Carlinhos Brown

Roma, Cavea dell’Auditorium Parco della musica, 16 luglio 2007.

Questo guitto, questo predicatore, questo imbarazzante cialtrone – coturni e copricapo tribale – è un genio della musica.

Questa musica travolgente, volgare, grassa, contaminatissima è bella e moderna. Facile e raffinatissima. Da ballare e da pensare. Tra cori da stadio, melodie facilissime, percussioni (mai meno di 5!) e riff funky.

Si cita molto James Brown (d’altra parte Carlinhos si chiama così in suo onore), ma viene in mente ancora di più il Miles Davis raffinatamente pop degli anni 80, quello di Time after Time e di Human Nature: e non a caso – quanti se ne sono accorti? – a un certo punto il chitarrista ha accennato il celebre attacco di Jean Pierre.

Descrivere è difficile. Meglio vedere e ascoltare:

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