cupa e disperata, che rivela tutto l’orrore e il vuoto del fascismo.

Un film tecnicamente perfetto, e molto di più.

L’ossessione del tempo accomuna i due mondi. La tragedia del reale è così intollerabile che il mondo dell’oltretomba è meglio. Alla fine, Ofelia-Proserpina sceglie, e non sbaglia.

La nuova Europa è morta prima di nascere. E ce lo doveva dire un messicano.

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Lettera a una professoressa (2)

UNA TECNICA UMILE

Noi dunque si fa così: Per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un’idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto separato e scritto da una parte sola.
Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si riuniscono i foglietti imparentati in grandi monti e son capitoli. Ogni capitolo si divide in monticini e son paragrafi.
Ora si prova a dare un nome a ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo sparisce. Qualcuno diventa due.
Coi nomi dei paragrafi si discute l’ordine logico finché nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini.
Si prende il primo monticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l’ordine. Ora si butta giù il testo come viene viene.
Si ciclostila per averlo davanti tutti eguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all’aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un’altra volta.
Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola.
Si chiama un estraneo dopo l’altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere a alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevamo dire.
Si accettano i loro consigli purché siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza.
Dopo che s’è fatta tutta questa fatica, seguendo regole che valgono per tutti, si trova sempre l’intellettuale cretino che sentenzia: “Questa lettera ha uno stile personalissimo”.
Dite piuttosto che non sapete che cosa è l’arte. L’arte è il contrario di pigrizia.

[Scuola di Barbiana. Lettera a una professoressa. Firenze: Libreria editrice fiorentina. 1967. Pp. 126-127]

Decoding the Universe

Seife, Charles (2006). Decoding the Universe: How the New Science of Information Is Explaining Everything in the Cosmos, from Our Brains to Black Holes. London: Penguin Books. 2007.

Non sono convinto per niente.

Sono dell’opinione – anche se non ho maturato del tutto una teoria, che sarebbe comunque troppo lunga e complessa per dettagliarla qui – che l’informazione sia una (forse, la) chiave per comprendere meglio l’agire economico, il surplus, il “progresso”, probabilmente la stessa evoluzione. Questo è quello che mi ha spinto a comprare e leggere questo libro in primo luogo.

Il problema è che per me informazione significa dato + significato (informazione semantica). L’informazione senza significato, cioè l’informazione che non risponde a una domanda, è – appunto – soltanto dato. In questo quadro, la teoria dell’informazione di Shannon – quella che lega informazione ed entropia (la prima parte del libro di Seife, quella che illustra il percorso da Boltzmann a Shannon, è senz’altro la migliore) – è più propriamente una teoria della trasmissione/comunicazione di dati: non a caso Shannon intitolò il suo articolo A Mathematical Theory of Communication. Nella famosa formulazione di Shannon (H = – ∑ P log P) e nell’ipotesi (teorica) di un canale senza rumore, H può essere interpretata come l’ammontare medio di informazione per simbolo prodotta dall’informatore, l’ammontare medio di incertezza (data deficit) del destinatario prima dell’analisi del messaggio oppure il potenziale informativo della fonte (entropia). In quest’ultimo senso, H è una quantità fisica come la massa e l’energia – sono d’accordo con Seife. Ma stiamo parlando di dati, non di informazione (semantica).

Da qui in avanti il problema è: come possono i dati assumere significato? esiste informazione (semantica) al di fuori dei sistemi di riferimento dell’informatore e dell’informato? esiste informazione “là fuori”, indipendentemente dall’esistenza di entità in grado di coglierla? esiste informazione “ambientale”, senza rappresentazione cognitiva o processo computazionale?

Domande enormi. Seife non risponde. Se la cava mettendo la maiuscola a Natura e ipostatizzandola! Troppo facile!

Ovviamente, non so rispondere neppure io. Ma mi sembra utile questo schemino proposto da Luciano Floridi, uno dei nostri “cervelli in fuga”.

Billy Wilder

Oggi Billy (Samuel) Wilder compirebbe 101 anni: era nato il 22 giugno 1906 in Austria.

Per capire la sua grandezza basta scorrere la lista dei film che ha diretto:

Frutto proibito (The Major and the Minor) (1942)

I cinque segreti del deserto (Five Graves to Cairo) (1943)

La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944)

Giorni perduti (The Lost Weekend) (1945)

Il valzer dell’imperatore (The Emperor Waltz) (1948)

Scandalo internazionale (A Foreign Affair) (1948)

Viale del tramonto (Sunset Boulevard) (1950)

L’asso nella manica (Ace in the Hole) (1951)

Stalag 17 – L’inferno dei vivi (Stalag 17) (1953)

Sabrina (Sabrina) (1954)

Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch) (1955)

L’aquila solitaria (The Spirit of St. Louis) (1957)

Arianna (Love in the Afternoon) (1957)

Testimone d’accusa (Witness for the Prosecution) (1957)

A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) (1959)

L’appartamento (The Apartment) (1960)

Uno, due, tre! (One, Two, Three) (1961)

Irma la dolce (Irma La Douce) (1963)

Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) (1964)

Non per soldi… ma per denaro (The Fortune Cookie) (1966)

Vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes) (1970)

Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!) (1972)

Prima pagina (The Front Page) (1974)

Fedora (Fedora) (1978)

Buddy Buddy (Buddy Buddy) (1981)

Tra le tante citazioni di Billy Wilder che mi sentirei di sottoscrivere, ne riporto due:

An audience is never wrong. An individual member of it may be an imbecile, but a thousand imbeciles together in the dark – that is critical genius.

If you’re going to tell people the truth, be funny or they’ll kill you.

Gay pride (2)

Rispondo pubblicamente al commento di Morgaine.

Il testo di riferimento della Chiesa cattolica in tema di omosessualità è la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali Homosexualitatis problema (Epistula de pastorali personarum homosexualium cura) del 1° ottobre 1986, della Congregazione per la dottrina della fede. Ne ho trovato sul web soltanto la versione inglese.

Nella lettera viene discussa la questione se nelle scritture ci sia un chiaro riferimento all’omosessualità e – dopo aver sostenuto che comunque la tradizione e la sua continuità sono il vero punto di riferimento – cita una serie di passi delle scritture, tra cui non c’è il vangelo. Mi sembra dunque abbastanza tranquillo affermare che il vangelo non parla mai di omosessualità.

I passi citati dalla Homosexualitatis problema sono questi:

Genesi, 19, 1-11: I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: “Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada”. Quelli risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!”. Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, disse: “No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto”. Ma quelli risposero: “Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!”. E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.

Inutile dire che mi sembra più un problema di doveri di ospitalità che di sesso: tant’è vero che Lot propone di prostituire le figlie!

Levitico, 18, 22: Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.

Levitico, 20, 13: Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.

Il Levitico è un insieme sinceramente imbarazzante di norme cervellotiche (secondo me, naturalmente): però, o tutte o nessuna! Se ammazziamo gli omosessuali, allora asteniamoci anche dalle vongole!

Saltiamo a piè pari i vangeli, dove non si parla di omosessualità, e passiamo alle lettere di san Paolo.

1 Corinzi, 6, 9-10: O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.

Romani, 1, 18-32: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.

1 Timoteo, 1, 8-10: Certo, noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne usa legalmente; sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio che mi è stato affidato.

Tutto qui: giudicate voi.

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L’uomo a rovescio

Vargas, Fred (1999). L’uomo a rovescio (L’homme a l’envers). Torino: Einaudi. 2006.

Di solito, diffido dei casi letterari. E questo è sicuramente un caso letterario ben costruito: donna, scienzata, si firma al maschile, scrive durante le ferie, si fa revisionare dalla sorella gemella…

Di solito, non leggo romanzi gialli. La disciplina del genere tende a essere troppo forte. Il giallo deve essere una macchina narrativa a incastro, deve seguire certe regole, deve rendere al lettore la vita difficle ma non impossibile. Ovvio che poi lo stile e la vicenda ne risentano. Non ci sono capolavori lirici nella Settimana della sfinge.

Tutto ciò premesso, il libro della Vargas è affascinante. Si legge volentieri, è ben scritto, i personaggi ben stagliati. Lo sguardo della Vergas è ironico, distaccato, un po’ divertito, ma partecipe. Tradotto splendidamente da Yasmina Melaouah, che traduce anche Pennac.

Adesso leggerò gli altri.

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Gay pride

Ho due domande, che mi faccio e vi faccio, dopo la bella festa del 16 giugno.

Prima domanda. Perché gli omosessuali danno, politicamente e non solo, tanto fastidio?

In fin dei conti, quella dell’eguaglianza dei diritti non dovrebbe nemmeno essere una questione. La Dichiarazione d’indipendenza americana è del 1776 e afferma nel Preambolo: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità“. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 1789: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti” (articolo 1).

Roba troppo vecchia? Passiamo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Preambolo: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo“. Articolo 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti“. Articolo 2: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione“.

E la Costituzione italiana? Dice addirittura qualcosa di più. Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

Soltanto l’estrema destra non si riconosce in questi principi, per ideologia oltre che per pratica politica. Si può forse accomunare a questa posizione la Lega, anche se ne ignoro l’ideologia al di là del folclore padano-celtico (che puzza un po’ di “sangue e suolo”). Tutti gli altri, liberali e liberisti, socialisti e riformatori, gli stessi partiti d’ispirazione cristiana [cito in proposito il Compendio della dottrina sociale della Chiesa redatto dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace: “Nella visione del Magistero, il diritto allo sviluppo si fonda sui seguenti principi: unità d’origine e comunanza di destino della famiglia umana; eguaglianza tra ogni persona e tra ogni comunità basata sulla dignità umana; destinazione universale dei beni della terra; integralità della nozione di sviluppo; centralità della persona umana; solidarietà” (paragrafo 446; il corsivo è mio)] riconoscono il valore universale dell’eguaglianza.

Riformulo la domanda: Come si concilia questo con la discriminazione degli omosessuali? Con la mancanza di eguali diritti?

Seconda domanda. Quanti sono gli omosessuali?

Chi di voi legge abitualmente questo blog sa che una delle mie aree d’interesse è la cultura quantitativa, la battaglia per affermare il principio che si ragiona meglio e si assumono decisioni migliori se ci si documenta sulla dimensione quantitativa, se si estende alle decisioni della vita pubblica quello che facciamo abitualmente nelle nostre decisioni private: fare qualche conto! Per questo mi pongo e vi pongo questa domanda: non per schedare gli omosessuali, ma per capire insieme la dimensione del problema e, quindi, se sia ragionevole liquidarlo con un’alzata di spalle o con una battuta.

Una conferma indiretta del fatto che la questione sia “politica” scaturisce dalla considerazione che gli omofobi tendono a presentare stime molto basse (secondo loro, l’incidenza degli omosessuali sulla popolazione sarebbe dell’1%) e le associazioni militanti stime elevate (almeno il 10%). È uno dei tanti esempi in cui il dato statistico non è il punto di partenza quantitativo comune su cui si confrontano diverse strategie politiche, ma uno degli argomenti usati contro l’avversario; non il terreno di gioco, ma la mazza da baseball!

Vorrei tenermi fuori da questo e presentare qualche ordine di grandezza reperito in letteratura. Tra l’altro, la faccenda è complicata dalla differenza tra esperienze e comportamenti occasionalmente, sistematicamente ed esclusivamente omosessuali eccetera: il solito problema dei metadati.

La stima più famosa dell’incidenza degli omosessuali maschi è il 10% riportato dal Rapporto Kinsey (Sexual Behavior in the Human Male, 1948). In realtà, Kinsey gradua i comportamenti omosessuali (Kinsey era un behaviourista) su una scala crescente da 1 a 6: dal 37% dei maschi (almeno un’esperienza omosessuale condotta fino all’orgasmo), al famoso 10% (comportamenti esclusivamente o quasi esclusivamente omosessuali per almeno 3 anni nel periodo di vita tra i 16 e i 55 anni), al 4% (comportamenti esclusivamente o quasi esclusivamente omosessuali per tutta la vita). Un articolo di rassegna pubblicato da Science nel 1989, che prendeva in considerazione altre 4 rilevazioni campionarie statunitensi, produceva, con qualche cautela, una stima simile: tra il 5 e il 7% della popolazione maschile. Le stime relative all’incidenza dell’omosessualità femminile sono grosso modo la metà.

Tanto per fare un ragionamento, facciamo conto che gli omosessuali siano il 2% della popolazione adulta e supponiamo che vadano a votare per affermare i loro diritti: poiché i votanti per la Camera dei deputati alle scorse politiche sono stati poco meno di 40.000.000, stiamo parlando di 800.000 voti. Tanto per dare un’idea, l’Udeur di Mastella ha preso poco più di 500.000 voti (10 seggi), la Federazione dei verdi meno di 800.000 (15 seggi), l’Italia dei valori di Di Pietro 875.000 (16 seggi), i Comunisti italiani di Diliberto poco più (sempre 16 seggi). Nella Casa delle libertà, la Democrazia cristiana di Rotondi, che pontifica su tutti i canali nazionali, ha ottenuto 4 seggi con 285.000 voti. Sopra il 7% che rappresenta l’estremo superiore della forchetta di Science ci sono soltanto L’Ulivo, Forza Italia e Alleanza nazionale.

Forse non ci sono le condizioni politiche per un partito, ma i numeri per una grande battaglia civile sì.